“Creature oscure. Il dio drago” di Francesco Lombardelli. A cura di Alessandra Micheli

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Come sa chi oramai mi conosce e mi segue ritengo l’antesignano del fantasy il mito e la leggenda e quei racconti folcloristici che oggi noi snobbiamo come vetusti.

Eppure è grazie a Cu Chulainn, a Arth Fawr (lArtù gallese) o al buon vecchio Talisien o alla mitica Caladvwlch la spada capace di intagliare la roccia, simbolo di regalità nell’Irlanda dei sogni e degli incanti se oggi, possiamo vantare una miriade di trame che ci trasportano in reami incantati.

Lo stesso Tolkien e la stessa Bradley non hanno fatto che rimestare nel calderone ribollente della tradizione per prendere a prestito idee che hanno colorato con le tinte brillanti della loro originalità, nata in seno al tempo che scorre, alle esperienze e alla peculiare visione del potere e della cavalleria eroica.

Ed è grazie al saggio di Campbell se oggi, questo percorso affascinante che rende l’uomo, da semplice pedina di un dio beffardo, in un vero e proprio protettore di arcani e eterni valori, quelli che lo stesso sant’Agostino chiamerà verità eterne.

Il fantasy, dunque, diviene non solo narrazione capace di trascendere le idiosincrasie del tempo attuale, di una società che mano a mano, complice i secoli gettanti più ombre e luci, diviene sempre meno capace di badare a se stessa, ma è percorso evolutivo, introspezione psicologica atta a farci affrontare mostri e demoni, nemici e meraviglie promettendoci l’eternità dell’azione eroica, celebrata, appunto dai canti dei trovatori.

Ogni fantasy è quel tentativo di dare voce al miglior istinto umano, quello di interagire con il mondo senza esserne sottomesso e senza subirlo.

Ogni eroe del fantasy, brillante, furbo, astuto, disperato o inconsapevole diviene il simbolo della capacità dell’uomo di sfuggire alla sua terrena e materiale mortalità, divenendo appunto eroe.

E’ in questo percorso scosceso, irto di pericoli ma anche ricco di insegnamenti, che si nasconde il segreto di questo genere, che ancor oggi celebra l’unione del conosciuto e dell’arcano, della carnalità con la gnosi capace di elevarci a semidio.

Cosi come i personaggi delle saghe irlandesi e gallesi, gli stessi protagonisti dei moderni racconti epici (perchè il fantasy non è altro che un racconto epico) sono coloro che spianano la strada all’uomo qualunque che diviene persona, unica e irripetibile.

E per divenire eroi di cosa si ha davvero bisogno?

Di una spada direte voi.

Di avventure e misteri.

Di una dama a cui elargire i pensieri dai più pudici ai meno leciti.

Di mostri e prodigi?

No.

Dell’oscurità.

Non esiste eroe che non si trovi a combattere oscure creature, nate nei meandri dei peggiori sogni e non si trovi a combattere con divinità infere.

Lombardelli, questo canone lo rispetta appieno, donando al suo “eroe” o al suo proto-eroe un rivale degno di questo nome, ma sopratutto ricco di innumerevoli sfaccettature simboliche.

Cosa si troverà, dunque a combattere?

Ebbene si..il drago!

Creatura che funestava i miei sogni di bimba, con il suo alito di fuoco e le sue scaglie di volta in volta argentee o dorate, diviene qua il prototipo di ogni prova che il prode DEVE poter superare.

Il drago è simbolo del potere regale ad esempio.

E tutti voi sapete che la regalità non è soltanto vista come impegno ma anche come legittimazione di ogni azione umana.

Io posso essere il re scelto dal popolo o da qualche arcana autorità e essere, pertanto libero di compere ogni misfatto nell’ottica macchiavelliana del fine giustifica i mezzi.

E in questo libro, assolutisti in cerca di gloria e di guadagno ne troverete, tanto che ad un tratto il fantasy virerà verso una lieve ma non meno intrigante, fantascienza distopica.

In un mondo del tutto modificato da atti scellerati e irresponsabili, l’uomo tenta di tornare a primeggiare su una natura divenuta nuovamente, come nella preistoria, ostile usando l’intelligenza scientifica.

Esprimenti e volontà di possesso e di sopraffazione guideranno le intelligenze perdute di alcuni soggetti, preposti in realtà alla conservazione della vita umana.

Il fine giustifica i mezzi qua regna sovrano sbeffeggiando e irridendo i pochi idealisti che aborriranno tali scelte.

Ma altresì, il drago è anche la figura collegata al ciclo della rinascita.

E ci insegna che per rinascere, bisogna morire.

Bisogna che l’io cosciente si sfaldi per dare la luce alle più remote capacità, misconosciute e allontanate con timore da tutti noi.

Ma è in quel lato oscuro, privato delle scorie, nel riallacciare i fili della nostra esperienza umana anche laddove essi siano stati intessuti da signora sofferenza, che possiamo trasformare l’impulso più pericoloso in elemento positivo.

La rabbia di Ferdinand può essere trasformata in volontà di giustizia.

Il suo dolore, in compassione.

Ed è quell’empatia, cioè il sentire la pena dentro di se non più come punizione ma come dono, che lo rende e ci rende immuni dalle seduzioni del potere.

Il drago è la speranza che dal caos possa scaturire una nuova creazione, forse più equa, forse meno elitaria.

E’ la consapevolezza che il lato oscuro, va semplicemente analizzato, spezzettato e ricomposto in una nuova forma.

Accanto a un linguaggio moderno che non stona con l’idea classica del percorso dell’eroe, Lombardelli da alla luce un tema antico e spesso troppo pieno di ragnatele, in una nuova forma, più vicina alle nostre esigenze moderne, più comprensibile attraverso la ricerca del significato immediato privo e scevro da ridondanze moraleggianti.

Eppure, essa, l’etica, brilla con una maestosa semplicità e la si assorbe durante la lettura non priva di risate per la grottesca e tenera comicità di quei personaggi capitati per caso in un mondo fatto di gloria e onori:

La verità è che un eroe è colui che sceglie di essere la versione migliore di sé stesso.

E questo significa che tutti noi, anche se ci sentiamo cosi goffi come un albatros disceso sulla terra, siamo in realtà capaci di meraviglie più grandi di quelle effettuate da Ferdinand:

La verità è che se ci fossero più eroi non ci sarebbe più bisogno di cambiare il Mondo.

E forse è ora che anche una semplice lettura di svago, piacevole divertente, possa accendere dentro di noi una piccola scintilla.

E con in mano Durlindana, Excalibur o anche un semplice bastone di faggio, possiamo andare incontro la nostro personale drago.

 

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