“Nessuno al posto tuo” di Erika Zerbini, Panesi editore. A cura di Francesca Giovannetti.

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Una storia di violenza e riscatto, dannatamente attuale e cruda, fin troppo reale e diffusa.

Un amore violento e annientante, che distrugge anima e corpo di chi subisce, come sale sparso su terra.

Gioia è il nome della protagonista e il nome scelto è rivelatorio.

Ogni essere umano può essere gioia, ogni essere umano può spegnere la gioia, ma è vitale, nel senso letterale del termine, che il soffocamento della gioia sia transitorio, è vitale che la gioia possa trovare un sentiero che la conduce all’uscita di una foresta piena di rovi e insidie. Perché il percorso della rinascita è difficile, colmo di ostacoli, seminato da false piste che sembrano condurre alla luce ma che in realtà portano nuovamente al punto di partenza.

Due sono le affermazioni dalle quali l’autrice inizia questa opera che può definirsi “cammino”, “percorso” verso la vita.

Non si può salvare chi non vuole essere salvato.

Nessuno si salva da solo.

Affermazioni crude e lapidarie, ma vere senza ombra di dubbio. La domanda è : veramente una donna non vuole essere salvata? La risposta è NO. La donna anela alla salvezza, chiede ossigeno, ma è il terrore che la trattiene, la paura di essere additata, l’incertezza del futuro, il timore della reazione dell’uomo. Tutti questi elementi ingannano e superficialmente si commenta. “avrebbe potuto denunciare…avrebbe potuto parlare…”

Questa è una seconda forma di violenza con la quale le vittime devono fare i conti. E quando si è già vittime di una prima forma di violenza…beh’…non è tutto così scontato e lineare.

Ma Gioia supera l’ostacolo. La nascita del figlio è la leva che accelera la presa di consapevolezza. Gioia è madre, è responsabile non solo di se stessa, ma di un essere indifeso, che non ha chiesto di venire al mondo ma che ha il diritto di starci nel modo migliore possibile. Gioia è un’eroina moderna, piena di incertezza, sola e impreparata …e chi di noi sarebbe pronta? Viene da chiedersi. Ma riesce a riconquistare una vita degna di essere chiamata tale.

L’autrice racchiude in meno di duecento pagine un percorso tormentato e difficile e l’opera descrive i passaggi fondamentali della presa di coscienza e della rinascita. Si arriva velocemente al termine della lettura ma bisogna fare bene attenzione allo scritto. Divorando pagina dopo pagina, come accade con questo stile scorrevole e fluido, è necessario porre l’accento sui tempi reali che occorrono per raggiungere il traguardo. Possiamo leggere il libro in tre giorni, ma l’arco di tempo descritto è dolorosamente più lungo.

Anni di soprusi, mesi per prendere una decisione.

Un libro di denuncia e di speranza, che “scava” dentro gli aspetti più nascosti e meno piacevoli. Un libro importante, di quelli che ti cambiano.

“L’ombra di Rol” di Enzo Orlando, Bonfirraro editore. A cura Alessandra Micheli

l'ombra di rol

 

Ho avuto la fortuna di incontrare la straordinaria figura di Gustav Rol leggendo, circa quattro anni fa, un libro che oserei dire straordinario Il mistero di Rol di Mario Pincherle.

Uno scienziato che affrontava l’arduo compito di farci conoscere e di decifrare il mistero del “mago” anche se considerare Rol un mago è insopportabilmente riduttivo.

Da quella lettura intrigante ma al tempo stesso particolare che cozzava con la mia formazione scientifica, inizia a studiare e a comprendere cosa ci fosse di cosi seduttivo in Rol, quale poteva essere il suo straordinario messaggio.

Al di la delle controverse capacità, il suo agire ,il suo scioccare il suo stupire i salotti bene, quel suo conquistare menti eccellenti della nostra cultura da Fellini a Buzzati fino a sedurre Enzo Biagi (stiamo parlando del più grande giornalista della storia occidentale) per non parlare della conquista di uno degli intellettuali più difficili e più esigenti come Roberto Gervaso deve, per forza, andare oltre la magia da salotto.

Io conosco Roberto Gervaso.

E’ un uomo dall’ironia graffiante e dalla mente raffinata, capace di vivisezionare ogni problema italiano, figurarsi farsi “sedurre” dal prestigiatore di turno.

Allora cosa si cela in quest’oscura, contraddittoria figura per aver affascinato i miei miti e anche me, che seppur attratta dall’esoterismo, lo sono perché la considero una scienza a tutti gli effetti?

Semplice.

Io Batesoniana convinta, ho sempre guardato con sospetto e con poca simpatia la divisione dell’indivisibile operata dal sistema cartesiano: mente e natura, pleroma e creatura, sono i risultati della nostra scelleratezza che hanno sezionato l’universo senza però poi ricomporlo nella sua originaria forma che è, e resta, monistica.

Il dualismo imperante della moderna filosofia occidentale ha oramai dimostrato la sua assurdità creando i mostri che fagocitano, pezzo per pezzo cultura e senso civile.

Senza la capacità in integrare ogni nostra azione in un contesto più ampio interdipendente e sopratutto dotato di un senso di responsabilità verso ogni singola parte, considerata non più come solitaria ma come un ingranaggio del grande orologio chiamato vita, abbiamo permesso all’egoismo sfrenato, alla finalità cosciente, alla de- responsabilizzazione verso le conseguenze delle nostre azioni (la retroazione o il cosiddetto effetto farfalla) di primeggiare, rendendo potente la frase aberrante del fine giustifica i mezzi.

E il fine senza eticità, senza la Maat egizia significa spesso, orrore.

Separare, dunque bene e male, spirito e materia ha come conseguenza quella di esorcizzare ma non demolire il lato oscuro presente in ciascuno di noi.

Esso vive, si ingrandisce creando archetipi dannosi quali potere, successo, denaro e arrivismo.

Oggi sono questi i residui logici alla base di ogni nostro movimento.

Cosa significa, dunque, immettere la figura di Rol in un giallo che tutto contiene tranne la spiritualità?

La risposta già ve l’ho consegnata.

Il delitto, la brutale soppressione dell’altro è nata in seno alle distorsioni aberranti che portano soltanto al disastro, come la volontà di imporsi, di sopraffare e di spiccare come unico pezzo d’eccellenza nell’antiquariato della vita.

E’ come se un singolo tassello di un mosaico etrusco, rivendicasse la propria unicità e il diritto a comandare l’intero disegno.

Capite bene che un singolo pezzo non è il mosaico e che da solo non è altro che una strana e incompleta macchia di colore.

Il tassello ha senso nel sui posto predestinato, insieme agli altri. Sono tutti loro a formare l’incredibile beltà del disegno.

E in questo libro, l’indagine non è solo verso indizi e verso la creazione della giusta nemesi atta a ristabilire l’ordine violato, è sopratutto un indagine degli archetipi oggi creati dalla stupidità umana, che portano a compiere le brutalità e i torti che oggi la giustizia cerca di riparare.

Ecco che accanto allo scioglimento dei nodi, si indaga su queste forme in cui il pensiero si esprime e si materializza e si organizza.

Esse sono funzioni di intelletto che consentono di aprire orizzonti conoscitivi nuovi o deleteri, posso riparare la lacerazione dell’animo umano che ha eclissato la responsabilità verso l’altro in regioni troppo lontane dalla coscienza.

Ma sopratutto, sono forme di pensiero simili a catene, anelli che si propagano dal passato al presente, in una orrorifica sequela di sopraffazioni.

Non è un caso che il testo fa intersecare eventi del tempo che fu con l’attimo odierno, come se questi archetipi di nutrissero, via via che la soperchieria continua, sempre più nell’oscurità umana, incarnandosi di volta in volta e creando un ponte che collega l’orrore di ieri all’orrore di oggi.

Ogni azione umana non può non avere ripercussioni sul presente, perché il lascito dei secoli non è altro che lo stesso: i potenti regnano, decidono, devastano e i sudditi sono sacrificati al dio mammona.

E quale istante migliore per raccontare questa catena, dell’unità di Italia?Creata a tavolino per interessi diversi dal benessere del popolo si è nutrita di oscurità fino a creare, oggi, il distacco profondo tra cittadino e stato, umiliando e degradando un senso di cittadinanza e di solidarietà sociale sempre più in pericolo.

Ecco che Rol, che appare sulla scena del delitto, rappresenta il seme del cambiamento.

Rol non è solo colui che rende possibile l’impossibile, ma è sopratutto l’uomo che tenta di superare se stesso e le sue imperfezioni, costruendo con sudore e impegno un mattone diverso, fatto non si sopraffazione ma di cooperazione, con cui costruire una realtà totalmente opposta a quella ritenuta valida.

E cosi il pensiero diviene una vera arma che lanciata attraverso la nostra mente può agire ristrutturando costruendo e rielaborando il reale.

La presenza di Rol sulla scena del crimine è qualcosa di più che una semplice scelta stilistica; è la volontà dell’autore, di prendere una precisa posizione etica.

Rol restituisce dignità ai vinti, ripara i torti, aiuta chi ha scelto la strada della giustizia perché al mondo improntato su diversi valori ci crede, e ci crede davvero.

Ecco che Rol rappresenta una verità fondamentale: l’aura di malvagità o di bontà dipende dall’uso che noi ne facciamo e dal tipo di pensiero con cui noi la carichiamo.

Un pensiero impuro, distorto, pieno di scorie non elaborate genera disastri.

Un pensiero disciplinato, dedito alla bellezza all’armonia, consapevole di essere parte di una mente più grande genera paradisiache realtà.

Perchè in fondo come dice Mario Pincherle:

il male è disfunzionamento. E’ il credere di bere un bicchiere d’acque e tracannare un anticrittgramico. Il funzionamento di un anticrittogamico può essere perfetto. Ma non è certo il bene. Funziona bene sulle viti da uva e da vino. Non sull’uomo.”

Quando leggo gialli che in realtà con forza tentano di incidere sul mondo, i miei occhi brillano e la mia anima assetata trova ristoro.

Questi sono libri da leggere, libri che nutrono la mente, libri che non sono solo abili mezzi di evasione ma chiavi per aprire le celle delle nostre personali prigioni.

Che l’ombra di Rol vegli sempre su di noi.

Note.

Mario Pincherle scienziato innovativo famoso per la sua strabiliante scoperta di come, tramite uno straordinario marchingegno (chiamato Zed) la grande piramide non è altro che un ricettore di energia, di un energia particolare, quella scoperta da Einstein ( o meglio riscoperta) e che fa parte della costituzione dell’universo stesso.