“Daanan. Il coraggio degli uomini” di Jordan River, Dark Zone editore. A cura di Alessandra Micheli

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N.B. La mia recensione riguarda il significato dei due volumi di Jordan River, perfettamente complementari e conseguenziali. Il suo discorso narrativo non può essere disgiunto, ma si snoda attraverso entrambi i testi. pertanto non è possibile una lettura esaustiva e coerente che non contempli l’approccio conoscitivo di entrambi i testi. 

Detto in parole povere ve li dovete legge tutti e due

*************

 

Mentre riflettevo sul taglio da dare alla recensione del secondo volume di Jordan River, mi risuonava nella testa la canzone di Luigi Tenco, “Ragazzo mio” nella ribelle versione di Ivano Fossati, e quella più adrenalinica di Loredana Bertè.

La conoscete?

Dovreste.

Il testo sembra scritto oggi, un inno alla vita, un invito a non perdere i nostri sogni, ma anche un vademecum di azione politica.

Sapete come la penso.

La politica non è solo il voto, i referendum, le coalizioni, le liti tra partiti e la gestione pratica del potere legislativo e esecutivo.

La politica è la polis.

E’ il mondo che andiamo a creare, anzi l’ordine che a quella creazione daremo.

E senza l’etica, ossia una mappa di valori eterni con cui orientare il nostro cammino, possiamo solo essere vittime di un elemento che da positivo, si mostrerà a noi indifesi, come un mostro tentacolare.

Molti filosofi con i loro scritti dotti, colti, situati in polverose biblioteche, hanno dato il loro contributo, sicuramente più autorevoli della controversa Bertè.

Parlo di Machiavelli, con il suo Principe.

Molto concreto deciso a fissare, come unica etica, la famosa frase del il fine che giustifica i mezzi.

Per contro, altri si sono ribellati a questa visione proto nichilista e hanno controbattuto, sognando L’impero perfetto.

So che già vi state annoiando, ma seguitemi ancora un po’ e arriveremo al cuore di Daanan.

Parlo ovviamente di grandi autori, forse meno conosciuti o considerati rispetto al Machiavelli, ma sicuramente per noi filosofi idealisti, molto più interessanti.

Avete mai sentito parlare di Tommaso moro?

Scrisse un trattato chiamato Utopia.

In realtà il titolo originale è Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia), e noi studiosi abbiamo sintetizzato usando l’ultima parola.

In questo sogno a me tanto caro, viene descritto un viaggio immaginario di un certo Raffaele in una fittizia isola repubblica, abitata da una società ideale.

Tutto ispirato dal suo più lontano maestro, un certo Platone con la sua Repubblica.

Moro fu consapevole di inserire delle speranze vane forse, in un dotto trattato, ma altresì consapevole che da qualche parte bisognava iniziare, e non era male come idea cominciare “influenzando” i sogni e l’interpretazione del reale.

Insomma dare al pensiero un’altra alternativa.

Al pari di Moro, abbiamo Tommaso Campanella (sarà il nome Tommaso a ispirare certi immensi libri?) con la sua città del sole. Opera prettamente filosofica, a dir poco fantastica, anch’essa puntava il suo obiettivo nell’istillare ai suoi lettori, oggi come ieri, l’idea che al posto del fine giustifica i mezzi, fosse possibile un’altra concezione del potere.

Sorge nell’alta campagna un colle, sopra il quale sta la maggior parte della città; ma arrivano i suoi giri molto spazio fuor delle radici del monte […] dentro vi sono tutte l’arti, e l’inventori loro, e li diversi modi, come s’usano in diverse regioni del mondo.»

Tommaso Campanella, La città del Sole, 1602)

E ora arriviamo a rispondere alle vostre domande, già le sento insinuarsi in questo mio silenzio meditabondo, con quel incessante quesito: ma a noi de Campanella e company che ce frega?

Volemo solo legge sto fantasy e sapere se ne vale la pena.

Come sempre risponderò cosi: chi vorrà leggere un libro di evasione puntando sul dato fantastico e immaginario, potrà farlo.

E si vale la pena.

E’ scorrevole e accattivante, pieno di battaglie e di orrendi mostri da combattere, con i suoi eroi e le sue regine tenebrose.

Ma non credo che River sia venuto da me per questo.

Credo che chi arrivi nel mio modesto blog abbia bisogno di avere al suo servizio, un’occhiata più profonda ed è per questo che azzardo (azzardo?) ok azzardo….Daanan appartiene con ogni onore e gloria al filone della narrativa fantastica con un fine educativo e politico.

Politico nel senso sopra descritto di polis.

Jordan sa, quanto sia importante rispolverare i valori e dare ai giovani ma anche a noi anziani degli ideali meno macchiati, meno marci, perché anche nella nostra terra, come in Daanan un giorno possa sorgere un capo in grado di portare ordine nel caos.

La terra desolata, antico archetipo mai oggi cosi attuale, è stata devastata dall’incapacità di uomini e razze di convivere, portando essa stessa, sull’orlo dell’abisso.

E un abisso a ricordare tale stupidità esiste ed una cattedrale, memento mori di quelle scelleratezze. Ma al tempo stesso non è solo ricordo di orrori, ma anche paladino in grado di controllare l’effetto di tale abisso e al tempo stesso paladino, in grado svegliarsi e agire qualora…i valori impersonati del Re, unico autentico collante dell’impero, potrebbero rinsecchire.

Aeron Prime è il salvatore, il guerriero arturiano corso in aiuto della sua gente nel momento più oscuro.

Ha dimostrato come dal caos può nascere la vita.

Ha impedito che l’esistenza stessa, crollasse miseramente su di se.

Ma, esiste un ma.

I suoi valori di un tempo, con il passare degli anni e complice una certa pigrizia, si sono stati affievoliti, mostrando l’altro lato del potere, quello ghignante e pericoloso.

Cosa fare?

Serve un simbolo per impedire l’intorpidimento del lassismo che può invadere ogni anfratto dell’impero.

Noi ne sappiamo qualcosa.

Solo che non abbiamo un Re Cervo a rappresentare e incorporare dentro di se, ogni archetipo positivo del famigerato potere.

Il re Cervo è il protettore delle foreste.

E’ la fecondità che dalla distruzione riporta la vita in primavera.

E’ colui che combatte e viene acclamato dal popolo dei cervi, e di quel popolo si fa voce.

Barrisce.

Ma al momento in cui invecchia e non riesce più a garantire stabilità, giustizia e prosperità, si fa da parte, per permettere al nuovo Re di contrastare i demoni che sono sempre in agguato.

Aeron non è altro che il vecchio re che deve cedere il posto al nuovo re, perché il sogno è più importante del sognatore.

Quando poi il guerriero ha dovuto cedere il posto al politico e al diplomatico, il suo sogno iniziale si è infranto

E sapete cosa ci ricorda Jordan?

Le basi della nostra vita, dello stato, della società e di noi stessi: cooperazione e empatia.

Ci ricorda che non basta solo il coraggio di rialzare la testa quando la tenebra ci invade la mente.

Ci ricorda che dopo è necessaria la sana follia, il coraggio spregiudicato, è necessario tenerselo stretto tra le mani quel sogno, affinché forgi il destino.

Non basta creare uno stato, un impero per poter acquietare ogni forza in grado di minacciarci.

Serve costante e continua consapevolezza, in grado di convincerci di di non essere altro che servitori del popolo.

E non farsi invischiare nel lato marcio della politica.

E Aeron lo ha dimenticato.

Mentre Placida procedeva, Sirio si chiese una volta di più se l’Impero fosse la realizzazione del progetto iniziale di Aeon, o se si fosse perso qualcosa per strada. Freschezza, idee, spirito : erano riusciti veramente a unificare gli Uomini come avevano desiderato ? Possibile che la presunta ribellione dei territori nordici fosse una conseguenza di un piano andato per il verso sbagliato ?

Ci penserà il Re Cervo a ricordarlo:

Il sapere non dà il potere. Il sapere dà la possibilità a chi lo possiede di scegliere che uso fare di questo sapere. Usarlo per il bene comune, sfruttarlo per il proprio egoistico tornaconto : scegliere, questa è l’essenza.

Vedete quando l’ideale si affievolisce, c’è davvero bisogno di un simbolo, un archetipo che ci ricordi per cosa davvero si è lottato.

E non è sicuramente per una poltrona, o per un appellativo accanto al nome: imperatore, senatore, onorevole commendatore.

No, si è lottato per la vita:

l’Impero si sta trasformando in un’oscura copia della società del tempo che fu. La stessa che ha portato quasi alla distruzione il mondo che ancora abitiamo. Ciò che sarebbe stata una splendida opportunità ha ceduto all’abitudine, l’abitudine inveterata dell’Uomo prono all’arroganza e alla prevaricazione. La corruzione serpeggia, senatore, l’Imperatore non ha più il controllo della situazione.

Vi ricorda qualcosa?

Non so, noi per esempio?

Il potere è qualcosa che va considerato con molta attenzione. Quando viene afferrato con la forza, sovente, e spesso con altrettanta forza, viene strappato dalle mani di chi lo ha bramato. Viceversa, quando esso viene affidato, si deposita docilmente tra mani che trova confortevoli, al riparo dai tentativi esterni, che percepisce ora come minacce.

Parole che non stonerebbero in Moro o Campanella e che invece, sono le parole di un uomo che non ci sta a veder rovinato il sogno di uno stato capace di garantire soddisfazione di bisogni primari, ma anche la possibilità della libera espressione di quella creatura mitologica chiamata uomo.

Che vorrebbe che al pari di Danaan, anche la nostra società risorgesse dalle ceneri.

Che anche noi rinascessimo diversi e più responsabili.

E se non possiamo avere ne il re Cervo, ne Aeron, ne il giovane cervo Laris, possiamo sempre avere noi stessi.

Decisi a non mollare mai.

E stringere forte tra le mani I nostri sogni

Ragazzo mio, un giorno ti diranno che tuo padre

Aveva per la testa grandi idee, ma in fondo, poi…

Non ha concluso niente

Non devi credere, no, vogliono far di te

Un uomo piccolo, una barca senza vela

Ma tu non credere, no, che appena s’alza il mare

Gli uomini senza idee, per primi vanno a fondo

Ragazzo mio… un giorno i tuoi amici ti diranno

Che basterà trovare un grande amore

E poi voltar le spalle a tutto il mondo

No, no, non credere, no, non metterti a sognare

Lontane isole che non esistono

Non devi credere, ma se vuoi amare l’amore

Tu, …non gli chiedere quello che non può dare

Ragazzo mio, un giorno sentirai dir dalla gente

Che al mondo stanno bene solo quelli che passano la vita a non far niente

No, no, non credere no,

Non essere anche tu un acchiappanuvole che sogna di arrivare

Non devi credere, no, no, no non invidiare

Chi vive lottando invano col mondo di domani

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