La Triskell edizioni oggi ci presenta “La ragazza del suo migliore amico” di Cathryn Fox. Imperdibile!

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Trama:
Con un piccolo aiuto – e un piccolo calcio – della sua amica, potrebbe riuscire a ottenere l’uomo che vuole.
Lo Sky Bar di Skylar Redmon è frequentato regolarmente da soldati sexy. Eppure, lei è sola, e la cosa la sta stancando. Non le interessa un uomo che le faccia perdere la testa in camera da letto, lei vorrebbe solo un ragazzo stabile, gentile e compassionevole.
Peccato che quel ragazzo la veda ancora come la ragazzina con i codini della loro infanzia, e non come la donna forte che è diventata oggi. Ma forse, con un piccolo aiuto, le cose possono cambiare.
Come ex paramedico dell’ambulanza sul campo, Matt James è bravo a operare sotto pressione. Fingere di essere interessato a Skylar per aiutarla ad attirare l’attenzione del suo migliore amico? Niente di più semplice, perché non dovrà fingere. È innamorato di lei fin dalle scuole elementari, ma non ha mai fatto nulla per farglielo capire. Lei si merita qualcuno che possa offrirle di più.
Un tocco porta a un bacio, e un bacio a una notte che porta una – o tre – perversioni nel piano di Sky. Lasciandola a chiedersi se non stia inseguendo l’uomo sbagliato… e rischiando che quello giusto le scivoli dalle dita.
Avvertenza: in questo libro troverete una ragazza che ha messo gli occhi sul premio sbagliato e un piano molto debole… ma anche un eroe che di forza ne ha da vendere.
Ogni libro della serie Line of Duty può essere letto singolarmente.

 

Dati libro 

Data di pubblicazione: 25 maggio

Collana: Romance

Titolo: La ragazza del suo migliore amico
Titolo originale: His Best Friend’s Girl
Serie: In the Line of Duty #5
Autore: Cathryn Fox
Traduttore: Elisa Ponassi
Genere: Contemporaneo
Lunghezza: 164 pagine
ISBN ebook: 978-88-9312-522-2

Prezzo: €4.49

Oggi il blog consiglia il libro “Metamè” di Elisa Biffi Corni. Assolutamente da non perdere!

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Un giallo ambientato nelle Marche, tra Urbino e Goccialuce, frutto della penna dell’autrice. Omicidi e lettere anonime si intrecciano a temi forti quali la sessualità nella malattia, la malavita organizzata, la violenza sulle donne, il riscatto della propria vita.

 

 

Sinossi

Jarek Soncini è un giovane commissario da poco tornato a Urbino, città che aveva fatto da cornice ai suoi più felici ricordi. Ama la stessa terra che teme, ricorda scosse caratteristiche di quei posti, di lieve o maggiore entità, ma di cui non fidarsi mai.
Un giorno una chiamata fugace e un passaggio in auto da parte di un suo subordinato lo conducono per la prima volta a Goccialuce, un angolo pittoresco sulla costa marchigiana connotato da un faro che ne motiva il nome, a causa del ritrovamento del cadavere di una giovane donna in un campo poco distante dal caratteristico centro storico. È di bell’aspetto nonostante il rigor mortis non le renda pienamente giustizia, ben vestita e curata, uccisa da un violento colpo alla testa. Jarek nota alcuni particolari come suo solito, poi procede in prima persona agli interrogatori e tocca con mano il polso della situazione in cui versa Goccialuce, sebbene già i discorsi in auto non avessero lasciato adito a titubanze in merito. Pare che la maggiore attrazione turistica locale, nonché la maggior fonte di guadagno, sia un esteso giro di prostituzione che, snodandosi fra i vicoletti, infastidisce non poco i residenti. Ben presto le indagini collegano la vittima al giro di prostituzione, sebbene vi sia una spiegazione al suo non apparire una trasandata donna sfruttata a fini sessuali come talune altre lì attorno. Jarek fa anche la conoscenza di una giovane particolare ragazza, Odette, neofita del giro, molto caparbia e brillante, la cui capacità di elocuzione lo attrae tanto quanto i contenuti provocatori, che spesso fanno breccia.
Proprio quando il commissario fa arrestare il sospettato al quale conducono più indizi, lettere anonime e una nuova vittima gli fanno capire che le indagini non sono affatto terminate, ma anzi si trova di fronte all’inizio di un rebus destinato a mettere in discussione le sue certezze e a fargli conoscere situazioni fino ad allora inesplorate.

 

 

L’Autrice

Già autrice di

“Ghiaccio nel magma” (2015) e “Solo sulle tue gambe – Siamo tutti diversamente abili” (2016),

Elisa Biffi Corni, classe ‘95, vive da sempre a Calusco d’Adda, in provincia di Bergamo. Laureata nel 2017 in Mediazione Linguistica e Culturale a Milano, si occupa di volontariato e parità dei diritti.

 

 

Dati libro 

ISBN: 9788827858882 Titolo:

METAMÈ Genere: Giallo

Prezzo di copertina: € 13,50

Pagine: 236 Data di uscita: 2018

Collaborazioni per progetti legati al libro con:

Natalia Vavassori, designer di gioielli a Calusco d’Adda (BG)  confezione regalo con segnalibri realizzati e scritti a mano.

Michele Belotti (in arte Mich) compositore, musicista e cantante di Ciserano (BG) e Aurora Biffi cantante di Calusco d’Adda (BG)  realizzazione di un progetto musicale appositamente creato per questo romanzo

Intervista di Alessia Mocci a Franco Rizzi: vi presentiamo il romanzo Anni difficili (Fonte http://oubliettemagazine.com/2019/05/13/intervista-di-alessia-mocci-a-franco-rizzi-vi-presentiamo-il-romanzo-anni-difficili/ )

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“Tutti noi corriamo il rischio di cadere in un baratro, piccolo o grande, mentre percorriamo la strada della nostra vita e tanti “furbetti” sono lì pronti per aiutarci. Dal prete che promette un felice “al di là”, magari migliore, se i tuoi beni li lasci in eredità a chi di dovere “al di qua”, per non parlare delle ciarlatane scuole di pensiero che ripropongono il ben noto “nosce te ipsum”.”

 Franco Rizzi

 

Franco Rizzi è nato a Torino nel 1935, sin da bambino ha vissuto a Milano, città nella quale si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso il Politecnico. Da giovane ha lavorato nella ditta creata da suo padre nel 1938 come progettista di impianti per il risparmio energetico.

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Ha dimostrato di aver capacità notevoli ed i “suoi figli di ferro” ‒ in questo modo egli stesso denomina gli apparecchi di sua progettazione ‒ sono installati in raffinerie di petrolio sparse in tutto il mondo, a bordo di molte navi ed in molte centrali termoelettriche. Lavoro che gli ha dato la possibilità di viaggiare e di conoscere paesi in modo approfondito grazie alla collaborazione con agenti locali che gli hanno mostrato l’altra faccia dell’Asia, dell’America, dell’Africa, quella non turistica.

Appassionato di letteratura e scrittura, di quel mondo artistico che instrada alla conoscenza dell’uomo e del mondo per decine di anni ha scritto migliaia di pagine di appunti che solo recentemente ha trasformato in romanzi. Storie vere, episodi vissuti in ogni parte del globo che diventano carta stampata.

Vengono così alla luce “1871 ‒ La Comune di Parigi”, “Luca Falerno ‒ Caccia nelle Murge”, “Mini ‒ Storia di un pittore”, “1945 ‒ Anno zero sul lago”, “… scrivimi!, Il delta del Nilo”, “Anni difficili” ed un neo progetto di una casa editrice con pubblicazione gratuita, La Paume Editrice.

In questa intervista puntiamo il focus sul romanzo “Anni difficili” che traccia l’Italia a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 divisa fra la dura lotta di classe e di ideali fra irriducibili della liberazione del 1945, seguaci del sessantotto e fazioni nostalgiche di estrema destra; la massoneria deviata che si stava formando e l’espansione sempre più energica della mafia siciliana.

 

A.M.: Ciao Franco è un piacere aver l’opportunità di dialogare nuovamente con te per presentare ai lettori la tua ultima pubblicazione: “Anni difficili”. In un’intervista del dicembre del 2017 avevi accennato velocemente l’argomento del libro senza dare, però, anticipazioni. La stesura è iniziata dopo il 2017 oppure negli anni avevi raccolto appunti che ultimamente hai amalgamato?

 

Franco Rizzi: La stesura del libro è molto antecedente al 2017. Inizia circa dieci anni dopo il periodo preso in esame dal libro e cioè i sette anni dal 1974 al 1981. Quel periodo è stato un momento molto intenso per la mia vita, è stato un periodo centrale cui sono seguiti, direi come una sorta di contrappasso, alcuni anni di disimpegno più o meno fino alla caduta del muro di Berlino. Anno dopo anno ho sempre tenuto una rubrica dei fatti che hanno interessato la mia vita e così con gli anni ‘90 ho iniziato a raccogliere dati e notizie e successivamente metterli insieme e correlarli ai personaggi, alcuni come ho scritto presi dalla realtà di quei giorni. Per tante ragioni, alcune ovvie, sono poi trascorsi molti anni prima che il libro vedesse la luce e fosse dato alle stampe.

A.M.: L’espressione “anni di piombo” è ripresa dal film omonimo della regista Margarethe von Trotta ed utilizzata per un periodo storico italiano che va circa dalla fine degli anni Sessanta agli inizi degli anni Ottanta. Ho dunque ragionato sul titolo da te scelto “Anni difficili” volendo accostare “piombo” a “difficili” e cercando nell’etimo di piombo, oltre al latino “plumbum” di derivazione greca (πέλιος – blu-nerastro), ho trovato dal sanscrito “bahu-mala” con traduzione: molto sporco. Così il piombo diviene un concetto oscuro, molto sporco e che richiede uno sforzo dell’intelletto per essere inteso. È sotto questo punto di vista che ho esaminato il tuo nuovo romanzo e l’epoca storica che hai voluto raccontare. Ritieni che le cause di quei ripetuti massacri siano stati compresi dagli italiani che li hanno vissuti oppure che si siano semplicemente annidate sempre più in profondità?

Franco Rizzi: Gli anni di piombo, il piombo scuro delle pallottole, è stato un brutto e oscuro periodo della nostra storia più recente. Molti di quelli che ne sono stati protagonisti oggi sono morti e altri ancora vivi preferiscono non parlarne più, fiduciosi forse di essere arrivati in un tempo migliore. A quel tempo spesso si sparava per uccidere, altre volte solo per ferire, ma intimidire gli avversari e farli uscire di scena, questo veniva detto gambizzare. Il tutto era simile, mutatis mutandis, a quanto era già avvenuto nei tristi anni dal 1919 al 1922 e descritto molto bene nel bel libro “M il figlio del secolo” di Antonio Scurati uscito di recente. Oggi possiamo forse concludere che in quel periodo abbiamo assistito a una resa dei conti per quella mancata guerra civile, che non aveva trovato sfogo con il 25 aprile 1945 per la presenza massiccia delle truppe alleate presenti in Italia. Ovviamente adesso la maggioranza degli italiani ritiene ormai chiuso quel capitolo e anch’io ho addolcito il titolo riducendo il pesante anni di piombo a quello di “Anni difficili”.

 

A.M.: Il mio anno di nascita è il 1982, non sono stata testimone degli anni di piombo e purtroppo con i programmi scolastici di storia non si arriva mai a studiare questa parte nefasta dell’Italia. I trentenni e quarantenni di oggi non conoscono le vicende che hanno portato alle stragi e quando qualcuno accenna nei programmi televisivi sembra quasi un argomento tabù, si citano gli attentati, si ricordano i morti ma non si parla mai del perché e del come si è arrivati a tutto quell’odio riversato per le strade.

Franco Rizzi: Naturalmente chi è nato dopo gli anni ‘80 non conosce i fatti e i misfatti di quel triste periodo. Il tutto era nato come rivendicazione sociale prima nel 1968 in Francia (il maggio parigino) e l’anno dopo in Italia, l’autunno caldo del 1969. Ovvio che “chi di dovere“ ci mettesse subito lo zampino con la bomba alla Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano. Poi l’odio è stato fomentato in un crescendo di attentati e contro attentati, di attacchi e di vendette, effettuati da militanti estremisti di destra e di sinistra. E qui torniamo alla mia risposta precedente. Gli anni di piombo sono stati anni di duro scontro tra nostalgici fascisti e nostalgici comunisti leninisti, ma approfittando di questo fatto anche mafia e servizi segreti hanno partecipato alla bagarre. Naturalmente una organizzazione solida, bene innervata nella politica come la mafia è sempre pronta ad approfittare delle circostanze e così è stato. In conseguenza dopo gli anni di piombo, rimase proprio la mafia a fare da contraltare allo stato con i ben noti attentati dinamitardi di via dei Gergofili e di via Palestro a Milano, sfociati poi nella trattativa stato-mafia con gli ultimi processi ancora in corso ai giorni nostri.

 

A.M.: Nel romanzo “Anni difficili” ci sono tre protagonisti principali: Aldo Devita, Gianni Trapani e Vicente Razini che, trasportati in analogia con il regno animale, si identificano bene con il lupo, l’agnello e la volpe.

Franco Rizzi: Dei tre personaggi principali del romanzo, Aldo Devita è sicuramente il lupo e l’ho preso dalla realtà. È stato uno di quegli uomini, “diabolici” che ho conosciuto. Era davvero un lupo malvagio, ma travestito da persona per bene e dotato di un grande fascino al quale era difficile sottrarsi. Gianni Trapani invece l’ho creato per farne l’io narrante delle losche trame di Aldo e di altri fattacci connessi alla mafia, alla droga e al Venezuela. Così possiamo definirlo un agnello, ma un agnello finto e scaltro, adatto per poterlo infilare nelle tane dei lupi. Vicente Razini è una simpatica volpe, anche lui è preso dalla realtà, il nome con cui compare nel romanzo è quasi uguale al suo nome vero, è deceduto da poco e le sue due figlie vivono tuttora in Venezuela. Chi l’ha fatto diventare ricchissimo sono io e il racconto del come questo sia potuto accadere, è assolutamente veritiero. Aveva un anno più di me, ma mi aveva sempre considerato il suo fratello maggiore, il suo mentore, e mi dispiace veramente che nell’ultima parte della sua vita fosse stato colpito da una sorta di demenza senile.

 

A.M.: Oltre alla politica, oltre agli scontri tra fazioni ideologiche diverse troviamo due forze importanti: la mafia siciliana e la massoneria deviata. “Deviata” perché non rappresenta più i valori delle antiche associazioni iniziatiche ma si occupa principalmente di traffico di denaro e sovversione dell’assetto socio-politico. Gianni Trapani, infatti, si trova all’interno di questi due mondi senza conoscere le regole del gioco, non è conscio di ciò che accade ma è portato avanti da due pulsioni: la curiosità e la disperazione. Che cosa consiglieresti ad una persona affetta da queste pulsioni?

Franco Rizzi: Massoneria deviata: ho dei dubbi che ne esista una diversa. Il rifarsi a una associazione corretta, non deviata, che si richiami ad antichi valori iniziatici è fittizio, nessuno li considera adatti per la vita attuale, tutti sentono invece il fascino dell’associazione segreta. Ogni uomo incontrando uno sconosciuto vorrebbe trovare invece un “fratello” che condivida le sue stesse idee, che si apra a lui senza i filtri e le distanze che dividono gli uomini. Di qui a fare “delle cose” insieme, ad avere interessi privati in atti pubblici il passo è breve. Anche Gianni Trapani cade in questa trappola e crede che la massoneria possa essere una salvezza in un periodo politico oscuro. La sua curiosità non viene soddisfatta e invece è usato senza scrupoli. Non viene minimamente aiutato e finisce in uno stato di povertà. E nel desiderio di uscirne cade nel baratro più profondo e diventa un omicida. Tutti noi corriamo il rischio di cadere in un baratro, piccolo o grande, mentre percorriamo la strada della nostra vita e tanti “furbetti” sono lì pronti per aiutarci. Dal prete che promette un felice “al di là”, magari migliore, se i tuoi beni li lasci in eredità a chi di dovere “al di qua”, per non parlare delle ciarlatane scuole di pensiero che ripropongono il ben noto “nosce te ipsum”. La semplice verità è che non abbiamo altra salvezza se non in noi stessi.

 

A.M.: Che cos’è il bene comune? L’uomo può costruire una società fondata sul bene? Oppure è l’illusione di molti creata ad hoc dai pochi?

Franco Rizzi: Il cosiddetto bene comune non esiste. Ovviamente è un miraggio, creato da pochi, per incanalare in una certa direzione gli sforzi che ognuno di noi fa per la propria esistenza. Il detto l’unione fa la forza, il fascio littorio sono esempi di questa illusione.

A.M.: Hai in programma delle presentazioni del libro?

Franco Rizzi: Per adesso non ho in programma alcuna presentazione di questo libro. Credo sia un libro un po’ difficile. Forse in futuro.

 

A.M.: Ricordo ai lettori che alcuni anni fa hai fondato la casa editrice La Paume. Quali sono state le pubblicazioni del 2018 e 2019?

Franco Rizzi: La casa editrice La Paume sta appena muovendo i primi passi e non ha ancora un catalogo strutturato. Spero di tornare su questo in una prossima intervista.

 

A.M.: Salutaci con una citazione…

Franco Rizzi: Non v’è sentiero alcuno difeso contro la forza del destino e l’inclemenza del fato.” − Pedro Calderon de la Barca

A.M.: Franco, ti ringrazio per queste sincere risposte che, per il lettore attento, portano profonde riflessioni sull’Italia di ieri e di oggi. Ti saluto con i versi di Pietro Metastasio: “Chi vede il pericolo,/ né cerca di salvarsi,/ ragion di lagnarsi/ del fato non ha”.

 

 

 

Written by Alessia Mocci

Info

Sito Franco Rizzi

http://www.francorizzi.it/

Facebook La Paume Editrice

https://www.facebook.com/LaPaumecasaeditrice/

Fonte

http://oubliettemagazine.com/2019/05/13/intervista-di-alessia-mocci-a-franco-rizzi-vi-presentiamo-il-romanzo-anni-difficili/