“Paradosso della ricompensa” di Lucrezia Lombardo, Eretica edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai delinquenti, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.
(Albert Einstein)

Ero una bambina strana lo ammetto.

Mentre le altre mie coetanee sognavano sulle storie di principesse e di donzelle salvate dal loro principe, io invece mi perdevo nei racconti dei prodi della foresta di Sherwood.

Ero io il Robin Hood vestito di calzamaglia, difensore dei deboli, ostacolo e tormento del perfido principe Giovanni Senza Terra.

Ero con fra Tuck e immersa nelle azioni guerrigliere, di un uomo che della giustizia vestiva i panni.

Quando non ero Robin ero il cavaliere del al tavola rotonda, a difesa del sogno arturiano contro Mordread.

E non è un caso che tenevo affisso sopra la mia scrivania i precetti del buon cavaliere, abilmente espressi dal film dragon Heart:

Un cavaliere è votato al coraggio, 

il suo cuore conosce solo la virtù, 

la sua spada difende gli inermi, 

la sua forza sostiene i deboli, 

le sue parole dicono solo la verità, 

la sua ira abbatte i malvagi. 

Quei precetti ancor oggi risuonano nella mia testa ogni volta che mi trovo a un bivio, ogni volta che devo scegliere la strada da seguire.

Persino in ogni mia recensioni essi sono la colonna sonora che accompagna ogni mio scritto, proprio perché sono convinta come il mio amato Albert Enistein, che il male riesce a trionfare perché tutti noi siamo sudditi del silenzio, complici di una malsano mondo in cui ordine viene annichilito da caos, senza che questo porti evoluzione.

Non ho nulla, se il drago (ossia simbolo del caso) sia l’antesignano del nuovo che si adatta e deve adattarsi alla crescita dell’essere umano.

Sono contro il sistema che rende gli uomini sudditi senza dignità, che li rende schiavi di un dio troppo permaloso e pigro per prendersi le responsabilità della sua creazione.

Dire la ricompensa del giusto è in un altro universo, in una dimensione lontana evanescente è l’alibi del vigliacco che non ha per niente volontà di movimento e si adagia, e accetta di essere calpestato.

Il vero Dio ci ama.

Il vero dio ritiene che l’umo dia più importante del sabato e non accetta che l’uomo sia crocifisso assieme alla sua divinità.

Il vero dio scende dalla croce e porta con se l’umo e lo fa avanzare verso un avvenire pieno di promesse.

Forse è per questo che l’unica religione che riesce a acquietare il mio senso di giustizia è la teologia della liberazione, liberazione dal padrone troppo ottuso per darci del vero pane, e liberazione dalle catene delle convenienza, del potere e dello status quò.

Ecco perché la ricompensa deve essere qui e ora, deve modificare alla radice gli assunti del sistema, deve illuminare l’avvenire con un sole luminoso e troppo forte per chi non ha le palle per guardarlo dritto dritto nei suoi focosi occhi.

Il sole dell’avvenire è il credo di chi non vuole essere schiavo né padrone; vuole vivere e gustarsi ogni momento di questa straordinaria avventura chiamata vita.

Ecco che Lucrezia usa la sua ars poetica in senso riformista.

Non celebra lontani assurdi sentimentalsimi.

Non è solo un modo dell’albatros di rimpiangere il suo lontano cielo, mentre viene dileggiato sulla nave da stolti marinai.

No.

La sua è poesia simile a uno schiaffo sulla guancia capace di denunciare, squarciare il velo dell’illusione della comoda stabilità e spronare l’uomo a riprendere il posto che gli spetta: al centro di quell’universo creato per lui, perché celebrasse la gloria divina.

Chi soffre non deve essere redento solo dall’oblio delle ferite.

Quel sangue copioso deve far germoliare un sentimento chiamato giustizia, unico capace non di far sopportare la costante umiliazione della propria dignità.

Ma che comporti l’azione salvifica per eccellenza: dire no e cambiarlo sto sistema marcio.

Perché solo attraverso la conoscenza dell’abisso, delle più oscura caduta che si può iniziare a fissare lo sguardo spavaldo al sole e divenire noi stessi parte di un immenso cielo.

Non più anime crocifisse, ma uomini risorti che trionfano con la loro eticità sul mondo, su mammona e su ogni suo servitore.

Il riscatto non è ultraterreno, non fatevi fregare, il riscatto è qua e ora, trascina, modifica e cambia.

E’ il giorno che illumina l’uomo nuovo che non abbassa mai lo sguardo, fa fronte al dolore, all’ingiustizia e parte in cerca di un altra vita.

Perché noi siamo stati creati per essere amore e verità. Non scimmie ammaestrate.

Vi è un legame intimo che tiene unite Giustizia e Misura: nel senso della misura vi è giustizia. La Giustizia -distribuzione equilibrata del merito e della colpa, così come dei beni e dell’avere- ha un carattere anzi-tutto quantitativo, che richiede un riassestamento del concetto di misura.

Diario di una Bookblogger. Elena di Sogni di carta e altre storie, si racconta. A cura di Alessandra Micheli

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Instancabile Elena.

Elena dai mille interessi.

Elena e il suo amore per la Bellezza.

Elena e il suo profondo, inestinguibile bisogno di comunicare.

Elena sorridente e disponibile, amata e forse perché limpida odiata.

Oggi la nostra eroina ci parla dell’altro suo interesse: i libri.

E ci racconta attraverso di essi la sa visione della letteratura, dei suoi limiti ma anche di quelle immense potenzialità che le permettono di salvarsi sempre a un passo dall’abisso.

Buon viaggio

Ciao Alessandra, innanzi tutto grazie per aver scelto di ospitarmi, per me è un onore immenso essere intervistata da te!

Cosa significa essere un book blogger

Significa avere la possibilità di essere immersa dai libri, di dare voce a una grande passione quale la lettura e conoscere talenti nascosti e persone meravigliose.

Alcune delle amicizie più importanti per me, sono nate proprio grazie al mio status di Blogger e questa è una cosa bellissima.

Che cultura letteraria deve avere secondo te un book blogger?

Quanto più ampia possibile. Deve saper spaziare tra i generi, conoscere i grandi classici cosi come i testi degli emergenti. Un book blogger che si rispetti, a parer mio non deve porre limiti alla conoscenza letteraria.

Non esistono solo gli autori classici come Calvino e Wilde esistono anche autori emergenti dotati di una bravura straordinaria e che spesso, proprio a causa di preconcetti e limitazioni dei lettori non riescono ad emergere…ecco, un book blogger, non deve essere un lettore qualunque, ma deve avere una visuale e una mente molto più aperta.

Recensioni o opinioni personali?

Opinioni personali. Un book blogger amatoriale, può avere una buona tecnica di scrittura e un’ampia conoscenza letteraria, caratteristiche che permettono un’analisi approfondita e strutturata, ma che non fanno di lui un critico letterario. Io personalmente non mi sento all’altezza di giudicare professionalmente il lavoro altrui, quindi, mi limito ad esprimere il mio parere, nel modo più “professionale” possibile.

Cosa serve per scrivere recensioni

Cultura letteraria, una buona conoscenza della lingua italiana e tanta sensibilità e amore per l’arte della scrittura.

Obiettività o soggettività, cosa caratterizza un blogger

Entrambe le cose. Ogni book blogger ha un suo modo di approcciare alle letture e alle recensioni: c’è chi agisce e reagisce in maniera più emotiva e di pancia e chi invece in maniera più razionale e di testa.

Personalmente credo di appartenere più alla prima categoria, ma cerco comunque di fondere le due parti in modo da lasciar trasparire la soggettività emotiva e l’oggettività tecnica.

Cosa pensi del mondo letterario contemporaneo

Penso che ci siano troppi cloni dei cloni e che i veri talenti facciano fatica ad emergere per via di pregiudizi enormi insiti nel lettore medio.

Quanto conta il talento oggi nella stesura dei libri

Tantissimo, è FONDAMENTALE. Senza talento la tecnica non basta e viceversa. Sono due punti fondamentali, contrapposti troppo spesso, ma comunque complementari.

Cosa pensi del self pubblishing?

Penso che sia insieme croce e delizia per i lettori. Da un lato lo apprezzo, poiché ha reso l’arte della scrittura accessibile a tutti, dall’altra per lo stesso motivo lo detesto.

Credo che un libro pubblicato in self publishing non abbia nulla da invidiare a uno pubblicato da C.E, a patto che sia curato nel dettaglio.

Penso che se alcuni autori si impegnassero di più e si affidassero ad un editor prima della pubblicazione, la categoria del Self sarebbe meno discriminata .

Penso che la scrittura non sia per tutti come tutte le forme d’arte.

Il fatto che io ami la musica, non fa di me il nuovo Chopin, per intenderci…

Secondo te il livello del lettore medio è davvero basso?

Purtroppo si! Mi trovo di frequente a parlare di letteratura con le persone e quando chiedo cosa leggono, le risposte mi lasciano sempre perplessa.

Il lettore medio è di livello basso perché si auto impone limiti inesistenti, sente la necessità di affiggere etichette a generi e autori, etichette che sono simbolo di menti chiuse molto spesso.

C’è una certa responsabilità dei blog nel creare la sensazione che, esista oramai solo un certo tipo di romanzi? (romance o erotici)

Il blogger esiste perché l’autore scrive. Il mercato vuole un certo tipo di romanzi e molto spesso gli autori si adattano alla moda.

Il blogger che vuole le view e i follower, di frequente segue la stessa scia degli autori.

Un blogger può essere anche uno scrittore secondo te?

Assolutamente si, a patto che riesca a mantenere il distacco necessario per rimanere obbiettivo e che non si lasci intimorire dalla paura delle ripercussioni.

Le guerre delle recensioni sono all’ordine del giorno, se si ha il coraggio di affrontarle, allora si, un autore può essere blogger e viceversa.

In una recensione ci sono limiti da non superare?

Io credo che il rispetto limite che bisogna imporsi.

Che la recensione sia positiva o negativa, poco importa…è necessario avere sempre rispetto totale verso l’opera e verso chi l’ha messa nelle tue mani.

Quali sono i generi che si leggono e quali sono penalizzati

I generi più letti credo siano il romance e l’erotico, quelli penalizzati: la narrativa, l’horror e gli storici.

Cosa può ancora dare ancora leggere un libro, in un mondo cosi immediato come quello di oggi

Può dare tempo: tempo per se stessi, tempo per sognare, tempo per vivere mille vite differenti.

Un libro può essere una valida alternativa alla tendenza di oggi a non pensare?

Un libro DEVE essere una valida alternativa alla tendenza di non pensare. Un libro deve necessariamente scatenare un pensiero, non importa di che tipo, importa che lo faccia.

Case editrici e Self richiedono trattamenti diversi

Assolutamente no! Il libro merita attenzioni in quanto tale, indipendentemente da chi e come è stato pubblicato.

Leggere interessa ancora le giovani generazioni?

Si, magari non in grande misura, ma ci sono tanti bambini e ragazzi che allo smartphone, preferiscono un buon libro.

Si può rifiutare una recensione? E se si per quali motivi?

Si, per tanti motivi differenti:

  • Il libro non è di un genere che i lettori del blog apprezzano e quindi quest’ultimo non potrebbe dargli la giusta visibilità

  • L’autore si è presentato con maleducazione…eh si, mi spiace ma se un autore si presenta in maniera inopportuna io rifiuto la richiesta di recensione.

  • La trama del libro non coincide con l’interesse del blogger.

 

Ci sono autori che consiglieresti?

TANTISSIMI! Non vorrai mica l’elenco?

Lasciaci con una frase che ti identifichi

Vi lascio una citazione che amo.

Una citazione che ha dato una svolta importante alla mia vita.

Quante cose cambiano nell’arco di un solo istante”

Il libro da cui è tratta è Waiting di Daniel Di Benedetto.

Grazie per lo spazio che mi hai concesso, lascio un abbraccio immenso a tutti i tuoi lettori.

 

Grazie a te Elena per regalarci ogni volta una piccola parte della tua anima.

I libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, i miei animali domestici, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità.
(Jean-Paul Sartre)