Per il Blog tour “Scarlet” di Chiara Casalini, il nostro blog presenta “La morte e la stregoneria in Scarlet”. A cura di Alessandra Micheli

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Morte, oscura signora, rappresentata spesso con una falce in mano, cosi terrificante eppure cosi affascinante tanto da aver ispirato canzoni e mirabili opere di letteratura.

Chi non conosce la sobria poeticità dei Sepolcri?

Con quegli stridii di un upupa che piangeva i giorni ormai trascorsi e lasciati diventare cenere, come le membra umane che li hanno vissuti.

 All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne

confortate di pianto è forse il sonno

della morte men duro? Ove piú il Sole

per me alla terra non fecondi questa

bella d’erbe famiglia e d’animali,

e quando vaghe di lusinghe innanzi

a me non danzeran l’ore future,

né da te, dolce amico, udrò piú il verso

e la mesta armonia che lo governa,

né piú nel cor mi parlerà lo spirito

delle vergini Muse e dell’amore,

unico spirto a mia vita raminga,

qual fia ristoro a’ dí perduti un sasso

che distingua le mie dalle infinite

ossa che in terra e in mar semina morte?

Vero è ben,Pindemonte! Anche la Speme,

ultima Dea, fugge i sepolcri: e involve

tutte cose l’obblío nella sua notte

Lo splendore delle immagini evocate da Foscolo non ha eguali.

Si avverte il dolore per un esistenza giunta davanti alla grande porta, ignara dei misteri contenuti in quella oscura soglia, coperta da un lieve, sottile velo, dove sussurri invitano a danzare un eterno ballo circolare.

E degli arcani dei sepolcri ci illumina il grande Edgar Allan poe:

Sol si trovera’ il tuo spirito tra oscuri pensieri di lapidi
e con nessun della folla che scruti l’intima tua ora segreta.

Sii silente in tal eremo

che non è abbandono – poichè

gli spirti dei morti che ebber

vita innanzi, ancor son

morte attorno e a lor voler ombra sopra a te porranno – sii fermo.

La notte, pur chiara, esibirà il suo cipiglio.

Non faranno le stelle più veglia

dall’alto dei tron della Volta

con luce di speme dagli uomin sì accolta.

I lor globi purpurei, privi di raggi,

a te, consunto, saranno miraggi

di febbre e di fuoco

che eterni arderan sul tuo loco.

I pensier tuoi non proibiranno,
né le vision mai svaniranno;
staran sul tuo spirto, ferme,
eterne, come rugiada sull’erba.

Fermo è il respiro e la brezza divina,
e la nebbia sulla collina.
In ombra, in ombra, intatta in suo regno
è un simbol, un segno.
Sugli alber sospesa, sì mera:
mister dei misteri!

E ancora nella meravigliosa il Verme Conquistatore

Ma, guardate!

attraverso la calca dei mimi una forma strisciante s’avanza,
una cosa rossa di sangue,

che viene torcendosi dalla parte solitaria della scena!

Essa si torce!

Essa si torce!

Con angosce mortali e mimi diventano il suo pasto;

e i serafini singhiozzano vedendo i denti del verme

masticare grumi di sangue umano.

Tutte le luci si spengono: tutte, tutte!

E sopra ogni forma rabbrividente il sipario, vasto drappo mortuario,

discende con la violenza d’una tempesta;

e gli angeli, tutti pallidi e smorti,

levandosi e svelandosi, affermano

che questo spettacolo è una tragedia che si chiama « L’uomo »

in cui il vincitore è il « Verme Conquistatore »

Dove celebra l’insensatezza della meraviglia umana che, oltrepassata la soglia si china e rende vincente un minuscolo essere che si innalza come vero trionfatore della lunga favola chiamata vita.

Ma la morte si tinge anche di bellezza resa eterna, resa immortale da una mano che da artigli si trasforma in carezza:

Dorme la bella Dama. Oh sia il tuo sonno ,

così com’è ostinato, altrettanto profondo !

Il cielo l’abbia in sua sacra custodia !

Questa stanza mutata in una più santa,

questo letto in uno più mesto,

io prego ch’ella qui giaccia per sempre,

serrati per sempre i begli occhi,

mentre bianchi fantasmi le passano daccanto !

Dorme, l’amor mio. Oh, quel sonno

pertinace sia altrettanto profondo !

Le siano lievi i vermi d’intorno!

Lontano, nell’antica oscura selva,

per lei si dischiuda qualche alta volta,

un nobile sepolcro, che abbia spesso dispiegato

i suoi neri, alati e fluttuanti cortinaggi,

quasi in trionfo, sugli stemmati drappi,

nei funebri riti resi al suo alto lignaggio :

un solitario, remoto sepolcro,

alla cui porta ella un tempo, fanciulla,

scagliava i suoi ciottol per gioco,

dalla cui porta mai più un’eco farà risuonare,

con un brivido pensando – figlia del peccato ! –

che fossero i morti a gemere la dentro

Ed è l’amore che della morte si fa beffa e che vince quei gelidi sospiri:

Ma il nostro amore era molto, molto più saldo

dell’amore dei più vecchi di noi

(e di molti di noi assai più saggi):

né gli angeli, in cielo, lassù,

né i demoni, là sotto, in fondo al mare

mai potranno separare la mia anima

dall’anima di Annabel Lee.

Mai, infatti, la luna risplende ch’io non sogni

la bella Annabel Lee:

né mai sorgono le stelle ch’io non veda

splendere gli occhi della bella Annabel Lee,

e così, per tutta la notte, giaccio a fianco

del mio amore: il mio amore, la mia vita,

la mia sposa, nella sua tomba, là vicino al mare,

nel suo sepolcro, sulla sponda del mare.

Perché vi direte voi, inizio questo breve articolo su Scarlet rimembrandovi le suggestioni di poesie gotiche, e sopratutto apparentemente aliene dal contesto prettamente rosa del libro in questione?

Perché all’occhio dell’esperto che son qua chiamata indebitamente a interpretare, la Casalini ha semplicemente descritto anni di poetica relativa alla morte con il simbolo migliore, che racchiude sepolcri e illusioni poeiane, grazie al tema del vampiro.

Mirabilmente espresse, e vi invito a godervi la loro incantevole meraviglia nei racconti come Ligeia, Berenice e Morella.

Ma attenzione.

La morte che del vampiro è la regina, qua non assume la connotazione horror/splatter di molti meravigliosi ma a volte insensati testi.

Il richiamo è alle suggestioni del romanticismo e sopratutto del gotico.

Non a caso il dark accostato al termine romance, è il sintomo che ci si imbatte in un tema eterno, ricco di atmosfere seducenti ma al tempo stesso disperate.

La morte in Scarlett è una signora crudele ma al tempo stesso dispensatrice di benedizioni.

La morte al contempo risveglia l’essere vivente dormiente, affatto riconoscente dei doni che la carne calda pulsante di umanità gli concede.

In Scarlet c’è una prima fase di totale e quasi inutile ribellione alla vita.

Il rifiuto alle regole, il sentirsi bloccata in una società che non la rappresenta.

Questo perché il marchio di una diversa interpretazione del mondo (ci arriveremo tra poco) le adombra gli occhi “sociali”, quelli che la collettività accetta come unici referenti e unici depositari dei valori condivisi.

Ma questi valori cozzano con una natura composita che rende l’uomo si propenso per instaurare rapporti stabili improntati spesso su un’apparenza di normalità ordinata. Ma è altresì vero che dietro il tendere incessante a un certo grado di ordine, esiste la selvaggia spinta al caos che rigenera.

Ecco che allora l’essere sociale diventa dormiente onde acquietare le due diverse anime che lo compongono: la conservazione dello status quo e la spinta alla conoscenza e quindi al cambiamento.

Ed ecco che entra in gioco la stregoneria.

Considerata per troppo tempo un’aberrazione religiosa, essa è ed è stata per secoli, una forma di liberazione emotiva e psichica tendente a combattere, appunto, l’uomo dormiente.

Per togliere, quindi il velo di illusione (che in fondo non è altro che il sistema di convezioni sociali, di valori fondanti e sostenenti la stabilità e il modello di collettività scelto) è necessario un forte trauma, qualcosa che sciocchi in modo cosi profondo da far balzare la psiche, l’apprendimento e l’anima del prescelto o del neofita, in un altro stadio di percezione del reale.

E quale miglior mezzo di crescita se non la morte?

La morte in questo testo non è soltanto fisica.

E’ la morte del vecchio modello, del vecchio approccio al mondo e appunto alla costrizione di una realtà diversa basata meno sulle convezioni e più sull’istinto.

Non a caso il vampiro, il non morto, si nutre di sangue.

Secondo ogni tradizione, scevra da sensazionalismi religiosi, il sangue non è altro che il simbolo di diverse energie interiori; cibarsi di quelle significa privilegiare la parte animalesca del se.

Pericoloso certo, ma liberatorio per chi dei limiti ne ha fatto ragion di vita.

Scarlet però è diversa dagli altri “umani”.

Approcciandosi a una sorta di terapia dell’anima com’è la stregoneria, usata in questo testo ed è la novità meravigliosa, non come una pratica contadina di riparazione dei torti subiti o come mezzo per soddisfare un bisogno, ma come un preciso percorso spirituale capace di creare una nuova identità e al tempo stesso una personalità diversa.

Un po’ come il percorso gnostico che rende gli ilici, ossia gli ossessionati dalla materia, pneumatici o psichici, ossia devoti al lato spirituale dell’esistenza.

Ecco che il vampiro, colui che sfugge il limite considerato solo come catena, rischia di divenire il simbolo delle passioni e della trasgressione sfrenata, tradendo un po’ quell’istintualità che è in realtà, la volontà di tornare all’origine, quando ci si sentiva tutt’uno con il cosmo e con la terra.

Scarlet, invece, acquista tramite il sacrifico della materia, uno status completamente diverso, dalla nigredo dell’abbrutimento umano passa all’albedo della rinascita, conservando il meglio di entrambe le nature.

Ecco che la morte, nell’ottica delle discipline esoteriche abbraccia tutti i concetti espressi, prima di Chiara, dai due maestri della poesia Foscolo e Edgar.

Uno cosciente della caducità della vita e l’altro consapevole dei misteri incredibili dell’ombra, che trasforma gli esseri scialbi, privi di consistenza come l’umano errante, in esseri semi-divini, capaci di penetrare l’oscurità, esserne rigenerati e far parte del mondo numinoso.

L’estremo sacrifico della Dea Scarlet diviene cosi mezzo con cui anche gli altri possono trovare la salvezza, coscienti che la morte e i suo demoni orrorifici, non sono altro che gli ultimi guardiani della soglia.

Quelli che sognano ad occhi aperti sono a conoscenza di molte cose che sfuggono a chi sogna addormentato.” 

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