Review party di “Matrimonio d’onore” di Marilena Boccola, Dri editore. A cura di Irene Ceneri, con un approfondimento a cura di Alessandra Micheli

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La recensione: Matrimonio d’onore, un libro per palati fini.

A cura di Irene Ceneri

 

Ho divorato questo libro in breve tempo. Non conoscevo fino ad ora la sua autrice, eppure si è conquistata un posto sicuro con le sue prossime opere nella mia libreria. 

Il genere regency non è così semplice da trattare come si potrebbe pensare. Si deve far capo ad uso e costumi di epoche lontane, senz’altro diverse da quelle attuali, ed i personaggi devono incarnare alla perfezione uomini e donne di quel passato. 

MATRIMONIO D’ONORE è un romanzo ben scritto, cattura l’attenzione sin dalla prima parola.

Inizia con il racconto di una famiglia devastata dal dolore per la perdita sin troppo prematura di una madre. Se proprio devo trovare un difetto, sicuramente risiede nella trama. Si riesce benissimo a capire dove andrà a parare, ma questo non fa calare l’interesse, anzi fa venir voglia di andare avanti perché si vuole gustare il momento che stiamo aspettando di leggere. 

Ho amato particolarmente una scena, quella dell’incontro di sguardi tra Edward ed Ester a teatro, la descrizione dei luoghi e quel sentirsi attratti che si riesce a percepire sulla nostra stessa pelle durante la lettura. 

E non ti dico la bellezza degli arredi in velluto rosso e avorio, gli stucchi e le decorazioni dorate, la sontuosità delle colonne in marmo e delle statue classicheggianti, per non parlare dell’imponenza delle gradinate, dei numerosi palchi riservati e delle eleganti gallerie!”

Le descrizioni dei luoghi sono brevi, ma molto precise. Il romanzo non annoia mai, dall’inizio alla fine. I personaggi sono caratterizzati in modo perfetto, tanto da amare tutti loro dal primo istante in cui il romanzo ce li fa incontrare… e l’amore, così profondo e così vero che vive tra le pagine di questo libro ci racconta ciò che è la realtà. Un amore non è sempre rose e fiori, non è semplice, non è sempre una favola… l’amore è amore, e basta. 

Consiglio questo libro a chi ama il “c’era una volta” a chi vuole sognare, ed a chi vuole vivere emozioni contrastanti attraverso la sua lettura.

Gli occhi del maggiore si accesero di inaspettato turbamento, mentre quelli della giovane sconosciuta furono invasi da confuso stupore per l’evidente sorpresa di sentirsi osservata con tanta voluttuosa intensità”

 

 

Un approfondimento: Matrimonio D’onore il libro che restituisce vigore al messaggio austeniano.

A cura Di Micheli Alessandra 

 

Inizio questo piccolo approfondimento ammettendo la mia unica pecca. Non leggo rosa.

E non per qualche snobbistica motivazione (tranne il fatto che quelli prodotti ora non elogiano certo il genere…ah mia povera Liala!) ma perché, avendone letti molti nella mia adolescenza, ho fatto indigestione di Delly, Cartland e compagnia bella.

E così, il mio lato oscuro prende il sopravvento facendomi prediligere orrori e omicidi.

E ammetto anche, che essendomi nutrita di vere emozioni, di soavi afflati amorosi, molti dei nuovi rosa sono di scarso interesse. Che siano di ambientazione fantasy, storica o altro preferisco evitarli.

E poi capitano giornate cosi luminose da farti dire, vabbè ma perché non leggerne uno?

E visto l’opportunità datami dalla Dri editore ho approfittato e mi sono messa nella mia comoda poltrona dagli sgargianti cuscini…e mi sono innamorata della scrittura di Marilena Boccola.

Graffiante e al tempo stesso soave, ma con una sottile vena sarcastica che non stonerebbe sulla mia prediletta Austen.

Del resto da lei ha appreso molto.

Badate bene alla parole, appreso non “copiato”.

Ella si è nutrita di letture, di sogni e immaginazione, di insegnamenti preziosi, di argute tecniche letterarie, di astuti abbellimenti per poi prendere i temi eterni della letteratura e innovarli, infondendo in loro la necessaria modernità.

Ecco che ci troviamo di fronte, quindi alla vera, autentica originalità, di chi sa rubare l’arte dello scrivere, e inserirvi le sue personali indagini sui moti dell’animo e la società del tempo, nascondendo tutto sotto il perfetto intrigo amoroso.

Ma andiamo per gradi.

Prima di tutto vi ho accennato la mia avversione per il rosa.

Totalmente superata grazie alla nostra impavida autrice.

Anche se trovo e lo sottolineo questo testo molto più storico di tanti altri, magari più pomposi, più altisonanti ma sicuramente meno capaci di attrarre.

Quando si legge storico, o si è appassionati o si ha un moto di vera repulsione.

Troppo pesante, troppo dettagliato, troppo a volte privo di anima.

Mentre la storia è viva ed è il nostro antefatto, quello che spiega oggi cosa stiamo vivendo in questo buio e gelido secolo perduto.

E allora trovo idoneo e intelligente mascherare il racconto di un epoca, del suo ethos e delle sue ossessioni, attraverso escamotage letterari.

La storia d’amore è uno di questi.

Grazie al percorso relazionale che unisce, se non dopo impervie difficoltà due anime, è possibile e anzi doveroso raccontare altro.

Ad esempio di che tipo di difficoltà di tratta.

Quali sono i pregiudizi che intaccano quella naturale propensione umana a voler interagire con l’altro sesso.

Nel caso dell’epoca scelta poi, è di vitale importanza saperlo raccontare, ossia il periodo napoleonico che precede e fa da apripista al più conosciuto vittoriano, un vero momento di transizione.

Come ci ha giustamente dimostrato la Austen era pieno di stimoli verso un progresso che persino l’Inghilterra riuscirà a “odorare”.

E forse proprio per quegli straordinari effluvi si posa come il primo e più famigerato muro contro l’invasione delle idee napoleoniche.

Lo si ritrova nella moda, elegante a la tempo stesso maliziosa con quel suo sottolineare senza evidenziarle troppo le curve, senza quelle ingombranti sottogonne che sembravano voler nascondere la femminilità.

Ma soprattutto, era la donna a essere diversa, quasi una promessa di libertà dalle convezioni che, al tempo stesso, tentavano di avvilupparsi strettamente alla sua fantasia.

Le donne della Auten cosi come quelle della meravigliosa Boccola, sono variopinte.

C’è Charlotte che richiama seppur se ne discosta perché più delineata e più attuale, la meravigliosa Emma. O alla spavalda Elizaberth Bennett che tento fece penare il nostro povero Darcy.

E Edith che richiama tratti della strana e timida Fanny Price, ma con il nascosto ardore di Marianna Dashwood.

E Marilena, la Austen la conosce bene, visto che comprende e lo racconta nel libro stesso, la sua vena sarcastica di atroce e cinica critica ai costumi societari dell’epoca, costume che tentavano appunto, di imbrigliare il progresso.

“Quello che sto leggendo in questo momento, ad esempio, indaga in modo molto sottile e altrettanto ironico la società inglese dei nostri tempi; non a caso s’intitola Orgoglio e pregiudizio!”

E che, come descritto in Fanny Price,soccomberanno sotto la pruderie.

E cosi la modernità delle due protagoniste fa risultare ancor più stridente il contrasto con le assurde regole del buon vivere inglese, cosi attento all’etichetta e cosi ansioso di nascondere le proprie turbe e le proprie contraddizioni sotto eleganti tappeti o in bui angoli.

Ecco che il romanzo devia da perfetto classico rosa verso uno storico che fa dell’ironia una sottile ma abile arma di denuncia.

Attraverso il dramma amoroso di Edith e Edward si deride in modo aggraziato e elegante proprio la società che contrasta e costringe entrambi a nascondere le propria natura: quella di sognatore di Edward e di donna dall’animo incandescente e mai ebbra di vita di Edith. E attraverso un linguaggio delicato, una trama scorrevole Marilena mi conquista con pungenti affermazioni:

La vita a Londra è molto diversa da quella nell’Hampshire alla quale sono abituata. Qui ogni cosa è più frenetica, vivace e scintillante ma, forse, come piano piano sto imparando a capire, non si tratta altro che di una maschera dorata che cela la vera faccia delle persone.

E cosa dire di una sorta di critica alla condizione femminile?

Per quanto fossero affezionate a zia Mary Anne, avendola frequentata fin da bambine, erano consapevoli del fatto che il suo carattere e il suo modo di fare fossero ben diversi da quelli della madre, la quale le aveva educate trasmettendo loro l’amore per l’arte, la musica e la letteratura, ma soprattutto per l’indipendenza. Di conseguenza, Esther e Charlotte, cresciute con uno spirito libero e un animo sensibile alla bellezza, rischiavano di apparire alquanto bizzarre agli occhi dei benpensanti, per i quali una donna non avrebbe dovuto ambire a nient’altro se non a una bella casa nella quale ricevere gli ospiti e allo sfoggio di una buona posizione sociale.

Ed è un omaggio alla sua musa, zia Jane che fu capace, al suo tempo di rompere le convenzioni sociali e dare una spinta all’indipendenza femminile, purtroppo taciuta e incatenata dal periodo vittoriano.

Seppur con uno stile diverso, moderno e più consapevole, Marilena cavalca il lascito di zia Jane, rendendo il suo messaggio eterno e togliendolo dalla polverosa idea che, in fondo, era oramai un messaggio superato.

La Austen sarebbe fiera di te Marilena!

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