“Santa Muerte” di Ettore Zanca, Ianieri editore. A cura di Alessandra Micheli

download.jpg

 

 

Ho notato come nella nostra civiltà si può scherzare su tutto, santi e religione compresa, tranne che su un argomento oggetto e soggetto a molteplici tabù: la morte.

Complice una certa cultura cattolica la fine della vita al contrario di tante civiltà da noi considerate retrograde, è un accadimento tragico, da celebrare con lamenti, dolori indicibili e un’ossessiva lacrimazione misericordiosa.

Reo, tapino colui che cade al di la del velo, in quell’antro oscuro degno dei peggiori film horror.

E cosi Signora Morte è vestita di toni cupi, di abiti laceri, ghigni malvagi, armata di una falce insanguinata con cui recide beffarda il filo che ci lega alla mortalità.

Per una civiltà che ha fatto dell’apparenza, della corporeità il suo unico mantra, la sua unica ragione di vita, è proprio la parola fine a destare agitazione.

Del resto, incapaci come siamo di vivere in pace sulla terra non possiamo certo ambire a una versione diversa dell’altra faccia della medaglia dell’esistenza.

Vita, morte e poi?

Cosa ci sarà mai dopo?

È quella parola lampeggiante nel nostro cervello: il dopo, che incute ansia e timore.

Terrore cieco e forse atavico dell’ignoto.

Dopo non si sa se ad aspettarci è il sommo oblio, la distruzione di ogni nostra esperienza, se esiste un premio o una condanna, se è maledizione infernale o celestiale paradiso.

Dopo è dopo, ignoto più atroce, incapaci di colorarlo persino con la nostra avanzata tecnologia.

Ecco che coloro i quali forse considerano Signora Morte un volto amico, quasi compassionevole, una mano da stringere quando si è stanchi o quando la fine appare una sorta di oasi di pace, sono considerati reietti.

O pazzi da curare.

Com’è possibile rinunciare coscientemente alla vita?

Ai piaceri della mondanità, del corpo e alle seduzioni della materia?Allora ecco sorgere figure tenebrose: il demone, il malvagio o più modernamente il killer manipolatore di coscienze.

Nessuno deve poter concepire l’assoluta libertà di decidere la sua storia e persino il finale.

Tutti devono vivere, anche se poi vivere non ci è dato di sapere cosa davvero significa.

Successo?

Sesso?

Denaro?

Vizi o virtù?

L’unico modo con cui possiamo sdoganare la comicità della morte o la sua aura meno tragica è sicuramente la letteratura.

O l’arte.

Ecco che compaiono sulla nostra scena quadri dai contorni perturbativi del classico ordine morale e etico: la Danza Macabra.

Essa diviene blasfema perché associa il piacere del corpo, appunto il movimento affusolato e leggiadro della musica, inizio di ogni vita (ricordate come Dio creò il mondo? Dal verbo, dal ritmo dalla parola) alla fine di ogni speranza.

Morte che danza assieme a noi, divertita e forse gabbata come nel bellissimo brano Ballo in fa diesis minore.

La morte che abbandona questi tempi assurdi di dominati e dominatori, di corruzione e furbizia per abbracciare un mondo totalmente candido con cui riscrivere la propria storia.

Ecco che la morte è la gomma che cancella ogni frase già scritta da chissà chi e diviene foglio bianco in cui immettere nuovi sogni, nuovi progetti, nuove storie.

Santa Muerte è paragonabile a uno di questi quadri.

Non tragedia ma commedia umana, in cui si evidenziano tutti i dettagli di quello strano essere chiamato uomo.

Crudeltà, irresponsabilità, atrocità, corruzione ma anche amore, ballo, poesia, desiderio, speranza e compassione.

E’ la danza dei vinti che all’estrema risorsa divengono vincitori perché, in procinto di lasciare questa valle di lacrime, iniziano ad amarla, viverla da una diversa prospettiva, eliminando cancellando l’ambientazione che li ha visti sottomessi per crearne una nuova.

Sullo sfondo delle storie raccontate a Santa Muerte, il paesaggio cambia. Forse è quello sciogliere i nodi caratteristica della narrazione capace di farci vedere la propria esperienza da un altra prospettiva.

Forse è la consapevolezza di porgere l’ultimo saluto a un mondo che, come direbbe Michele Pecora, non ti ha mai voluto bene che ci rende nostalgici, con quella tristezza dolce amara di un addio.

Ed è proprio quando Santa Muerte colpisce, che i sogni iniziano a germogliare lentamente dentro ciascun anima:

Vi sono bastati pochi giorni insieme alla morte, insieme al suo alito gelido, per trovare un senso a tutto. Per ritrovare quello che credevate perso per sempre».

E tutti ritrovano un senso perduto tra le stringhe di un tempo che spesso ci tradisce.

Nell’incapacità di reagire ai soprusi senza da loro essere manipolati.

E al tempo stesso il Killer smette di essere muerte per tornare il bimbo che sognava, l’uomo che amava, l’adolescente che sperava.

Fare pace con il proprio passato rende la terribile morte una Santa Muerte.

E forse sono i piccoli dettagli passati attraverso le retrovie di una vita maestosa e cacofonica a donarci i piccoli tasselli che ci mancano per essere completi.

Che so, magari un gatto attraverserà la vostra strada, quando crederete di essere morti e vi accompagnerà lungo il vostro cammino fino alla meta ultima, realizzazione piena del vostro vero sé:

Morgana, una gatta che avrebbe benissimo:

potuto insegnare a tanti esseri umani cosa vuol dire amare davvero, con tutte le unghie e i soffi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...