Un libro che affascinerà gli amanti del genere. Il padrone dell’est” di Lucrezia

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ATTENZIONE.

SI RACCOMANDA LA LETTURA A UN PUBBLICO ADULTO E CONSAPEVOLE A CAUSA DEL CONTENUTO ALTAMENTE ESPLICITO DELLE SCENE DESCRITTE CHE RIGUARDANO ADULTI CONSENZIENTI .

 

Sinossi 

Alessandro Aldovrandi. Il genio del violino che incanta il mondo. Nel mondo oltre il velo è il primogenito di un potente primo vassallo.

Ha una malattia tanto rara da non avere nemmeno un nome. In compenso è inesorabile.

Suo padre implora l’aiuto di un Grande Padrone, James, Signore dell’ Est. Ma è alto il prezzo da pagare.

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“Mia” di Daniela Ruggero, Dark Zone. A cura di Alessandra Micheli

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Mia di Daniela non è un libro facile.

Seppur poco avvezza al genere rosa o romance so, tuttavia, cavarmela abbastanza bene individuando ogni sfumatura utile per farvelo conoscere a voi lettori.

In questo caso non saprei dire se la collocazione sia esatta.

Certo c’è la storia d’amore, apparentemente romantica.

C’è un sano sesso che è però, non è messo tanto per attrarre come miele le mosche, ma è congeniale alla trama e alla sensazione della ragazza Mia, che si affaccia sulla scena sentimentale conoscendone sin da subito, la forza devastante.

O come la chiamo io la vischiosità di un sentimento totalizzante che spesso non per,mette una vera e necessaria differenziazione io e l’altro. L’amore adolescente è cosi.

E’ un sentirsi totalmente parte della stessa anima.

Anzi è il condividere un anima fino a sentirsi tremendamente parte dell’altro.

Perderlo è come soffocare, come sentirsi spezzati a metà.

Alzi la mano chi non ha conosciuto tale trasposto.

All’inizio è tutto meraviglioso.

Solo che la vita, molto più saggia di noi, non si aspetta che noi viviamo in questo bozzolo sicuro, la comfort zone, di turno.

Perché un amore assoluto basta a se stesso.

E basta a te.

Non c’è più altro da vedere, da sognare e da pensare se non il respiro dell’altro, la sua carezza, quel suo sguardo bruciante.

Se non l’estasi dell’unione.

E cosi arriva il dolore.

A insegnarci che siamo esseri diversi seppur complementari.

E’ il dolore, la perdita che ci fa maturare.

E il nostro ostacolo ma al tempo stesso l’opportunità di nascere.

E fidatevi nessuno nasce ridendo.

Tutti arrivano al mondo lasciando il caldo nido del ventre, quel mondo acqueo sicuro e confortante con un urlo di dolore.

Perchè l’aria sferza, le sensazioni e gli stimoli invadono il cervello con un rumore cacofonico.

Il dolore è secondo me troppo stigmatizzato in questo mondo.

Isolato, rifuggito come una bestia feroce.

Temuto e esorcizzato con troppi lieto fine.

Ma il lieto fine non ci educa a vivere.

Per nulla.

Non ci fa assaporare la vita, né i colori, né i sapori.

Il lieto fine, la mielosità di tante storie non temprano il nostro spirito. Non ci insegnano a alzare la testa, arrabbiarci, dire no e partire in cerca di un altra vita.

Mia lo fa.

Conosce l’estasi.

E impara che dietro essa esiste la colonna del rigore.

Che vita e morte sono strette in un abbraccio senza fine.

Che la vita non è la favola sognata da bambina.

E che in mezzo a questo abisso, soltanto allora quando ti sembra di non respirare, basta alzare gli occhi e guardare dritto il cielo.

E tornare a far parte di esso.

L’amore è una maledizione ma è anche la nostra benedizione.

Il biglietto di ingresso per la vita matura.

Perché in ogni storia iniziatica che si rispetti, e Mia lo è, non esiste la crescita di un albero senza che esso venga potato.

Non esiste la consapevolezza del dono dell’amore se non ci viene strappato.

Io sono convinta che solo perdendo si è in grado di apprezzare, fino in fondo, i doni che la divinità o il caso o come lo volete chiamare, ci regala. Mia è una storia di una bimba che diviene donna.

Lo fa perdendo se stessa.

Morendo e rinascendo.

E credetemi alla fine del libro Mia sarà molto più radiosa dell’inizio, quando rideva ingenua al sole.

Sarà più meravigliosa e terrificante nella vesti di Morrigan, colei che lotta per vivere, della dolce e tonta Biancaneve.

E vi auguro magari in modo meno traumatico, di essere tante Mie.

Cosi coraggiose da guardarlo negli occhi il dolore e sostenere lo sguardo senza esserne pietrificate.

Pertanto, è mio dovere ricollocare il testo nell’ottica del romanzo di formazione, concentrato sopratutto sulla narrazione dell’iniziazione femminile capace di portare la bimba verso l’acquisizione della maturità di genere.

Un sorta di modernizzazione della  fiaba la Fanciulla senza mani, classico esempio della necessità per una corretta crescita interiore, della perdita di un’innocenza conoscitiva verso il mondo delle emozioni e dei rapporti sociali.

 

 

“Cambio di rotta” di Angelo Garaffa e Monica Crivelli, La Strada per Babilonia. A cura di Alessandra Micheli

9788894822229

 

I bambini, i ragazzi sono la luce del mondo, non smettono mai di stupirmi e io non smetterò mai di credere in loro, di ammirarli e amarli

Monica Crivelli

Ho riflettuto molto su questa frase e sull’intero libro Cambio di Rotta.

E ho pensato molto a come raccontarvelo nel modo migliore.

Perché come sempre saranno loro, i ragazzi, i bambini a insegnarci la vita.

Noi cosi convinti di essere arrivati alla soglia della saggezza, perché pieni di responsabilità, di impegni e di un lavoro serio.

Noi che abbiamo messo da parte la fantasia e la capacità di stupirci.

E siamo ancora certi che è questa la strada migliore per crescere.

Per governare il mondo che un dio idealista ci ha donato, con la capacità di nominare e quindi far esistere tutto ciò che desideravamo.

Peccato che l’unico nostro desiderio sia dominare e sottomettere.

E abbiamo consegnato un mondo rovinato, un mondo in cui conta la voce più alta ai giovani e li educhiamo a imitarci, a divenire come noi, stronzi senza cuore.

Ne immaginazione.

Ma loro resistono.

Hanno i sogni e li stringono forte, si difendono dalla nostra aggressività, dalle nostre fandonie.

Dalle bugie e dalla nostra voglia di emergere, che nasconde una profonda tristezza, quella di chi l’istante magico lo ha del tutto perduto. Gli abbiamo consegnato un mondo distorto, storpiato, massacrato, deluso e incattivito.

Ma non smettono di coltivare quella purezza che diventa scudo contro la nostra idiozia.

Lo canta Vecchioni in Comici spaventati guerrieri e ce lo racconta nella bellissima prefazione, Monica Crivelli.

Parole che fanno venire i brividi, che strappano una lacrima e un sorriso, perché per me eterna fanciulla, è una speranza credere che i giovani non molleranno mai e continueranno a resistere sulle trincee dei loro valori. Ecco che per me, Cambio di Rotta, non è solo il primo libro di un futuro, grande talento.

E’ una lezione di vita, quella capace di non farmi perdere la strada che ho scelto, tra rabbia e stelle, accompagnata dalle loro limpide voci.

Non ci credete?

Eccone un esempio.

..avevo appreso quanto dietro i cambiamenti e alle situazioni che non vorremmo mai affrontare si nasconda qualcosa che ancora non sappiamo essere speciale per noi.

Dietro una semplice storia avvincente e piena di colpi di scena, si delinea un messaggio importante, appreso con facilità dall’autore ma ancora ostico per noi adulti.

Cambiare rotta non ci piace.

Uscire dalla comfort zone non è di nostro gradimento.

Angoscia nostalgia e terrore non fanno altro che ancorarci al consueto e all’abitudine.

Facendo si che i doni di un universo benevolo elargiti in continuo, capaci di donare alle nostre comode vie scossoni, smettano di essere accettati e compresi da questo stupido umano.

E sapete perché?

Perché noi tendiamo a dormire.

Come quando siamo in macchina e chiudiamo gli occhi mentre magari stiamo viaggiando attraverso boschi, scogliere e mari.

Dormiamo e magari sogniamo quello che desidera il nostro ego. Successo, lavoro, l’amore che dobbiamo meritare.

E ci perdiamo il volo di un gabbiano, una rosa che sboccia, il vento fresco che smuove gli alberi.

Senza la curiosità, la voglia di emozionarci e stupirci, il viaggio verso una meta qualsiasi è solo un eterno sonno.

Un lungo agghiacciante lento oblio.

Siamo prigionieri di una realtà illusoria che non ha il sapore meraviglioso né l’odore afrodisiaco della nostra dimensione.

E Garaffa lo sa.

Che dietro anche al cambiamento avvertito come sacrificio, esiste un motivo ancora più ampio, più grande della nostra piccola infima percezione umana.

Magari troviamo nuovi amici laddove non speravamo, troviamo nuovi stimoli nuove radici e una forza quella selvaggia del lupo che non ha paura del bosco di notte.

Cambio di rotta è tutto quello che serve per vivere davvero.

Basta spostare il focus dello sguardo per trovare tesori immensi.

Trovare significati sconosciuti e elettrizzanti.

E allora l’ego, la società e le sue delizie svaniscono e restiamo forse meno personaggi e più persone.

E ritrovare quelle emozioni che sembravano banali perché odiate dalle luci della ribalta, come l’amicizia.

Eh si troviamo scontato il proverbio chi trova un amico trova un tesoro. Ma se è cosi banale, cosi ovvio, perché non lo applichiamo nella vita di ogni giorno?

Perché la frase

la vera amicizia non muore mai

non diviene reale nelle nostre vite?

Perché a insegnarcela deve essere un ragazzo, quando noi siamo tronfi e sicuri che siamo noi a reggere le sorti dell’affranto universo?

Bei reggenti, se non diventiamo esempi e facciamo di quelle frasi “scontate” una realtà corporea.

Perché per noi amicizia non ha questo valore:

L’amicizia spesso si sceglie anche a costo di non arrivare primi per fermarsi ad aiutare o per arrivare ultimi assieme

Vedete per caso persone matura avere il coraggio di buttare il successo all’aria e mettere la cooperazione al primo posto?

Perdonatemi.

Io sono tre anni che vivo di letteratura e finora solo una ragazzo, un piccolo grande uomo ha messo questo valore della collaborazione senza finalità cosciente, al primo posto.

E quindi scusatemi se vi dico queste crude parole: davanti alla saggezza di un ragazzo di 13 anni, io mi inchino e gli dico grazie e delle vostre colte parole, della vostra maturità ci faccio un bel falò.

Preferisco di gran lunga la fantasia visionaria di Angelo