In libreria dal 18 aprile LA CONGIURA DEI FRATELLI SHAKESPEARE di BERNARD CORNWELL, Edito da Longanesi Editore. Imperdibile!

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“La morte mi ha colto dopo che la pendola nel corridoio aveva
battuto nove rintocchi. C’è chi sostiene che Sua Maestà,
Elisabetta, per grazia di Dio regina d’Inghilterra, Francia e
Irlanda, non permetta mai alle pendole che si trovano nei suoi
palazzi di battere le ore. Lei nega al tempo il diritto di
trascorrere. Lo ha sconfitto. Eppure quei rintocchi sono
risuonati. Ne ho un chiaro ricordo. Li ho contati. Nove
rintocchi. Subito dopo, l’assassino mi ha colpito. E io ho
cessato di vivere. ”

 

Bernard Cornwell è, secondo il Washington Post, il più grande scrittore contemporaneo di romanzi storici. Il suo nuovo libro, La congiura dei fratelli Shakespeare, non fa parte delle serie che lo hanno reso celebre in tutto il mondo (in particolare, la serie di Richard Sharpe e quella dei Re sassoni) ma è uno stand alone che ha avuto enorme successo in patria e nel quale l’autore britannico romanza una storia reale ma molto poco nota: quella di Richard Shakespeare, fratello del grande drammaturgo, figura realmente esistita ma avvolta nel mistero.

Richard Shakespeare sogna una carriera brillante all’interno del mondo teatrale londinese, mondo dominato da suo fratello maggiore, William. Ma Richard è un attore squattrinato, che arriva a fine del mese solamente grazie al suo bel viso, la lingua tagliente e piccoli furti. A poco a poco allontanatosi dal fratello, la cui fama cresce sempre più, quella che un tempo era riconoscenza si trasforma in gelosia e Richard è altamente tentato di abbandonare la fedeltà alla famiglia. Così quando un manoscritto dal valore inestimabile sparisce, i sospetti ricadono su Richard, costringendolo su un terreno pericoloso, popolato da una Londra spesso oscena e brutale. Impigliato in un doppio gioco ad alto rischio che minaccia di rovinare non solo la sua carriera e l’eventuale ricchezza futura, ma anche quella dei suoi colleghi, Richard è costretto ad affidarsi a tutto ciò che ha imparato dagli spalti dei teatri più brillanti e dai vicoli più oscuri della città. Con La congiura dei fratelli Shakespeare Bernard Cornwell è riuscito non solo a creare una storia appassionante, ma anche a celebrare la difficoltà e le gioie di mettere in scena uno spettacolo teatrale, qualunque sia l’epoca.

 

L’autore.

BERNARD CORNWELL è nato a Londra e si è laureato alla London University. Dopo aver lavorato per anni alla BBC, si è dedicato alla narrativa e, oltre alla serie di romanzi avventurosi ottocenteschi incentrati sul personaggio di Sharpe tutti pubblicati da Longanesi, ha scritto moderne avventure di mare. Ha trovato la più fortunata delle sue ispirazioni nelle saghe di avventure medioevali. Dopo la trilogia di L’arciere del re, Il cavaliere nero e La spada e il calice, ha dato vita a un’appassionante epopea ambientata tra l’Inghilterra e i mari del nord durante il primo Medioevo: L’ultimo re, Un cavaliere e il suo re, I re del Nord, Il filo della spada, Il signore della guerra, La morte dei re, Re senza Dio e Il trono senza re. Alla saga di Excalibur appartengono Il re d’inverno e Il cuore di Derfel, ripubblicati da Longanesi, presso cui sono usciti anche L’arciere di Azincourt, L’ultima fortezza e L’eroe di Poitiers. Nel 2015, in occasione dell’anniversario della celebre battaglia, Longanesi ha pubblicato il saggio Waterloo.

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“Solo uno stupido sabato sera” di Luca Puggioni, Scatole Parlanti editore. A cura di Vincenzo de Lillo.

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Solo uno stupido sabato di Luca Puggioni, più che un romanzo, è una corsa.
Una folle corsa verso la fine del libro, di cui ti troverai a divorarne affannato le pagine, pur di conoscere i motivi di tanto sangue e tanta follia, scatenata da un crudo e violento avvenimento iniziale.

Episodio che però è solo una scusa per raccontare una giornata, quasi ordinaria, del protagonista, Salvatore Marianella o Paolo o Andrej, come vedremo poi, un essere tanto ricco quanto folle.

Omicidi a go go, splatter, malavita e pazzia, sembrano essere il motore portante di questo romanzo in cui Salvatore si trova ad interagire con ragazzetti ingenui, poliziotti, funzionari e infermieri corrotti, una ex moglie parecchio sui generis, una figlia e un fratello altrettanto folle come il protagonista.
E non ho detto nemmeno tutto!

Perché non vi ho parlato di una corsa spasmodica alla ricerca di un medicinale salvavita, oppure quella che fa il nostro Salvatore per cercare di sventare un attentato terroristico, o del delirio di onnipotenza del fratello Nikolaj, malavitoso stanco della vita.

Senza parlare dell’aria pulp che si respira in tutte le pagine dall’inizio alla fine, quell’aria e quel modo di rappresentare le storie che hanno fatto la fortuna cinematografica di Tarantino o dei fratelli Cohen, maestri del genere e splendidamente riproposti dall’autore.

Insomma un romanzo forte, come i dialoghi brillanti e divertenti dei personaggi, come gli episodi di violenza gratuita e come la visione della vita, egocentrica e disturbata dei protagonisti, che ha alla base un solo fondamento: la noia.

Quella noia che affligge coloro che hanno tutto e a cui niente può sembrare veramente importante, perché si trovano a dare valore solo a sé stessi.

Forse davvero il più grosso male dei nostri tempi.

“Cos’è che ha valore, allora?”

“Io. Non in senso assoluto, ma per me ho valore solo io e vale lo stesso per te, che hai solo te stesso».

“Autoritratto” di Alessandro Petrelli, Giuliano Ladolfi Editore. A cura di Alessandra Micheli

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Ho sempre letto Alessandro come un perfido creatore di thriller.

Il perfido Petrelli.

Un’anima sicuramente incantevole nascosta dietro la strabiliante capacità di guardare il male e descriverlo.

E mi sono sempre chiesta se certe anime, quelle che amano la discesa negli inferi, ne sanno uscire incontaminate.

E se esiste la remota possibilità di restare pure, cos’è che li preserva da tale contagio?

Petrelli forse mi ha ascoltato e ha deciso di raccontare anche l’altra parte di se, quella che vive quelle emozioni semplici ma che forgiano il nostro essere umani.

Forse senza quello saremmo schegge impazzite.

Ma è grazie all’amore, all’amicizia, all’arte che noi possiamo ancora essere individui.

E’ grazie all’impegno civile che noi possiamo ancora creare e cambiare il mondo che ci circonda.

Perchè è grazie al pensiero trasformato, che noi coloriamo quello che vediamo.

E’ grazie alle emozioni che noi nominiamo le cose, beandoci del potere datoci da un dio strano e troppo lontano.

E’ responsabilità verso quello che si agita dentro di noi.

Siamo noi a decidere quale mondo nascerà dalle nostre mani, quale realtà plasmeremo e quale percezione decideremo di far esistere.

Ecco perché Petrelli scrive del male, di orrore e di vendette, di elementi malsani che mal cozzano contro questi pensieri espressi con delicatezza e complessa semplicità. Perché soltanto depurandoci dalle scorie il fiume della nostra mente scorrerà limpido e potrà far crescere fiori sgargianti. Che Alessandro ci regala con un sorriso.

E leggere un ragazzo cosi appassionato, cosi impegnato nella vita di ogni giorno, nelle piccole gentilezze, nei piccoli gesti di civiltà a me fa bene al cuore.

Perché chi ama e ama in senso lato, non se la sente di deturpare quel organismo di cui si sente parte e protagonista, chiamato mondo, o società o organismo sociale.

Per cambiarlo dobbiamo innanzitutto cambiare noi stessi.

Petrelli lo afferma: prima di cambiare l’Italia dobbiamo cambiare noi. Magari sentirci italiani e poi iniziare un cammino perché le acque della nostra cultura tornino limpide.

Perché sono torbide, perché sono inquinate da tante, troppe brutture.

Da troppi non importa, da troppi “si è sempre fatto cosi”, da troppi “non voglio vedere.

Da troppi Pilato e pochi Gesù.

O da troppi mafiosi e pochi santi e poeti.

Da troppe connivenze e poche sporadiche ribellioni.

Da poca cultura e tanta apparenza.

Da pochi libri e tanta competizione.

Smettiamola di lavarcene le mani e di dare sempre la colpa a chi sta ai piani più alti. Rendiamoci conto che siamo noi, tutti insieme, a formare la nostra società, e tutto ciò che ci sta abbattendo in questo momento lo stiamo concependo noi stessi, ogni giorno, attraverso ogni minuscola scelta.

Io solo per questa frase ringrazio ogni divinità, ogni energia, ogni coincidenza o anche quello che voi chiamate culo, per avermi fatto diventare una blogger.

E vi lascio invitandovi a sfondare quel muro che ci spera dalla nostra coscienza facendo vostro questo piccolo meraviglioso pensiero del Petrelli:

L’Italia non cambierà con un no o un sì al referendum. L’Italia cambierà quella mattina in cui ogni cittadino si alzerà e comincerà a fare il proprio dovere.

E forse è ora che iniziamo a cambiare.