Torna un grande maestro della parola scritta, capace di creare suggestioni indimenticabili nei suoi lettori. “Quando Berta Filava” del grande Alessio del Debbio. Un libro che non deve assolutamente mancare nelle vostre librerie.

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UN VIAGGIO NEL FOLCLORE TOSCANO

ARRIVA IN LIBRERIA “QUANDO BETTA FILAVA”, I RACCONTI FANTASTICI DI ALESSIO DEL DEBBIO

Arriva in libreria “Quando Betta filava”, il nuovo lavoro dello scrittore viareggino Alessio Del Debbio, che ci porta alla scoperta delle tradizioni popolari e delle leggende toscane. Il libro, edito da NPS Edizioni (prezzo di copertina: 14 euro), raccoglie infatti quindici racconti fantastici ispirati al folclore della nostra regione.

Molto tempo fa, il mondo era pieno di meraviglie: non era raro, per gli incauti viandanti, imbattersi in chimere e diavoli tentatori, folletti e cavalieri erranti. Ma solo chi aveva occhi attenti, e mente aperta, poteva ammirare i tesori nascosti negli anfratti delle Alpi Apuane e in Maremma, immergersi negli abissi del mare e camminare per l’antica Tirrenide. Nelle pagine di “Quando Betta filava” si muovono creature fantastiche che popolavano la Toscana e, chissà, magari la popolano tutt’oggi, sfuggendo allo sguardo distratto dell’uomo moderno.

«Con questo libro ho voluto omaggiare la ricchezza folcloristica della nostra regione, divertendomi a recuperare leggende e tradizioni, spesso dimenticate, per impedire che vadano perdute» dichiara Alessio Del Debbio. «Ecco allora che nei racconti di “Quando Betta filava” rivivono gli streghi e i serpenti volastri della Lucchesia, i sarasin della Lunigiana, il gatto mammone e le pericolose strigi, le fate marinare di Orbetello, Kinzica de’ Sismondi e molte altre storie».

La copertina è stata realizzata da Marco Pennacchietti, disegnatore di ambito internazionale e autore del videogioco “Just One Time”.

Quando Betta filava” è già disponibile sul sito NPS Edizioni (https://www.npsedizioni.it/), il marchio editoriale dell’associazione culturale Nati per scrivere, e ordinabile in libreria e su tutti gli store di libri.

L’associazione culturale Nati per scrivere nasce nel 2016 da un gruppo di appassionati lettori, decisi a promuovere la cultura del libro e a valorizzare gli scrittori emergenti, soprattutto locali. Organizza eventi e incontri letterari, reading e laboratori di scrittura a Viareggio e nei dintorni. Nel 2018 ha lanciato il marchio editoriale NPS Edizioni, specializzato in libri fantasy, horror e mistery per tutte le età.

Contatti:

Associazione culturale Nati per scrivere:

Piazza Diaz 10

55041, Camaiore (LU)

Sito NPS Edizioni: https://www.npsedizioni.it/

Pagina Facebook NPS Edizioni: https://www.facebook.com/npsedizioni/

Adiaphora editore annuncia una grandiosa novità: la ripubblicazione del libro di Valentina Villani “Ape bianca”. Da non perdere!

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«Un racconto sospeso tra la vita la morte. Valentina ripercorre il dolore vissuto negli ultimi mesi di vita della madre e la faticosa ricostruzione di un’integrità psicologica minata da questa perdita precoce.»
Paola Mauti, SUL ROMANZO

«Una lettura intimistica, una riflessione sul vuoto incolmabile che comprime le nostre esistenze dopo che coloro che abbiamo amato ci hanno lasciato.»
Mariangela Cutrone, IL CORRIERE NAZIONALE

 

 

TRAMA:

La perdita precoce di un genitore è un’esperienza dolorosa e paralizzante. Chi la vive subisce una crudele disconnessione da una parte profonda di sé, tanto che pensieri ed emozioni paiono precipitare in un vortice sinuoso e inesorabile come l’interno di una conchiglia.
E, quando il rapporto tra madre e figlia si rivela complesso, intricato, conflittuale, eppure intimamente profondo, quell’assenza si manifesta in tutta la sua brutalità dilatandosi in un atroce senso di irrisolutezza.
La nascita di un figlio durante la malattia fatale della madre conduce l’autrice in un luogo sospeso tra vita e morte, un regno di opposti dominato da un’atmosfera onirica.
Le sue parole rievocano la faticosa esplorazione di sé alla ricerca di quell’assenza, di quella madre prima presente ma distante, affettuosa eppure eclissante, e delle sue reliquie ora spezzate e pungenti.
L’analisi introspettiva del ricordo diventa, così, evento di riconciliazione. 


VALENTINA VILLANI
Nata a Roma, dove vive e lavora come psicologa e psicoterapeuta, coltiva la passione per la fotografia e la sceglie come mezzo per raccontare storie di vita, di dolore, intime sensazioni e denuncia sociale. Ha partecipato a diversi concorsi e organizza mostre fotografiche. Nel 2015 vince il concorso nazionale bandito dall’associazione 
Il filo di Eloisa, per la valorizzazione del pensiero e della creatività femminili, con un progetto di cinque foto e relativi testi. Il progetto è stato pubblicato nel volume Lo spazio consapevole (Iacobelli Editore).

 

“La notte del b(r)uco” di Carmine Menzella e Carmen Cirigliano, Eretica edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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La notte del bruco non è il solito libro incentrato su fatti più o meno concatenati e sull’elemento scenico dell’azione criminosa o salvifica.

E’ un testo ricco di immagini che scorrono veloci, intente a suscitare suggestioni e sopratutto, a stuzzicare il lato emozionale del lettore.

Esso si trova cosi avvinto in una serie di flash dominati da una notte strana, fatta di fuoco e temporali, oscura come oscuri sono i meandri delle anime dei vari protagonisti.

Ecco che il tuono, la devastazione naturale e innaturale rea, di essere impersonata da un atto doloso, fa da sfondo alla stressa orribile devastazione che invade e investe, le vite delle vittime/ colpevoli. Vittime di un sistema simbolizzato dal paese corrotto, gabbia dalla quale è difficile evadere ma al tempo stesso colpevoli di un certo lassismo, della volontà di non incidere davvero su questo malevolo substrato intrecciato da interessi economici e da una corruzione profonda, partita forse da una perniciosa dalla volontà di rivalsa.

E che risponde, invece, agli stimoli che pungono la volontà e la coscienza, con l’oblio.

L’oblio di una droga additata come l’unica modalità per riempire il vuoto, dall’ebbrezza dei locali e dell’amore pret a porter.

O semplicemente dalla scelta o meglio non scelta, del posto sicuro, da cui si lanciare anatemi, ma senza che questi alla fine, possano essere presi sul serio.

Anche la radio, la comunicazione che dovrebbe liberare le coscienze legate, diventa un labile, comodo e sicuro luogo per mentire a se stessi: io cerco di fare il mio dovere, peccato che nessuno raccolga la sfida.

Ma è un dovere limitato perché non si agisce mai davvero contro il potere.

Anzi, spesso, esso osserva beffardo i deboli tentativi apparenti di abbatterlo, sapendo che un solo gesto, una sola sfuriata riporta il mesto gregge al suo recinto arido.

Un testo di sconfitta.

La sconfitta di chi si lascia sopraffare dal dolore che anestetizza la compassione e si rende strumento per perpetuare la violenza, trasformando una rabbia sana, quella capace di farci uscire dal labirinto, una mera inutile voglia di vendetta.

Annegare il dolore nel sangue equivale ad anestetizzarlo, affinché esso non svolga più la sua fondamentale azione redentiva.

Persino la musica, lingua dei popoli, voce degli abbandonati, pugno in faccia capaci di sveglierà il dormiente, diviene in questo libro soltanto facinorosa e inutile narcisismo con cui cullare il proprio ego.

La musica qua raccontata non ha la forza evocativa dell’ideale etico, piuttosto quella illusoria che rende il perdente, il dandy invidiato capace di raccontare, quasi gioendone, il dramma del vivere, senza però che questo dramma conosce l’epilogo.

E’ il dolore che resta inascoltato e che ci catapulta all’improvviso in un modo distorto dalle fiamme del potere senza regole.

Interessi, intrecci tra politica e finanza, compromessi e legami occulti tra criminali e quella giustizia che oramai è solo la facciata per i burattini, divengono evidenti, cosi come è evidente il lampo che squarcia la notte buia.

E alla fine quel paese cosi decrepito, cosi ripiegato in se stesso, diviene la parabola di noi stessi.

Noi che non vogliamo sfuggire a quei legami corrotti, che preferiamo intorpidirci, che vogliamo semplicemente non esistere, perché:

Si fa fatica a vivere, è un peso troppo carico. I giorni

si succedono solo per

distribuire insensatezza, dosi massicce

di insignificanza che

schiacciano, comprimono sotto il peso.

E cosi il mondo caotico, affannato alla ricerche di un perché senza che quel perché risolva davvero i nodi che legano i protagonisti a un destino fatuo senza futuro, adombrati dal passato e con un presente che.

Il futuro non si vede, non c’è,

non esiste. Il presente è pieno, troppo pieno, senza fessure,

ricolmo di esistenza pesante

che disturba, provoca nausea, un rigurgito soffocante.

Ed ecco che la vera protagonista la bestia trionfante alla fine è lei, la dama dal volto candido, dispensatrice di gioie effimere, anestetizzante di un cuore che smette di pulsare, lei che

non fa avvertire il peso,

alleggerisce fino a farci volare, un minuto, anche meno, mezzo minuto

in cui ci si può liberare dal corpo,

dai ricordi,

dai sensi,

dall’essere

Il piacere è anestetico, è negativo.

E in questa notte disperata, forse si avverte un labile, quasi lieve e fragile filo di speranza che fa comprendere come l’unica vera risorsa per sfuggire dal paese corrotto che, non è altro che distorto specchio di un’anima corrotta, è quello di provarci a vivere, nonostante la fatica e nonostante il terrore della sofferenza:

perché il nostro mondo in

fondo non è male! Si, è vero, è pieno di noia, dolori,

sofferenze, ma c’è anche qualcosa di buono. Non è solo ombra quella

che ci circonda, a tratti

c’è anche la luce.

Ed è questa la notte del Bruco, non a caso il simbolo adatto per questo viaggio disperato alla ricerca di noi stessi, perché è il bruco l’ultimo stadio da affrontare per divenire farfalla, per smettere di strisciare e imparare, una volta per tutte a volare liberi contro il cielo.