Il blog consiglia: “L’eremita del bosco” di Francesca Bufera, Triskell Editore. Imperdibile!

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Trama:
Ci sono amicizie che possono durare per tutta la vita. Era così quella tra Pietro e Riccardo, compagni di scorribande nei boschi prima che Riccardo morisse a soli otto anni. Da allora, la sua famiglia non è mai più tornata nel piccolo paese del Trentino dove Pietro vive.
Max è il fratello minore di Riccardo. In fuga da una delusione amorosa, decide di intraprendere un viaggio rimandato da sempre: tornare in Trentino per riappropriarsi della memoria del fratello. Lì, Max e Pietro si rincontrano, l’uno animale di città e l’altro solitario, schivo e innamorato della natura. Il legame che li unisce sfocerà in qualcosa di molto profondo, ma i problemi che Max ha lasciato a Milano lo seguiranno, mettendolo di fronte al fatto che la baita nei boschi di Pietro è solo una parentesi, per quanto magica, e non potrà restare rintanato lì per sempre.

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 13 Maggio

COLLANA: Rainbow

Titolo: L’eremita del bosco
Autore: Francesca Bufera

Genere: Contemporaneo
Lunghezza: 247 PAGINE

ISBN ebook: 978-88-9312-518-5

Prezzo: € 4,99

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Oggi il blog presenta”In a legend. Disclosure” di A. & V. Enelyn, GDS edizioni. Da non perdere!

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Non pensavo di raggiungere una pace ed una completezza così totale ed evidente. Sono felice.
È come un sogno: vorresti non svegliarti mai più. Sai che lì, in quel posto idilliaco, nulla può nuocerti.
Vuoi fare qualcosa? Falla.
Vuoi tirarti indietro? Fallo.
Nessuno ti obbliga a fare ciò che non vuoi nonostante molti ci provino.
Vuoi qualcosa? Lotta per ottenerla.
Nella vita niente è dovuto, è tutto da guadagnare.
Fa’ tutto ciò che desideri, di’ tutto ciò che vuoi. Dillo adesso, fallo ora.
Non rimandare. Potrebbe non esserci un domani.
Nella vita si impara.
Cresciamo nella sofferenza. Per ogni cosa che patiamo e superiamo, una parte di noi si trasforma.
Cresciamo negli sbagli, siamo consapevoli dei nostri errori tanto quanto che farli sarebbe stato indispensabile.
Dalla morte di mia madre io ho imparato molte cose, forse anche troppe.
Non sono più me stessa.
Siamo umani, siamo fatti così, e per certi versi non possiamo cambiare.
Innamorati.
Vivi.
Combatti.
Io l’ho fatto

 

Trama:
E se una semplice leggenda stravolgesse il tuo futuro?
Cresciamo educati e abituati ad una realtà poco piacevole con princìpi ben precisi, dove sogni e fantasia, col tempo, diventano sacrificabili.
Ma se fossimo noi a reprimere ciò che è realmente il nostro animo?
Se una forza straordinaria si nascondesse dentro ognuno di noi, in attesa di essere scoperta, usata… o sfruttata?
Josephine Seawater si ritiene una ragazza forte. I suoi amici, zia Lely e un carattere diffidente: ciò che si ritrova ad avere dalla morte di sua madre. Ma quando la sua realtà verrà inondata da bugie e le sue debolezze riemergeranno dagli abissi del passato, la sua vita vacillerà. Chi le starà vicino? A chi si aggrapperà stavolta?
Occhi travolgenti e mari in tempesta popolano i suoi sogni.
Mancanze, ostacoli e sentimenti metteranno a dura prova le sue scelte.
Invasa da problemi futili e da un padre, partito per lavoro, che si ripresenta nella sua vita, portando con sé un’assurda rivelazione, è del tutto ignara di come la sua vita cambierà da un incontro che lei ritiene casuale, demolendo tutto ciò in cui crede. E capirà che incubi e strane coincidenze sono solo l’inizio.
E se questi sogni potessero diventare realtà?

 

Dati libro

Titolo: In a Legend – Disclosure
SERIE: In a legend
1°In a Legend – Disclosure (Ebook:
https://amzn.to/2Y30OqrCartaceo:https://amzn.to/2VBUqJ4 )
2° The Legend- United (È previsto il sequel)
Autore: A. & V. Enelyn
(Antonietta F. & Valeria M.)
Genere: Fantasy – Paranormal Romance
Pagine: 424
Data di uscita: 8 Gennaio 2018

 

 

 

“Un dolore oscuro” di Giuseppe Calzi, Dark Zone. A cura di Alessandra Micheli

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Giuseppe Calzi non è un autore comune.

Cerco di spiegarmi.

Ogni libro ha un significato nascosto dietro la trama, le scene descritte e le azioni dei personaggi.

Occhieggia silente e aspetta di essere chiamato in causa dal lettore o, nel mio caso, dal recensore.

Il senso, quindi è nascosto tra l’universo a stringhe chiamato libro, e o si cerca o ci si cade quasi per distrazione.

In rari, rarissimi casi, è il significato a fare da burattinaio lasciando che il resto (stile, genere,tecnica narrativa) non siano altro che i fili che lui stesso muove.

E’ il senso il perno attorno a cui tutto il contorno ruota.

E non bisogna cercarlo, piuttosto bisogna comprendere come, gli elementi narrativi si incastrino attorno a esso.

Nei libri di Calzi avviene proprio questo.

E’ il senso che dà origine al libro: tutto parte dall’esperienza e dall’interpretazione dell’esperienza, che Calzi immette nelle sua artistiche performance.

Se il primo libro raccontava di un tema a me caro, la depressione, nel dolore oscuro ancora una volta l’autore legge dentro di me e decide di indagare il più terribile dei demoni.

Eccolo che si presenta a noi, con i suoi acuminati denti, quel sospiro mozzato, quel grigio che tutto ingloba: il dolore.

Per me è difficile parlarne, perché quel mostro ramificato, io l’ho conosciuto, affrontato, sfidato e alla fine abbracciato.

Guardato negli occhi, ne ho sopportato il fetore, e nonostante la sua presenza mi sono rei-inventata un altra vita.

L’ho visto in occhi che si spegnevano e in lutti che demolivano, pezzo per pezzo l’anima.

L’ho temuto, e sono stata in procinto di soccombere.

Pertanto, perdonatemi, se non riuscirò a parlarvi di questo libro in maniera asettica.

La colonna sonora di questo viaggio allucinante eppure salvifico, sarà il mio solito Vecchioni, ma un Vecchioni molto diverso. Non un cantato ma un raccontato, che con passo lieve intesse una danza con il ritmo delle parole scaturite dalla penna di Calzi.

Ho conosciuto il dolore è la canzone, il sottofondo ideale per questo testo. Tutti noi abbiamo incontrato questa nube nera.

L’autore la descrive come una nebbia calda, troppo calda, capace di lasciare vesciche sul nostro corpo interiore.

Si piazza sullo stomaco e ci mozza il respiro.

Il dolore ti guarda, con occhi rossi come il sangue che il cuore, intaccato dalla sua lama, versa.

E quando la morte devasta ogni certezza, distrugge la vita emotiva e reale del protagonista, il dolore esulta.

L’ho sentito, con la stessa voce di quando esultava pensando di vincere me.

Calzi identifica una delle cause più devastanti, che troppo spesso fanno la conoscenza con la nostra resilienza, il maledetto tumore, quell’incepparsi della perfetta macchina chiamata organismo, che cede sotto i colpi funesti dell’informazione impazzita, che si propaga e distrugge ogni energia vitale. Quel male oscuro, uccide l’amore della vita di Dave, distrugge certezze e progetti, distrugge presente e futuro, lasciandogli solo un passato che punge acuminato come uno spillo.

Non è un ricordo piacevole, ma la rimembranza di ciò che non sarà più.

Che non potrà più essere.

Ecco che la rabbia, per quello scellerato destino senza senso, intervenuto come una nota stonata a rovinare la perfetta melodia, si espande iniziando a corrodere ogni anfratto segreto di quell’io solo, sconvolto e fragile.

Senza più muri a proteggerlo.

E’ cosi che ci riduce il dolore.

Embrioni senza più la possibilità di essere.

Sospesi in un limbo eterno.

E di quell’embrione il dolore si appropria, stuzzicando con le sue dita da ragno ( non è una frase mia ma di Vecchioni) quelle ferite ancora aperte. E sapete cosa succede se le ferite non si curano con l’amore e la compassione?

Si infettano.

E producono oddio, vendetta, rabbia.

E la nube nera se ne nutre, ridente.

Allora invade ogni nostro pensiero, e il pensiero diviene azione e realtà: il paesaggio è di un’orrore allucinante, gelido, immobile, oscuro tenebroso, decadente.

E Calzi lo rappresenta con un tanfo di putrefazione che si avverte nelle narici.

Io l’avverto perché l’ho sentito più e più volte.

Perché il dolore può essere porta, ma anche prigione, una prigione dove non ci sono finestre a illuminare gli oggetti.

E questi proiettano ombre terrificanti, presenza costanti, in una lunga notte senza fine.

Il dolore non ci fa godere gli attimi.

Gli istanti magici, il calore di un cammino.

Non ci fa piangere, ricordando il tempo che fu.

Non ci fa ricordare un abbraccio, una carezza.

Distrugge i sogni.

E un uomo senza sogni non è nulla, solo un guscio vuoto preda ambita di golosi demoni.

Ecco diventa una sorte peggiore della morte, perché la morte è il contrario della vita, il suo opposto.

Diventa una non vita, una non esistenza.

Quando il dolore bussa è per farci assaporare quelle semplicità, quei gesti che diamo per scontati.

Esige il sacrificio per farci aprire gli occhi.

E’ la porta adornata di agrifogli da cui passare a un altra percezione del reale.

E’ la sfida di chi sa che la morte non esiste e se esiste è solo un altro modo di vivere.

E’ la prova che noi, all’anima, ci crediamo davvero.

Il dolore ci fa ascoltare il qui e ora.

Immersi in lacrime e devastazione, possiamo sentire la linguetta calda di un cane o di un gatto, darci quel sollievo che cerchiamo.

Perchè il dolore rende i sensi acuiti e più vigili.

In questa poetica, meravigliosa storia, il dolore è semplicemente la consapevolezza che, l’amore, è un emozione cosi grande, cosi immensa, cosi potente, che ci resta attaccata alla pelle, nonostante assuma altre forme.

Nel libro il dolore vero, quello vissuto fino in fondo, quello assaporato goccia per goccia, salva la nostra anima.

E sconfigge il male.

E’ nel dolore che noi ci sentiamo…uomini.

Ho conosciuto il dolore:

ed era il figlio malato,

la ragazza perduta all’orizzonte,

il sogno strozzato,

l’indifferenza del mondo alla fame,

alla povertà, alla vita…

il brigante nell’angolo

nascosto vigliacco battuto tumore

Dio, che non c’era

e giurava di esserci, ah se giurava, di esserci….e non c’era

ho conosciuto il dolore

l’ho preso a colpi di canzoni e parole

per farlo tremare,

per farlo impallidire,

per farlo tornare all’angolo,

cosi pieno di botte,

cosi massacrato stordito imballato…

cosi sputtanato che al segnale del gong

saltò fuori dal ring e non si fece mai più

mai più vedere

Poi l’ho fermato in un bar,

che neanche lo conosceva la gente;

l’ho fermato per dirgli:

“Con me non puoi niente!”

Ho conosciuto il dolore

e ho avuto pietà di lui,

della sua solitudine,

delle sue dita da ragno

di essere condannato al suo mestiere

condannato al suo dolore;

l’ho guardato negli occhi,

che sono voragini e strappi

di sogni infranti: respiri interrotti

ultime stelle di disperati amanti

-Ti vuoi fermare un momento?- gli ho chiesto –

insomma vuoi smetterla di nasconderti? Ti vuoi sedere?

Per una volta ascoltami!! Ascoltami

. e non fiatare!

Hai fatto di tutto

per disarmarmi la vita

e non sai, non puoi sapere

che mi passi come un’ombra sottile sfiorente,

appena-appena toccante,

e non hai vie d’uscita

perché, nel cuore appreso,

in questo attendere

anche in un solo attimo,

l’emozione di amici che partono,

figli che nascono,

sogni che corrono nel mio presente,

io sono vivo

e tu, mio dolore,

non conti un cazzo di niente

Ed è in questo libro, che risuonano le note di una speranza che può sbocciare soltanto solo in sentimenti cosi candidi, cosi puri.

E’ nel coraggio di affrontarlo il male, che il dolore diventa scudo. E invece che nemico, si trasforma nella nostra unica difesa.

Chi soffre, chi sente il dolore lacerargli la pelle, non resterà mai sordo e indifferente ad altri occhi spalancati nel buio