“Cosi allegre senza nessun motivo” di Rossana Campo, Bompiani editore. A cura di Alessandra Micheli

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Arrivata ai 43 anni, libera e piena di obiettivi, mi sono scontrata con un mondo che non accettava la libertà di decidere della mia vita interiore e sentimentale.

Ero una donna.

E per quanto fossimo oramai vicini al 2020 venivo comunque osteggiata in tante mie decisioni, da una tradizione culturale dura a morire.

Senza figli, senza il desiderio di un uomo che mi accudisse, ma piena di sogni e di ideali divenivo politicamente scorretta, un pessimo esempio per delle generazioni che si mantenevano e si sentivano sicure soltanto con catene ai polsi.

Ogni mia compagna di scuola aveva o era stata costretta a rinunciare ai suoi sogni: l’università lasciata a favore di una famiglia imposta ad esempio. Un desiderio di cultura accantonato per rappresentare una donna serena ma perfettamente allineata, senza tanti grilli per la testa, figurarsi il pensare o addirittura partecipare alle discussioni di politica. L’Amore per libri doveva dirigersi verso generi precisi, quelli che non invitavano certo alla ribellione contro lo status quò.

Ma anzi in modo subdolo e pernicioso reiteravano i valori imposti da chissà chi.

Troppo spesso mi sono sentita dire che dovevo leggere romanzi adatti alla mia età e al mio genere, come se i trattati di filosofia di Kant fossero a me preclusi per qualche oscuro tabù.

Leggere il libro della Bompiani cosi allegre senza alcun motivo, è stato un urlo di libertà.

Quasi similare a quello che lanciai leggendo il secondo stesso di Simone di Beavoir.

Un libro che mi spingeva a essere donna prima di sentirmi donna, come se essa fosse un fatto culturale e di scelta, non solo biologico e genetico. Un processo di crescita e di acquisizione non tanto di una saggezza costruita mattone su mattone con l’esperienza, ma un preciso cammino di consapevolezza psicologica del mio valore a prescindere dalla presenza di un utero e di un seno.

Sono parole forti per voi vero?

Ma io e la Campo vogliamo svelarvi un segreto: noi siamo donne a prescindere dalla nostra utilità sociale.

Arrivate alla soglia della menopausa, quando ci sentiamo rifiutate dalla società perché incapaci di contribuirne al benessere e alla crescita (come se in mancanza di un sistema riproduttivo non fossimo oramai inutilizzabili, siamo donne cazzo non vacche) è il momento della vera rinascita: il momento in cui decidiamo liberamente quale sentiero percorrere.

Ascoltate bene queste parole, perché per me sono state una sferzata di adrenalina:

perché ogni volta che a una donna veniva voglia di prendere in mano la sua vita, ogni volta che non le andava più di stare in casa a fare da serva al marito si diceva che era un’isterica.

Ecco cosa comporta il nostro essere donne: oscillare tra un’ossessione di seduzione a un’accusa infamante di isteria.

Eppure, siamo creature magiche, capaci di profonde emozioni, di empatia, capaci di profondi slanci immaginativi, capaci di vivere l’arte non solo di crearla, capaci di demolire e di sprofondare nell’abisso eppure capaci ancora di alzare la testa fiere e contemplare il cielo.

Le protagoniste durante la lettura diventavano mano a mano non solo delle amiche, ma altrettanti parti di me stessa.

Io ero loro e loro erano me, e io ero al tempo stesso tutte le donne, quelle liberate e quelle ancora legate.

Quelle che oggi vivono l’età più bella, quella in cui non ti frega più nulla delle convenzioni, quella in cui potresti volare libera come un gabbiano e quelle che invece sono rannicchiate su se stessa, tremanti e disperate:

possiamo dire che c’è qualcosa che succede con l’inizio della menopausa, una specie di colpo di reni dell’inconscio femminile, delle nostre energie profonde, è come se la natura ti dicesse senti cara, ora non devi più fare da mucca riproduttrice, ora puoi occuparti di te, va pure tesoro, chiudi il gas e divertiti.

Ecco cosa dobbiamo fare.

Nonostante il dolore, nonostante i soprusi, nonostante gli atroci abusi che la donna VIVE ogni santo giorno, anche oggi in questo tempo apparentemente progredito, noi possiamo sempre rialzare la testa, perché seppur spezzettate, lacerate e distrutte siamo altresì capaci di guarirci, di ristrutturarci in forme sempre nuove, di morire per poter rinascere.

Di combattere l’ottusità con una risata per molti scomoda, per molti inquietante, ma un inno ribelle che, al pari delle trombe di Gerico, abbatte i muri.

Di abbracciare la Dea oscura e trarre da essa nuova linfa vitale

Nei sotterranei è racchiuso tutto quello che non ci piace di noi stesse, quello che ci hanno insegnato a rifiutare di noi.

Ho capito, ho detto, un po’ in ansia.

E quello che troviamo vergognoso, o minaccioso.

Perché?

Come perché? Tutto quello che ci hanno sempre detto che era sbagliato, che non

potevamo fare, che era peccato, e a farlo saremmo state le donne cattive.

Sì?

Tutto questo è il nostro oro, sono i nostri diamanti, e io dico che dovremmo riportarli alla luce.

Cosi allegre senza un motivo è un racconto di donne, per le donne. Un racconto della forza catartica dell’unione femminile, della forza curatrice delle chiacchiere e persino della rabbia che riesce a spurgare le scorie e rendere le ferite meno purulente.

E’ la risata che rende il carnefice disorientato.

E’ quella capacità di piegarsi ma di restare integri, di proteggere la proprio anima.

Come disse La Pikola Estes è il vigore della risata tra donne, il vero potere femminile, quello che poi ci fa cambiare prospettiva e vedere gli eventi anche traumatici da una distanza diversa, da un angolazione capace di spezzare quella catena millenaria di sottomissione.

Sono donne come noi, fragili e forti, incazzate e al tempo stesso sognanti, innovative e antiche.

Sono le nostre nonne, le madri, le zie e le figlie.

Raramente un libro mi ha rapito cosi, gettando i suoi semi dentro la mia anima e so che germoglierà un’identità diversa, facendomi essere nel mondo ma non del mondo.

“Brindiamo.

A cosa? A noi donne selvagge che nonostante tutte le nostre battaglie, siamo ancora qui,

simpatiche sorridenti e unite”

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