Triskell edizioni ci presenta “L’anima nel metallo” di Harper Fox. Imperdibile!

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Trama:
Nichol Seacliff sta affrontando il momento più difficile della sua vita. È l’unico erede di un allevamento di pecore sull’orlo del fallimento sull’isola di Arran, un giovane uomo che si sente molto solo. I suoi unici compagni sono il burbero nonno Harry e tre cani pastore che non obbediscono ai suoi fischi.
Proprio quando sta pensando di mandare tutto all’aria, in una notte ostile durante l’infuriare di una tempesta, un estraneo fa irruzione in una stalla. Con i nervi già a pezzi, Nichol è pronto ad affrontare la situazione con il fucile, ma subito si accorge che l’intruso non ha cattive intenzioni. Cameron è un ragazzo che si è perso e sta scappando da un passato equivoco e pericoloso vissuto a Glasgow.
Man mano che l’inverno dell’isola si scioglie in un’estate meravigliosa, Cameron trova un posto non solo alla fattoria ma anche nel cuore di Nichol. Persino Harry non riesce a resistere al suo fascino. Ma Cameron non può liberarsi dalle ombre che lo seguono, e il terribile segreto che nasconde ha la forza di una marea impetuosa che potrebbe portare via e distruggere la felicità che ha appena trovato con Nichol.

 

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 9 Maggio

Collana: Rainbow

Titolo: L’anima nel metallo
Titolo originale: Scrap Metal

Autrice: Harper Fox
Traduttrice: Ida Giannini

Genere: Contemporaneo
Lunghezza: 290 pagine
ISBN: 978-88-9312-516-1

Prezzo: € 5,99

 

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“Madre natura” di Blond Porn Ferret. A cura di Vincenzo De Lillo.

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Maternità.
La parola più difficile del mondo, per qualcuno.
La più attesa per qualcun’altro.
La più complicata invece, per la nostra autrice, Blond Porn Ferret, al secolo Ilaria Grasso, donna intelligente, ironica e sensibile, che in questo suo scritto, attraverso diverse storie, mostra le tante e svariate sfaccettature di questo termine.

Maternità capitate per caso, arrivate forse a salvare una ragazzina, divenuta donna troppo presto, da una solitudine fatta di orrori e violenze quotidiane;
Oppure volute, desiderate ad ogni costo, anche a quello della menzogna, come nel caso della storia di Irene;


O maternità strappate con i denti, come quella di Giuditta e Laura, due giovani sorelle che nel dopoguerra riversano il loro desiderio di essere madri su un piccolo nipote, che poi purtroppo si dimostrerà un essere non meritevole;


Ancora poi, ci sono maternità avvenute a seguito di una violenza, le più difficili forse da affrontare, insieme a quelle in cui il desiderio e il bisogno di dare amore sono così forti, da riuscire a mettere al mondo anche esseri più sfortunati;


O ancora, leggeremo di maternità così potenti da andare contro dogmi sociali e pregiudizi, quelli che, ancor oggi, limitano il pensiero dei più, i quali non hanno ben chiaro che l’essere genitore é solo una questione d’amore e che:
“Non c’è miracolo più grande dell’amore a prescindere dal sesso, perché è universale per definizione e non si vive a tavolino, ma sulla propria pelle.”

Perché maternità è sinonimo di amore, come ha cercato in fondo di spiegare la nostra autrice con le sue parole semplici e mirate, a tratti malinconiche, a volte fredde e distaccate ma che nell’insieme danno una splendida forma al libro.

Maternità è una parola complessa, dolce e amara, triste e felice, debole e forte, a volte addirittura violenta, proprio come Madre Natura.

 

 

 

“La balia” di Nova Lee Maier, Leggereditore. A cura di Francesca Giovannetti

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Un thriller marcatamente al femminile con personaggi ben caratterizzati e descritti.

Miriam, caparbia poliziotta di Rotterdam che con il suo intuito non molla la presa su una assassina che soltanto lei riconosce.

Hennequin, la regina del male, oscura, diabolica, manipolatrice.

Didi, appena divenuta madre, fragile e condizionabile, piena di insicurezze e dubbi.

Nelly, la madre di Didi, personaggio chiave che fa la sua comparsa sul finale, figura che guida la svolta finale della trama.

Hennequin è l’infermiera che assiste Didi nel periodo post partum creando con lei un legame malsano di dipendenza psicologica, insinuandosi come veleno in una famiglia appena formatasi.

Miriam è il poliziotto tenace e silenzioso, che ricostruisce con fatica il passato di Hennequin. Le due donne sono legate da una tragedia recente e Miriam, non creduta e quasi compatita dai suoi colleghi, che vedono in lei solo un’ossessione priva di fondamento, ha come unico scopo quello di trovare la verità.

Il personaggio esce dallo schema-thriller, fin troppo abusato, del poliziotto tormentato e solitario.

Miriam è un giovane ispettore, aperta alla vita e alla possibilità di una relazione, non risucchiata dal proprio lavoro fino a perdere l’identità.

Una sola, potenziale, criminale la spinge oltre i confini, portando avanti un’indagine in solitaria; niente rocambolesche avventure, nessuna spericolata azione la accompagna lungo il suo percorso ma soltanto una minuziosa, certosina, paziente, capillare ricostruzione della vita di Hennequin. La trama prende un ritmo più vivace nell’azione finale, convulsa, rapida, risolutiva e inquietante.

Un thriller psicologico che va in crescendo di pari passo con la descrizione di Hennequin, gelida e spietata, che si cala nel ruolo di infermiera. Una figura che dovrebbe essere di aiuto e sostegno trasformata dall’autrice nella personificazione del male. Contrasto apprezzabile dal punto di vista narrativo.

Infine Didi, divenuta madre da pochi giorni.

Le frustrazioni di Didi non sono frutto della fantasia della scrittrice ma sono talmente reali da far identificare nel personaggio la gran parte delle mamme che si trova a leggere queste pagine.

Non c’è periodo più fragile e alienante di quello immediatamente dopo la nascita del proprio bambino.

Si diventa più deboli e influenzabili, si può rinascere o morire, a secondo delle persone che ti circondano.

La famiglia è il tema dal quale scaturisce la trama, tutto prende vita e forma dalla famiglia.

I rapporti tra genitori e figli e il modo di affrontare i lutti dei propri cari possono segnare il destino di una singola persona o di una generazione. La psiche emotivamente fluida di un bambino, se non adeguatamente compresa, curata e guidata può trasformarli in adulti pericolosi.

Il male può essere evitato?

La risposta è no.

Un’unica certezza rimane: il nastro del tempo non può essere portato indietro. Bisogna andare avanti, con il fardello delle azioni passate, tentando di costruire un futuro, nonostante tutto.

Un thriller psicologico in salita, con un’ascesa di rivelazioni sconvolgenti, fino all’epilogo fuori da ogni previsione.