Review party “Prova d’innocenza” di James Patterson e Andrew Gross. A cura di Alessandra Micheli

 

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Cosa si è disposti a fare per modificare totalmente la propria vita?

Quando si è nati dalla parte sbagliata del mondo, ci sono solo due vie: accettare il proprio fato e il proprio ruolo sociale, o imporsi al destino e scegliere noi il finale da scrivere.

Se uno sceglie la prima via accettare, non fa altro che sottomettersi al volere societario, al diktat della logica di una comunità che, in fondo ma non tanto, ha bisogno di barabba e di Maddalene da redimere.

Chi invece ha l’ardire di prendere la seconda via, impervia ma forse la più gratificante, si trova davanti il più invisibile e strisciante dei pericoli: che il suo riscatto sia soltanto apparente.

Ed ‘ è quello che ci mostra il protagonista Ned.

Deciso a togliersi da dosso il fango della provincia anzi del sobborgo in cui è nato, accetta di partecipare al grande salto di qualità.

Peccato che sia un salto apparente.

Il vero cambiamento di origini e di vita, entrambi sono legati uno con l’altro, lo si attua soltanto se si recide una sorta di catena che ci lega e ci convince della nostra identità.

E appartenenza.

E cosi uno nato in una famiglia dedita alla delinquenza spesso sente di avere il DNA sporco e un po’ come suggerì Lombroso, di essere marcio alla nascita.

Per riscatto, quindi, non si intende lo stravolgimento totale e irreversibile di questa tendenza.

Non significa il togliere definitivamente la macchia dal proprio io o semplicemente accorgersi che essa non esiste.

Significa, riuscire laddove gli avi, i parenti, gli antenati non sono riusciti: il colpo perfetto.

Ma, ironia della sorte, non si realizza un vero cambiamento, una vera evoluzione.

Delinquente sei e delinquente resti.

Magari più fortunato.

Magari più venerato dal tuo quartiere.

Ma sempre ancorato all’esigenza che questa marcia società, questo degradato pese pone come unica legge non scritta.

Quello di creare perfette casta ognuna asservita all’altra.

In queste caste non ci sono speranze di redenzione: i ricchi stanno con i ricchi, e servono come incentivo per aderire ai valori societari più infidi.

I poveri e gli sfigati restano tra loro, e servono ai tanti probe cittadini per sentirsi migliori, per evitare di guardarsi allo specchio e sopratutto. Come monito per chi non aderisce alle loro deliranti idee.

Se non sei un borghese perfetto devi essere un perfetto criminale.

E essere un perfetto criminale significa mantenere in perfetto equilibrio la società.

In questo testo, Patterson e Gross non ci stanno e propongono un alternativa nel loro giallo che profuma soavemente di denuncia sociale.

Magari lieve, magari soffusa ma brillante e orgogliosa con quella sua voce tonante che rivela scabrosi dettagli della società americana ma anche della nostra.

Il colpo mancato di Ned non è la sua disfatta.

E’ si un percorso verso l’abisso ma un abisso redentivo.

Perché nella sua sfrenata corsa verso lo svelamento della verità, lui ritrova se stesso.

Ritrova il suo vero io quello ammaccato da tante, troppe sconfitte, che relegano gli ultimi in un angolo pronti a essere sacrificati per i deliri dei potenti.

Ned invece cambia totalmente la sua storia.

E cosi anche la storia degli altri.

Redime non solo la sua personale storia ma anche quella familiare.

Perché chi è capace di dire no e di trovare in se stesso la forza di rialzare la testa, di non farsi abbattere dalla via più facile, di non lasciarsi sopraffare dall’orrore della corruzione allora è già salvo.

E ‘ un uomo già redento.

E’ un innovatore proprio perché sceglie di non accettare i dogmi di un mondo che in fondo, ci vuole tutti sottomessi, perdenti e impegnati a fare la guerra uno con l’altro.

Un libro coinvolgente, a tratti sognante, venato di quella malinconia di un’America che il suo sogno lo sta perdendo giorno per giorno.

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