“L’equazione aliena” di Alessandro Dolce, La Strada di Babilonia. A cura di Alessandra Micheli

 

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Non cerco di immaginare un Dio;

mi basta guardare con stupore e

ammirazione la struttura del mondo,

per quanto essa si lascia cogliere

dai nostri sensi inadeguati.

Albert Einstein

E’ molto difficile parlavi del libro equazione aliena.

E questo perché è spettacolare.

Un libro di quelli che vanno “divorati” in un attimo, in un boccone per chi come me è affamato di scienza e di azione.

Per voi altri palati fini da gourmet, consiglio una lettura lenta, assaporando ogni pagina e godendovi un istante magico in quest’estate afosa, in cui solo un buon libro potrà donarvi un vento fresco capace di stuzzicare e titillare i vostri addormentati sensi.

Del resto l’estate è il periodo del mistero, nonostante quel sole che con i suoi raggi tenta di stanare ogni ombra.

Ma quella luminosità non può nascondere il lato tenebroso della vita, che si rianima ogni notte, con quella luna cosi luminosa complice del mistero che scorrazza felice.

Per tutti coloro che credono nel potere esoterico dell’inverno, ricordo che è nelle notti di mezza estate che il magico e il numinoso si affacciano cantando inni alla natura che si rivela in tutto il suo splendore.

Il mondo dell’arcano si fa cosi vivo e reale, nonostante la sua peculiare ombrosità, si affaccia in quegli odori caratteristici delle vacanze, nel rumore del mare che sembra un canto di sirena, nel frusciare degli alberi dei boschi che raccontano le voci allegre dei popoli magici e invisibili ai più.

Per questo, equazione aliena appartiene non solo alla scienza ma anche a quel mondo dell’impossibile che tanto amo, quel sovrannaturale che lungi dal frenare il mio ardore verso la scienza l’abbraccia divenendo unica, immensa, stupefacente teoria.

Per troppo tempo la dicotomia tra pleroma e creatura, tra soprannaturale e meccanico ha funestato le scoperte di ogni tempo.

Ha diviso i sapienti, i saggi e messo in trincea i due opposti sostenitori del sistema vita.

Da una parte lo scienziato che rifiutava in toto, ogni velleità mistica, tutto incentrato su una spiegazione totalmente razionale della realtà, Dall’altra parte i reietti coloro che nella fede, nell’incanto meraviglioso del mito o dei libri sacri trovavano le annose risposte al quesito dei quesiti :perché l’uomo?

Entrambi feroci combattenti, entrambi rei di aver lacerato, spezzettato e quasi distrutto tutta l’omogeneità antica dell’interconnessione del reale. Un reale che per secoli era considerato al pari di un mosaico incredibile dove ogni pezzo, ogni tassello era precisamente posizionato in un omaggio costante all’energia cosmica chiamata dio.

Togliere Dio dalla scienza non fu un atto ribelle, pari a quello di Lucifero, Eva o Prometeo.

Fu solo un atto folle e scellerato teso a reiterare le conclusioni machiavelliane del fine giustifica i mezzi, de-responsabilizzando la scienza e rendendola il nuovo totalitarismo.

Ogni scienziato che credeva nella forza del numero diventò cosi personale arconte capace di gestire e imprigionare ogni piccolo tassello di verità.

Lo scienziato non poteva assolutamente aver nulla da spartire con il mistico, figuriamoci con la Bibbia.

Questa dicotomia ha però, mostrato la sua insensatezza.

I numeri di dio e gli studi batesoniani e persino gli sforzi di Einstein hanno riportato dio nelle equazioni.

E da questo tentativo davvero ribelle e rivoluzionario che parte il libro, invadendo anche il campo di chi, privato della divinità, ha tentato di ritrovare un sostegno in una galassia lontana, in fratelli diversi eppure superiori a lui: gli alieni.

La paura di essere soli in questo fantastico universo interconnesso e perfettamente strutturato e non secondo la teoria del caso, ma secondo un preciso intelligente piano, è diventata cosi claustrofobica da dover essere sopperita dalla new religion dell’ufologia.

Non possiamo concepire che una macchina perfetta, capace di unire coscienza e struttura fisica sia nato da una semplice favola causale.

Non è possibile concepire l’uomo stesso e il suo progresso solo frutto di tentativi ed errori.

E cosi la scintilla divina antica, la polvere di stelle diviene esperimento genetico di evolute forme di vita.

Eppure, sia negli scritti sacri che nelle mie amate filosofie mistiche esiste tutto quello che possiamo desiderare: una forma di energia che si nutre dell’amore e che per amore, compassione e desiderio di crescita ci ha posto come perla della sua creazione:

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate,

che cosa è l’uomo perché te ne ricordi

e il figlio dell’uomo perché te ne curi?

Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,

di gloria e di onore lo hai coronato

E’ questa la creatura che il libro, con ritmo incalzante e una buona dose di umorismo racconta.

Uno scienziato che non si accontenta più della divisione nette e tenta, come fece Gregory Bateson al suo tempo, capace di creare una teoria che concepiva Dio non come ostacolo ma come elemento fondamentale della vita.

A tal punto non posso non citare le considerazioni di di John D. Barrow (scoperte a cui erano già pervenuti gli gnostici e dai pitagorici per cui il numero era Dio) che si è focalizzato sul significato che, per l’universo, assumono le costanti di natura. Se solo uno degli elementi che caratterizzano tali costanti, fosse leggermente variata essa comporterebbe e implicherebbe numerosi stravolgimenti, dalle strutture nucleari alle scale cosmologiche, tali che la vita NON SAREBBE PIU’ POSSIBILE.

Queste considerazioni ( consiglio la lettura del suo strabiliante saggio) non possono non avere ripercussioni sulle considerazioni morali, etiche e persino antropologiche, rendendo quegli scritti considerati frutto di illazioni fantastiche, in realtà veri manuali scientifici altamente simbolici.

Anche una parte della nostra bibbia contiene una favolosa lezione di storia naturale che è semplicemente un’arcana espressione della teoria del tutto, laddove sofferenza, morte, vita e rinascita trovano il loro giusto posto:

Sai tu quando figliano le camozze

e assisti al parto delle cerve? 

Conti tu i mesi della loro gravidanza

e sai tu quando devono figliare?….

Chi lascia libero l’asino selvatico

e chi scioglie i legami dell’ònagro, 

 al quale ho dato la steppa per casa

e per dimora la terra salmastra?….

Conterai su di lui, che torni

e raduni la tua messe sulla tua aia?

Puoi tu dare la forza al cavallo

e vestire di fremiti il suo collo? 

Lo fai tu sbuffare come un fumaiolo?….

Forse per il tuo senno si alza in volo lo sparviero

e spiega le ali verso il sud?

O al tuo comando l’aquila s’innalza

e pone il suo nido sulle alture?

( Libro di Giobbe)

Una meravigliosa lezione di storia Naturale, come direbbe Bateson.

Ecco che Alessandro Dolce continua la strada tracciata dal grande filosofo e biologo raccontando in un thriller intelligente e accattivante lo sforzo e la capacità di tanti valenti scienziati di far ritornare dio sul suo trono.

Era dio che si mostrava attraverso lo studio degli astri, attraverso equazioni e numeri aurei, attraverso lo stupore costante di Pitagora, attraverso il pi greco e le storia mitologiche che non erano altro che perfetti manuali della precessione delle stelle (cosi come scoprirono i grandi Dechand e De Santillana nel loro mulino di Amleto)

Ed è proprio questo impossibile che diviene reale a darci quel senso di incanto, quella curiosità rispettosa per indagare i misteri del cosmo e trovare un dio benevolo che ci sorride.

Scienza e religione non sono assolutamente nemici.

Sono le stesse parti di un diamante che noi stessi abbiamo deciso di non vedere.

L’uomo incontra Dio dietro ogni porta che la scienza riesce ad aprire.
Albert Einstein

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