In libreria: Utopia selvaggia ‒ Saudade dell’innocenza perduta di Darcy Ribeiro edito da Negretto Editore (Fonte http://oubliettemagazine.com/2019/03/29/in-libreria-utopia-selvaggia-%E2%80%92-saudade-dellinnocenza-perduta-di-darcy-ribeiro-edito-da-negretto-editore/)

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Chi siamo noi, se non siamo europei, e nemmeno siamo indios, se non una specie intermedia, tra aborigeni e spagnoli? Siamo coloro che furono disfatti in quel che eravamo, senza mai arrivare ad essere quel che saremmo stati o avremmo voluto essere. Non sapendo chi eravamo quando permanevamo innocenti in loro, inconsapevoli di noi, ancor meno sapremo chi saremo.

Darcy Ribeiro

 

In tutte le librerie virtuali e fisiche dal primo maggio 2019 sarà disponibile “Utopia selvaggia ‒ Saudade dell’innocenza perduta. Una fiaba” romanzo del famoso sociologo, antropologo, scrittore, educatore ed uomo politico brasiliano Darcy Ribeiro (Montes Claros – Minas Gerais 26-10-1922/ Brasilia 17-2-1997), pubblicato nella collana “Il Pasto Nudo, assaggi di antropologia” curata da Giancorrado Barozzi per la casa editrice mantovana Negretto Editore con la nuova traduzione ad opera di Katia Zornetta.

La stessa traduttrice ci rivela il suo particolare rapporto con il testo di Ribeiro e con la prima interprete Daniela Ferioli che nel 1987 dialogò con Ribeiro per la trasposizione dal brasiliano all’italiano per la casa editrice Einaudi.

 

Questa ritraduzione di Utopia selvagem è stata innanzitutto una sfida e una sorta di «passaggio di testimone» con la prima traduzione di Daniela Ferioli pubblicata dall’Einaudi nel 1987, che tuttora appare brillante e innovativa. In tempi non lontani ho avuto il privilegio di poter incontrare di persona e intervistare Daniela Ferioli, apprendendo dalla sua viva voce nozioni rivelatesi fondamentali per la mia futura attività di ri-traduttrice. Il testo integrale dell’intervista è riportato in appendice a questo libro. Poter ricreare una «nuova» traduzione, che si potesse contraddistinguere dalla precedente, è stato alquanto difficile perché Ferioli era riuscita a riprodurre lo stile di Darcy Ribeiro nonché a trasporre un mondo sconosciuto, quello indigeno e dei tanti «Brasis», rendendolo accessibile al lettore italiano di trent’anni fa, il quale non aveva molte notizie su un paese come il Brasile, sentito come esotico e distante. […]

 

Nonostante questa nuova traduzione sia stata fatta in dialogo con quella di Daniela Ferioli, “Utopia selvaggia. Saudade dell’innocenza perduta. Una fiaba” vuole offrire un nuovo sguardo e una lettura più attuale sul mondo brasiliano e su quello indigeno, cercando di mantenersi il più possibile «fedele» al testo di Ribeiro così da far conoscere senza «filtri» quel mondo, con i suoi costumi, cibi, fauna e flora, lasciandone inalterati, sul piano lessicale, molti termini, in modo che il lettore di oggi possa percepire la specificità del cosmo narrato da Ribeiro e avvicinarsi ad una realtà diversa da quella Occidentale; gustando così il nuovo sapore di quel meticciato linguistico che appare ormai come un «segno» tangibile dei nostri tempi. Katia Zornetta

 

La scelta da parte della casa editrice Negretto Editore in dialogo e collaborazione con Fundar (Fundação Darcy Ribeiro), con sede a Rio de Janeiro, offre un contributo importante all’attuale dibattito sui temi di identità e diversità presenti non solo nel nostro paese ma anche in tutta Europa.

La cosiddetta “crisi migratoria”, che da una decina d’anni si è palesata sulle coste del Mar Mediterraneo e sui confini della Turchia, è una problematica che ancora non ha risposte convincenti e che pian piano si allontana, per la grande paura del disuguale sempre più presente nel popolo europeo, dal concetto di mutuo appoggio tra popolazioni e culture diverse.

La pubblicazione di “Utopia selvaggia” ci pone davanti agli occhi il dialogo che il grande antropologo brasiliano instaurò con i nativi dell’America del Sud, ci ricorda la bellezza della diversità culturale e la necessità di proteggere questa differenza. Lo fa con un romanzo particolare nel quale il protagonista, il Tenente Pitum (Gasparino) Carvalhal, da combattente a nord dell’Amazzonia si trova prigioniero in una tribù di sole donne, le mitiche Amazzoni, e successivamente ospite dai Galibi, una popolazione che sta “subendo” la cristianizzazione ad opera di due missionarie.

 

I missionari si battono per anni, decenni e spendono le loro vite in questa pia vocazione, per niente. Ogni nuova generazione di indios – come di ebrei o di zingari – nasce india e permane india nel profondo del cuore, e vede in noi, gli altri, i cristiani. Sarà perché noi stessi li vediamo solamente come i selvaggi che sono stati?

 

Una fiaba espediente che trascina in continue riflessioni poste dallo stesso autore, “Utopia selvaggia” è infatti in constante dialogo con il lettore e la lettrice sia per ipotizzare una spiegazione degli accadimenti della storia di Pitum sia per esaminare passo passo il processo che la nostra mente attua quando si trova di fronte usi e costumi sconosciuti.

 

Vedi lettore: immersi in questa confusione, discutendo di utopie, il birbante e le due santedame perdono la testa. È così poco plausibile nel Brasile delle monache la rotazione semestrale delle occupazioni, quanto lo è il cambiamento quotidiano delle attività con cui gli utopisti inglesi vollero incoraggiare l’umana vocazione al dolce far niente. E tu cara lettrice, hai visto questa novità del tornare alla vita bucolica? Tanti secoli di lotta e di lavoro in millenni di civiltà urbana per poi, alla fine, abbandonare la vita civile. È mai possibile?

 

Darcy Ribeiro si laurea nel 1946 in Sociologia con una specializzazione in etnologia presso l’Universidade de São Paulo e dal 1947 inizia una decennale peregrinazione nella regione del Pantanal, nelle foreste del Brasile centrale e in Amazzonia, per instaurare una sorta di convivenza con alcuni popoli indigeni: i Kadiwéu, cui dedicò la sua prima monografia (Kadiwéu, 1950), ed i Kaapor. L’antropologo è tra i fondatori dell’Universidade de Brasília, di cui divenne il primo rettore, fu ministro dell’Educazione ed ebbe altri incarichi durante la presidenza di João Goulart (1961-64).

In seguito al golpe militare fu costretto all’esilio: soggiornò in America Latina (Uruguay, Venezuela, Cile e Perù), in Europa ed in Algeria. Rientrò in Brasile nel 1976, dove venne eletto vicegovernatore dello Stato di Rio de Janeiro; nel 1991 fu eletto senatore e l’anno seguente divenne membro dell’Academia brasileira de letras.

Durante il lungo periodo dell’esilio si dedicò alla progettazione di programmi di riforma ed alla composizione dei cinque volumi dei suoi Estudos de antropologia da civilização. Pubblicò il primo romanzo, “Maíra” (1976), al suo rientro in Brasile. Seguirono “O mulo” (1981), la fiaba “Utopia selvagem” (1982) ed il romanzo “Migo” (1988).

 

Se nossos governantes não fizerem escolas, em 20 anos faltará dinheiro para construírem presídios.”

(“Se i nostri governatori non faranno scuole, in 20 anni saranno necessari soldi per costruire le prigioni.”) ‒ Darcy Ribeiro

 

In copertina: Darcy Ribeiro, foto archivio Fundação Darcy Ribeiro

Le librerie, per eventuali richieste dei lettori, sono tenute a rivolgersi ai distributori regionali che sono indicate nel sito Negretto Editore.

Written by Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa di Negretto Editore

 

 

Info

Sito Negretto Editore

http://www.negrettoeditore.it/

Facebook Negretto Editore

https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/

Sito Fundação Darcy Ribeiro

https://www.fundar.org.br/

Fonte

http://oubliettemagazine.com/2019/03/29/in-libreria-utopia-selvaggia-%E2%80%92-saudade-dellinnocenza-perduta-di-darcy-ribeiro-edito-da-negretto-editore/

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“La diva Simonetta. La sans par” di Giovanna Strano, AIEP editore. A cura di Francesca Giovannetti

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Firenze, seconda metà del ‘400.

Chi è la Diva Simonetta?

L’autrice ce lo svela, passo dopo passo: si tratta di Simonetta Cattaneo Vespucci. Adolescente di straordinaria bellezza che toccò nel profondo il cuore di uomini illustri come Giuliano de’ Medici e il fratello Lorenzo, il Magnifico, fino a incantare il maestro Botticelli , di cui fu la musa ispiratrice.

Un libro intenso e curato fin nei minimi dettagli. Dal selvaggio mare di Portovenere, dove trascorre i primi anni di una infanzia serena, Simonetta segue la sua famiglia nel palazzo di Piombino, alla corte del marito della sorella, che la darà in sposa a un’importante famiglia di Firenze, i Vespucci.

Simonetta giunge a Firenze sola e inesperta: non sa che cosa la aspetti e nonostante la sua giovane età imparerà presto quali sono i suoi doveri di moglie in una città così ardente e vivace.

Due sono le tematiche principali: la condizione della donna nel Rinascimento e il ruolo dell’arte.

Entrambi fondamenti dell’epoca, e così distanti fra di loro.

Simonetta è in parte svuotata della sua personalità; soltanto in pochi frammenti del breve periodo fiorentino le sarà consentito essere se stessa. Esibita come un oggetto, il suocero la userà senza ritegno come lasciapassare verso la potente famiglia dei Medici. Un ruolo che Simonetta comprende e detesta, ma al quale non le è consentito sottrarsi. Vestita , truccata e imbellettata per ogni occasione, combatterà fra il dovere e il desiderio di essere se stessa. Una condanna condivisa con molte altre donne dell’epoca, date in sposa dalle famiglie come merce di scambio. La tristezza della protagonista pervade anche il lettore, impotente di fronte ai costumi dell’epoca, quasi soffocato.

D’altro canto è l’arte che dà il respiro, nella descrizione del maestro Botticelli, sincero e schietto, libero di esprimersi attraverso le sue opere, re indiscusso nel regno del suo studio. In compagnia del maestro Simonetta risplende di luce propria, ammaliata dallo straordinario talento e resa libera di esprimersi di fronte a un uomo di tale levatura; il maestro infatti ha la straordinaria capacità di leggere dentro di lei e di trasportare la sua essenza nelle opere.

Un libro denso di arte, di interpretazione e sfoggio di essa. Un’opera che descrive il tumulto intellettuale dell’incredibile rinascimento fiorentino, facendolo vivere attraverso le parole. Cattura l’arte, anche con le lettere e invita a cercare di nuovo le opere descritte per guardarle con occhi nuovi e più consapevoli. Un libro che dà tanto, che dona a piene mani la bellezza dell’epoca.

E nello stesso tempo incupisce, pensando alla donna Simonetta, prigioniera in una gabbia dorata, alla ricerca dell’amore, che troverà brevemente dopo aver pagato un costo troppo alto.

Un libro che rivela estrema accuratezza e studio. Un gioiello da amare e rileggere per potersi immergere nella storia e nell’arte, senza limiti.

“Don’t cry baby” di Rosalba Vangelista. A cura di Irene Ceneri.

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Questa mattina mi è stato recapitato un libro da dover recensire.

Don ‘t cry baby, dell’autrice Rosalba Vangelista.

Non avevo mai sentito parlare delle sue opere, ma questo mi piace, perché parto nella lettura in totale assenza di pregiudizio.

Una raccolta di storie di vario genere, amore, seduzione, mistero, horror…

Solitamente, l’approssimarsi di una lettura di questo tipo non mi rende particolarmente curiosa, amo il dettaglio, voglio innamorarmi dei protagonisti del libro, gioire o morire con loro.

Lo stile mi ricorda molto quello irriverente di Dylan Dog, il racconto di apertura certamente lo ricorda moltissimo.

Leggendo i vari capitoli, mi sono resa conto della spiritualità dell’autrice e della sua voglia di far posare i nostri pensieri su particolari situazioni.

Siano esse reali o meno.

Sono rimasta stupita di alcuni dei racconti presenti in quest’opera della.

Sicuramente ha un’ottima capacità di rendere molto interessante ciò che scrive, una capacità riassuntiva incredibile.

Buona la caratterizzazione dei personaggi.

Storie originali.

Argomenti anche molto difficili da affrontare sono trattati con cura, e resi alla portata di tutti, sia dei lettori più esperti, che di coloro che si avvicinano adesso alla lettura.

Certo è che l’amaro resta.

Alcune delle storie presenti in questa opera, mi hanno lasciata “incompleta” in senso positivo, in quanto le ho trovate talmente interessanti, che mi sarebbe piaciuto leggerne di più.

Un libro che mi sento di consigliare ai giovani che sicuramente ne apprezzeranno la facilità di lettura e le argomentazioni davvero variegate.

Che dirvi, anche soltanto per leggere qualcosa di assolutamente diverso, dovreste affidarvi alle pagine di DON’T CRY BABY, dell’autrice Rosanna Evangelista.
Irene Ceneri