“L’ospite crudele” di Rebecca Fleet, Longanesi editore. A cura di Alessandra Micheli

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Il libro d’esordio di Rebecca Fellet colpisce come un pugno.

E’ angosciante e al tempo stesso venato di una sorta di malinconica poeticità.

Ed è questo che seduce e avvince il lettore, che si trova sospeso, cosi come dovrebbe essere con ogni libro, tra il torbido confine di abisso e paradiso. La storia è apparentemente semplice e banale: un matrimonio in crisi, un tradimento, l’eccitazione del peccato, la seduzione della tentazione.

Il segreto che una donna porta con se dietro i suoi silenzi e i suoi soffusi rossori.

Eppure…cosi come in ogni dramma umano sotto l’apparente “normalità” di una crisi si agita ben altro, marcio forse irresponsabilità.

Si capisce come la fatica di mantenere saldo un rapporto, nonostante il privilegio di appartenere alla casta dei perfetti, (non una sbavatura nelle vite di protagonisti che sono dei rispettabili professionisti) cela in realtà un problema molto diffuso ma al tempo stesso celato alla coscienza: la dipendenza.

E’ da questa abnorme caduta del marito che la bella Caroline inizia a sentirsi sempre meno viva, imprigionata in un legame appiccicoso e soffocante, legata a un uomo che diviene sempre di più evanescente e chiuso in se stesso.

Ed ecco il brivido del tradimento, la voglia di sentirsi ancora viva con emozioni diverse, passionali carnali che donino un contorno più definito alla sua esistenza cosi…illusoria.

Perchè Caroline e Francis, a casa loro, nel bel quartiere, nonostante l’impegno di genitori, non ci sono.

Non esistono.

Non sono reali, ma hanno linee soffuse.

Caroline diventa soggetto solo con la rottura del tabù e dei voti matrimoniali.

Nulla di oscuro direte voi.

Senonché l’eccesso emozionale divine per una donna pallida e inconsistente una vera droga.

Essere solo con il sesso proibito fa di lei dipendente quasi quanto il marito lo è con i tranquillanti.

Ed è nell’eccesso che non porta a una soluzione del dramma ma piuttosto a una sua sospensione, che la svolta verso l’inferno è possibile.

La passione qua descritta non ha assolutamente il calore, l’ebbrezza di un emozione sana e redentiva.

Ha piuttosto la vischiosità dell’ossessione.

Caroline non è serena neanche tra le braccia dell’amante perché incapace di urlare il proprio disagio e trovare il bandolo della matassa.

E pertanto, essa si ingarbuglia sempre di più finché l’adrenalina di questo acme emozionale non raggiunge traguardi allarmanti creando il disastro.

E’ da questo orrore causato per irresponsabilità, per superficialità, o per appunto volontà di esistere, ma esistere nel modo sbagliato, che gli eventi prenderanno una piega agghiacciante.

Eppure..è dallo shock che Carolnie si risveglia e prova a riprendere in mano la sua vita.

E’ dal dolore, dalla colpa, dalla morte che ironia della sorte si inizia a ritrovare la vita.

Nonostante il percorso difficile, oscuro e a volte privo di bellezza, Caroline, Sandra, Francis e persino Carl l’amante trovano loro stessi e acquietano i loro drammi interiori.

Chi è Sandra direte voi?

E’ il perno attorno cui ruota tutta la storia.

Non ho intenzione di svelarvi di più ma Sandra, ricca di un dolore impensabile, inesauribile, e arrabbiata è il simbolo della vendetta trasformata dalla compassione.

E’ la conoscenza che distrugge i pregiudizi, comodi e usati per dare voce a quel malessere.

Solo trovando il nemico noi possiamo collocare il dolore nella categorie della nemesi riparatrice di torti.

Ma certi eventi, non sono dati da un comportamento calcolatore.

Molto spesso i peggiori eventi sono dovuti alla disperazione.

Cosi atrocemente chiusi nel proprio male da non riuscire a vedere mai l’esterno.

E’ solo ritrovando l’umanità nel male che possiamo lasciarci alle spella ogni pensiero distruttivo.

E’, in fondo, la colpa che può salvare dall’abisso dell’odio.

Perché solo la colpa, ossia l’irresponsabilità dell’atto, una volta compreso e reso visibile alla coscienza, può darci la pace che cerchiamo.

L’uomo redento non è quello che non cede mai.

Ma quello che sostando disperato nell’abisso, riesce a vedere le stelle.

Un libro intenso, per nulla facile, un thriller che ha una svolta imprevedibile divenendo pura poesia.

Da leggere assaporando ogni parola, ogni capitolo, ogni sensazione. Per scoprire come dietro,all’orrore più impensabile una lacrima può purificarlo e farci vedere la bellezza.