“Le avventure di Fiori” di AmazonaHajadaraj, illustrazioni a cura di Cinthya Luglio Velarde, La strada di Babilonia. A cura di Alessandra Micheli

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Ci sono dei libri che hanno segnato la mia infanzia.

E sono libri immortali che, caso strano, hanno come protagonisti non solo moschettieri e fuorilegge dall’animo nobile, ma soprattutto animali.

Lupi, cani e persino gatti.

Ho già raccontato molto di me e dei miei amori letterari, questo perché molti libri mi hanno ricordato queste fantasie giovanili e sopratutto, mi hanno resa consapevole che, queste ancora viaggiano dentro di me, nonostante la mia veneranda età.

Ma sono quelle narrazioni selvagge che più di ogni altra hanno stuzzicato il mio lato ribelle.

Non ho sognato, se non da adolescente, con le immortali storie d’amore.

Ho letto orgoglio e pregiudizio a dieci anni, ma l’ho amato solo a venti.

Ho letto Cime tempestose a undici ma l’ho capito e venerato solo a venticinque.

E cosi via.

Ma da bambina, appena appresi gli arcani segreti della lettura, i miei preferiti erano, senza dubbio, battaglie mondi immaginari e lande selvagge.

Tra il mago di Oz e Alice, faceva capolino il meraviglioso libro di Jack London, Zanna bianca.

Nella mia gita in Abruzzo, precisamente a Civitella Alfedena il ricordo indelebile del mio primo incontro con i lupi. E’ nato un amore sviscerale intenso, verso i loro occhi gialli, quella pelliccia che immaginavo soffice mentre ascoltavo rapita i loro ululati.

Li ho conosciuti e amati attraverso il Branco della Rosa Canina di Gianni Padoan, un libro che mi è stato cosi caro da ricordarmi, tuttora, ogni pagina e ogni frase.

E che dire dell’uomo che sussurrava ai cavalli?

Incredibile e unica emozione.

E poi c’è stato assieme ai lupi di Nicholas Evans, un viaggio che sollazzava il mio lato istintivo, sentendomi tutt’una con le forze indomite di una natura incontaminata.

I libri sugli animali sono stati, dunque i miei veri maestri di vita.

Mi hanno raccontato non solo le loro storie ma hanno illuminato i lati bui di un percorso umano che si rivelava difficile e impervio, specialmente riguardo ai rapporti umani.

Perché crescere significava non solo vivere di fantasia, ma affrontare giorno per giorno, persone ignote, culture diverse e non parlo solo di diversità etnologiche.

Anche tra noi italiani abbiamo difficoltà.

Un film comico, apparentemente, Come un gatto in tangenziale, racconta la difficoltà atroce di interagire anche con l’altro parte della tua stessa città, del tuo stesso stato, della tua stessa immaginaria cultura.

L’altro è spaventoso, è incredibilmente complicato e non sempre si riesce a creare un rapporto sano che esuli dalla contrapposizione. Immaginate quindi, se incapaci di vivere con i nostri “simili” come possiamo pensare di strutturare un dialogo con altri di cui non conosciamo usi e costumi, valori e specialmente divisi da idiomi? Ecco che allora i racconti con cani, gatti, cavalli ci insegnano. Pensiamoci chiaro.

I cani o i nostri amati felini formano sempre, se selvaggi, delle colonie.

Nel caso dei canidi veri e propri branchi.

I lupi specialmente, nelle loro scorribande per il cibo creano una fila in cui a aprire e chiudere il corteo ci sono i maschi più forti.

In mezzo i lupi malati o troppo longevi, che vengono protetti dai vigorosi possenti petti immacolati dei loro giovani parenti.

Ecco che si comprende che, in una condizione “naturale” essi riescono a creare delle strutture sociali invidiabili e commoventi. Studiare i lupi e i loro discendenti, i cani, diventa una sorta di percorso conoscitivo etico e sopratutto improntante a una diversa educazione alla convivialità.

Ma non solo.

I Cani intrecciano rapporti non soltanto con i loro simili, con gli appartenenti alla stessa “razza” ma anche con altre specie.

Cani e gatti hanno dimostrato la loro capacità di intrecciare profonde relazioni affettive.

Ma sopratutto, con l’uomo, che è molto alieno al mondo “genuino” selvaggio e istintuale di cui, comunque gli animali si sentono sempre attratti, anche se oramai abituati alle comodità, il rapporto può divenire simbiotico e di totale rispetto.

Ora dai nostri amici, cosi come da Fiori c’è soltanto da imparare. Fiori stesso il bellissimo ibrido mezzo lupo, ci insegna l’adattamento a un ambiente apparentemente ostile e diverso improntato sulla curiosità.

Il nostro eroe è totalmente sradicato, dalla comoda vita newyorchese si trova catapultato nelle meraviglie del nord albania, immerso totalmente nella natura.

E supera la sue rimostranze:

non capivo perché dovevo andare cosi lontano considerando il fatto che tutti cercavano di andare via da quel posto che, ascoltando la televisione, veniva considerato economicamente arretrato.

Ecco il pregiudizio, il primo ostacolo che ci troviamo a affrontare quando cambiamo, non solo paese ma approccio alla vita.

Ci basiamo sull’interpretazione degli altri, Media o persone, per paura di sperimentare in prima persona il movimento che il nuovo comporta.

E tutto senza che l’istinto alla scoperta, unico grande motore che ha spinto l’umanità fuori dalle caverne, possa sgorgare naturalmente da dentro di noi.

L’uomo non è un animale sedentario.

Non lo è stato nei secoli ma si è adattato perché spinto da un grosso bisogno di relazionarsi.

E la relazione che si crea nei conglomerati urbani, dai più piccoli ai più grandi, manifesta questo bisogno di novità, di nuovo e di originalità.

L’uomo ha bisogno di evolvere nonostante abbia dei meccanismi di resistenza al cambiamento.

E il modo migliore per stimolare la volontà di trasformazione è prendere come simbolo proprio il cane.

Fiori è il nostro archetipo di quell’istinto selvaggio mai del tutto sopito che ci porta a esplorare la mappa senza pertanto confonderla con il territorio.

Fiori conosce, sperimenta e impara.

Ma sopratutto, in quell’ambiente meravigliosamente decritto dall’autrice, si sente a casa.

E tutti noi immersi nella natura incontaminata ci sentiamo finalmente parte di un tutto che annulla i vuoti e quella solitudine che, il nostro percorso verso la civiltà, in fondo ha sacrificato.

Ecco che solo in quella condizione primigenia si possono sperimentare veri rapporti totalmente liberi dalle convenzioni sociali. Non ho nulla contro la tecnologia anzi la ritengo un’importante conquista per l’umanità.

Ma a volte il troppo stoppia e quel raggiungimento scientifico ci toglie una rara dote umane: la meraviglia.

Ecco che Fiori, invece, ce la consegna, pura e splendente.

E assieme a lui affrontiamo con una leggerezza che non è superficialità, l’incontro con l’ignoto, rappresentato non più come spaventoso ma come…fantastico.

Fiori immagina, Fiori incontra, Fiori sogna.

Fiori apprende e cambia.

Ma, sopratutto, Fiori,scevro da tanti arzigogolati pensieri narcisistici e etnocentrici si integra, perché riconosce nel diverso da se, una sfaccettatura importante del suo io.

E riconoscendo l’altro come specchio nel quale ritrovarsi sgorgano rapporti di sana amicizia improntati non sulla superiorità ma sull’equità.

Un libro bellissimo adatto non solo ai bambini, ma forse, sopratutto agli adulti.

 

 

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