“Brandelli di memoria” di Alessio Vecchioni, Scatole Parlanti edizioni. A cura di Francesca Giovannetti

Brandelli di memoria-Alessio Vecchioni.jpg

 

 

Aron si trova incatenato a una sedia, al buio.

Non ricorda niente, nemmeno il suo nome.

Oscure presenze appaiono e scompaiono, una voce esce da una cassa.

Aron annega e riaffiora, a tratti, nei suoi brandelli di memoria.

Soffocante e inquietante, questo romanzo breve mette a nudo la potenza della memoria e del ricordo.

Chi siamo realmente?

Cosa ci spinge o ci trattiene?

Siamo i nostri ricordi o siamo altro da loro?

Quanto influiscono sulla nostra individualità?

Alla fine di questa lettura le domande saranno più numerose delle risposte.

Pagine costruite con un ritmo straordinariamente serrato, che guida e confonde allo stesso tempo, lasciando il lettore in uno stato confusionario e onirico.

L’autore gioca sul filo della realtà e dell’illusione, racconta di un palcoscenico reale che si trasforma spesso in un panorama passato, dove riaffiora il racconto.

Un faticoso gioco di costruzione del passato per comprendere il presente. Visioni confuse di ricordi che affiorano con difficoltà, alla ricerca di figure femminili, una donna, la madre; e soprattutto alla ricerca della verità: cosa è successo?

Che cosa ho fatto?

Quale male ho compiuto o subito?

La presenza di una vittima è il pretesto, quasi, dal quale si parte, per affrontare un viaggio insidioso e difficile.

Un flusso continuo di emozioni e immagini, a volte raccapriccianti, come il cervello vivo e pulsante dal quale escono indizi per continuare il cammino attraverso ciò che è stato e si tenta di ricordare.

Uno stile che si snoda in bilico fra il racconto e il pezzo teatrale, dove il cambiamenti di scena sono repentini e spiazzanti.

È più facile procedere scrivendo cosa NON è questo libro

Non è una lettura leggera.

Non è una caccia all’assassino.

Non è una linea retta.

Cosa rimane?

Una matassa disordinata di incubi e angosce, una ricerca faticosa del ricordo attraverso pochi frammenti, un brancolare alla ricerca di ciò che è stato e del perché.

E alla fine ci si chiede: non è quello che ciascuno di noi ha provato, almeno una volta?

L’autore lo fissa con inchiostro e carta; e il lettore riflette.

 

 

 

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