“La balia” di Nova Lee Maier, Leggereditore. A cura di Francesca Giovannetti

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Un thriller marcatamente al femminile con personaggi ben caratterizzati e descritti.

Miriam, caparbia poliziotta di Rotterdam che con il suo intuito non molla la presa su una assassina che soltanto lei riconosce.

Hennequin, la regina del male, oscura, diabolica, manipolatrice.

Didi, appena divenuta madre, fragile e condizionabile, piena di insicurezze e dubbi.

Nelly, la madre di Didi, personaggio chiave che fa la sua comparsa sul finale, figura che guida la svolta finale della trama.

Hennequin è l’infermiera che assiste Didi nel periodo post partum creando con lei un legame malsano di dipendenza psicologica, insinuandosi come veleno in una famiglia appena formatasi.

Miriam è il poliziotto tenace e silenzioso, che ricostruisce con fatica il passato di Hennequin. Le due donne sono legate da una tragedia recente e Miriam, non creduta e quasi compatita dai suoi colleghi, che vedono in lei solo un’ossessione priva di fondamento, ha come unico scopo quello di trovare la verità.

Il personaggio esce dallo schema-thriller, fin troppo abusato, del poliziotto tormentato e solitario.

Miriam è un giovane ispettore, aperta alla vita e alla possibilità di una relazione, non risucchiata dal proprio lavoro fino a perdere l’identità.

Una sola, potenziale, criminale la spinge oltre i confini, portando avanti un’indagine in solitaria; niente rocambolesche avventure, nessuna spericolata azione la accompagna lungo il suo percorso ma soltanto una minuziosa, certosina, paziente, capillare ricostruzione della vita di Hennequin. La trama prende un ritmo più vivace nell’azione finale, convulsa, rapida, risolutiva e inquietante.

Un thriller psicologico che va in crescendo di pari passo con la descrizione di Hennequin, gelida e spietata, che si cala nel ruolo di infermiera. Una figura che dovrebbe essere di aiuto e sostegno trasformata dall’autrice nella personificazione del male. Contrasto apprezzabile dal punto di vista narrativo.

Infine Didi, divenuta madre da pochi giorni.

Le frustrazioni di Didi non sono frutto della fantasia della scrittrice ma sono talmente reali da far identificare nel personaggio la gran parte delle mamme che si trova a leggere queste pagine.

Non c’è periodo più fragile e alienante di quello immediatamente dopo la nascita del proprio bambino.

Si diventa più deboli e influenzabili, si può rinascere o morire, a secondo delle persone che ti circondano.

La famiglia è il tema dal quale scaturisce la trama, tutto prende vita e forma dalla famiglia.

I rapporti tra genitori e figli e il modo di affrontare i lutti dei propri cari possono segnare il destino di una singola persona o di una generazione. La psiche emotivamente fluida di un bambino, se non adeguatamente compresa, curata e guidata può trasformarli in adulti pericolosi.

Il male può essere evitato?

La risposta è no.

Un’unica certezza rimane: il nastro del tempo non può essere portato indietro. Bisogna andare avanti, con il fardello delle azioni passate, tentando di costruire un futuro, nonostante tutto.

Un thriller psicologico in salita, con un’ascesa di rivelazioni sconvolgenti, fino all’epilogo fuori da ogni previsione.

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