“IO HO SCRITTO UN LIBRO, POI MI DICI DI CHE GENERE È.” A cura di Irene Ceneri

libreria-e-libri-sparsi-983x540.jpg

 

Fammi capire.

Tu hai scritto un libro.

Questo implica che dovresti conoscerne almeno trama e caratteristiche.

Sempre che sia stato TU a scriverlo.

Lasciamo stare la grammatica italiana che spesso in ogni caso scarseggia, ma chi sono i personaggi, come si svolge la storia, se è un romanzo o un racconto, se è un giallo, un rosa, un horror, narrativa, uno storico, un erotico… 

Certe domande che arrivano in redazione sono talmente assurde da muovere in noi una lunga serie di riflessioni.

MA DICONO SUL SERIO O CI PRENDONO IN GIRO?

Tu hai scritto un libro e noi dobbiamo sapere di che genere si tratta?

È come se mi metto ai fornelli, cucino una ricetta di mia invenzione ed appena arriva l’ospite chiedo: MI DICI COSA C’È QUI DENTRO?

La scrittura è seria.

Bisogna portarle davvero un estremo rispetto.

Un autore può piacere, o non piacere, posso ritenerlo degno della mia libreria personale, o meno.

Il libro può farmi innamorare, incazzare, piangere, sorridere.

Può addirittura lasciarmi del tutto indifferente.

L’importante è che chi sta dietro ad un’opera dimostri di avere davvero molto rispetto per il lavoro dello scrittore, almeno tanto quando noi che ci mettiamo a disposizione ne portiamo ad ogni pagina che ci viene proposta. 

Ma dico, vi rendete conto che cosa accadrebbe se non portassimo rispetto estremo a tutto il tempo, la fatica, l’amore e la concentrazione che una persona impiega nella sua vita per portare a termine un lavoro che in tutta probabilità ha anche timore di proporvi?

Che brutte persone saremmo.

Il compito di tutti noi, è fornire eventuali critiche responsabili, utili e propositive. Ogni appunto che viene fatto, non è per offendere, sminuire o abbattere, anzi, per correggere, migliorare, far riflettere.

Perché noi stessi leggiamo più e più volte una pagina per capirne sotto ogni aspetto le sfumature. 

 

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…”

 

Queste sono parole che dovrebbero esprimere il  CREDO di ogni vero lettore e di ogni vero scrittore. 

Umberto Eco è riuscito ad esprimere quanta importanza ci sia dietro ad un foglio di carta.

Ed allora vi prego.

Se volete scrivere, fatelo con la consapevolezza che qualcuno, prima o dopo, vivrà una nuova vita attraverso quel magico mondo che si attiva all’aprirsi di una copertina, e che resterà vivo in lui per sempre.

La Triskell edizioni ci presenta “Bacio di mezzanotte. Ciclo razze antiche” di Thea Harrison. Un libro che non potete assolutamente perdere!

image002.jpg

Sinossi:
Da quando la loro bollente relazione si è conclusa, Julian, re dei notturni, e Melisande, figlia della regina dei fae di luce, hanno cercato di lasciarsi il passato alle spalle e mantenere le distanze. Ma quando scoppia una guerra tra Julian e Justine, potente vampira del consiglio dei notturni, i due si ritrovano catapultati in una faccenda molto pericolosa…

Rapita per ricattare Julian, Melly è convinta che l’ex amante non si precipiterà in suo soccorso. Ma quando Julian si lascia catturare per salvarla, entrambi finiscono prigionieri di Justine. Armati solo del loro ingegno e della loro rabbia, Melly e Julian dovranno lavorare insieme per riuscire a fuggire. Ma saranno in grado di ignorare la loro complicata storia, o la passione ardente che una volta li ha consumati divamperà di nuovo?

 

Dati libro 

Collana: Reserve

Titolo: Bacio di mezzanotte
Titolo originale: Midnight’s Kiss
Serie: Razze Antiche #8

Autore: Thea Harrison
Traduttore: Laura Di Berardino

Genere: Fantasy
Lunghezza: 298 pagine

ISBN ebook: 978-88-9312-483-6
Isbn cartaceo: 978-88-9312-484-3

Data di pubblicazione: 31 Maggio

“In cucina con Ginny. Dagli scarti al piatto” di Ginevra Braga, La strada per Babilonia. A cura di Alessandra Micheli

ginni.jpg

 

La fame ci sembra sempre cosi lontana.

Cosi tanto che quando il TG ci parla della povertà che prospera vicino casa nostra, stentiamo a crederci.

Come, la nostra Italia non è certo il terzo mondo.

Noi siamo comunque un paese appartenente al patto atlantico, vanto dell’Europa delle banche.

Civile e ricco di storia.

Non possiamo certo essere rei di tenere i nostri cittadini nell’indigenza. Eppure accade.

Il paradiso terrestre meta di tanti disperati, è a sua volta un paese che sprofonda nelle sue contraddizioni.

E la crisi ha reso questo divario più acuto e terribile: quartieri a rischio convivono con quelli più chic, più eleganti.

Anche se è un eleganza stantia e polverosa, troppo rinchiusa in se stessa e poco aperta all’esterno.

Famiglie intere che devono fare i salti mortali per portare il cibo in tavola

E tanti, troppi che si recano negli immondezzai vicini ai supermarket per accaparrarsi gli scarti.

Che poi scarti non sono.

Ecco il libro di cucina di Ginevra Braga non è solo un bellissimo e goloso manifesto del buongusto all’italiana.

Ma diviene non solo denuncia, ma anche e sopratutto, proposta.

E una proposta da una ragazzina, anzi una futura donna, che già indossa il vestito della responsabilità etica verso l’altro.

Tanto da portarla a scegliere una via alternativa per reagire all’opulenta manifestazione di apparente benessere dell’occidente, quella che si risolve spesso con una grande spreco di cibo.

Lo vedo e lo sperimento ogni giorno.

Banchetti gargantueschi con il solo scopo di far vedere all’altro la fortuna, la ricchezza e l’incoscienza di chi, di fronte alla povertà che incalza, si sente intoccabile.

La crisi non la si affronta con proposte e soluzioni, ma barricandosi nelle case, come i ricchi fecero nel libro la morte rossa di Edgar Allan Poe. E cosi si fa no?

Per dimenticare la malattia che corrode, ci si butta in un gigantesco gorgo fatto di danze, vizi e trasgressioni.

Ecco cosa diventa per noi il cibo.

Non più piacere, o salute.

Ma simbolo di appartenenza a una classe sociale vittoriosa, che snobba con disprezzo chi non è suo pari.

E oggi noi siamo i signorotti che divoravano pernici e fagiani, con quell’ansia di godere del momento presente senza preoccuparsi né dell’altro, ne del suo futuro.

Vanità di Vanità canterebbe Branduardi.

E il disprezzo maggiore lo si dimostra quando si butta il cibo senza rispetto, né per il mondo, né per quella società che quel ben di dio non può proprio permetterselo.

Ecco le abbuffate ai matrimoni trash, dove si dimentica la malattia sociale, ingozzandosi e brindando a se stessi.

La disparità alimentare è il fenomeno più preoccupante di una società che crolla e che non è più società nel senso di collettività, nata per assicurarsi reciprocamente pace e prosperità.

La società di oggi è indifferente, perché incapace di prendersi la responsabilità di agire, in primis, per modificare alla radice gli assunti errati del patto sociale.

Ginevra ha dieci anni.

E oggi ci presenta un libro contro lo spreco per un sano e anche sfizioso riciclo del cibo.

Ginevra ha dieci anni e rispetta non solo il cibo ma anche il suo ambiente.

Ginevra ha dieci anni e pensa all’altro da se, al suo vicino e al suo prossimo.

Ginevra ha dieci anni ed è già cosciente che anche un piccolo gesto può cambiare in meglio il mondo.

Ginevra ha dieci anni e con amore e dedizione ha scritto questo libro. Ginevra ha solo dieci anni, ma da lezioni di vita come solo un saggio maestro orientale potrebbe fare.

E’ vero Ginevra è una bambina, ma questa signorina bellissima è più matura di ognuno di noi.

E’ immorale sprecare il cibo quando c’è qualcuno cosi vicino a noi che non ne ha

E’ una frase cosi semplice che dovrebbe far vergognare chi non la vive in prima persona.

E comunque, il pesto di ciuffi di finocchio è semplicemente fantastico.

E le bucce di patate fritte ( io consiglio anche quelle al forno) una vera e sana golosità.

Provatele e iniziate a assaporare il cibo non solo a ingurgitarlo.

La Quixote edizioni presenta “Il tormento del marine” di Silvia Carbone e Michela Marrucci. Per tutti gli amanti de genere e non!

ebook - book 3.jpg

 

TRAMA:

Ashton Davis, Marine di terra dell’Esercito americano, non si è ancora rassegnato alla morte della moglie e non riesce a dimenticarla. L’amore che non può più donarle lo rende ancora più deciso a fare di tutto per assicurare il meglio al figlio Chris e per regalare un po’ di pace a sua sorella Breanna, reduce da mesi di prigionia nella foresta colombiana. Il fatto di essere stato relegato in un ufficio alla base di Miramar, San Diego, dopo un infortunio durante un attacco in Afghanistan, lo rende ancora più intrattabile. Ma quando Izar, lunghi capelli corvini e carnagione olivastra, bussa alla porta di casa Davis per candidarsi come babysitter di Chris, l’equilibrio che Ash credeva di aver raggiunto va in frantumi. Izar e Ash dovranno fare i conti con la prorompente attrazione fisica che c’è tra loro e lottare insieme per proteggere la vita dei loro cari.

Le autrici

Silvia Carbone nasce a Torino dove vive con il marito Leandro e i figli, Alessia e Thomas, tre gatti di nome Toffee, Matisse e Sax, e un chihuahua di nome Asa. È un’appassionata di musica e ha studiato pianoforte fin dall’età di sette anni. Ha frequentato il conservatorio e si è diplomata all’Istituto Giuridico Economico Aziendale. È una lettrice compulsiva di romanzi rosa e storici.

Michela Marrucci è nata a Cecina, in provincia di Livorno, dove continua a vivere insieme al marito Francesco e alle due figlie, Giulia e Matilde, e a una gattina nera di nome Zara. Diplomata all’Istituto Tecnico Commerciale, lavora part-time come impiegata in un’azienda. La lettura è da sempre una sua passione e non si separa mai dal suo Kindle. Ama leggere romanzi contemporanei, sia rosa che erotici, e non disdegna i fantasy con protagonisti i vampiri.

 

Dati libro 

TITOLO: Il tormento del marine
AUTRICI: Silvia Carbone e Michela Marrucci
AMBIENTAZIONE: San Diego
COVER ARTIST: Rocchia Design
SERIE: Destini Intrecciati #3
GENERE: Erotico
FORMATO: E-book (Mobi, Epub, Pdf) e cartaceo
PAGINE: 184
PREZZO: €3,99 (e-book) su Amazon, Kobo, iTunes, Google Play, Store QE
DATA DI USCITA: 30 aprile 2019

 

 

In libreria da oggi un imperdibile libro targato Longanesi “Il trafficante” di Jorge Fernandez Diaz

 

712ADczyKYL.jpg

 

“Un puntello notturno a Castel dell’Ovo, chiuso al pubblico ma aperto ai desideri della camorra, è un ottimo argomento per presentarti armato fino ai denti. Anche se per esperienza sai benissimo che una Glock sotto il poncho non ti fa sentire affatto più sicuro; il gioco questa volta sta nel mostrarsi calmi, diplomatici e affabili. Siamo a Napoli per lavoro, non per lanciare petardi. Ufficialmente siamo due manager argentini della principale holding del trasporto di cocaina del Cono Sud, venuti a offrire i nostri servizi commerciali. A farci da garanti, un imprenditore ittico di Mar del Plata, che ha già gestito alcune consegne per noi e per la camorra, e un boss recluso in Spagna, ad Aranjuez, il quale ha acconsentito a fornire una raccomandazione discreta ma decisiva in cambio di un alleggerimento della sua situazione giudiziaria.”

 

Il trafficante è un thriller frutto dell’esperienza giornalistica di Jorge Fernández Díaz, scrittore e giornalista di lingua spagnola tra i più importanti e conosciuti, e delle sue numerose inchieste sul mondo del narcotraffico. Dal Vaticano alla Patagonia, i protagonisti si muovono tra intrighi e complotti che coinvolgono politici, camorristi, signori della droga ed esponenti del Vaticano, mostrando il lato oscuro del potere. Un efficace mix di ingredienti che Jorge Fernández Díaz, grazie alla sua esperienza, è riuscito a unire tra loro dando vita a un romanzo con il rigore di un thriller investigativo ma dal ritmo cinematografico.

Quando una suora sparisce, lasciando dietro di sé un enigmatico messaggio, un collaboratore di papa Francesco incarica due agenti dei servizi segreti di cercarla ovunque. Contemporaneamente, una consulente politica, ex dipendente della Casa Rosa, viene assunta per migliorare l’immagine di un governatore di un feudo in Patagonia ed evitargli così una possibile catastrofe elettorale. Con l’aiuto di Remil, un dirompente agente abituato a lavorare sotto copertura, la consulente inizia ad occuparsi di spionaggio politico, corruzione, minacce a giudici e dirigenti e manipolazione della storia. Fino a che i due incappano in un crimine di Stato e in un’organizzazione molto pericolosa.

A poche settimane dall’uscita, Il trafficante si è posizionato ai vertici delle classifiche vendendo 80 mila copie e diventando un fenomeno editoriale imbattibile in Argentina.

JORGE FERNÁNDEZ DÍAZ è uno scrittore e giornalista argentino. È stato un reporter di successo per trent’anni, giornalista investigativo, analista politico, editore di quotidiani e direttore di riviste. Attualmente è il direttore di Cultura, l’inserto culturale del quotidiano La Naciòn di Buenos Aires. I suoi libri sono tutti bestseller in Argentina. Ha ricevuto la Medaglia della “Hispanidad” da parte del governo spagnolo e della comunità spagnola in Argentina, il Konex di platino come miglior redattore del decennio e recentemente l’Atlantida, con cui gli editori di Cataluña hanno premiato il suo lavoro da reporter alla base dei suoi libri.

“Le avventure di Fiori” di AmazonaHajadaraj, illustrazioni a cura di Cinthya Luglio Velarde, La strada di Babilonia. A cura di Alessandra Micheli

9125747_3438787.jpg

 

Ci sono dei libri che hanno segnato la mia infanzia.

E sono libri immortali che, caso strano, hanno come protagonisti non solo moschettieri e fuorilegge dall’animo nobile, ma soprattutto animali.

Lupi, cani e persino gatti.

Ho già raccontato molto di me e dei miei amori letterari, questo perché molti libri mi hanno ricordato queste fantasie giovanili e sopratutto, mi hanno resa consapevole che, queste ancora viaggiano dentro di me, nonostante la mia veneranda età.

Ma sono quelle narrazioni selvagge che più di ogni altra hanno stuzzicato il mio lato ribelle.

Non ho sognato, se non da adolescente, con le immortali storie d’amore.

Ho letto orgoglio e pregiudizio a dieci anni, ma l’ho amato solo a venti.

Ho letto Cime tempestose a undici ma l’ho capito e venerato solo a venticinque.

E cosi via.

Ma da bambina, appena appresi gli arcani segreti della lettura, i miei preferiti erano, senza dubbio, battaglie mondi immaginari e lande selvagge.

Tra il mago di Oz e Alice, faceva capolino il meraviglioso libro di Jack London, Zanna bianca.

Nella mia gita in Abruzzo, precisamente a Civitella Alfedena il ricordo indelebile del mio primo incontro con i lupi. E’ nato un amore sviscerale intenso, verso i loro occhi gialli, quella pelliccia che immaginavo soffice mentre ascoltavo rapita i loro ululati.

Li ho conosciuti e amati attraverso il Branco della Rosa Canina di Gianni Padoan, un libro che mi è stato cosi caro da ricordarmi, tuttora, ogni pagina e ogni frase.

E che dire dell’uomo che sussurrava ai cavalli?

Incredibile e unica emozione.

E poi c’è stato assieme ai lupi di Nicholas Evans, un viaggio che sollazzava il mio lato istintivo, sentendomi tutt’una con le forze indomite di una natura incontaminata.

I libri sugli animali sono stati, dunque i miei veri maestri di vita.

Mi hanno raccontato non solo le loro storie ma hanno illuminato i lati bui di un percorso umano che si rivelava difficile e impervio, specialmente riguardo ai rapporti umani.

Perché crescere significava non solo vivere di fantasia, ma affrontare giorno per giorno, persone ignote, culture diverse e non parlo solo di diversità etnologiche.

Anche tra noi italiani abbiamo difficoltà.

Un film comico, apparentemente, Come un gatto in tangenziale, racconta la difficoltà atroce di interagire anche con l’altro parte della tua stessa città, del tuo stesso stato, della tua stessa immaginaria cultura.

L’altro è spaventoso, è incredibilmente complicato e non sempre si riesce a creare un rapporto sano che esuli dalla contrapposizione. Immaginate quindi, se incapaci di vivere con i nostri “simili” come possiamo pensare di strutturare un dialogo con altri di cui non conosciamo usi e costumi, valori e specialmente divisi da idiomi? Ecco che allora i racconti con cani, gatti, cavalli ci insegnano. Pensiamoci chiaro.

I cani o i nostri amati felini formano sempre, se selvaggi, delle colonie.

Nel caso dei canidi veri e propri branchi.

I lupi specialmente, nelle loro scorribande per il cibo creano una fila in cui a aprire e chiudere il corteo ci sono i maschi più forti.

In mezzo i lupi malati o troppo longevi, che vengono protetti dai vigorosi possenti petti immacolati dei loro giovani parenti.

Ecco che si comprende che, in una condizione “naturale” essi riescono a creare delle strutture sociali invidiabili e commoventi. Studiare i lupi e i loro discendenti, i cani, diventa una sorta di percorso conoscitivo etico e sopratutto improntante a una diversa educazione alla convivialità.

Ma non solo.

I Cani intrecciano rapporti non soltanto con i loro simili, con gli appartenenti alla stessa “razza” ma anche con altre specie.

Cani e gatti hanno dimostrato la loro capacità di intrecciare profonde relazioni affettive.

Ma sopratutto, con l’uomo, che è molto alieno al mondo “genuino” selvaggio e istintuale di cui, comunque gli animali si sentono sempre attratti, anche se oramai abituati alle comodità, il rapporto può divenire simbiotico e di totale rispetto.

Ora dai nostri amici, cosi come da Fiori c’è soltanto da imparare. Fiori stesso il bellissimo ibrido mezzo lupo, ci insegna l’adattamento a un ambiente apparentemente ostile e diverso improntato sulla curiosità.

Il nostro eroe è totalmente sradicato, dalla comoda vita newyorchese si trova catapultato nelle meraviglie del nord albania, immerso totalmente nella natura.

E supera la sue rimostranze:

non capivo perché dovevo andare cosi lontano considerando il fatto che tutti cercavano di andare via da quel posto che, ascoltando la televisione, veniva considerato economicamente arretrato.

Ecco il pregiudizio, il primo ostacolo che ci troviamo a affrontare quando cambiamo, non solo paese ma approccio alla vita.

Ci basiamo sull’interpretazione degli altri, Media o persone, per paura di sperimentare in prima persona il movimento che il nuovo comporta.

E tutto senza che l’istinto alla scoperta, unico grande motore che ha spinto l’umanità fuori dalle caverne, possa sgorgare naturalmente da dentro di noi.

L’uomo non è un animale sedentario.

Non lo è stato nei secoli ma si è adattato perché spinto da un grosso bisogno di relazionarsi.

E la relazione che si crea nei conglomerati urbani, dai più piccoli ai più grandi, manifesta questo bisogno di novità, di nuovo e di originalità.

L’uomo ha bisogno di evolvere nonostante abbia dei meccanismi di resistenza al cambiamento.

E il modo migliore per stimolare la volontà di trasformazione è prendere come simbolo proprio il cane.

Fiori è il nostro archetipo di quell’istinto selvaggio mai del tutto sopito che ci porta a esplorare la mappa senza pertanto confonderla con il territorio.

Fiori conosce, sperimenta e impara.

Ma sopratutto, in quell’ambiente meravigliosamente decritto dall’autrice, si sente a casa.

E tutti noi immersi nella natura incontaminata ci sentiamo finalmente parte di un tutto che annulla i vuoti e quella solitudine che, il nostro percorso verso la civiltà, in fondo ha sacrificato.

Ecco che solo in quella condizione primigenia si possono sperimentare veri rapporti totalmente liberi dalle convenzioni sociali. Non ho nulla contro la tecnologia anzi la ritengo un’importante conquista per l’umanità.

Ma a volte il troppo stoppia e quel raggiungimento scientifico ci toglie una rara dote umane: la meraviglia.

Ecco che Fiori, invece, ce la consegna, pura e splendente.

E assieme a lui affrontiamo con una leggerezza che non è superficialità, l’incontro con l’ignoto, rappresentato non più come spaventoso ma come…fantastico.

Fiori immagina, Fiori incontra, Fiori sogna.

Fiori apprende e cambia.

Ma, sopratutto, Fiori,scevro da tanti arzigogolati pensieri narcisistici e etnocentrici si integra, perché riconosce nel diverso da se, una sfaccettatura importante del suo io.

E riconoscendo l’altro come specchio nel quale ritrovarsi sgorgano rapporti di sana amicizia improntati non sulla superiorità ma sull’equità.

Un libro bellissimo adatto non solo ai bambini, ma forse, sopratutto agli adulti.

 

 

Torna la favolosa Dunwich con un urban fantasy indimenticabile…stiamo parlando di “Before the drawn” di Thom Brannan. Davvero da non perdere!

before-the-dawn-front-ant-kindle.jpg

 

 

 

SINOSSI

La Centuria ci protegge di notte: cento stregoni che utilizzano la magia, viaggiando per il globo per tenere a bada le creature ultraterrene. La Centuria fa rispettare il Patto, l’unica barriera a frapporsi tra la razza umana e l’oscurità.

Io – il Centurione IX – viene inviato a Austin per valutare e assistere il detective John Chang in diversi casi di persone scomparse. Ma quello che sembra un lavoro semplice sfugge rapidamente al controllo e, mentre le minacce incombono da ogni lato, i due si trovano circondati da predatori sovrannaturali. John e Io saranno costretti a utilizzare ogni piccola abilità, fortuna e magia a loro disposizione soltanto per sopravvivere.

Queste sono le Cronache della Centuria.

AUTORE

Thom Brannan (1976) è stato un sommergibilista, un operatore nucleare, un elettricista, uno spettatore dell’industria dei semiconduttori, e ora produce sacchi per flebo (o lavora su macchinari che li producono).

È un editor freelance per la Permuted Press e per chiunque lo assuma. È stato pubblicato in diverse antologie, di diversi generi. Thom trova ispirazione da Robert B. Parker e H. P. Lovecraft. È l’autore di Lords of Night e Sad Wings of Destiny, ed è coautore di Pavlov’s Dogs – L’armata dei Lupi (uscito in Italia nel 2016) e The Omega Dog (con D. L. Snell) e Survivors (con Z. A. Recht).

Thom vive a Austin, in Texas, con la sua adorabile moglie, Kitty, un bambino, una bambina e un cane.

Lo trovate nei soliti posti online, non morde troppo.

Dati libro

TITOLO: Before the Dawn – Prima dell’Alba (Le Cronache della Centuria – Vol. 1)

AUTORE: Thom Brannan

GENERE: Urban Fantasy

PAGINE: 264

PREZZO: Ebook € 4,99 (in offerta lancio a € 1,99 fino al 12/6/2019) Cartaceo € 14,90

DATA DI USCITA: 29/5/2019 in ebook 12/6/2019 in cartaceo

LINK D’ACQUISTO:

Amazon: https://amzn.to/30J39sw

Kobo: http://bit.ly/2HPPuHy

“IL TRONO DEL MISTERO”. A cura di Alfredo Betocchi

1438350293-massoni.jpg

 

To lodge” in inglese significa alloggiare, ospitare e indica un luogo dove molte persone possono riunirsi per stare insieme. Da qui deriva il significato di Loggia, inteso come luogo di riunione dei massoni. La Massoneria deriva il suo nome dalle associazioni muratorie inglesi: “Massons Guilds”. I membri di tali associazioni avevano ottenuto fin dal Medioevo privilegi e franchigie, assumendo l’usuale denominazione di “Franchi Muratori” (Francmassons) ossia non più dipendenti, ma lavoratori affrancati e liberi. Per la continuazione tra di essi di gente esperta nelle generazioni, andò affermandosi l’idea della costruzione di un Tempio ideale, ispirato al biblico tempio di Salomone. Col tempo, ai membri esperti del mestiere fisico andarono sostituendosi elementi estranei, come alchimisti ed elementi religiosi eterodossi che introdussero figure simboliche e forme ritualistiche. Dopo la Riforma protestante del XVI secolo si accentuò progressivamente il passaggio dalla tipica forma “operativa” a quella moderna, detta “speculativa”. La Massoneria trovò la sua conformazione moderna di aggregato segreto di persone con la fondazione della prima Gran Loggia in Inghilterra nel 1717. Questa era intesa dai suoi componenti come una “fratellanza” e non una “società”, per il senso di affratellamento che unisce i suoi membri. “Questo le ha attirato,” come scriveva nel 1988 Giordano Gamberini, che è stato per nove anni gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, “l’ostilità dei potenti. La diffamazione e la calunnia, come pure le trame politiche nascoste all’ombra di qualche loggia deviata, hanno fatto sì che Essa si rivelasse efficace non tanto nell’allontanare i buoni quanto nell’attirare i cattivi”.

E’ quindi con questo spirito che ho accettato l’offerta di un parente, affiliato ad una loggia della mia città forse col segreto proposito di attirarmi tra le fila dei suoi membri, di visitare il luogo destinato alle segrete riunioni dei fratelli della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato. Questa Loggia è ospitata in un prestigioso palazzo nobiliare del XVIII secolo, posto in una famosa strada a due passi dal Duomo. L’ingresso mi è sembrato quello di un normale edificio costituito da molti appartamenti, con il suo anonimo portone e la regolare pulsantiera alla porta. Stranamente non vi sono cognomi di condomini ai campanelli, ma non vi faccio molto caso. Appena entrato mi si presenta una vasta sala, com’era d’uso nel piano nobile dei palazzi antichi. Alcune porte si aprono sui tre lati dell’ingresso. Da queste si accede alle vere e proprie Logge, le stanze dove i Massoni si riuniscono a rotazione una volta ogni quindici giorni. Il luogo viene generalmente chiamato “Loggia”, ma questo ambiente ne ospita abitualmente molte dai nomi differenziati.

Un anfitrione gentilissimo mi accompagna nella visita, mostrandomi le varie sale e salette. Quello che mi colpisce subito è la ridondanza di oggetti simbolici e di lettere incise su mobili, arazzi e gonfaloni. Ma vediamo nel dettaglio quali sono: la stanza si presenta come un coro di una chiesa, con panche in prima e seconda fila per gli Apprendisti Introdotti e i loro Compagni d’Arte, ossia coloro che danno i primi rudimenti dei principi massonici ai neofiti. La seconda e la terza fila è invece riservata ai maestri dei molti gradi superiori, dal terzo in su. Ogni grado è contraddistinto da una parola sacra della quale è raffigurata solo la sua iniziale.

I Gradi sono nominalmente 33, ma nelle promozioni alcuni vengono saltati.

Appena mi accingo a varcare la soglia del Tempio, mi trovo in mezzo a due colonne su cui sono incise la lettera B e la J le quali sono illuminate da due astri, il sole e la luna. Le colonne rappresentano quelle del Tempio di re Salomone. La simbologia massonica si ispira ad un capitolo particolare della Bibbia. La costruzione del tempio di re Salomone. opera dell’architetto inviato da Hiram, re di Tiro (I Re 8, 22 – 53). Capisco che la lettera J può significare Jehova, ossia Dio, ma mi sfugge il significato della lettera B. Nessuno dei miei accompagnatori, d’altronde è disposto a spiegarmi alcunché, sono un profano senza nemmeno la vocazione. Proseguendo il cammino, calco un pavimento a scacchi bicolore, bianco e nero (simbolo della dicotomia Luce – Tenebra?) e noto la presenza di due scranni riservati ai Sorveglianti, vicino ai quali sono poste le due state raffiguranti Ercole e Venere (il maschile e il femminile).

Una fila di candelabri, posti in fila di tre, due, uno, conducono al fondo della stanza dove su un tavolino è posata una Bibbia. Una balaustra divide la loggia in due parti. Sulla parete al fondo della sala, vedo il Delta Luminoso (Unità Androgina), posto tra il sole e la luna e sovrastante il trono del Maestro Venerabile, nei pressi del quale si trova la statua di Minerva, simbolo di saggezza, insieme ad Ercole, la forza e a Venere, la bellezza. L’ambiente è pregno di una profonda simbologia che mi sfugge e della quale riesco a cogliere solo il significato più culturale. Il tetradramma G.A.D.U. sovrasta il tutto e il suo significato è chiaro: Grande Architetto Dell’Universo che è un concetto astratto, in quanto la filosofia massonica esclude l’esistenza di un Dio come lo intende la religione cristiana. La visita continua in un’altra stanzetta, completamente buia, arredata solamente da un tavolo su cui è posato un teschio ed una candela. E’ la stanza della meditazione. L’apprendista deve stare in silenzio, ripensando a quanto gli è stato insegnato e intuendo, o per lo meno lambendo, il segreto significato dei simboli. Deve studiare, applicarsi e acquisire le verità insegnate: d’altronde cosa potrebbe dire il discepolo alle prime esperienze? Può solo stare in silenzio e meditare.

Andiamo avanti e giungiamo alla sala dove i Fratelli, col volto coperto, si mostrano all’apprendista. Questi deve rinascere alla nuova vita, viene quindi coricato dentro una bara per poi risorgere alla nuova vita di fratello apprendista. Ovviamente non conosco nello specifico i riti di cui mi hanno parlato, ma il senso della cerimonia è chiaro: Morte alla vita materiale e Rinascita alla luce della verità massonica.

Alla fine del nostro giro vedo in un corridoio vicino all’uscita innumerevoli gonfaloni con emblemi araldici che simboleggiano l’itinerario iniziatico alla ricerca di una verità perduta: sono raffigurate aquile bicipiti, corone, i grembiuli caratteristici indossati nelle riunioni dai membri poi gli oggetti del mestiere dei muratori come martelli, scalpelli, cazzuole, la tavola da tracciare, la squadra ed il compasso ed infine, onnipresenti, raggiere auree che circondano misteriose lettere in alfabeto latino o ebraico. Non possono mancare il tempio di Salomone, candelabri a sette braccia e le Tavole della Legge recanti i segni della tavola di lavoro dei Liberi Muratori. Prima di congedarmi, i miei accompagnatori mi regalano alcune riviste e si raccomandano che le legga attentamente, per sfatare gli equivoci e le maldicenze di cui i Massoni sono oggetto. Esco con la testa confusa. Questo strano mondo di simboli mi sembra così lontano dalla mia realtà materiale e pare impossibile che, dietro la parete dell’edificio davanti al quale ho camminato distrattamente innumerevoli volte, si nascondano segreti e suggestioni capaci di meravigliarmi così tanto.

 

“Mirta e i fiorincanto Acanto” di Laura Montuoro, Scatole Parlanti editore. A cura di Alessandra Micheli

71091677_764557810668004_7274898172416098304_n.jpg

Mentre leggevo il libro di Laura Montuori, avevo nelle cuffie le note della Danza della fata confetto.

Eh si non ascolto solo Vecchioni.

Ma ogni tanto, anche le melodie della musica classica.

E l’overture dello Schiaccianoci è la mia preferita.

A dire il vero amo tutto lo Schiaccianoci, e su quelle note ho sognato.

E sogno tuttora quando ho bisogno di riposarmi da questa vita frenetica. Immaginate.

Un libro per bambini, la Fata confetto che volteggia e fuori un tempo strano, quasi l’ora magica che Lewis Carrol stesso considerava il tempo del sogno.

Ringrazio prima di procedere con il racconto del libro, Laura Montuori per quel momento di assoluta serenità.

Unico e raro.

Sono momenti straordinari, impagabili, dove una fantasia da troppo tempo trattenuta perché il vivere sociale ce lo impone, viaggia a briglia sciolta, attraverso distese assolate, querce magiche e fatine variopinte. Ecco che le illustrazioni, al pari delle parole, rapiscono e incantano.

E torno davvero bambina, quando leggevo estatica i libri del Cantastorie. Erano racconti e favole di ogni tempo e di ogni cultura, immortalate in disegni bellissimi e raccontate da voci di grandi doppiatori.

Ricordo in particolare Ferruccio Amendola, che mi faceva viaggiare attraverso lo spazio e il tempo.

Ecco leggere Mirta è ha lo stesso identico sapore antico, di quei giorni oramai lontani, quelle suggestioni che, secondo il mondo perbene, dovrei lasciarmi alle spalle.

Non intendo farlo.

Le favole, cosi come la fantasia e la magia sono ancora oggi, faccende importantissime.

Sopratutto, da quando la tecnologia ha usurpato il posto della fantasia, sopratutto quando non si sogna più perché convinti che non c’è altro da sognare.

Abbiamo scoperto tutto e il cosmo non ci appare più la distesa misteriosa da esplorare.

Abbiamo perso la voglia di meravigliarci.

E senza quella parte fanciullina di noi, viviamo una vita senza stimoli, arida e insulsa.

Ecco che prendere in mano, con i nostri figli, o anche da soli un libro di fiabe, può aiutarci a ritrovare la strada di casa.

Magari attraverso la foresta troveremo una fata intenta a intrecciare fiori di Acanto tra loro.

Avrà le ali grigie come sbuffi di fumo.

Troveremo che, un semplice dipinto, nasconde un’avventura straordinaria con due buffi amici.

I disegni prenderanno vita e la fantasia sarà cosi vicina da poterla sfiorare.

Ma sopratutto, anche noi adulti, smaliziati e avvezzi alle difficoltà e ai sassi che ci ostruiscono il cammino, impareremo ad alimentare fiducia in noi stessi e incrementeremo la capacità di rendere ogni disfatta una vittoria.

Impareremo a fare canestro dopo tanti inutili tentativi.

Impareremo a non abbatterci, a illuminarle le zone oscure con la luce speciale capace di cogliere ogni pigmento e ogni sfumatura.

Impareremo che questo mondo è tutto da colorare, ancora oggi, che ci sembra di aver raggiunto ogni traguardo.

Forse torneremo bimbi e incantati davanti alla magnificenza della mente e della capacità di rendere i sogni reali.

Come dico sempre, se Colombo non avesse sognato, forse non si sarebbe imbarcato sulla Caravella, se Leonardo non avesse lasciato l’immaginazione viaggiare soave, non avrebbe progettato l’uomo capace di volare.

E la luna apparirebbe ancora un astro lontano, irraggiungibile.

E il jazz non sarebbe suonato per i vicoli di New Orleans.

Credete alle fate ancora oggi, che il mondo sembra caracollare sotto le voci sempre più forti dei dominatori, oggi che il gossip diventa speculazione, oggi che viviamo di scandali e orrori indicibili.

Battete le mani e andate in cerca del vostro fiore di Acanto per raccontarvi e vivere la vostra unica, magica storia.

 

Torna un grande maestro della parola scritta, capace di creare suggestioni indimenticabili nei suoi lettori. “Quando Berta Filava” del grande Alessio del Debbio. Un libro che non deve assolutamente mancare nelle vostre librerie.

Quando_Betta_Filava_Fronte.jpg

 

 

UN VIAGGIO NEL FOLCLORE TOSCANO

ARRIVA IN LIBRERIA “QUANDO BETTA FILAVA”, I RACCONTI FANTASTICI DI ALESSIO DEL DEBBIO

Arriva in libreria “Quando Betta filava”, il nuovo lavoro dello scrittore viareggino Alessio Del Debbio, che ci porta alla scoperta delle tradizioni popolari e delle leggende toscane. Il libro, edito da NPS Edizioni (prezzo di copertina: 14 euro), raccoglie infatti quindici racconti fantastici ispirati al folclore della nostra regione.

Molto tempo fa, il mondo era pieno di meraviglie: non era raro, per gli incauti viandanti, imbattersi in chimere e diavoli tentatori, folletti e cavalieri erranti. Ma solo chi aveva occhi attenti, e mente aperta, poteva ammirare i tesori nascosti negli anfratti delle Alpi Apuane e in Maremma, immergersi negli abissi del mare e camminare per l’antica Tirrenide. Nelle pagine di “Quando Betta filava” si muovono creature fantastiche che popolavano la Toscana e, chissà, magari la popolano tutt’oggi, sfuggendo allo sguardo distratto dell’uomo moderno.

«Con questo libro ho voluto omaggiare la ricchezza folcloristica della nostra regione, divertendomi a recuperare leggende e tradizioni, spesso dimenticate, per impedire che vadano perdute» dichiara Alessio Del Debbio. «Ecco allora che nei racconti di “Quando Betta filava” rivivono gli streghi e i serpenti volastri della Lucchesia, i sarasin della Lunigiana, il gatto mammone e le pericolose strigi, le fate marinare di Orbetello, Kinzica de’ Sismondi e molte altre storie».

La copertina è stata realizzata da Marco Pennacchietti, disegnatore di ambito internazionale e autore del videogioco “Just One Time”.

Quando Betta filava” è già disponibile sul sito NPS Edizioni (https://www.npsedizioni.it/), il marchio editoriale dell’associazione culturale Nati per scrivere, e ordinabile in libreria e su tutti gli store di libri.

L’associazione culturale Nati per scrivere nasce nel 2016 da un gruppo di appassionati lettori, decisi a promuovere la cultura del libro e a valorizzare gli scrittori emergenti, soprattutto locali. Organizza eventi e incontri letterari, reading e laboratori di scrittura a Viareggio e nei dintorni. Nel 2018 ha lanciato il marchio editoriale NPS Edizioni, specializzato in libri fantasy, horror e mistery per tutte le età.

Contatti:

Associazione culturale Nati per scrivere:

Piazza Diaz 10

55041, Camaiore (LU)

Sito NPS Edizioni: https://www.npsedizioni.it/

Pagina Facebook NPS Edizioni: https://www.facebook.com/npsedizioni/