Il blog presenta il “Tempio dei Mezzosangue. I venti della discordia” di Rob Himmel edito dalla Dark Zone

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Trama:

L’unità non è che una fragile tregua dall’egoismo.

L’ascesa dell’impero Danador procede rapidamente. Le altre nazioni vengono sottomesse, una dopo l’altra, dalla schiacciante forza militare degli invasori, che giungono fino ad Aghoria e la mettono sotto assedio.

Nel frattempo i principi di Kernak, vittime di un’imboscata, vengono fatti prigionieri dall’imperatore Kedrax. La loro unica speranza è riposta nei compagni: toccherà a Jandar, Alak ed Ethan liberarli per riportarli nella capitale. Un’impresa tutt’altro che agevole: ognuno di loro, infatti, è mosso da obiettivi e interessi personali così forti, da rischiare di far saltare la missione di salvataggio.

Intanto Lenara, maga e consigliera imperiale, comincia a dubitare di Kedrax e a indagare su di lui. Una decisione che la porterà a percorrere un sentiero pericoloso e parallelo al suo incarico: condurre i Mietimorte nel deserto alla ricerca di un’antica piramide. Guidarli, però, sarà tutt’altro che semplice: in ciascuno di loro alberga infatti il seme della discordia…

L’autore

 Nato in Germania, Rob Himmel è invece cresciuto nella florida terra d’Abruzzo, tra montagne, mare e arrosticini. Fin dalla tenera età si è appassionato ai fantasy, elaborando mondi e storie nelle ore di gioco infantili. Poi, crescendo, ha dato sfogo alla sua creatività inventando giochi da tavola per proprio diletto. Con l’avanzare del tempo, l’adolescenza l’ha condotto a conoscere e innamorarsi di Tolkien con Il Signore degli Anelli. Da amante del genere, si è cimentato per più di una dozzina di anni nel famoso gioco di ruolo Dungeons&Dragons, dove, in quanto Dungeons Master, ha condotto i suoi amici in avventure straordinarie, costruendo mondi, storie e intrighi. Tutta questa creatività è infine sfociata nella scrittura. Il suo romanzo d’esordio è stato “Le lame scarlatte”, pubblicato dalla DZ Edizioni (settembre 2017). Poi è stato pubblicato il primo volume di una nuova saga high fantasy, “il tempo dei mezzosangue: l’ascesa della chimera” (DZ Edizioni aprile 2018), poi “La progenie di Abaddon” (ottobre 2018).

Dati libro 

Titolo: I venti della discordia. Il tempo dei mezzosangue: 2

Autore: Rob Himmel

Editore: DZ Edizioni (Dark Zone)

Genere: Fantasy epico

Formato: eBook e cartaceo

Pagine: 436

Prezzo: 4,99 € eBook; 14.90 € cartaceo

Pubblicazione: Giugno 2019

ISBN: 9788899845773

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RAKUTEN KOBO

DARK ZONE:

Contatti:

Sito: http://www.robhimmel.com

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/RobHimmelAuthor/

Instagram dell’autore: robhimmel

Twitter dell’autore: @RobHimmel

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Cover reveal. Il blog presenta “Gemme dell’Eubale. Ananke” di Cristiana Meneghin

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Vorrei concludere con un insolito messaggio: Ananke non può essere considerato solo un romanzo, è nato così per caso, ma ha una sua storia, ha avuto quattro edizioni e tre differenti copertine.

Mi ha dato veramente tanto: ha portato il mio nome oltre i confini italiani, mi ha fatto entrare nel mondo dei Blog Letterari, conoscere persone che sono diventate mie amiche, mi ha fatto andare a fiere, essere protagonista di presentazioni televisive, radiofoniche, firma copie presso librerie, biblioteche e ancora mi ha fatto entrare nei gruppi letterari e collaborare con case editrici; io non conoscevo nulla di tutto questo mondo prima di Ananke e se un romanzo può regalarti tutto questo è perché meritava di essere scritto.

Ringrazio questo volume, perché mi ha dato molto più di quello che immaginavo.

Sinossi

Ambra è una ragazza semplice, testarda e follemente innamorata di Ithean. Il suo amico d’infanzia.

Dopo aver vinto la sfida per gli Hartox, si è iscritta all’Università dei Laghi del Nord ed è convinta di avere la vita sotto controllo.

Ma durante il Ballo Accademico, la festa che anticipa l’inizio dei corsi universitari, incontra Arhon. E tutto sarà diverso…

Non credevo nell’amore, poi mi hai sorriso.

Arhon, nei suoi capelli color cenere e lo sguardo che sa sciogliere, è quanto di peggio Ambra possa incontrare. Ribelle, arrogante e dal fascino irresistibile. È la persona più odiosa che Ambra abbia mai incontrato, ma è anche peggio di solo questo. Arhon è un Martood e cela in sé un profondo segreto.

Tra i due è odio a prima vista, eppure questa ira nasconde un sentimento molto più profondo che scatena in entrambi una passione incontrollabile che li porterà a commettere un grave errore. Forse il più grave di tutta la loro vita.

L’autrice

Cristiana Meneghin ha esordito nel mondo editoriale nel 2016 con “Ananke” seguito da “Artemisia” ed “Eros” che compongono i primi tre volumi de “La Saga delle Gemme Dell’Eubale” poi “L’Ultima Notte al Mondo” ed “Eterno” scritto a quattro mani con Maura Radice; ha collaborato a delle antologie dal titolo “Io me lo leggo” e alla raccolta di racconti “Quando il fine non giustifica i mezzi”.

I suoi romanzi sono in parte ambientati nei luoghi in cui vive: le alte cime del Piemonte e gli incredibili paesaggi pugliesi. Vi troverete all’interno i valori in cui crede: la lotta per i sogni, l’amore e l’amicizia.

Collabora attivamente con il blog https://www.libri.icrewplay.com/ scrivendo articoli che ruotano attorno al mondo dei libri.

Se volete contattarla la trovate qui:

https://www.facebook.com/cristianarecensoreautrice

https://www.instagram.com/cristianameneghin

“Quando Betta filava” di Alessio Del Debbio, Npsedizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Immersa nella sfolgorante natura montana, titillata dal vento che fa frusciare gli alberi mi sono totalmente gustata il libro di Alessio del Debbio.

Quanto Betta filava contiene dentro le sue pagine quella forza enorme e potente chiamata tradizione.

E’ un rigurgitare di sensazioni dimenticate, troppo sconvolte forse da questa modernità che va di corsa, affannata, delusa e lacerata da contraddizioni che non fanno altro che renderci fragili, maledettamente soli.

Tra i monti, nei paesini solitari, brillanti come piccole meravigliose perle dimenticate, si cela il senso del nostro vivere, l’essenza stessa di quel sogno chiamato uomo.

Nel mondo non immaginario di Alessio perché in realtà è un mondo concreto, quanto la suprema scienza che ci ha reso tutti schiavi, si muovono folletti, uomini del bosco, streghe e maghi, ultimi depositari di una tradizione contadina totalmente spezzata dall’avvento della nuova religione.

Una religione che relegava il numinoso in alto, nel regno evanescente dei cieli, privando il nostro mondo terreno dei suoi protettori.

La tradizione contadina e ve lo posso assicurare io oggi, immersa nella sonnacchiosa apparente calma di un bosco in fermento, viveva e comunicava con quel mondo etereo, fatto di piccoli numerosi e luminosi fili che tenevano assieme la società in un eterno patto di cooperazione e comunione.

Nell’universo di Alessio il patto non va tradito, né isolato.

E’ il mondo oltre il velo che mantiene viva la speranza, che in fondo ci rende uomini liberi perché capaci di scegliere a quale coorte donare la nostra riverenza.

In fondo, oscurità e luce, non sono altro che figli dello stesso composito universo che oggi ci ospita benevolo elargendoci i suoi doni, anche se vilipeso, se non compreso, se dileggiato.

Le divinità antiche, tuttora, ci proteggono dagli assalti di un male che non è altro che la sfrenata modernità capace di divorare l’antica solidarietà contadina, l’antico patto che ci rendeva uomini e non più bestie dedite solo alla sopravvivenza.

In fondo quegli esseri quasi invisibili, quelli che oggi mentre scrivo muovono dispettosi l’erba, che fuggono veloci, di cui avverto le risate risuonare nelle valli, non fanno altro che donarmi la creatività, quella che oggi metto al servizio di Alessio.

Quando Betta filava, quando il mondo era scandito dai cicli, quando si osservava incantati un mondo tutto da scoprire, è il nostro tempo felice, il tempo in cui la divinità non prometteva un paradiso remoto, troppo lontano da vedersi, ma prometteva l’oggi e l’istante ora e subito.

Tra balli e canti, tra tesori e maledizioni, il mondo girava su se stesso in un perfetto armonico ritmo, in totale cooperazione con un cosmo che lo conteneva e lo trascendeva.

I devoti della Bona Dea, erano fondamentalmente uomini che lottavano per avere la libertà dell’eresia, ossia della scelta.

Che lottavano per avere il diritto di pensare, di capire e di comprendere, seppur in simboli, un mondo che sfugge alla scienza perché la scienza lo spezzetta, lo scompone senza rispetto.

Il contesto scelto da Alessio è quello della Toscana.

E sapete perché?

Perché secondo voci sussurrate ancora nei suoi boschi, si agita e si muove leggero e delicato lo spirito di Aradia.

E Aradia non è soltanto una dea immaginifica, ma è il simbolo della lotta contro una religione (poco importa la sua denominazione) che vuole sconfiggere il vero potere umano: quello di nominarlo il mondo, e quindi di generarlo.

La fantasia che diede i nomi alle forza cosmiche è oggi in costante pericolo.

Si organizza tutto: la visione dell’altro, vittima della blasfemia della tecnica, alla letteratura uccisa dalla prosopopea dei canoni che di estetico nulla hanno.

Il nostro stesso linguaggio reso povero, scarno privato di ogni suo afflato verso l’infinito, privato dalla sua ridondante fantasia ci rende limitati, miseri e aridi.

Bellezza ha preso il posto di beltà, privandoci del suono primordiale e del ritmo.

Il dialetto sta smarrendo con la sua cadenza meravigliosa capace con una sola parola di racchiudere in se tutto il cosmo.

La saggezza contadina viene occhi schivata come superstizione, da combattere a ogni costo o peggio asservirla al dio Mammona.

Denaro e successo, prendono il posto di quel senso del sacro che molti autori celebravano nei racconti orali, nelle storie, nei miti e nelle fiabe. Ecco che in questo contesto in disfacimento Alessio diviene il nuovo Robert Graves, capace di restituire poesia al mito, ritmo al suono e suono alla parola.

E se leggerete quanto Betta filava, i vostri occhi si apriranno e tra l’erba monotona e quasi scontata vedrete movimenti impercettibili e frenetici.

E se avrete il coraggio di osservare con ancora più attenzione vedrete spiccare dietro l’erba un berretto verde…e una faccina rubiconda.

Magari avrete fortuna e un Buffardello vi darà la sua benedizione.

E se per i boschi incontrerete un uomo irsuto, con un cappello fatto di pigne donategli frutta e pane.

L’uomo del bosco vi ricompenserà con un dono immenso: la capacità di sentire la voce della natura.

Per secoli ci hanno cacciato, accusandoci delle peggiori nefandezze, ci hanno dipinto come servitori del demonio, quando siamo soltanto un popolo libero, fiero della propria libertà. Puoi dire altrettanto di te?»