“Before the dawn. Prima dell’alba” di Thom Brannan, Dunwich edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Un tempo il velo tra i due mondi non era per nulla definitivo.

Esistevano momenti in cui si poteva sollevare e passare dall’altra parte, il regno di mezzo.

In quei incantati e oscuri luoghi, l’umano mortale poteva raccogliere i doni del numinoso, ossia la creatività capace di generare le storie e i miti e le leggende che oggi ci appaiono tanto lontane.

Creature dalla folta pelliccia, figure fatte d’ombra che si cibavano di linfa vitale, ma anche ninfe e ondine, geni dei boschi e astuti folletti, convivevano con l’uomo e erano i custodi del patto tra noi e l’originaria fonte divina.

E cosi le creature di sogno e di incubo, la corte seliee e unseliee svolgevano il duplice ruolo di protettori e di distruttori, onde rinnovare, purificare e custodire l’equilibrio naturale.

Una realtà composita celebrata dai tanti libri che fondano oggi, il substrato su cui si costruisce il nostro moderno fantasy o urban fantasy. Cos’è cambiato oggi?

Semplice.

Il patto è stato violato.

Quando la modernità ha bussato alle porte della nostra fantasia ha preteso un tributo atroce: la perdita della fede nel soprannaturale in cambio del progresso scientifico.

Ci sembrava conveniente e cosi abbiamo accettato.

Ma a che prezzo?

La creatività nata nei luoghi ombrosi dell’altro mondo risulta a pezzi, lacerata e sopratutto feroce.

Perché il mondo di mezzo non dialoga più con il nostro.

Si è chiuso e cova una sorta di rivalsa dentro di se, quasi a punire l’umano che da lui si è volontariamente distaccato.

Ecco perché oggi, gli urban fantasy, quelli scritti come dio comanda, raccontano spesso questa lacerazione.

Before the dawn non sfugge la suo compito di “denuncia” e ci racconta una storia romanzata ma che simbolicamente non fa altro che narrarci, con un ritmo incalzante e pieno di colpi di scena il nostro dramma: la parte irrazionale rifiutata, vilipesa cova semplicemente vendetta. Ragione ha divorziato dal sentimento.

E entrambi sono soli fragili e incompleti.

Troppo impegnati a darsi lotta uno con l’altro.

Ed è compito di un manipolo di prodi coraggiosi ristabilire, con difficoltà, l’equilibrio violato.

Prima dell’alba i protagonisti di entrambi i mondi si daranno battaglia. Una battaglia priva di pietà, priva di compassione.

Una battaglia fratricida.

Ma finché non si ristabilirà la comunicazione interrotta tra noi e l’altro mondo, la Centuria non potrà esimersi dal compiere il proprio dovere.

E l’irrazionale irromperà con barbarie nel nostro mondo, creando scompiglio, creando disagio, creando…orrori.

La tranquillità del nostro perfetto ed equilibrato vivere, però, dovrà essere sconvolto dal contatto con l’irrazionale.

Perché senza di esso, nonostante la sua brutale aggressione, la vita sarebbe troppo stantia, troppo limitata, troppo scontata.

In fondo, il protagonista Io, nonostante il pericolo è più vivo e più adrenalinico di tanti tristi personaggi prigionieri di una normalità banale che inaridisce l’animo.

E il nostro animo, ve lo ricordo sempre, è fatto di luce e di stelle.

Come sempre un perfetto libro, di una perfetta Dunwich.