“Necropolis. Whiborne e Griffin #4”. Di Jordan L. Hawk, Triskell edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Eccoci alla quarta avventura di Whiborn e Griffin.

In questo testo, finalmente, il mio eroe si mostra in tutto il suo splendore e i ruoli si ribaltano.

Per chi ha già letto gli altri libri, avrà notato senza dubbio un vero percorso evolutivo di Perceval.

Timido, ingabbiato nelle sue insicurezze, convinto della sua non adattabilità alla società in cui vive, resta ripiegato su se stesso.

E’ un diamante offuscato senza luce che faccia brillare le sue molteplici sfaccettature.

Abituato a una strana invisibilità, quasi convinto che il suo vero autentico posto sia negli angoli.

Eppure, come direbbe una poetessa che amo:

Vorrei viaggiare con gli angeli

attraverso gli angoli

della vita più eterna anziché vivere la vita

piena di insidie piene di incoerenze e falsità

Simona Accarpio

Solo questa poesia potrebbe descrivere perfettamente tutta la saga proposta dalla Triskell.

E’ proprio negli angoli polverosi, quasi remoti, che Whiborne trova finalmente la sua collocazione, sviluppando le potenzialità come una lenta ma inesorabile scoperta.

Ed è quella sua sofferenza quel suo non sentirsi nulla, quel suo vuoto che gli permette di essere “riempito” non solo d’amore ma di scoperte costanti di se.

Adesso negli angoli Whiborne non vive più.

Eppure di quell’esperienza cosi disperata, cosi solitaria porta con se una coscienza altamente sviluppata.

Lui che sa cosa significa non essere accettato, non essere rispettato dagli altri, pertanto, sviluppa non solo forza morale ma empatia.

E quel cuore che pulsa e che vibra di sentimenti pure, lo rendono cosi integro che il male che affronta, non può assolutamente toccarlo.

Ecco che Griffin il forte diviene la parte fragile e Whiborne il fragile diventa una roccia.

Perché entrambi sono parti di uno stesso Tao, parti di uno stesso essere che brama semplicemente alla vita.

Una vita vissuta fuori dai rigidi confini, magari in quegli angoli che da impolverati divengono fonte di saggezza e di sapere.

Quegli angoli in cui ci sono mani tese, frustrazioni e ribelli in attesa di un solo unico sguardo.

Whiborne qua è sicuramente una figura potente che domina tutto il libro e che serve all’autrice anche per continuare la sua missione di denuncia. Qua due sono i temi, la condizione femminile e l’etnocentrismo sfrenato del colonialismo irrispettoso.

Le donne qua raccontate sono archetipi di questa feroce violenza. Entrambe, sia colei che accetta lo status quo, sia chi lo rifiuta sono vittime dell’anatema sociale.

Una viene considerata pericolosa e pazza, cavia adatta per celebrare una radicata convinzione, ossia la condizione di inferiorità fisica e psichica della donna, soggetta spesso a casi di isteria.

Una donna che legge studia ed è sapiente?

Abominio.

Meglio una relegata tra le mura domestiche tanto spesse da soffocare gli urli quando la violenza patriarcale si scaglia con la volontà di annullarle il sorriso.

E il biasimo per entrambe.

Colei che reagisce e colei che non lo fa.

Sono sempre elementi accessori di una società che fa mostra di se stessa, pavoneggiandosi dietro a valori che di etica non hanno nulla.

Pensate sia oramai una situazione sorpassata?

Recensisco da tre anni.

E leggo da quando ne ho sei.

E tutt’oggi alcuni sedicenti dotti, si stupiscono del fatto che conosca Proust, Flaubert e Balzac.

Anzi mi è stato espressamente fatto capire che trovavano strano il fatto che non leggessi romance.

E che potessi dialogare di fisica quantistica, filosofia e psicologia.

Ne vogliamo parlare?

Del resto sono cosi le civiltà evolute.

Poco rispetto per le parti condannate a essere deboli reiterando il sistema eterno di dominazione sottomissione.

Poco rispetto per il diverso e la cultura, usata solo per mostrare la propria superiorità.

E cosi L’Egitto diviene folcloristica ricerca di un successo accademico, accumulazione sfrenata di manufatti, senza rispetto per le tradizioni e per le leggende.

Era consapevole della grande disparità che c’è tra i pochi penny con cui vengono pagati i suoi connazionali e le migliaia di dollari a cui vengono rivenduti i reperti a New York o Parigi.» Si accigliò e fece un ampio gesto.

«Guardati intorno. La maggior parte di questa gente è disperatamente povera, e nei villaggi è persino peggio. Francia e Gran Bretagna sono come due dottori che discutono di un paziente agonizzante, ma che non fanno nulla di concreto per aiutarlo. Ciò di cui l’Egitto ha bisogno è un sistema educativo decente, specialmente per le donne. Se fosse per me…»

E tutt’oggi noi continuiamo a mantenere un sistema paternalistico che in fondo se ne frega delle meraviglie di altri paesi.

Per noi sono solo elementi capaci di adornare un musei inno alla potenza di una o dell’altra nazione.

Senza comprenderne né il valore e senza da esso trarre rispetto e ammirazione per le culle della civiltà.

E nessuno di noi, colonialisti fino al midollo è consapevole che in Afganistan, in Siria, in Egitto ci sono persone come noi,

Non li paga in modo equo per tenere lontani i ladri,» sbottò lui. «Li paga equamente perché li vede come esseri umani con una loro dignità, non selvaggi che dovrebbero ringraziare per ogni avanzo gettato verso di loro.»

Devo spiegare davvero perché ho amato e amo questo libro?

Posso solo dirvi che il mio amato Whiborne mi riserverà tante sorprese e non vedo l’ora di farmele raccontare da questo grande, unico uomo. Purtroppo di carta.

Purtroppo.

Altrimenti alle Europee lo votavo sicuramente.

 

 

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