“Whiborne e Griffin #2. Thresold” di Jordan L. Hawk, Triskell editore. A cura di Alessandra Micheli

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Pensate che stia succedendo davvero qualcosa di strano a Threshold. Qualcosa di sovrannaturale, come dite voi.»

Eccomi estasiata a raccontarvi la seconda avventura dei miei amici Griffin e Whiborne.

E la indomita Cristhine, una donna che mai come in questo testo sfida le convenzioni.

E ancora una volta la magica penna di Jordan compie un miracolo. Non è solo capace di farci provare il brivido del terrore, di emozionarci raccontando la delicata storia d’amore puro tra i due protagonisti. Ma va oltre rendendo il libro un degno erede del romanzo sociale, l’unico in grado, attraverso il racconto di epoche oramai lontane, di focalizzare la nostra attenzione sulla società odierna.

E si comprende come il trascorrere del tempo, in fondo, non ha davvero modificato gli assunti culturali che stanno alla base della nostra umana esperienza.

Ci troviamo nelle miniere di Threshold, luogo che garantisce il benessere dell’elite e sfrutta senza pietà, chi deve sopravvivere in un mondo totalmente squilibrato.

Si sfrutta il territorio e le ricchezze minerarie, a costo e a discapito di vite e famiglie, costrette a vivere in città nefaste, nere come la polvere di carbone sprigionata dagli scavi.

La montagna perde la sua maestosità e viene violata, da uomini che del rispetto per la natura, ne hanno fatto limite da superare.

Conta il guadagno, conta il business anche quando significa estremo sfruttamento delle risorse.

Stupende e piene di amarezza sono le descrizioni dei luoghi, capaci di infondere quel senso di abbandono di chi alla sua sanità sacrifica un effimero finto benessere: 

Le cime bloccavano la brezza che soffiava da ovest a est, lasciando l’aria stagnante e immobile. Le zanzare ronzavano sopra le pozze d’acqua nelle strade non lastricate, e il sudore mi pizzicava sotto al colletto. Avrei tanto voluto un po’ d’ombra, ma la completa mancanza di alberi dentro la città la rendeva una speranza vana.

Man mano che ci addentravamo a Threshold superammo l’emporio, la chiesa e la clinica medica. Oltre a questi c’era qualche altro negozio, poi si entrava nella parte principale della città, dove vivevano i minatori. Le case erano ammassate le une sulle altre per necessità, considerata la strettezza della

valle, e ognuna era identica alle altre. Alcuni residenti si erano dati da fare: una casa era appena stata ridipinta di giallo, mentre sul davanzale di un’altra c’erano vasi pieni di fiori malaticci. Molti avevano tentato di coltivare degli orti, ma nessuno sembrava più rigoglioso dei fiori, come se nella terra o nell’acqua ci fosse qualcosa di marcio. Considerando che il torrente era poco più di una fogna a cielo aperto, e aggiungendo il fatto che dalla miniera soffiavano esalazioni malsane, non era difficile crederlo.

L’aria pesante puzzava di acque fetide e carbone bruciato. Come il giorno prima, i forni per il coke emettevano uno spesso sudario di fumo mefitico che smorzava la luce del sole, trasformandone il colore da un oro brunito a un grigio acquoso. Un sottile strato di cenere e polvere di carbone copriva ogni cosa, compreso il bucato steso ad asciugare tra una casa e l’altra. Alcuni bambini piccolissimi giocavano per le strade, insieme a un assortimento di galline, papere e oche. Superammo un gruppetto di maiali macilenti che scavavano nell’immondizia e che ci guardarono con occhietti ostili

E’ strano e quasi commovente osservare come l’uomo, anche nelle peggiori condizioni, faccia diventare casa anche il luogo più malsano, come alla costante ricerca di una sottospecie di stabilità e di quotidianità. Ecco che, in questi luoghi davvero nebulosi e oscuri, i bimbi giochino senza rinunciare alla loro spensieratezza, mentre i genitori sono costretti a divenire automi senza sogni.

Beh signori miei non è questo il lavoro.

E non è questa la dignità umana che dal lavoro dovrebbe emergere e rafforzarsi.

E cosi la montagna sfruttata, diviene la livellatrice dei popoli. L’insensatezza del potere economico senza limiti, troverà il suo stop proprio dal mistero che dorme nei recessi e nel cuore di Thresold.

E se volete capire che orrore stavolta si cela nel mondo ctonio, basta usare l’etimologia del titolo.

Perfetta triskell che non ha voluto assolutamente tradurlo in italiano, lasciando intatta la sua tentacolare natura:

Threshold significava “soglia”. Una soglia verso dove? O verso cosa? Per quanto ne sapessi, ai lati della valle non c’era altro che natura selvaggia, come nella zona dove era stata costruita la città fino a poco tempo prima.

Ed è proprio il voler osare dell’uomo, quel suo non rispetto per la soglia, lo sprofonderà in un incubo agghiacciante, laddove forze aliene si faranno beffe della stupidità umana e non avranno rispetto per la loro dignità, trattando gli uomini come gli uomini stessi trattano la natura: oggetti da esaminare, burattini da manipolare e da logorare.

Facendoli diventare grotteschi abomini.

Del resto non è quello che facciamo noi di solito al mondo, ai simili e alla natura stessa?

La soglia è oramai oltrepassata, con disprezzo e spudoratezza.

E nella notte più oscura che possiamo mai immaginare, le caste sono totalmente distrutte, il muro tra dominati e dominanti è abbattuto, ricordandoci che al pari dell’ecosistema e della fauna da noi tanto disprezzata, agli occhi di qualche aliena civiltà con meno scrupoli di noi, non siamo altro che fastidiosi insetti da schiacciare.

Ma proprio nel momento in cui la morte abbraccia tutti, in cui diviene a livella di Toto, allora scatta qualcosa che fa davvero la differenza: l’unione. E in questo testo che celebra la storia più atroce della nostra economia, quella delle miniere, quella che ancor oggi provoca morti e malattie, viene al pari passo celebrato come compensazione la forza della collettività.

E dell’equità.

E un monito: non va solo rispettata la terra e l’intero universo da noi indebitamente abitato, ma persino il lavoro.

Perché sfruttati e sfruttatori alla fine rischiano di diventare soltanto carne da macello.

Canto la rabbia e l’amore dell’uomo che è stato vinto canto l’uomo respinto non l’uomo vincitore Canto l’uomo perduto l’uomo che chiede aiuto l’uomo che guarda  nell’acqua del fiume dove l’acqua conduce L’uomo che accende una luce o quello che trova la voce Canto l’uomo che è morto non il Dio che è risorto canto l’uomo salvato non l’uomo sacrificato

Lucio Dalla

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