La Triskell edizioni presenta “Stagione di caccia” di Tha Harrison. Imperdibile!!

image003.jpg

 

 

Data di pubblicazione: 30 Giugno

Collana: Reserve

Titolo: Stagione di caccia
Titolo originale: Hunter’s season
Serie: Razze Antiche # 4.7

Autrice: Thea Harrison
Traduttrice: Laura Di Berardino

Genere: Fantasy
Lunghezza: 138 pagine
ISBN ebook: 978-88-9312-530-7

Trama:
Come guardia di palazzo e sicario per i fae oscuri, Xanthe ha sempre indossato una maschera, per nascondere le sue emozioni e fare il suo dovere. Quando la sua identità viene compromessa, ottiene un lavoro sotto copertura per proteggere la regina Niniane – una posizione che spesso la porta a contatto con il cancelliere Aubrey Riordan.

La fiducia di Aubrey è in frantumi. Un anno prima sua moglie ha cercato di assassinare la loro nuova regina, tradendo tutto ciò in cui credeva. E ora un attentato alla sua vita gli dà la prova che l’oscura cospirazione non è ancora finita. Anche se ferito e debole, Aubrey non può fare a meno di essere attratto da quella timida assassina e leale protettrice. Xanthe è tutto ciò che Naida non era, e la passione che suscita in lui è qualcosa che Aubrey non pensava di poter mai provare.

Avvertenza: prendi un uomo che si sta riprendendo da un tentativo di omicidio, un’assassina che ha giurato di proteggerlo, aggiungi un mazzo di tarocchi magici e un cottage isolato, e guarda scoppiare le scintille!

Prezzo: € 3,49

 

“Il battesimo di luce” di Natascia Lucchetti. A cura di Alessandra Micheli

battesimo luce.jpg

 

 

Van Helsing è uno dei libri a cui, Natascia tiene maggiormente. Non è solo un ritorno al suo stile e alle tematica a lei care, ma è anche una prova di quanto oggi sia cresciuta come autrice ma sopratutto come persona.

Un autore deve immettere nel libro se stesso.

Altrimenti la narrazione è solo una simpatica accozzaglia di parole che auto glorificano l’ego dello scrittore.

Ma a noi, del suo ego non ci interessa.

Vogliamo ritrovarci nella sua anima, consapevole che quello spicchio di cielo è un po’ uno specchio in cui rivedere noi stessi.

E pertanto dio, il male e la scelta qua in van Helsing intendo, diviene preponderante.

E’ vero che per Natascia i mostri veri sono altri.

E’ vero che Dracula è da lei visto come modello per una critica feroce alla società.

Che molte delle scelta fatte dai “mostri” sono necessarie al mantenimento di una determinata compagine collettiva.

Ma è vero che non è detto che, davanti la bivio tra noi e le esigenze degli altri, dobbiamo scegliere sangue e oscurità.

Possiamo anche decidere di abbracciare la luce e la lotta contro il male. Che esso sia o no risposta a un modello valoriale corrotto poco importa. Una volta compreso e pianto sopra ai carnefici non bisogna restare in silenzio.

Ma Van Helsing ha un solo grande problema: è come se fosse troppo immediato.

Pregevole arte di chi intesse storia con il dono di una parca, sembrava inesorabilmente e stranamente affrettato nel raccontarci l’evoluzione di Abhram.

Perché io conosco Natascia e a lei del dato scenico non frega un cazzo.

A lei serve vedere il percorso psicologico del suo figlio per poter conoscere ancor di più se stessa.

A lei interessa sapere come si arriva la bene o al male, per poter scegliere e scegliendo essere libera. Cosi come asserisce il suo meraviglioso Emanuel:

Esiste il libero arbitrio» disse Emanuel. «E non si può biasimare Dio se l’uomo si fa del male da solo, o cerca le ombre per avere più di quanto non possa. Capisco i vostri dubbi, sono quelli di tutta l’umanità. Le malattie, le carestie, le guerre, un Dio buono non dovrebbe permetterlo. Eppure Dio non è una balia, non è nemmeno un djinn che esaudisce desideri, egli ha creato la natura e l’uomo e ha dato loro il potere di gestirsi da soli.»

«Ci ha abbandonato?» conclusi io.

No. Ci ha reso liberi» ribatté lui, distendendo il braccio armato di un’altra spada di legno, con la quale colpì quella che stringevo io, debolmente. «E dobbiamo mantenerci liberi.»

Ed è la libertà il vero senso di questo racconto che va ad arricchire completare e delucidare il percorso di un uomo che al battesimo di sangue, forse più immediato, più capibile, decise il percorso irto di ferite, di dolore di solitudine: quello degli angeli e della luce.

Abram è libero perché non si lascia andare a un destino già tracciato.

Lui sceglie.

Andare dove anche gli angeli spesso esitano, perché significa superare la propria mortale umanità.

È tosta.

Ma se vogliamo essere liberi, non serve bestemmiare dio.

Serve solo comprendere che ci ha amato cosi tanto:

Era un Creatore che aveva donato il suo mondo alla natura e agli uomini e aveva lasciato loro la libertà di gestirlo.

E in un piccolo, agevole, scorrevole libro che va a completare e arricchire il suo testo principale, Natascia è capace ancora una volta di lasciare il segno.

Cosa che libri più autorevoli e forse complessi del suo non riesco a fare: un inno alla meravigliosa particolarità di un uomo, che è speciale proprio perché libero.

Allora spezzate le catene e fate come Abraham: cercate la luce, e con essa illuminate il buio

“I custodi e la pergamena del potere” di Federica Loreti, Les Flaneurs edizioni. A cura di Alessandra Micheli

 

pergamene del potere.jpg

 

Credo che il mio amore per i libri, un amore atavico iniziato ancor prima della mia nascita, si stia ingigantendo grazie ai nuovi talenti.

Mai come quest’anno il mio senso della bellezza si sente coccolato, e venerato.

Libri che brillano come fari un una notte oscura, sarà retorica, ma è cosi che valuto il mondo letterario moderno.

Troppo funestato da tante polemiche, da tante lamentele inutili e tentativi abietti di affossare gli stili ricchi e pieni di significato a favore di un mostrare ma non raccontare che è l’anticamera del nulla.

Un libro che mostra ma non racconta è un libro fallito.

E’ un libro che sgarra la sua prima regola narrare.

L’autore anche oggi che la tradizione orale è andata scemando deve recuperare il suo tempo perduto a rincorrere chimere e riallacciare i fili del rapporto con la gente che è e rappresenta il suo unico referente. Pertanto per narrare, come ha dimostrato un grande saggista Francesco Amoruso, bisogna falsificare il reale e irrorarlo di simboli eterni e sempre nuovi capaci di illuminare anche le parti scabrose della nostra esperienza umana.

I custodi della pergamena del potere è un libro che coniuga storia e invenzione e che quindi, udite udite, si comporta da libro.

Prende un evento e lo colora, lo veste di nuovo e lo regale la pubblico che estasiato, abbandona i sensi comuni per bearsi di quel sesto cosi poco considerato e troppo spesso disprezzato.

Abbiamo terrore, un terrore strano inquietante, verso l’immaginazione. Ci va bene purché non raggiunga mai un limite elevato: si ci piace la fantasia ma che sia poco fantasiosa.

E cosi l’uomo resta a terra, schiavo delle sue mondane ossessioni, perdendo la strada verso l’infinito.

Federica, invece, ci dona la chiave per le porta del cielo, che si spalancano davanti ai nostri sensi rapiti e ci immergono in quel mondo delle idee di cui tutti parlano e che è riservato ai pochi.

Laddove gli angeli esitano si trova il libro.

Altrimenti è solo un insieme più o meno grammaticalmente e sintatticamente corretto di parole.

Ma non è un libro.

Non è porta, non è significato, non è evasione non è quell’input che ci spinge a ribellarci alle stantie convinzioni finto borghesi e abbracciare il vero unico moto umano: la scoperta.

Nel testo di Federica (dio come venero questa saggia donna) c’è l’uomo che ci aspetta e che ci guiderà negli abissi ma anche nel paradiso più radioso, quello in cui un personaggio apparentemente noioso, abulico e antipatico può divenire eroe responsabile del suo tempo e del tempo di tutti noi.

L’ossessione è sempre quella: il potere.

Non la gestione responsabile di essa ma la possibilità di usarlo per scopi privati non sempre brillanti e leciti.

E cosi per il proprio successo si deve per forza dare in cambio a mammona la propria coscienza.

Una bella pala e una bara pronta per darle l’estremo ultimo saluto.

Il potere corrompe perché non viene compreso.

Il potere logora perché chi non lo possiede fa di tutto per abbracciarlo. Chi lo abbraccia non si accorge che esso non è una bellissima fata, ma una vergine e di Norimberga che ti stritola nel suo mortale abbraccio.

E come sempre, dietro le quinte come racconterebbero i nomadi c’è un re che muove ridendo crudele i fili.

E noi burattini che non hanno più libertà, che non hanno più speranza di esserlo e giocano la partita di scacchi sanguinosa chiamata guerra. Perché il potere ha sempre come mezzo la guerra.

Ascoltate le parole di questa grande donna e imparate da esse:

Il mondo è in pericolo, ci sono forze che intendono attaccare

gli uomini e punirli per la loro crudeltà. Arriveranno tiranni

che penseranno di poter vincere facendo del male agli altri, ma

condurranno lentamente le vittime e se stessi alla distruzione

del genere umano.

Vi devo descrivere gli eventi che rendono questa frase verità?

Non credo.

E qua l’è allora l’unica speranza di questo mondo atrocemente disfatto?

finché i Custodi del Potere proteggeranno la Pergamena e i suoi segreti, il mondo sarà al sicuro,

Finché ci sarà l’uomo che si stanca di essere “qualunque” e vorrà divenite esso stesso custode e paladino di questa perduta umanità. Allora avremo speranza.

Anche se accanto ai prodi per l’equilibrio del mondo ci saranno sempre:

ma attenzione a chi percorrerà questa strada: non sei il solo cavaliere che trotta verso il Potere.

E allora una persona quasi invisibile come Gabin, che in fondo è n po’ il simbolo di tutti noi, annoiati e affranti, diventerà il protagonista di una strana ma indispensabile storia della salvezza, fino a crescere e scegliere la via meno facile

Io ho la Pergamena e non intendo usarla: voglio trovare l’ultimo simbolo del potere e tornare a Londra dove questo segreto mi seguirà fin nella tomba.

Perché l’atto supremo di coraggio è affrontare la conoscenza e non esserne soggiogati.

L’atto di coraggio più grande è vedere quel re che comanda, e forse comanderà sempre e sapere che tu, uomo piccolo e quasi evanescente, hai saputo dire no.

C’è un re che dorme rapito dalle rose,

non si sveglia nemmeno quando madri silenziose

unite nel dolore a giovani spose,

gli mostrano un anello con inciso sopra un nome.

C’è un re, c’è un re,

che non scende dal trono,

c’è un re, c’è un re

che non fa nessun dono.

Io spero sempre che la prossima strofa da aggiungere sia la seguente:

c’è un re che è stato FINALMENTE spodestato dal trono.