E’ con emozione e sommo orgoglio segnalarvi il nuovo libro di un grande talento “Il soffio della morte” di Francesco Grimandi. Con il suo stile elegante e al tempo stesso potente, vi porterà attraverso la storia, in impervie vie, abissi senza fine e soavi paradisi. Presto anche la recensione!

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Sinossi 

Bologna, novembre 1325.

Una serie di sanguinosi omicidi, un dilemma che inchioda chi è chiamato a investigare, un mistero difficile da risolvere.

In un duello a distanza contro tutto e tutti, il vicario di giustizia Jacopo Lamberti dovrà scoprire chi si nasconde dietro l’enigmatico assassino che colpisce di notte e infierisce sulle vittime senza un motivo apparente.

Jacopo tenterà a ogni costo di fermarlo, ma prima dovrà misurarsi con i demoni che albergano nel suo cuore.

Genere Noir storico.

 

 

 

“Il sigillo delle cento chiavi” di Daniela Tresconi, Panesi edizioni. Illustrazioni di Elena Galati Giordano. A cura di Alessandra Micheli

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Ma io penso che Dio nella sua infinita saggezza abbia nascosto l’inferno in mezzo al paradiso. Per fare in modo che stessimo sempre attenti. Per non farci dimenticare la colonna del rigore, mentre viviamo la gioia della misericordia

Paulo Coelho

Mentre scorrevo le pagine del libro di Daniela Tresconi, questa frase non mi lasciava in pace.

Martellava la mia mente, la pungeva costantemente e al tempo stesso, al pari di una favolosa rosa, diffondeva il suo estatico profumo.

E allora ho compreso che, il senso dell’intero libro di Daniela, fosse racchiuso in esso e che a me, capace di ascoltare la voce dei libri era dato l’arduo compito di spiegarla.

Come sempre avverto te lettore.

Puoi scegliere anche adesso se continuare ad avventurarti nelle mie parole, quelle che formeranno questa mia umile analisi, o continuare a interpretare il libro come un semplice piacevole, bellissimo thriller storico.

E perderti il viaggio nel pozzo profondo dei suoi significati.

Chi avrà l’ardire di accompagnarmi, sosterà meravigliato davanti all’architrave che decora la porta segreta attraverso cui scendere nei meandri del libro, laddove pulsano i suoi arcani misteri e laddove una voce antica ci narrerà degli incanti della tentazione e della misericordia, entrambi aspetti fondamentali di una fede che, da sempre incentiva e sostiene l’impalcatura della storia.

Come direbbe Balzac ogni accadimento ha due volti, uno solare della storia ufficiale e uno più tenebroso di quella esoterica, nascosta celata ai più, dono di chi è cosi intuitivo da non accontentarsi delle spiegazioni ortodosse ma sente anch’egli un odore strano e straordinario titillare le sue narici.

E’ l’effluvio dei secoli, delle ricerche spirituali di tutti i tempi, è il regalo di chi si impegna in un sentiero di riverita adorazione del sacro e che ha l’onore di osservare da vicino la magia che dallo stesso scaturisce.

E’ un qualcosa che cambia totalmente la vita.

La ricerca dei segreti è fondamentale non tanto per le scoperte ma perché ci fa intraprendere una via piena di prodigi.

Ma anche di tentazioni.

Del resto solo il probo riesca ad ammirare il fulcro del divino, che sia un vaso o sia una fonte miracolosa, che sia una reliquia o una semplice pietra che emana calore, o un fazzoletto con impresso il segno della resurrezione.

Ogni fede, dalla più complessa e strutturata alla più semplice e quasi di impronta contadina ha bisogno che il sacro, che Dio scenda in terra e si manifesti.

Ecco perché ogni borgo ogni città ha la sua storia di prodigi. Manoppello dove il volto del salvatore è impresso sul lino, dando a tutti la sensazione che il dio sia li a sorridere.

Torino con la figura sofferente ma gloriosa di un corpo che esplode di luce imprimendo la sua evocativa forza sul telo.

Roma con le sua prova della crocifissione, la vera croce legno in cui è impresso tutta la sofferenza del martirio e pertanto dotata di poteri taumaturgici straordinari, perché solo il dolore sa curare.

O pensiamo a Bari a Castel del Monte manifestazione fisica del sacro calice, contenitore di ogni energia che dall’alto illumina questa nostra terra afflitta.

E anche nel libro della Tresconi, un piccolo innocente, invisibile borgo con il suo orgoglio, con quella sua voglia di emergere dall’oblio è pieno di aura sacrale perché dentro le cavità sotterranee qualcosa fa vibrare gli animi di alti ideali.

Di pensieri che si elevano a dio fondendosi con esso per ritrovare l’originaria armonia cosmica.

Ecco perché le acque, memento di un tempo in cui la spiritualità l’emotività che tale incontro genera, diviene simbolo di luoghi intrisi di incanto, di potenzialità curative immense.

Acque limpide, dal suono glorioso come quelle che ho sentito gorgogliare allegre sotto il pavimento di San Clemente, portano con esso una linfa magica, sangue del Dio che decise di farsi carne e in un abbraccio soave portare tutti coloro ingabbiati nella materia verso la luce.

L’acqua scorre, cosi come deve scorrere la verità.

Cosi come la misericordia deve poter irrigare il campo arido di ogni anima.

Ma ecco che accanto alla manifestazione fisica del prodigio un dio saggio, molto più saggio di noi, inserisce l’abominio della tentazione: accanto alla vita eterna esiste e può e deve esistere il putridume della morte.

Sono le fonti sacre simboli della via verso la conoscenza, e di come essa e i prodigi che nascono dal suo ventre possono cambiare, migliorare o devastare il mondo umano.

E’ come noi usiamo i doni, sono le nostre scelte a decidere se saremmo santi o peccatori o peggio demoni.

E spesso il probo cade, cade perché in fondo, il sacro rivela quello che davvero si cela nel nostro io più intimo, lo porta allo scoperto e ci sprona a combatterlo.

Ma spesso la cupidigia di chi si sente superiore appunto perché toccato dal marchio del “santo” diviene incontrollabile.

E allora il segreto torna a riposare nella terra, per sempre, in attesa che l’eroe senza macchie e senza paura affronti nuovamente la suprema prova: abbracciare il mistero senza cedere alla tentazione di usarlo per una finalità cosciente che non redime ma condanna.

I due protagonisti saranno di fronte al bivio che ogni ricercatore ha sperimentato: se rendere essoterico o manifesto l’arcano, o se custodirlo puro e incolume dentro di se.

Perché la meraviglia non è tanto nel trovare il Graal, perché in questo libro di una forma di Graal si narra.

Ma di averlo visto, sfiorato e essere stati da lui segnati.

E’ il percorso verso la ricerca che ci modella, non il risultato.

Bravissima Daniela capace di tessere con aggraziato stile un libro immenso, un libro che rapisce e seduce.

Ma che sopratutto insegna.

E bravissima l’illustratrice, demiurga fiera che imprime il suo divino tocco creatore ai suoi disegni, cosicché i personaggi di carta, sembreranno cosi vivi da sorriderti.

 

“Necropolis. Whiborne e Griffin #4”. Di Jordan L. Hawk, Triskell edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Eccoci alla quarta avventura di Whiborn e Griffin.

In questo testo, finalmente, il mio eroe si mostra in tutto il suo splendore e i ruoli si ribaltano.

Per chi ha già letto gli altri libri, avrà notato senza dubbio un vero percorso evolutivo di Perceval.

Timido, ingabbiato nelle sue insicurezze, convinto della sua non adattabilità alla società in cui vive, resta ripiegato su se stesso.

E’ un diamante offuscato senza luce che faccia brillare le sue molteplici sfaccettature.

Abituato a una strana invisibilità, quasi convinto che il suo vero autentico posto sia negli angoli.

Eppure, come direbbe una poetessa che amo:

Vorrei viaggiare con gli angeli

attraverso gli angoli

della vita più eterna anziché vivere la vita

piena di insidie piene di incoerenze e falsità

Simona Accarpio

Solo questa poesia potrebbe descrivere perfettamente tutta la saga proposta dalla Triskell.

E’ proprio negli angoli polverosi, quasi remoti, che Whiborne trova finalmente la sua collocazione, sviluppando le potenzialità come una lenta ma inesorabile scoperta.

Ed è quella sua sofferenza quel suo non sentirsi nulla, quel suo vuoto che gli permette di essere “riempito” non solo d’amore ma di scoperte costanti di se.

Adesso negli angoli Whiborne non vive più.

Eppure di quell’esperienza cosi disperata, cosi solitaria porta con se una coscienza altamente sviluppata.

Lui che sa cosa significa non essere accettato, non essere rispettato dagli altri, pertanto, sviluppa non solo forza morale ma empatia.

E quel cuore che pulsa e che vibra di sentimenti pure, lo rendono cosi integro che il male che affronta, non può assolutamente toccarlo.

Ecco che Griffin il forte diviene la parte fragile e Whiborne il fragile diventa una roccia.

Perché entrambi sono parti di uno stesso Tao, parti di uno stesso essere che brama semplicemente alla vita.

Una vita vissuta fuori dai rigidi confini, magari in quegli angoli che da impolverati divengono fonte di saggezza e di sapere.

Quegli angoli in cui ci sono mani tese, frustrazioni e ribelli in attesa di un solo unico sguardo.

Whiborne qua è sicuramente una figura potente che domina tutto il libro e che serve all’autrice anche per continuare la sua missione di denuncia. Qua due sono i temi, la condizione femminile e l’etnocentrismo sfrenato del colonialismo irrispettoso.

Le donne qua raccontate sono archetipi di questa feroce violenza. Entrambe, sia colei che accetta lo status quo, sia chi lo rifiuta sono vittime dell’anatema sociale.

Una viene considerata pericolosa e pazza, cavia adatta per celebrare una radicata convinzione, ossia la condizione di inferiorità fisica e psichica della donna, soggetta spesso a casi di isteria.

Una donna che legge studia ed è sapiente?

Abominio.

Meglio una relegata tra le mura domestiche tanto spesse da soffocare gli urli quando la violenza patriarcale si scaglia con la volontà di annullarle il sorriso.

E il biasimo per entrambe.

Colei che reagisce e colei che non lo fa.

Sono sempre elementi accessori di una società che fa mostra di se stessa, pavoneggiandosi dietro a valori che di etica non hanno nulla.

Pensate sia oramai una situazione sorpassata?

Recensisco da tre anni.

E leggo da quando ne ho sei.

E tutt’oggi alcuni sedicenti dotti, si stupiscono del fatto che conosca Proust, Flaubert e Balzac.

Anzi mi è stato espressamente fatto capire che trovavano strano il fatto che non leggessi romance.

E che potessi dialogare di fisica quantistica, filosofia e psicologia.

Ne vogliamo parlare?

Del resto sono cosi le civiltà evolute.

Poco rispetto per le parti condannate a essere deboli reiterando il sistema eterno di dominazione sottomissione.

Poco rispetto per il diverso e la cultura, usata solo per mostrare la propria superiorità.

E cosi L’Egitto diviene folcloristica ricerca di un successo accademico, accumulazione sfrenata di manufatti, senza rispetto per le tradizioni e per le leggende.

Era consapevole della grande disparità che c’è tra i pochi penny con cui vengono pagati i suoi connazionali e le migliaia di dollari a cui vengono rivenduti i reperti a New York o Parigi.» Si accigliò e fece un ampio gesto.

«Guardati intorno. La maggior parte di questa gente è disperatamente povera, e nei villaggi è persino peggio. Francia e Gran Bretagna sono come due dottori che discutono di un paziente agonizzante, ma che non fanno nulla di concreto per aiutarlo. Ciò di cui l’Egitto ha bisogno è un sistema educativo decente, specialmente per le donne. Se fosse per me…»

E tutt’oggi noi continuiamo a mantenere un sistema paternalistico che in fondo se ne frega delle meraviglie di altri paesi.

Per noi sono solo elementi capaci di adornare un musei inno alla potenza di una o dell’altra nazione.

Senza comprenderne né il valore e senza da esso trarre rispetto e ammirazione per le culle della civiltà.

E nessuno di noi, colonialisti fino al midollo è consapevole che in Afganistan, in Siria, in Egitto ci sono persone come noi,

Non li paga in modo equo per tenere lontani i ladri,» sbottò lui. «Li paga equamente perché li vede come esseri umani con una loro dignità, non selvaggi che dovrebbero ringraziare per ogni avanzo gettato verso di loro.»

Devo spiegare davvero perché ho amato e amo questo libro?

Posso solo dirvi che il mio amato Whiborne mi riserverà tante sorprese e non vedo l’ora di farmele raccontare da questo grande, unico uomo. Purtroppo di carta.

Purtroppo.

Altrimenti alle Europee lo votavo sicuramente.