La Triskell edizioni presenta “Titano” di Gotens. Imperdibile!!

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Trama: 

Helios aveva sempre sognato di andare su Titano, quella luna così misteriosa lo aveva attirato fin da quando era bambino. Finalmente è riuscito a prendere parte a una spedizione destinata a entrare in contatto con la sua misteriosa popolazione; qualcosa però va storto e la navetta sulla quale sta viaggiando viene abbattuta. 
Salvo per miracolo, fa la conoscenza di Deimos, una creatura completamente bianca e dagli occhi viola, che incute paura al solo sentir pronunciare il suo nome. Helios è costretto a convivere con lo spietato assassino, ma pian piano la paura lascia il posto a un senso di sicurezza. E forse a un sentimento più profondo.

 

Dati libro 

Data di pubblicazione: 20 Aprile

Collana: Rainbow

Titolo: Titano
Autore: GotenS
Genere: Fantascienza
Lunghezza: 168 pagine
ISBN ebook: 978-88-9312-511-6

Prezzo: € 3,99

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“Spegnere il buio” di Teresio Asola, Eretica edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Il viaggio è fatale al pregiudizio,

al bigottismo e alla ristrettezza mentale.”

Raramente inizio delle recensioni raccontando le emozioni e le suggestioni che un testo mi procura.

Non perché io sia un cyborg ma perché a volte mi lascio trasportare dal mio lato sociologo, e affronto il tema del libro che, secondo la mia misera opinione, può servire alla crescita personale e societaria di questa realtà spesso decadente.

Nel testo di Teresio Asola, invece, le immagini scorrono vivaci sotto gli occhi, occhi che tornano bambini, che si beano di una luce che brilla anche nel buio.

Al contrario di quello che racconta la trama, non è il buio reale a essere protagonista, anzi. In questo testo, nonostante si parli di una parte del mondo che molti chiamano erroneamente terzo, come se fosse una periferia folcloristica che serve soltanto per farci sentire migliori, la luminosità si propaga da ogni parola.

La trama è al tempo stesso intrigante e semplice, Tiziano si è incaricato di patrocinare e “vendere” un ambizioso progetto energetico.

Pensò al socio di maggioranza dell’azienda. Era stato Nesto a mandarlo in Madagascar per il Progetto Duemila delle Nazioni Unite, che ambiva alla riduzione di povertà, fame, malattie, analfabetismo, degrado ambientale e discriminazione di genere….Il progetto malgascio, che coinvolgeva una Ong di New York, i Rotary Club di New York e Antananarivo e l’Università dell’Oklahoma, mirava a trasformare i villaggi rurali in comunità tecnologicamente all’avanguardia

Il punto di partenza è quindi piuttosto immediato: il buon occidentale va a potare un briciolo della sua fantastica civiltà nel paese arretrato.

Storia trita e ritrita direte voi.

Se non fosse che, Asola, il suo progetto letterario lo stravolge.

In quelle zone al confine con l’africa e il Madagascar, dove si intrecciano civiltà apparentemente diverse e orgogliose della loro specificità, il mondo grigio e forse noioso del buon Tiziano si illumina di…colori.

Ma signore, qui non siamo in Africa. L’Africa è un’altra cosa, noi siamo nell’Oceano Indiano. Ci sono influenze asiatiche, qui».

È l’incontro con questo caleidoscopio di umanità così variegata e felice di vivere, che provoca in Tiziano una sorta di ipnosi.

È affascinato da tutto e anche impaurito da quella vitalità così giovane e ridente nonostante una povertà che spesso li priva dei classici comfort. Nonostante la carenza energetica, nonostante quel buio che di notte invade i pensieri, dal suo albero ode schiamazzi e feste, ode risate, musica, la vivacità di un popolo capace di godere della semplicità offerta da un tamburo e da un corpo che balla.

Qui non è Africa… “; si guardò attorno, e nonostante i batuffoli di cotone nelle orecchie gli arrivavano il tramestio, il vociare, le musiche e le grida d’imbonitori della piazza impazzita di festa che trapelavano dagli scuri serrati. Si rincantucciò sotto le coperte di lana e si abbandonò a quella notte invernale di giugno. Alle due passate si svegliò; c’era rumore, ancora, e il banditore che all’altoparlante dava fuori le ultime urla armoniose. Poco dopo la musica di strada e le voci lasciarono spazio al silenzio.

Ed ecco che episodi rapidi si susseguono come in un film, fotogrammi, attimi che condensano emozioni così immediate, un fermento di vita così rivoluzionario che improvvisamente il grigiore di una civiltà che ha perso la sua capacità di ridere con poco, diventa un lontano ricordo. Tiziano da questo viaggio ne uscirà cambiato, così legato a un mondo che in fondo non sente affatto lontano, nonostante lo stupisca giorno per giorno.

Lo stupiscono le persone incontrate per le strade:

Un uomo camminava con una gorba sul capo piena di enormi pani, una donna procedeva dritta bilanciando un cesto in testa, un giovane proponeva uno strumento musicale cilindrico con corde metalliche, gruppi di bambini andavano a scuola in divisa, un venditore ambulante proponeva timbri di gomma, due ragazzi trainavano ognuno un carretto colorato a due ruote pieni l’uno di verdure e l’altro di frutti, un venditore di giornali teneva in equilibrio sulle braccia una pila di quotidiani disposti in verticale perché se ne vedesse la prima pagina. Ovunque sorrisi e allegria.

il mercato ricco di colori:

trattenne uno sguardo di rassegnazione, tornò a osservare la folla del mercato, ormai diradatasi come la polvere sollevata dal ciclomotore troppi minuti prima. L’unico pneumatico che viaggiava sulla strada gialla era quello lanciato dalle mani gracili dei due bambini. Sembrava un quadro di De Chirico.

lo stupiscono i luoghi, persino il cibo:

Si servì di un croissant, ne apprezzò la fragranza e lo posò sul piatto; con le mani pinzò una baguette croccante, che come il croissant pareva fatto a Parigi; ne tagliò rotelle che spalmò di una marmellata di mango, litchi e banana confezionata in minuscoli vasetti di vetro. Incoraggiato dai profumi e dal gusto del croissant e del pane, si tagliò una fetta di torta di frutta. ‘Lassaggio gli confermò quel che aveva letto: i prodotti di pasticceria, di derivazione francese, erano assai buoni. Provò, contravvenendo ai consigli di Mara, la macedonia di frutta fresca; ne pescò una cucchiaiata da una ciotola di vetro. E si sentì in dovere di provare un ottimo yogurt della Tiko, azienda lattiero-casearia di proprietà del Presidente della Repubblica

Lo stupisce quel buio ricco di luce che è andato a debellare:

Ma la domanda che mi sono posta, mentre mi facevo affascinare dall’atmosfera del testo era:debello il buio». La frase gli era venuta d’istinto avendo visto poco prima l’avviso sui blackout, e la notte precedente quell’oscurità sulle strade. Gli era venuta più efficace che se l’avesse pensata per giorni. «Bravo tu» rise tuonante l’ambasciatore «ma il buio dell’animo, il buio del cuore, o il buio degli occhi?»

Che buio spegne quindi il nostro libro?

Allora mi sono risposta da sola, quando Teresio ha sottolineato:

lui era interessato al mondo di bambini, ragazzi, giovani. Tutti parevano giovani. Strana impressione, venendo dall’Italia, così anziana.

Il buio che si spegne è quello del pregiudizio.

Quando ci avviciniamo all’Africa lo facciamo sempre con un grammo di compassionevole pietà.

Ci sentiamo vicini a quegli esseri così sfortunati da nascere nella parte del mondo meno ricca. Noi sì che siamo privilegiati, chiusi nelle nostre comode case, con la tecnologia che ci permette di vivere una vita attraverso lo schermo. Senza ballare se non per sfinirci di delirio di onnipotenza, laddove balliamo per postare le foto su Instagram; beviamo superalcolici per annichilire una costante paura della solitudine; siamo immersi in case molto più grandi del villaggio malgascio. Eppure, molto più soli.

Non si ride se non è politicante corretto farlo, per mostrarsi riconoscenti dei tanti doni.

Il buio che si spegne è quello del pregiudizio.

Quando ci avviciniamo all’Africa lo facciamo sempre con un grammo di compassionevole pietà. Ci sentiamo vicini a quegli esseri così sfortunati da nascere nella parte del mondo meno ricca. Noi sì che siamo privilegiati, chiusi nelle nostre comode case, con la tecnologia che ci permette di vivere una vita attraverso lo schermo. Senza ballare se non per sfinirci di delirio di onnipotenza, laddove balliamo per postare le foto su Instagram; beviamo superalcolici per annichilire una costante paura della solitudine; siamo immersi in case molto più grandi del villaggio malgascio. Eppure, molto più soli. Non si ride se non è politicante corretto farlo, per mostrarsi riconoscenti dei tanti doni.

Ma il sorriso non arriva agli occhi: non sentiamo quel gusto della vita, non si balla a tarda notte per le strade.

Non si suona e soprattutto non si è felici.

In Africa, nell’Africa raccontata da Teresio, i sorrisi veri abbondano:

Di là, rumori, polvere e sorrisi africani.

È la Parola che appare più volte:

mentre con la telecamerina riprendevo volti, sorrisi, occhi, mamme stanche di miserie ma rallegrate dal fagotto sulla schiena di bimbi con sguardo radioso.

strepiti, cori, canti, allegria e sorrisi. Un ragazzo allungò impertinente la lingua sorridendo, gli occhi fuori dalle orbite, sgranati dall’eccitazione.

Io non potrei scrivere dell’Europa in questo modo, non potrei ripetere la parola sorrisi.

Allora sono necessari libri come questo, che spengono il buio dell’ignoranza, della convinzione e della supponenza.

Perché il vero viaggio inizia solo quando si getta la maschera quotidiana e si inizia di nuovo a essere se stessi.

E con questo libro, credetemi, quella maschera non la indosserete mai più.

“Occhi dal passato” Di Marco Moretti, Eretica editore. A cura di Irene Ceneri

 

Recensire un libro non è mai un compito semplice. recensire questo mi rende il compito ancora più duro. OCCHI DAL PASSATO, nel titolo in realtà, è racchiusa ogni cosa.

Un libro che devo dire mi ha conquistata molto. Una storia intrigante che vede intrecciarsi in modo incredibile passato e presente, quasi una stesura cinematografica, si legge il libro vedendo perfettamente il film che scorre davanti ai nostri occhi. 

Il libro non lascia troppo respiro, i capitoli non sono Presenti, l’intera storia procede in avanti senza voltarsi mai, probabilmente lo scrittore ha fatto una scelta ragionata a tal proposito, proprio per lasciare questo senso di velocità senza spazio di pensiero. Quasi come quando tutti noi ci prendiamo 10 minuti per  cercare di capire che cosa stia accadendo, come se d’un tratto ci domandassimo come siamo arrivati a quel punto.

Il punto esatto in cui per evitare di rifare errori del passato, se ne commettono di nuovi.

Un libro che regala emozioni di vario genere, e che sopratutto può essere lo specchio delle nostre vite. Si, perché in un personaggio o nell’altro della storia, possiamo ritrovarci tutti.

Quante volte ci capita di scovare un particolare che ci ricorda di scelte fatte in passato, di situazioni non chiuse, di emozioni vissute troppo o perdute.

 

Non credi sia meglio evitare film già visti?”

E se tu sbagliassi? Se non fosse una replica, ma una prima visione?”

Le seconde chance “sono” repliche, non si tratta di nuove sceneggiature”

Quindi se un regista cambia il soggetto, non vincerà comunque alcun premio?

 

Ecco! Tutto ha inizio da qui, e la vita comincia a cambiare.

Rileggerò questo romanzo tra qualche tempo, perché sono sicura che possa ancora regalarmi nuove emozioni, lasciando scoprire di se ancora qualcosa.

Consiglio davvero questa lettura, a chi vuole riscoprire pensieri che sembravano essere scomparsi.

Un viaggio complicato ed interessante.