Torna la favolosa Dunwich con un urban fantasy indimenticabile…stiamo parlando di “Before the drawn” di Thom Brannan. Davvero da non perdere!

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SINOSSI

La Centuria ci protegge di notte: cento stregoni che utilizzano la magia, viaggiando per il globo per tenere a bada le creature ultraterrene. La Centuria fa rispettare il Patto, l’unica barriera a frapporsi tra la razza umana e l’oscurità.

Io – il Centurione IX – viene inviato a Austin per valutare e assistere il detective John Chang in diversi casi di persone scomparse. Ma quello che sembra un lavoro semplice sfugge rapidamente al controllo e, mentre le minacce incombono da ogni lato, i due si trovano circondati da predatori sovrannaturali. John e Io saranno costretti a utilizzare ogni piccola abilità, fortuna e magia a loro disposizione soltanto per sopravvivere.

Queste sono le Cronache della Centuria.

AUTORE

Thom Brannan (1976) è stato un sommergibilista, un operatore nucleare, un elettricista, uno spettatore dell’industria dei semiconduttori, e ora produce sacchi per flebo (o lavora su macchinari che li producono).

È un editor freelance per la Permuted Press e per chiunque lo assuma. È stato pubblicato in diverse antologie, di diversi generi. Thom trova ispirazione da Robert B. Parker e H. P. Lovecraft. È l’autore di Lords of Night e Sad Wings of Destiny, ed è coautore di Pavlov’s Dogs – L’armata dei Lupi (uscito in Italia nel 2016) e The Omega Dog (con D. L. Snell) e Survivors (con Z. A. Recht).

Thom vive a Austin, in Texas, con la sua adorabile moglie, Kitty, un bambino, una bambina e un cane.

Lo trovate nei soliti posti online, non morde troppo.

Dati libro

TITOLO: Before the Dawn – Prima dell’Alba (Le Cronache della Centuria – Vol. 1)

AUTORE: Thom Brannan

GENERE: Urban Fantasy

PAGINE: 264

PREZZO: Ebook € 4,99 (in offerta lancio a € 1,99 fino al 12/6/2019) Cartaceo € 14,90

DATA DI USCITA: 29/5/2019 in ebook 12/6/2019 in cartaceo

LINK D’ACQUISTO:

Amazon: https://amzn.to/30J39sw

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“IL TRONO DEL MISTERO”. A cura di Alfredo Betocchi

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To lodge” in inglese significa alloggiare, ospitare e indica un luogo dove molte persone possono riunirsi per stare insieme. Da qui deriva il significato di Loggia, inteso come luogo di riunione dei massoni. La Massoneria deriva il suo nome dalle associazioni muratorie inglesi: “Massons Guilds”. I membri di tali associazioni avevano ottenuto fin dal Medioevo privilegi e franchigie, assumendo l’usuale denominazione di “Franchi Muratori” (Francmassons) ossia non più dipendenti, ma lavoratori affrancati e liberi. Per la continuazione tra di essi di gente esperta nelle generazioni, andò affermandosi l’idea della costruzione di un Tempio ideale, ispirato al biblico tempio di Salomone. Col tempo, ai membri esperti del mestiere fisico andarono sostituendosi elementi estranei, come alchimisti ed elementi religiosi eterodossi che introdussero figure simboliche e forme ritualistiche. Dopo la Riforma protestante del XVI secolo si accentuò progressivamente il passaggio dalla tipica forma “operativa” a quella moderna, detta “speculativa”. La Massoneria trovò la sua conformazione moderna di aggregato segreto di persone con la fondazione della prima Gran Loggia in Inghilterra nel 1717. Questa era intesa dai suoi componenti come una “fratellanza” e non una “società”, per il senso di affratellamento che unisce i suoi membri. “Questo le ha attirato,” come scriveva nel 1988 Giordano Gamberini, che è stato per nove anni gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, “l’ostilità dei potenti. La diffamazione e la calunnia, come pure le trame politiche nascoste all’ombra di qualche loggia deviata, hanno fatto sì che Essa si rivelasse efficace non tanto nell’allontanare i buoni quanto nell’attirare i cattivi”.

E’ quindi con questo spirito che ho accettato l’offerta di un parente, affiliato ad una loggia della mia città forse col segreto proposito di attirarmi tra le fila dei suoi membri, di visitare il luogo destinato alle segrete riunioni dei fratelli della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato. Questa Loggia è ospitata in un prestigioso palazzo nobiliare del XVIII secolo, posto in una famosa strada a due passi dal Duomo. L’ingresso mi è sembrato quello di un normale edificio costituito da molti appartamenti, con il suo anonimo portone e la regolare pulsantiera alla porta. Stranamente non vi sono cognomi di condomini ai campanelli, ma non vi faccio molto caso. Appena entrato mi si presenta una vasta sala, com’era d’uso nel piano nobile dei palazzi antichi. Alcune porte si aprono sui tre lati dell’ingresso. Da queste si accede alle vere e proprie Logge, le stanze dove i Massoni si riuniscono a rotazione una volta ogni quindici giorni. Il luogo viene generalmente chiamato “Loggia”, ma questo ambiente ne ospita abitualmente molte dai nomi differenziati.

Un anfitrione gentilissimo mi accompagna nella visita, mostrandomi le varie sale e salette. Quello che mi colpisce subito è la ridondanza di oggetti simbolici e di lettere incise su mobili, arazzi e gonfaloni. Ma vediamo nel dettaglio quali sono: la stanza si presenta come un coro di una chiesa, con panche in prima e seconda fila per gli Apprendisti Introdotti e i loro Compagni d’Arte, ossia coloro che danno i primi rudimenti dei principi massonici ai neofiti. La seconda e la terza fila è invece riservata ai maestri dei molti gradi superiori, dal terzo in su. Ogni grado è contraddistinto da una parola sacra della quale è raffigurata solo la sua iniziale.

I Gradi sono nominalmente 33, ma nelle promozioni alcuni vengono saltati.

Appena mi accingo a varcare la soglia del Tempio, mi trovo in mezzo a due colonne su cui sono incise la lettera B e la J le quali sono illuminate da due astri, il sole e la luna. Le colonne rappresentano quelle del Tempio di re Salomone. La simbologia massonica si ispira ad un capitolo particolare della Bibbia. La costruzione del tempio di re Salomone. opera dell’architetto inviato da Hiram, re di Tiro (I Re 8, 22 – 53). Capisco che la lettera J può significare Jehova, ossia Dio, ma mi sfugge il significato della lettera B. Nessuno dei miei accompagnatori, d’altronde è disposto a spiegarmi alcunché, sono un profano senza nemmeno la vocazione. Proseguendo il cammino, calco un pavimento a scacchi bicolore, bianco e nero (simbolo della dicotomia Luce – Tenebra?) e noto la presenza di due scranni riservati ai Sorveglianti, vicino ai quali sono poste le due state raffiguranti Ercole e Venere (il maschile e il femminile).

Una fila di candelabri, posti in fila di tre, due, uno, conducono al fondo della stanza dove su un tavolino è posata una Bibbia. Una balaustra divide la loggia in due parti. Sulla parete al fondo della sala, vedo il Delta Luminoso (Unità Androgina), posto tra il sole e la luna e sovrastante il trono del Maestro Venerabile, nei pressi del quale si trova la statua di Minerva, simbolo di saggezza, insieme ad Ercole, la forza e a Venere, la bellezza. L’ambiente è pregno di una profonda simbologia che mi sfugge e della quale riesco a cogliere solo il significato più culturale. Il tetradramma G.A.D.U. sovrasta il tutto e il suo significato è chiaro: Grande Architetto Dell’Universo che è un concetto astratto, in quanto la filosofia massonica esclude l’esistenza di un Dio come lo intende la religione cristiana. La visita continua in un’altra stanzetta, completamente buia, arredata solamente da un tavolo su cui è posato un teschio ed una candela. E’ la stanza della meditazione. L’apprendista deve stare in silenzio, ripensando a quanto gli è stato insegnato e intuendo, o per lo meno lambendo, il segreto significato dei simboli. Deve studiare, applicarsi e acquisire le verità insegnate: d’altronde cosa potrebbe dire il discepolo alle prime esperienze? Può solo stare in silenzio e meditare.

Andiamo avanti e giungiamo alla sala dove i Fratelli, col volto coperto, si mostrano all’apprendista. Questi deve rinascere alla nuova vita, viene quindi coricato dentro una bara per poi risorgere alla nuova vita di fratello apprendista. Ovviamente non conosco nello specifico i riti di cui mi hanno parlato, ma il senso della cerimonia è chiaro: Morte alla vita materiale e Rinascita alla luce della verità massonica.

Alla fine del nostro giro vedo in un corridoio vicino all’uscita innumerevoli gonfaloni con emblemi araldici che simboleggiano l’itinerario iniziatico alla ricerca di una verità perduta: sono raffigurate aquile bicipiti, corone, i grembiuli caratteristici indossati nelle riunioni dai membri poi gli oggetti del mestiere dei muratori come martelli, scalpelli, cazzuole, la tavola da tracciare, la squadra ed il compasso ed infine, onnipresenti, raggiere auree che circondano misteriose lettere in alfabeto latino o ebraico. Non possono mancare il tempio di Salomone, candelabri a sette braccia e le Tavole della Legge recanti i segni della tavola di lavoro dei Liberi Muratori. Prima di congedarmi, i miei accompagnatori mi regalano alcune riviste e si raccomandano che le legga attentamente, per sfatare gli equivoci e le maldicenze di cui i Massoni sono oggetto. Esco con la testa confusa. Questo strano mondo di simboli mi sembra così lontano dalla mia realtà materiale e pare impossibile che, dietro la parete dell’edificio davanti al quale ho camminato distrattamente innumerevoli volte, si nascondano segreti e suggestioni capaci di meravigliarmi così tanto.

 

“Mirta e i fiorincanto Acanto” di Laura Montuoro, Illustrazioni di Felicia Villella. A cura di Alessandra Micheli

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Mentre leggevo il libro di Laura Montuori, avevo nelle cuffie le note della Danza della fata confetto.

Eh si non ascolto solo Vecchioni.

Ma ogni tanto, anche le melodie della musica classica.

E l’overture dello Schiaccianoci è la mia preferita.

A dire il vero amo tutto lo Schiaccianoci, e su quelle note ho sognato.

E sogno tuttora quando ho bisogno di riposarmi da questa vita frenetica. Immaginate.

Un libro per bambini, la Fata confetto che volteggia e fuori un tempo strano, quasi l’ora magica che Lewis Carrol stesso considerava il tempo del sogno.

Ringrazio prima di procedere con il racconto del libro, Laura Montuori per quel momento di assoluta serenità.

Unico e raro.

Sono momenti straordinari, impagabili, dove una fantasia da troppo tempo trattenuta perché il vivere sociale ce lo impone, viaggia a briglia sciolta, attraverso distese assolate, querce magiche e fatine variopinte. Ecco che le illustrazioni, al pari delle parole, rapiscono e incantano.

E torno davvero bambina, quando leggevo estatica i libri del Cantastorie. Erano racconti e favole di ogni tempo e di ogni cultura, immortalate in disegni bellissimi e raccontate da voci di grandi doppiatori.

Ricordo in particolare Ferruccio Amendola, che mi faceva viaggiare attraverso lo spazio e il tempo.

Ecco leggere Mirta è ha lo stesso identico sapore antico, di quei giorni oramai lontani, quelle suggestioni che, secondo il mondo perbene, dovrei lasciarmi alle spalle.

Non intendo farlo.

Le favole, cosi come la fantasia e la magia sono ancora oggi, faccende importantissime.

Sopratutto, da quando la tecnologia ha usurpato il posto della fantasia, sopratutto quando non si sogna più perché convinti che non c’è altro da sognare.

Abbiamo scoperto tutto e il cosmo non ci appare più la distesa misteriosa da esplorare.

Abbiamo perso la voglia di meravigliarci.

E senza quella parte fanciullina di noi, viviamo una vita senza stimoli, arida e insulsa.

Ecco che prendere in mano, con i nostri figli, o anche da soli un libro di fiabe, può aiutarci a ritrovare la strada di casa.

Magari attraverso la foresta troveremo una fata intenta a intrecciare fiori di Acanto tra loro.

Avrà le ali grigie come sbuffi di fumo.

Troveremo che, un semplice dipinto, nasconde un’avventura straordinaria con due buffi amici.

I disegni prenderanno vita e la fantasia sarà cosi vicina da poterla sfiorare.

Ma sopratutto, anche noi adulti, smaliziati e avvezzi alle difficoltà e ai sassi che ci ostruiscono il cammino, impareremo ad alimentare fiducia in noi stessi e incrementeremo la capacità di rendere ogni disfatta una vittoria.

Impareremo a fare canestro dopo tanti inutili tentativi.

Impareremo a non abbatterci, a illuminarle le zone oscure con la luce speciale capace di cogliere ogni pigmento e ogni sfumatura.

Impareremo che questo mondo è tutto da colorare, ancora oggi, che ci sembra di aver raggiunto ogni traguardo.

Forse torneremo bimbi e incantati davanti alla magnificenza della mente e della capacità di rendere i sogni reali.

Come dico sempre, se Colombo non avesse sognato, forse non si sarebbe imbarcato sulla Caravella, se Leonardo non avesse lasciato l’immaginazione viaggiare soave, non avrebbe progettato l’uomo capace di volare.

E la luna apparirebbe ancora un astro lontano, irraggiungibile.

E il jazz non sarebbe suonato per i vicoli di New Orleans.

Credete alle fate ancora oggi, che il mondo sembra caracollare sotto le voci sempre più forti dei dominatori, oggi che il gossip diventa speculazione, oggi che viviamo di scandali e orrori indicibili.

Battete le mani e andate in cerca del vostro fiore di Acanto per raccontarvi e vivere la vostra unica, magica storia.