“Review Party “Waterloo. I cento giorni leggendari” di Matteo Bruno, Leone editore. A cura di Alessandra Micheli

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sono Napoleone il vostro imperatore e sono tornato dall’esilio cui ero ingiustamente costretto. Oggi sono di nuovo al vostro fianco a chiedere l’apporto glorioso delle vostre armi…apri le braccia come un padre affettuoso che richiama i figli alla propria dimora e un boato di gioia percorse le file dei soldati di Nay che non seppero resistere, allo stesso modo di un infatuato alla vista della sua bella.

La forza evocativa di Matteo Bruno pervade ogni pagina di questo affresco straordinario sull’ultima grande impresa di Napoleone ( Nappi come amo chiamarlo tra me e me).

E non nego di essermi unita al coro perfettamente evocato dall’arte di questo meraviglioso scrittore urlando

Vive L’empereur!

Il carisma del grande condottiero emerge da queste pagine, emerge in tutta la sua forza e strabilia, emoziona e seduce.

Nonostante si tratti del periodo finale della sua avventura, è forse quello più importante, perché dalla caduta del grande piccolo uomo, nonostante i gretti tentativi degli stati europei di porre fine ai suo vaneggiamenti rivoluzionari tramite le rigidità emerse dal congresso di Vienna, il seme non poté fare altro, una volta apparentemente marcito, di germogliare.

E fu proprio la sconfitta di Waterloo quel seme imperituro, che poi porterà ai moti rivoluzionari degli anni 30 e del 48, fino alla conquista dell’indipendenza italiana.

Ideali portati dalla Francia forse colorati di quel tocco di armonia che mancò, inesorabilmente, alla rivoluzione francese.

Se il primo passo di libertà, uguaglianza e fraternità, non coinvolse del tutto, rea una eccessiva razionalizzazione dei concetti, con Napoleone alla logicità dell’evoluzione si affiancò quel necessario sentimento patriottico, sentimentale, che caratterizza i grandi ideali, o le verità eterne citate spesso da Sant’Agostino.

Non ideologie come siamo abituati a considerare i moti di ribaltamento del potere, ma con quella forza armoniosa che alcune idee, mutuate dall’iperuranio, portano purezza nelle nostre menti, e che sostituiscono il sangue da pompare al nostro cuore.

L’ideale è quel fluido necessario che ci fa sentire parte di un progetto più ampio.

E volenti o nolenti, nonostante la crudezza del suo sogno, per molti utopico e scellerato, non si può restare inermi di fronte a quell’enigmatica e oramai mitica figura.

Napoleone seppe infuocare gli animi e sostituire amori particolari e egoistici con impeti più universali, cosi come ci dimostra Boschi:

avrebbe dovuto trovare un’altra ragione di vivere per riempire un vuoto doloroso in cui si sentii sprofondare.

Perché seguire quindi un piano che aveva delle enormi falle?

Perché credere in una Francia diversa, libera più giusta, senza gli egoismi nobiliari che troppo spesso avevano portato lo stato nazionale a sprofondare?

Perché il mondo ha bisogno di sognatori.

E l’avventura rivoluzionaria non ha solo importanza per un mondo che grazie a quegli stimoli cambierà, anche se con sangue e sudore, ma su un ragazzo, che grazie a Waterloo diventerà un uomo:

solo dopo averli perduti si rese conto di quanto per lui fossero stati importanti quegli ideali

Non li hai mai perduti Boschi.

Sono giunti sfavillanti e meravigliosi nelle mie mani.

E li custodirò come un dono prezioso.

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