“Solo uno stupido sabato sera” di Luca Puggioni, Scatole Parlanti editore. A cura di Vincenzo de Lillo.

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Solo uno stupido sabato di Luca Puggioni, più che un romanzo, è una corsa.
Una folle corsa verso la fine del libro, di cui ti troverai a divorarne affannato le pagine, pur di conoscere i motivi di tanto sangue e tanta follia, scatenata da un crudo e violento avvenimento iniziale.

Episodio che però è solo una scusa per raccontare una giornata, quasi ordinaria, del protagonista, Salvatore Marianella o Paolo o Andrej, come vedremo poi, un essere tanto ricco quanto folle.

Omicidi a go go, splatter, malavita e pazzia, sembrano essere il motore portante di questo romanzo in cui Salvatore si trova ad interagire con ragazzetti ingenui, poliziotti, funzionari e infermieri corrotti, una ex moglie parecchio sui generis, una figlia e un fratello altrettanto folle come il protagonista.
E non ho detto nemmeno tutto!

Perché non vi ho parlato di una corsa spasmodica alla ricerca di un medicinale salvavita, oppure quella che fa il nostro Salvatore per cercare di sventare un attentato terroristico, o del delirio di onnipotenza del fratello Nikolaj, malavitoso stanco della vita.

Senza parlare dell’aria pulp che si respira in tutte le pagine dall’inizio alla fine, quell’aria e quel modo di rappresentare le storie che hanno fatto la fortuna cinematografica di Tarantino o dei fratelli Cohen, maestri del genere e splendidamente riproposti dall’autore.

Insomma un romanzo forte, come i dialoghi brillanti e divertenti dei personaggi, come gli episodi di violenza gratuita e come la visione della vita, egocentrica e disturbata dei protagonisti, che ha alla base un solo fondamento: la noia.

Quella noia che affligge coloro che hanno tutto e a cui niente può sembrare veramente importante, perché si trovano a dare valore solo a sé stessi.

Forse davvero il più grosso male dei nostri tempi.

“Cos’è che ha valore, allora?”

“Io. Non in senso assoluto, ma per me ho valore solo io e vale lo stesso per te, che hai solo te stesso».

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