Il blog è orgoglioso di presentare un libro NECESSARIO per ogni amante della letteratura “Il marchio della bestia e altri racconti del fantastico ” di Rudyard Kipling, Biblion edizioni. Crediamo che senza impadronirvi dei segreti dei grandi autori non possiate davvero ne scrivere libri ne apprezzare le trame.

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La selezione di racconti fantastici di Kipling, presentata nel volume, è funzionale a rivelare la poetica che ha ispirato la scrittura di questo autore. Il nucleo profondo dell’ispirazione letteraria di Kipling si svolge sull’orizzonte della espansione imperiale, avendo come filo conduttore lo sviluppo della potenza coloniale britannica e, al tempo stesso, della cultura della nazione a contatto con le nuove terre, dapprima con i commerci e le esplorazioni, poi con l’integrazione tra culture diverse. Da cittadino nato a Bombay ma naturalizzato inglese, Kipling nutre un forte senso di appartenenza a quel mondo, tuttavia, nei racconti selezionati, si fa portavoce di una crisi del rapporto tra l’Occidente britannico e il mondo coloniale, l’India in particolare. Avverte il presagio di una dissoluzione già in corso che coinvolge la sua stessa identità, duplice e ambigua, di indigeno e dominatore. Tutti i racconti di Kipling, tradotti e selezionati nel volume, mettono in evidenza, nella lettura critica della curatrice, le tante variazioni della fantasia prefiguratrice di quel disfacimento, come punto di impressione originario della poetica dell’autore.

 

 

IL CURATORE:

Miriam Sette è professore associato di Letteratura inglese e svolge la sua attività presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara. Ha pubblicato saggi e articoli su Daniel Defoe, William Beckford, Jane Austen, Charlotte Brontë, George Eliot, Thomas Hardy, William Butler Yeats, Jean Rhys, Doris Lessing e Norman Douglas. È autrice, tra gli altri, dei volumi Il fantastico in Robinson Crusoe. Daniel Defoe e la Ragione trasfiguratrice, Roma, Carocci, 2010 e Trittico sulla metamorfosi: Kipling, Wells, Garnett, Napoli, Liguori, 2015.

 

 

Dati libro 

FORMATO: 13×19
VESTE EDITORIALE: brossura
NUMERO PAGINE: 306
PREZZO: Euro 20,00
USCITA: 2018
COLLANA: Universale Biblion
ZONA: Italia
AMBITO: Narrativa inglese

LE CONTRADE SOPPRESSE DEL PALIO DI SIENA. A cura di ALFREDO BETOCCHI

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In occasione dell’imminente Corsa del Palio della settimana prossima, ho scritto questo interessante articolo che spero piacerà a tutti e soprattutto ai senesi.

Il Palio di Siena, che è forse la manifestazione storico-folcloristica di maggior richiamo nel mondo intero, viene tenuto due volte l’anno.

Com’è noto, consiste in una corsa sfrenata di cavalli che rappresentano dieci delle diciassette Contrade, cioè i quartieri nella quale è divisa la città.

Il “contradaiolo” sente un profondo attaccamento verso i colori della propria Contrada e ogni due luglio e sedici agosto si immerge in un tripudio di bandiere e di gonfaloni con i colori biamco e nero del Comune. Su tutte le finestre, ogni famiglia espone i colori della propria Contrada.

L’origine delle 17 Contrade che sono: l’Aquila, la Chiocciola, l’Onda, la Pantera, la Selva, la Tortuca, la Civetta, il Leocorno, il Nicchio, la Torre, il Valdimontone, il Bruco, il Drago, la Giraffa, l’Istrice, la Lupa, l’Oca, risale al XIII secolo ed è legata all’origine della Repubblica di Siena. 

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A quell’epoca, la città era divisa in Terzi: il primo detto “di Città”, il secondo detto “di San Martino” e il terzo detto “di Camollìa”, derivato dal latino “casa mulierum” – casa delle donne – a causa di un convento di monache situato in quel borgo.

Sin dal XII secolo era usanza, il 15 agosto, correre a cavallo per i vicoli stretti e tortuosi della città in onore della Madonna. Tale manifestazione si protrasse fino al 1861 quando fu soppressa per la sua pericolosità.

Nel secolo XV le Contrade, suddivisioni dei Terzi, iniziarono a contraddistinguersi con emblemi simboleggianti un animale, vero o fantastico. Questo nuovo “gioco” entusiasmò i senesi che vollero circondare i loro cari animali di colori e disegni fantasmagorici, creando così le bellissime bandiere che possiamo ammirare durante l’esibizione degli sbandieratori sulla Piazza del Campo.

In origine le Contrade erano ventitre e ciascuna di esser forniva una Compagnia militare che prendeva il nome da un santo o da un edificio del quartiere, pubblico o privato, e issava una propria insegna.

Di queste Contrade, sei furono via via soppresse durante il ‘600 per dare un assetto meno parcellizzato e più razionale alla suddivisione della città.

Le Contrade soppresse erano: “Il Gallo”, “il Leone”, “l’Orso”, “la Quercia”, “la contrada degli Spadaforte” e “la Vipera”.

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L’abolizione di queste Contrade è fatta risalire collettivamente all’anno 1675, tuttavia ciò è poco probabile poiché, tenuto conto di quanto contenuto nel “Libro di Balia” che registrava ogni avvenimento di cronaca o di ordine pubblico, queste Contrade erano già inattive prima di quella data.

Interessanti sono gli avvenimenti che portarono alla cancellazione della Contrada degli Spadaforte. Il suo nome deriva da uno dei Signori di Sticciano che aveva un palazzo nella zona. La Contrada ebbe origine dalla Corporazione dei Battilana.

La sua nascita ebbe una vicenda travagliata: il 23 giugno 1673 fu presentato in Balia (cioé all’autorità di polizia) da parte della Contrada della Torre, un esposto in cui si accusavano gli abitanti di San Martino, ove sorgeva il palazzo dei Signori di Sticciano, di volersi costituire in Contrada degli Spadaforte.

La contesa deve essere andata avanti per anni; infatti, ancora due anni dopo, gli Spadaforte si presentarono al Prato di Camollia (zona preposta all’assegnazione dei cavalli del Palio) per ricevere il cavallo per correre il Palio.

La Balia in quell’anno, per evitare disordini e conoscendo la prepotenza dei Signori di Sticciano, decise di non correre il Palio ma di offrirlo alla Madonna di Provenzano.

La statua d’origine quattrocentesca si trova nel duomo nel quartiere di Provenzano e a questa è dedicato il Palio del 2 luglio.

I Signori di Sticciano non si rassegnarono così facilmente alla decisione dell’autorità senese e tentarono a lungo di partecipare al Palio.

Ancora nel 1693, cioè ben vent’anni dopo il primo rifiuto, gli Spadaforte chiesero nuovamente di correre il Palio ma fu loro proibito definitivamente.

Le Contrade soppresse sono oggi comprese nei quartieri limitrofi e, a quanto se ne sa, nessuno rivendica più un’improbabile risorgimento.

Con questo articolo s’interrompe provvisoriamente, causa vacanze estive, la mia collaborazione con il Blog.

Vi do appuntamento per settembre con tanti altri interessanti e divertenti articoli.

AUGURO A TUTTI: BUONE VACANZE!

Alfredo Betocchi

Review party “Profumo di riscatto” di Tiziana Lia, Dri editore. A curta di Francesca Giovannetti.

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È un’America ancora tutta da costruire quella che fa da sfondo a questo romanzo.

Un realtà in perpetua evoluzione, in crescendo, come lo è questa opera che inizia con una giovane di 14 anni e un inesperto soldato confederato e termina con una donna e un uomo forgiati dalle loro vite che il destino intreccia.

Julia è ingenua ma caparbia e piena di ideali.

Sogna di diventare un medico, nonostante sia ben consapevole che il suo essere donna sia un ostacolo davanti a ogni passo.

Daniel è un soldato confederato, esegue gli ordini, è leale al suo reggimento, ma questo non lo salverà dalle trame delle ambizioni altrui.

Entrambi puri, coraggiosi, leali con se stessi e con gli altri, Julia e Daniel sono fatti l’uno per l’altra, ma il destino si mette di traverso, costringendoli ad affrontare prove sempre più dure.

Dopo la guerra alla schiavitù, in America si combatte quella contro i nativi. Un’ascesa continua di soprusi e tradimenti inaspriscono gli animi di entrambe le parti. Julia e Daniel rimangono lucidi e implacabili nella difesa delle tribù indiane, alienandosi la benevolenza di tutti quanti gli abitanti del piccolo centro in cui cercano di costruire la loro vita.

Non basterebbero fiumi di inchiostro per descrivere tutto ciò che questo libro racchiude, ma si può tentare.

Una descrizione dell’America dell’Ottocento molto curata e studiata, un’attenzione ai particolari, agli usi e costumi molto ben documentata e resa viva nei particolari, senza scendere mai nello scontato o nel didattico.

Il lettore riesce a vedere i paesaggi, ad ammirare la neve, a danzare coi nativi, a cavalcare in luoghi desolati, a entrare in saloon insicuri, ad accudire gli animali di una fattoria, a osservare le prime rudimentali tecniche della chirurgia.

Riesce a percepire la saggezza e la purezza della cultura dei nativi, priva di complicate sovrastrutture, semplice, giusta, libera…e oppressa.

L’autrice attraverso Julia ci fa conoscere la posizione della donna nella società dell’epoca, cosa ci si aspettava da loro, come dovevano combattere per inseguire i propri sogni.

Con Daniel invece si tocca un altro tema fondamentale: il riscatto. Sopravvivere a un’ingiustizia è doloroso, porta all’isolamento, a segnare i propri confini senza permettere a nessuno di entrarci. La vita del fuorilegge è una vita solitaria e vuota. L’amore, soltanto quello sarà la forza trainante del riscatto. Un amore libero da costrizioni, profondo , un amore dal quale non si può scappare.

Un libro intenso, con emozioni a ogni pagina, scritto bene, scritto col cuore, scritto con abilità.

Mai stucchevole, mai scontato.

Un equilibrio impeccabile.

Un romance che non è solo per gli amanti del genere, ma per tutti quelli che desiderano leggere un libro completo, ben costruito, dalla trama avvincente, con personaggi veri e non verosimili.

Un’opera che riscattando il suo personaggio, con il suo profumo, riscatta tutto il genere, a volte bistrattato.