“L’amore brucia come zolfo” di Lucia Maria Collerone, WriteUp site. A cura di Ilaria Grossi

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Un titolo che inevitabilmente richiama la mia terra, io che vivo a pochi passi dalla Solfatara di Pozzuoli, io che l’odore dello zolfo lo sento addosso e in ogni angolo della città.

La cornice del romanzo è Caltanisetta, cuore minerario d’Europa e le miniere di zolfo erano la discesa all’inferno per tutti coloro che pur di sopravvivere ad una vita di povertà e fame, erano disposti a diventare “diavoli”.

Dall’alto, c’erano i Baroni con le loro dimore lussuose e una vita privilegiata e senza sacrifici.

Dal basso del villaggio, c’era povertà e vita precaria, c’era Cecilia dai capelli rossi e occhi verdi come smeraldi, lei sin da piccola lotta con la sua famiglia per un pezzo di pane e per crescere i suoi fratelli.

Lei voleva diventare una principessa sveva come più volte le aveva sottolineato suo padre, vittima e al tempo stesso diavolo in quel tunnel di zolfo in cui lavorava.

A Villa Isabella, dimora del barone Ferdinando, Cecilia troverà la chiave per aprire un’altra dimora degna di una principessa sveva, ma ad un prezzo da pagare, dove non c’è solo l’amore e la passione, mille attenzioni e regali, significa vivere in una dimora d’oro come prigioniera della stessa dimora. Lei sarà la sua amante, un’ombra che non deve vedere la luce, nascosta tra pareti, lenzuola di seta e silenzi che urlano più delle parole.

C’è un prezzo da pagare, un “patto” che è veleno per l’anima di una donna, innaturale e inimmaginabile.

Come si fa a vivere con un’anima trafitta da mille schegge? L’amore può davvero lenire sempre alle ferite che portiamo dentro?

Cecilia ti ho immaginata con la tua pelle chiara, i capelli rossi e gli occhi verdi, il tuo portamento regale, ti ho immaginata come dietro ad un vetro dove tutto scorre e non puoi fare niente, accettando un destino di solitudine interiore, di vuoti incolmabili, dove la follia è diventata la tua padrona.

Non puoi toccare, non puoi stringere a te i doni più belli della vita.

Mi fermo qui.

Lo stile di Lucia Maria Collerone ha una fluidità, cura dei dettagli, descrizioni dei luoghi e dei personaggi che ho avuto l’impressione leggendo il romanzo, di essere dietro le quinte di una rappresentazione teatrale, dove le scene si susseguono l’una dietro l’altra, il lettore si sentirà trasportato dalla trama narrativa, in un vortice di emozioni, abbattendo ogni barriera temporale e spaziale.

Una bellissima scoperta, complimenti.

Buona lettura

Ilaria Grossi per Les Fleurs du mal blog letterario

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