I Vivi, I Morti e Gli Altri di Claudio Vergnani, Nero Press editzioni: al via la prevendita!

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“Gli Altri. La vera trasformazione, ben più spaventosa di quella da morti a zombi. La trasformazione da uomini a… a qualcosa di diverso.”

 

Finalmente il tempo è giunto. I Vivi, I Morti e Gli Altri di Claudio Vergnani sta per uscire in formato cartaceo e, come il suo gemello digitale, in calce sarà corredato dal racconto inedito Ritorno a Casa.

L’Apocalisse zombie secondo Claudio Vergnani è uno sguardo su una società in declino, com’è in fondo l’Italia di oggi. I morti camminano sulla Terra e naturalmente c’è chi se ne approfitta. Ma non Oprandi, ex militare di mezz’età, stanco e disilluso, che per tirare a campare dà l’estremo saluto ai parenti zombie dei vivi che vogliono la pace per i propri cari. Quando viene assunto dalla facoltosa signorina Ursini, intuisce da subito che il compito affidatogli non è dei più semplici: recuperare il padre non-morto dalla cappella di famiglia in cui è sepolto e trasportarlo fino a un punto di raccolta sicuro in modo che la figlia possa dargli degna sepoltura. In cambio, lei lo condurrà in un posto sicuro tra le montagne della Svizzera. Ma la strada è tutta in salita. Sulla strada di Oprandi si alternerà una selva di personaggi difficili da dimenticare: dalla seducente Jasmine, al folle Classicista, dalla tenera Bibi all’irruenta Marta, e poi gruppi armati, sette votate alla sopravvivenza, bande di motociclisti, strani esponenti religiosi, covi di emarginati allo sbando. Alla fine di tutto, Oprandi capirà che, tra i vivi e i morti, il vero pericolo viene da coloro che, pur non essendo ancora morti, hanno del tutto perso la propria umanità.

Claudio Vergnani nasce a Modena nel 1961. Svogliato studente di Liceo Classico, ancor più
svogliato studente di Giurisprudenza, preferisce passare il tempo leggendo, giocando a scacchi e tirando di boxe. Allontanato per indisciplina dai Vigili del Fuoco, dopo una breve e burrascosa parentesi militare ai tempi del primo conflitto in Libano, sbarca il lunario passando da un mestiere all’altro, perso nei ruoli più disparati ma sempre in fuga da obblighi e seccature. Nel 2009 si fa conoscere e apprezzare, grazie a uno stile originale e innovativo – che intreccia ironia, horror e action a una malinconica vena esistenziale – con il suo primo romanzo, 
Il 18° Vampiro, seguito da Il 36° giusto (2010) e da L’ora più buia (2011), trilogia pubblicata dalla casa editrice Gargoyle di Roma. Nel 2010 partecipa con il racconto Il nuotatore all’antologia Stirpe angelica, edita da Edizioni della Sera. Collabora con riviste e magazine come Nero CafèKnifeAltrisogniIl Posto Nero e Maman Brigitte pubblicando recensioni e racconti. Nel 2013 pubblica I Vivi, i Morti e gli Altri con Gargoyle books e Per ironia della morte (Nero Press). Del 2015 sono invece i romanzi La Sentinella (Gargoyle) eLovecraft’s Innsmouth (Dunwich Edizoni). Tra il 2016 e il 2017 pubblica A volte si muore(Dunwich) e La torre delle ombre (Nero Press) mentre nel 2018 torna con una riedizione della saga dei vampiri il cui primo volume, edito da Acheron Books, reca il titolo di
Grimjank. Il racconto John Wayne è incluso nella raccolta multiautore Sangue selvaggio(Weird book). In questa riedizione de I vivi, i morti e gli altri, completamente rieditata per l’occasione, si trova anche il racconto lungo Ritorno a Casa che vede il ritorno di Oprandi.

 

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Il romanzo avrà un prezzo di copertina di 17 euro ma, fino al 20 luglio, sarà acquistabile in prevendita a soli 14 euro senza spese di spedizione.

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“Alabaster. Guerra I” di Nevis Menegatti, Writeup editore. A cura di Alessandra Micheli

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Il fantasy è un genere complesso.

Sembra apparentemente semplice trasportare su carta le proprie fantasie, il mondo immaginario che è conservato dentro l’anima di ciascuno.

Perché ognuno di noi ha il suo secret world come lo chiamerebbe Peter Gabriel.

Un universo fatto e cementato da ricordi, esperienze sublimizzate, sogni, desideri e speranze.

E persino terrori atavici o moderni, quelle paure che oggi ci pongono di fronte dei bivi oscuri e bui.

Persino io ho un mondo fantastico chiuso nella mia anima, che fa capolino in ogni mia recensione e di cui vi parlerò in un altro capitolo o in un altra vita.

Ecco che recensire il fantasy, più di ogni altro genere mi dà accesso privilegiato all’anima dell’autore cosicché possa ritrovarlo sorridente ad attendermi al bivio, pronto a tendermi la mano e aiutarmi a attraversarli. Alabaster è uno di questi viaggi che il blog mi permette di fare.

L’inizio è degno dei temi classici: un mistero che la protagonista deve risolvere e che coinvolge non tanto i suoi doni quanto la sua stessa origine.

Deve imparare, come il buon Perceval dei racconti graaliani, a ritrovare se stesso e le sue radici, perché senza la consapevolezza di chi si è, per quale motivo bizzarro siamo finiti su questo piano di realtà, nessuna azione, nessuna felicità terrena è possibile.

Senza riscoprire il nostro vero volto, siamo incompleti, terrorizzati, bloccati in un incubo perenne.

E sono proprio gli incubi ad attraccare alla mente la mente di Eleanor. Una ragazza come tante, una donna in fiore amante dei libri come se essi custodissero le risposte ai suoi normali e assillanti perché.

Quei perché li abbiamo tutti.

Solo che nel caso di Alabaster non sono perché che interessano il suo percorso umano, ma l’intero mondo.

Perché gli eletti, gli eroi, sono solo piccoli simboli del percorso umano di evoluzione o involuzione e riguardano ognuno di noi.

Pensiamo alle storie graaliane.

Esse non erano solo meravigliosi racconti di fate e maghi, di duelli e incanti. Sono vere e proprie allegorie dei temi eterni collegati all’uomo, della perdita di potere, della rottura del patto tra noi e dio e tra noi e il regnante, simbolo dell’ordine eterno.

Alabaster e Eleaonor è lo stesso concetto reso, però, più moderno dalla scrittura talentuosa di Menegatti.

Lo scontro tra licantropi e vampiri, dunque, appare non più come un esigenza narrativa, atta a farci emozionare.

Ma diviene l’archetipo del duello tra le due coscienze umane: la bestialità senza limiti del licantropo.

Si tratta di un concetto espresso anche dal Platone.

Tramite la visione del cavaliere che, incapace di trattenere i focosi destrieri (gli istinti), ne viene travolto, cosi il licantropo libero di esprimere senza un minimo di etica i suoi bisogni primordiali, diviene un elemento disgregatore della società.

Al contrario il vampiro, colui che vive in eterno grazie a una scelta o a un patto scellerato, si priva di ogni emozione umana, fino a divenire eccessivamente controllata eccessivamente freddo.

Non è un caso che il non morto, privo di reali bisogni, di passioni e di sensazioni umane nonché di istinti, deve per forza nutrirsi di sangue.

E’ la linfa vitale è vero, ma contiene in se, i ricordi di una persona, tutto il suo retaggio e quindi, dona al non morto una parvenza di umanità. Due fazioni diverse, estremamente aliene una dall’altra, incapaci di collaborare perché mancanti di un elemento qualsiasi che li colleghi.

Ed ecco che arriva Eleanor.

L’Ibrido, l’incontro tra cielo e terra, tra bisogno terreno e spiritualità, scesa dall’alto per mettere ordine nel caso, come solo la morale, l’etica o il senso del sacro possono.

Ecco che lo strabiliante potere dell’ibrido (di che ibrido si tratta lascio a voi la scoperta) alletta le due fazioni ansiose di ottenerlo non per il bene supremo, ma per dominare uno sull’altro.

E’ cosi che succede anche oggi.

Ogni ideale puro, ogni afflato di eternità, ogni meraviglia discesa direttamente dalla Maat cosmica, diviene terreno di scontro.

Viene usato, viene deprivato del al sua potenza originale perché ucciso dal potere inconsulto senza limiti.

Eleaonor allora dovrà difendersi da questi osceni impulsi atti a distruggere e mai a far rinascere il mondo.

L’ Apocalisse che da voce al libro, in fondo, non è altro che la rivelazione.

La rivelazione di quale sarà lo scenario che Elaanor porterà con se, quali saranno le sue scelte e quale sarà lo schieramento che deciderà di appoggiare.

Io spero sempre per la terza opzione.

Quello dell’armonia.

Con uno stile suadente e mai noioso, Menegatti ci porta attraverso il folclore di ogni tradizione europea arricchendolo con grazie a bravura di elementi moderni, di significati che mai come oggi servono ai lettori, perché bussino alle loro menti annebbiate donando come sarà donata a Elanor la coscienza della propria forza.

Che questa forza porti pace in terra.

O una nuova splendida rivoluzione.