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Al passaggio del feretro i soldati gli mostrarono le armi rovesciate. La guarnigione suonava la marcia funebre. La pompa era ben poco per chi aveva cambiato il mondo, ma era il massimo sfarzo immaginabile per quell’isola remota. La cassa fu tolta dal carro funebre e venne portata a braccia lungo il sentiero che conduceva alla tomba. La portavano a spalla i granatieri, i soldati e marinai della Royal Navy e i lembi della coltre funebre erano retti dai pallidissimi devoti che avevano assistito l’imperatore per sei anni. Era la scelta di Napoleone, nel caso il destino lo avesse fatto morire su quello scoglio.

(Guido Gerosa, Napoleone)

 

Una personalità forte, magnetica e contradditoria, fonte d’ispirazione per personaggi storici come Mussolini, Hitler, Stalin, Peròn e Fidel Castro. È Napoleone, il primo dei grandi dittatori moderni. A lui dobbiamo l’attuale concetto di proprietà privata, di libertà individuale e di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, principi che diffuse nel suo Codice civile. Egli abolì la legge del “maggiorascato” la quale dava diritto solo al primo figlio maschio di ereditare il patrimonio familiare. Uniformò le unità di misura e introdusse il tricolore italiano nel 1797 come simbolo di un mondo più aperto e moderno. J. Tulard, uno dei più grandi studiosi di Napoleone, scrisse: “E’ il primo generale, forse dopo Cesare, ad avere capito l’importanza della propaganda.” Inventò la guerra moderna e costrinse ad innovarsi in tal senso anche gli avversari che si trovava di fronte, come gli spagnoli che idearono la guerriglia, tecnica usata anche nel Novecento, per contrastarlo. Nell’arte della guerra Napoleone fu un grande inventore. Prima di lui, le armi usate per vincere erano le colonne di soldati a piedi che caricavano, egli, invece, enfatizzò l’uso dell’artiglieria a cui diede un’enorme importanza. Scrisse de Sègur, ufficiale della Grande Armata alle guerre napoleoniche:

 

La sua mano felice sapeva come far attaccare la gente a sé e come plasmare gli uomini ai suoi voleri. Poteva sfoggiare tale charme come non ho mai visto da alcun uomo. Non si aveva difesa contro di lui. Dotato d’immenso magnetismo poteva concentrare l’intensità del suo genio nel più piccolo come nel più grande dei suoi disegni. La sua gentilezza era toccante e misteriosa. Quella voce così carezzante, così piena di gaiezza, echeggiava attraverso l’Europa, dichiarava la guerra, dava ordini in battaglia, arrangiava i destini degli imperi e faceva o spezzava le fortune degli uomini. Nessuno poteva resistere a tanta seduzione.

 

Eppure, verso i suoi soldati fu spietato, tanto da ordinare l’avvelenamento di quelli ammalati a Giaffa affinché non lo intralciassero nella sua ritirata. In Russia lasciò morire centinaia di migliaia di uomini. Ordinò saccheggi atroci come quello di Lubecca e, se lo riteneva necessario, non aveva scrupoli ad abbandonare l’armata al suo destino. Tallerand, il suo “traditore” così ne scrisse:

Quell’uomo era dotato di eccezionale forza intellettuale ma non ha compreso cosa fosse la vera gloria.

 

Come a dire che nella bramosia di conquistare nuovi territori, non si preoccupava dell’infelicità che procurava ai popoli che lo attendevano come il liberatore, considerando i principi della Rivoluzione francese a cui Napoleone diceva di basarsi. Waterloo non è stata solo la sua fine, ma quella del sogno di tutti i francesi dell’epoca. Bisognerà attendere De Gaulle per far rifiorire in loro il senso di grandezza.

Nel corso dei secoli sono state diverse le interpretazioni sulla psicologia, le tattiche militari, le ideologie spirituali e politiche di Napoleone. Ma molte domande rimangono senza risposta. L’unica certezza è che il periodo napoleonico, con le sue innovazioni in materia giuridica e sociale, ha mutato profondamente e in modo indelebile il mondo.

Molto lontano, nel cuore dell’Europa, un grande poeta, Alessandro Manzoni, legge con forte emozione, soltanto la mattina del 17 luglio 1821, nella “Gazzetta di Milano”, la notizia della morte di Napoleone. Si siede alla scrivania in preda all’ispirazione poetica, a un delirio di creazione e, mentre la moglie lo assiste suonando al piano marce militari, compone in due giorni e due notti “Il Cinque Maggio”. È l’inno e l’epopea di quella morte immensa. La musica accende Manzoni; ma all’ “eroe” aveva dedicato una sinfonia lo stesso Beethoven, che si era affrettato a ritrattare la dedica quando aveva avuto la prova delle vere intenzioni del titano.

(Guido Gerosa, Napoleone)

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