Il blog è lieto di presentarvi un libro per un estate effervescente all’insegna del romanticismo: “Bugie a Santorini” di Pamela Boiocchi e Michela Piazza, edito da Dri editore. Imperdibile!

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“Bugie a Santorini”, una brillante commedia romantica in cui le menzogne hanno il sapore piccante del vero amore.

 

 

Sinossi:

 

“Potresti essere sincera. Questa eventualità non la prendi neanche in considerazione?”

Dire la verità ad Alex? Mai. Piuttosto la morte.

 

Metti una scrittrice che ha perso l’ispirazione e un affascinante, impudente sconosciuto.

Falli scontrare, attrarre, bisticciare. E poi baciare.

Immagina che lui sia l’unico in grado di sbloccare la crisi da pagina bianca della nostra autrice e che lei decida di sfruttare i suoi consigli e le sue carezze per riuscire a terminare il libro.

Aggiungi le isole greche, un mare cristallino, due amiche pazze e una coscienza che parla con la voce di una piratessa del Settecento.

Ah, e non scordare la passione, perché in questa faccenda c’è una dose abbondante di peperoncino.

Cosa può andare storto? Che anche il ragazzo misterioso nasconda dei segreti…

Pronti a fare il doppio gioco?

Qui ognuno mette in palio il proprio cuore, ma la verità non è mai quella che sembra.

Dati libro 

Titolo: “Bugie a Santorini”

Autore: Michela Piazza – Pamela Boiocchi

Editore: Dri Editore

Genere: Chick lit

Collana: Brand New Romance

Formati disponibili: ebook 2.99/ cartaceo 12.99

Lancio ufficiale 6 giugno, in preorder dal 2 giugno

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“IO SONO IL RE DEL SUD AMERICA”. A cura di Alfredo Betocchi

 

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Questa è l’incredibile storia vera di un uomo, caparbio e sognatore, che fondò un regno e creò una dinastia che dura ancor’oggi.

Chi non ha mai sognato, una volta nella sua vita, di trovarsi in una selvaggia regione di magnifici panorami, dove alte montagne innevate fanno da contrasto a oscure giungle e aride pianure?

Ebbene, questa terra esiste e si chiama Araucania. il nome evoca foreste di conifere, alberi alti e belli, detti “araucaria”, abitati da coloratissimi pappagalli dal nome simile: “ara”.

In questa terra, divisa tra il Cile e l’Argentina, vive il popolo (… neanche a dirlo …) degli Araucani che parla una lingua detta “mapuce”. Provenienti dall’Argentina, gli Araucani si stanziarono in epoca precolombiana sul territorio che da loro prese il nome. (Fig. 1)

Mappa Araucania

Esso si trova a sud del fiume Bio-bio che scorre a meridione della città di Conception, allungandosi fino alle estreme propaggini delle Ande dove sconfinano nella Patagonia … insomma parecchio a sud, nel Sudamerica. L’Araucania fu un potente Stato sin dal 1400 e si oppose fieramente al potente Impero degli Incas. Al tempo della conquista degli Spagnoli, gli Araucani dettero parecchio filo da torcere al Conquistadores che, alla fine, dovettero di malanimo riconoscere la loro indipendenza. Quando sorsero le Repubbliche del Cile e dell’Argentina, nel XIX secolo, gli Araucani contrastarono duramente le truppe di questi due Stati che intendevano sottometterli.

Fu poco dopo che spuntò fuori un francese ricchissimo, altezzoso, aristocratico ma molto sognatore: Orélie-Antoine de Tounens (Fig. 2).

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Egli, dopo aver studiato la storia di quel popolo, ignoto in Europa, pianificò con alcuni amici, come lui nullafacenti, una conquista fulminante di quelle terre misteriose. Partì da solo il 25 giugno 1858 per il Cile dove sbarcò il 22 agosto. Dopo aver inutilmente aspettato per ben due anni gli aiuti promessi dai suoi infingardi e tirchi amici rimasti in Francia, con la testa piena di belle speranze e grandi promesse, si decise a entrare in Araucania il 6 novembre del 1860. Prese subito contatto con i vari Cacicchi, sorta di capitribù che governavano quelle terre, convincendoli a nominarlo loro sovrano. Il 17 novembre promulgò un Decreto in cui stabiliva la fondazione del Regno, la bandiera, un tricolore orizzontale blu su bianco su verde (Fig. 3),

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e il nome del Sovrano: Antoine I, Principe d’Araucania. Con notevole faccia tosta, inviò poi una copia del Decreto al Presidente del Cile. Nello stesso giorno promulgò la Costituzione di 66 articoli come quella francese. Nei giorni successivi molte tribù, appresa la notizia, dettero il loro appoggio al neonato Reame. Questo fatto fece incendiare di entusiasmo tutto il Sudamerica fino in Patagonia. In ogni villaggio s’inneggiava al Re degli Araucani. Travolto dall’entusiasmo dei suoi “sudditi”, Antoine I fece il primo passo falso. Si recò, accompagnato da due o tre Cacicchi, a Valparaiso dal Console francese in Cile per chiedere il riconoscimento del suo “Regno” all’Imperatore Napoleone III. Il Console lo accolse amabilmente ma, alla sua richiesta, rispose che l’Imperatore era grandemente impicciato in Messico con i rivoluzionari … (vi ricordate le imprese di Zorro? Era proprio quell’epoca lì!) Durante il viaggio di ritorno nel gennaio 1862, i cileni che non erano proprio ingenui come il nostro Principe, lo pizzicarono e senza tante cerimonie lo sbatterono in cella. In prigione, Antoine I non si dette per vinto e inviò a tutte le ambasciate straniere in Cile una petizione affinchè riconoscessero il suo regno di Araucania. Solo il Console francese promise un intervento, ma se la prese comoda. Fino alla fine di ottobre non fece nulla poi versò la cauzione e Antoine, liberato, fu espulso dal Cile. Tornato a Parigi, chiese un incontro urgente con Napoleone III che, bontà sua, gli fece fare sei anni di anticamera poi… non lo ricevette. L’Imperatore aveva altre gatte da pelare … per esempio la guerra imminente con la Prussia! Una bazzecola! A Oreliè-Antoine la fissa del Regno non era passata ed essendo ricco di famiglia, aveva intanto raccolto un discreto gruzzoletto. Nel 1869 ritentò perciò una nuova avventura sudamericana. Questa volta per prudenza, provò a passare dall’Argentina. Arrivato in Araucania, fu accolto entusiasticamente dagli indios che non lo avevano dimenticato … almeno loro! Il 17 dicembre il Re istituì pomposamente l’Ordine della Croce di Ferro, insignendovi ovviamente tutti i Cacicchi fedeli. poi costituì un nuovo Governo con cinque capitribù, con le penne in capo, le cerbottane e tutto il resto … Il Presidente cileno a questo punto s’arrabbiò davvero e tentò apertamente di farlo assassinare. Gli indios fedeli, tuttavia, vigilavano e ogni attentato fallì. I cileni, spazientiti, fecero allora intervenire l’esercito ma gli indios non erano così sprovveduti. Apparivano e sparivano nella foresta, lasciando sempre i soldati con un pugno di mosche. Nel giugno 1871, Antoine I si accorse con orrore che i soldi erano finiti e il suo regno traballava. Partì così in segreto per la Francia in cerca di finanziamenti. In quei due anni, però, la Francia era cambiata: i Prussiani avevano battuto Napoleone III e la neonata Repubblica Francese non aveva denaro per regni da operetta. Dopo tre anni, al nostro reuccio, venne un’ottima idea: presentatosi in grand’uniforme ed esibite le credenziali di Re di Araucania, da lui stesso redatte, si accordò con una banca parigina per un cospicuo prestito. In quel secolo di grandi rivolgimenti, i banchieri non erano molto esperti in geografia e gli dettero credito. Nell’aprile 1874 Antoine era di nuovo in Argentina. Stavolta era conosciuto anche a Buenos Aires dove sbarcò e le autorità subito lo arrestarono, imprigionandolo fino all’ottobre 1875. Perso nel suo delirio monarchico, pur espulso, sulla nave di ritorno in Francia, fondò il nuovo “Ordine della Costellazione del Sud”, meditando di insignirne i suoi fedeli Cacicchi e un gonfalone (Fig. 4).

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Mai domo, nei primi mesi del 1876, fece ancora vela per il suo mitico regno che raggiunse di nascosto e con molte difficoltà. Il clima infame, le zanzare e le fughe continue dai soldati argentini e cileni, minarono la sua salute. A ottobre fu ricoverato in ospedale a Buenos Aires fino al gennaio 1877. Tornato in patria ma sfinito dalle febbri, morì nell’ottobre di quello stesso anno. Ebbe però il tempo di indicare un successore al trono: il nobile Gustave Achille Laviarde, Principe di Aucas, suo fedele amico. “Il Re è morto, viva il Re!” Costui si proclamò subito Re di Araucania con il nome di Achille I. Il nuovo sovrano non mise mai piede nel suo regno … troppo rischioso! I tenaci Cacicchi, tuttavia, mantennero in vita un Consiglio di Reggenza fino al 31 dicembre 1882, quando capitolarono di fronte alle truppe cilene. L’attivissimo e ricchissimo re Achille I intanto non dormiva: disegnò una bandiera per lo Stato e stabilì consolati in molte città come Londra, Amsterdam, Saint Malò, Riga e in Italia, a Palermo e Portovenere. Inviò ambasciatori in Grecia, Belgio, Spagna e Marocco. Il Regno di Araucania non esisteva più, ma una grave vertenza sui confini tra il Cile e l’Argentina per il possesso dell’Araucania-Patagonia, permise ad Achille I di avere udienza presso molte corti europee. Alla sua morte, nel 1902, fu eletto dal Consiglio della Corona un nuovo sovrano: Antoine Cros, Duca di Nicadel, altro amico e Ministro di Antoine I, che assunse il nome di Antoine II. In Araucania, intanto, c’era la guerra di tutti contro tutti. Cileni, argentini e indios si affrontavano ferocemente in armi. Nel dicembre del 1902, con arbitrato del Re d’Inghilterra, si stabilirono finalmente i confini fra il Cile e l’Argentina. Nessuno, ovviamente, pensò agli indios. Finito in un bagno di sangue il Regno fantoccio, la dinastia esiliata non cessò. Antoine II morì il primo novembre 1903 lasciando erede sua sorella, la Principessa Laure Therese Cros, prima Regina di Araucania col nome di Laura Teresa I (Fig. 5).

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Anch’essa non vide mai il suo regno e morì in “esilio” il 12 maggio 1916. Il figlio di lei, nuovo re, assunse il nome di Antoine III. La grottesca commedia sembrò finire il 12 maggio 1951 quando, con atto sovrano, costui rinunciò alla corona e al regno. La Storia terrà però ancora in serbo altre sorprese: il 4 giugno 1971, il figlio di Antoine III, Philippe, ebbe riconosciuta dalla Corte di Prima Istanza di Parigi il titolo di Philippe IPrincipe di Araucania”. Morto nel 2014, Philippe I lasciò il trono a Jean-Michel Parasiliti di Para, che assunse il nome di Antoine IV dal 9 gennaio. La bandiera tricolore del Regno continua ancora oggi a sventolare sulla residenza di quest’attempato signore parigino, durante le “Cerimonie di Stato” da lui presiedute tra il salotto e il giardino di casa.

 

“L’arte e le sue molteplici forme. Parla Elena Galati Giordano”. Intervista a cura di Alessandra Micheli

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L’arte oggi è sulla bocca di tutti. 
Diventa quasi un fatto di elevazione sociale, di traguardo per chi vuole passare a uno status superiore e immergersi nel dorato mondo di chi conta. 
Ecco che si iniziano a frequentare mostre e biennali, annuendo in modo compulsivo a ogni spiegazione possibile, da quella più concettuale e quella campata in aria.
 Internet poi ha sdoganato ogni possibilità creativa tanto che persino la foto di un aspirapolvere può diventare arte.
 Basta richiamarsi anche se in modo improprio a Andy Warhol.
 Ma nessuno, oggi, si domanda cosa sia e cosa si intenda per arte, quale sono i suoi limiti, se esistono confini e se davvero tutto ciò che sgorga dal nostro cervello possa passare per forma creativa. 
E chi decide cosa sia arte e cosa non sia arte?
Un tecnico?
Un critico?
Io credo e sono convinta che soltanto l’artista, colui che materialmente produce sia in grado di dare una moderna definizione di prodotto artistico. 
Pertanto sarà la nostra collega Elena a parlarci un po’ di arte e sopratutto della sua concezione artistica. 
Buon viaggio 

 

*****

A. Ciao Elena. Benvenuta a Les Fleurs du mal. E’ un piacere averti tra noi! ovviamente tutti ti conoscono e non perdo tempo con le presentazioni ma vado subito alle domande!

E. Ciao Alessandra, grazie per avermi voluta come ospite. 

 

A. Come blogger sei abituata a incontrare l’arte. Ma sicuramente quella   
pittorica ha una marcia in più qual è secondo te?

E. Ogni forma d’arte ha delle caratteristiche differente e ugualmente importanti.
Non si tratta secondo me di “marcia in più”, quanto di concezione diversa. 
L’arte pittorica ha la peculiarità di rendere visibile ciò, che con le parole si racconta ed è per questo forse più fruibile.

A. Il nostro tempo è scandito da ritmi veloci. L’arte ha, invece, tempi particolarmente lenti e va assaporata non ingerita. Sei d’accordo con quest’affermazione?

E. Assolutamente si! 
L’arte ha tempi molto diversi dal quotidiano, le lancette scorrono su una linea temporale dettata unicamente dall’emotività. Da fruitrice d’arte, prima ancora che da disegnatrice, mi è capitato di soffermarmi davanti a una tela in un museo, per un tempo indefinibile: quelli che a me erano parsi pochi minuti erano in realtà due ore.

A. Ti senti più a tuo agio con i libri o con il pennello?

E. Mi sento a mio agio in egual modo con entrambe le cose onestamente. 
Sia i libri che i pennelli e i colori mi permettono di uscire dall’ordinario per entrare nello straordinario .

A. Cosa si prova quando si dipinge?

E. Questa credo che sia la domanda più difficile a cui trovare una risposta. 
Quando dipingo mi immergo in un mondo tutto mio. Mi posiziono davanti al foglio bianco, metto le cuffie e scelgo la musica in base al mio stato d’animo e spesso, mi lascio ispirare proprio dalle note.
Io personalmente mi sento libera: libera di esprimere me stessa senza vincoli e libera di provare emozioni senza vergogna. 
Nella vita di tutti i giorni, sono una persona che tende a non lasciar trasparire troppo i sentimenti e le emozioni, mentre sul foglio o sulla tela, esprimo tutta me stessa, metto tutta me stessa.

A. Cosa rappresenta per te l’arte
E. Per me l’arte è casa!

A. Come si crea un dipinto o un disegno indimenticabile?

E. Non credo esista una formula canonica per creare un capolavoro, altrimenti ci sarebbero tanti Leonardo Da Vinci  e  Caravaggio.
Credo però che per diventare indimenticabile un’opera debba avere una voce, capace di sussurrare nell’orecchio dell’osservatore la storia di cui esso ha bisogno. 

A. Talento e tecnica sono i punti estremi della letteratura, spesso impossibili da far convivere. Nell’arte è lo stesso?

E. Talento e tecnica sono i punti estremi, spesso impossibili da far convivere, in qualsiasi forma d’arte esistente.
Per essere artisti sono necessari entrambi. 

A. La bellezza salva il mondo o il mondo rende la bellezza kitsch?

E. Entrambe le cose. 
La bellezza può salvare il mondo,ma per essere vista è necessaria una sensibilità che non appartiene a tutti e, di conseguenza, chi non la può comprendere la rende kitsch.

A. Quale artista deve essere assolutamente conosciuto dai giovani?

E. Tutti quelli che hanno fatto la storia! Per essere creatori d’arte, bisogna conoscere l’arte senza pregiudizi e limitazioni. 
Dalla pittura rupestre a Fidia, da Giotto a Duchamp, da Michelangelo a Warhol, tutta l’arte merita di esser vista e conosciuta. 

A. Cita uno dei dipinti o dei disegni che più ti ha influenzato

E. Sono stata influenzata da diversi artisti e citare solo un dipinto è impossibile. 
Amo perdutamente Leonardo Da Vinci, genio senza tempo, il suo dipinto “ La Vergine delle rocce” è una delle opere che preferisco. 
“Bacchino malato” di Caravaggio, un’opera incredibile e dalla tecnica impeccabile. 
“Il monaco in riva al mare” Caspar David Friedrich, il dipinto davanti al quale ho pianto per lunghissimi e strazianti minuti per via della sua potenza emotiva.
Infine, non posso non citare Luis Royo artista incredibile che ha accompagnato la mia crescita artistica.

A. Arte e letteratura, cosa hanno in comune?

E.La capacità di far vivere emozioni forti, spesso contrastanti e altrettanto spesso dolorose, che ci costringono a fare i conti con i nostri mostri.

 A. Descrivi l’arte con poche parole. 

E. L’arte è una finestra aperta sull’introspezione.

A. Cosa serve davvero per comprendere l’arte?

E. Sensibilità, occhio e soprattutto cuore.

A. I tuoi progetti futuri

E. Uno sketch book tutto mio al quale sto lavorando da un po’, tavole di diverso genere, sia in tradizionale che in digitale, commissionatemi da alcuni autori e che mi stanno stimolando tantissimo.
Infine ho un piccolo sogno nel cassetto, una collaborazione che mi renderebbe veramente felice  ma di cui, per scaramanzia, non voglio dire nulla!

Grazie per l’ospitalità e per il tempo che mi hai concesso, a tutti i tuoi lettori lascio un grosso abbraccio e un sorriso!

Grazie a te Elena per averci aiutato a fare chiarezza in questo mondo del pensiero cosi affascinante e composito chiamato arte.  
E ricordatevi che ognuno di noi può rendere la propria vita un’opera d’arte. 
Anche tu che stai leggendo.

 

“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.” 

Pablo Picasso