La triskell edizioni presenta “Ben & Gavin ” di J.H. Knight. Imperdibile!!

unnamed.jpg

 

 

Trama:
Per Ben Cartwright stare con un ragazzo di ventun anni comporta molte responsabilità e preoccupazioni. Ciò che teme di più è che Gavin si stia negando delle possibilità, senza sapere cosa possa offrirgli il mondo.
Anche Gavin Van Loen ha il suo bagaglio emotivo da gestire, comprese vecchie ferite inflitte da una famiglia che l’ha cacciato di casa quand’era solo un adolescente. 
Mentre i due si sforzano di riappacificarsi dopo una rottura breve ma dolorosa, la sorella incinta di Gavin si presenta alla porta sconvolgendo la loro intera esistenza. Nel bel mezzo di tutto quel caos, però, Ben e Gavin riescono a innamorarsi di nuovo l’uno dell’altro. Questa volta per le ragioni giuste.

 

Dati libro 

Data di pubblicazione: 9 agosto

Collana: Rainbow

Titolo: Ben & Gavin (Edizione italiana)
Titolo originale: Ben & Gavin
Autrice: J.H. Knight
Traduttore: Victor Millais

Genere: Contemporaneo
Lunghezza: 242 pagine
ISBN ebook: 978-88-9312-557-4

Prezzo: 4,99 €

Annunci

“Il trono del narratore” di Paolo Fumagalli, Edikit editore. A cura di Alessandra Micheli

67556683_10216477277899382_4781055030088171520_n.jpg

 

 

Nella mia sofferta tesi di laurea sostenevo il seguente assunto ontologico: ogni mito, ogni storia, ogni leggenda, ogni nostra costruzione mentale non faceva altro che rispondere a suo modo, all’eterno e misterioso enigma della sfinge cos’è l’uomo?

E lo sostengo tutt’oggi anche ora che sto scrivendo la recensione del talentuoso Fumagalli.

E sapete perché lo ritengo importate questo quesito?

Perché la risposta considerata dai più un mero esercizio di evasione filosofica riservato ai radical chic, rappresenta il sistema migliore per affrontare i problemi relatici ai contatti tra i singoli partecipanti alla società.

Significa dare una definizione certa e pertinente alla definizione essere umano.

Nelle storie, infatti, non entra soltanto la componente immaginativa della personalità umana.

Non si tratta solo di mezzi con cui annullare la noia.

Sono delle vere e proprie definizioni di cosa si ritiene umano, quali valori costituiscono questo strano e mortale essere e quali possono ambire a a divenire parte delle premesse valoriali del proprio ordinamento sociale.

Tutti questi elementi li ritroviamo nel testo di Fumagalli.

Il trono del narratore, non è solo un bellissimo fantasy, dallo stile narrativo soave e incantato.

Assume una vera e propria funzione sociale che viene usata per reiterare e legittimare i valori che reggono una o l’altra società, per dare vita a nuove divinità e sopratutto per far si che l’ordinario non divenga mondo stantio ma si arricchisca, sempre grazie allo straordinario.

Sono questi valori, queste premesse, queste storie che divengono una volta raccontate grazie alla meravigliosa tecnica della narrazione, parte stessa del carattere di quanti parteciperanno a questo strano e meraviglioso rito.

Ecco che le risposte che ci forniscono le storie, sia alla nascita dello stato, sia alla consacrazione di pochi al ruolo di eroi, sia alla creazione dell’ordine sociale, diventano anche parzialmente irreversibili.

Le storie auto convalidano il nostro costrutto mentale.

Le storie rendono il reale reale.

Le storie contengono sia elementi di stabilità sia elementi di magia.

Le storie e i miti, divengono il mezzo con cui concepiamo la vita di ogni giorno.

Il bardo, dunque, diviene non solo menestrello ma anche e sopratutto demiurgo.

E sopratutto, compiono l’unica vera incredibile metamorfosi utile a questa società distratta: ricompongono la cesura tra mente e natura, tra ragione e emozione producendo una consapevolezza costante di un mondo che non è affatto diviso in “cogito ergo sum” penso dunque sono, ma è totalità, composta da singole e indispensabilità unità.

Ecco che con le storie raccontate di fronte al fuoco, nelle notti di inverno, o assisi sul trono del narratore, ci si sente parti di un qualcosa di interconnesso.

E ancora.

Nei racconti si assiste alla commedia umana da una posizione privilegiata; rendendo più facile l’osservazione di elementi presenti in seno alla società, all’uomo e ai suoi rapporti conflittuali.

Ecco che, le favole ce lo insegnano, si individuano tramite il linguaggio simbolico le problematiche in seno alla nostra costituzione statale e ci rendono capaci e sopratutto doverosi, di apportare modifiche laddove la comunicazione tra le parti, razionale e irrazionale, crea squilibri.

Nei racconti proposti da Fumagalli, quindi, esistono anche gli avvertimenti della devianza data dal denaro, dal potere, dall’appropriazione indebita, dalla mancanza di rispetto verso la divinità.

E evidenzia la necessità di un contatto con quella parte più oscura, più nascosta che si annida nelle foreste, fonte di energia come di brutalità.

E rispettare l’oscurità come la luce, significa semplicemente essere responsabili di fronte al mondo e alla sua parte nascosta: la faccia oscura della luna ha bisogno dello stesso rispetto che riserviamo al sole.

Credo che l’esaltazione della narrazione espressa nelle narrazioni, sopratutto orali, sia dunque il modo in cui Paolo risponde a suo modo al quesito della sfinge e lo fa con parole che, mai come oggi rivestono notevole importanza:

Ho dovuto accettare l’idea di aver perso per sempre la possibilità di diventare una fata o una ninfa e rassegnarmi a un’esistenza normale. È proprio per questo che ho evitato di diventare una contadina o una cucitrice e ho scelto una vita molto diversa. I viaggi che compio e le storie che posso leggere nei tarocchi sono modi per non sentirmi troppo ordinaria, per mantenere viva la fantasia e superare l’amarezza per ciò che ho perduto.»

questo perché noi abbiamo paura della fantasia, considerata il sommo atto di ribellione e cerchiamo come uno dei protagonisti il monaco guerriero Adalberto di rendere il nostro mondo:

piatto, sicuro e ordinato come per anni avevo cercato di renderlo a colpi di mazza ferrata, e devo ammettere che non è affatto bello quanto avevo immaginato…

Questo testo, oltre che far viaggiare la mente oltre i confini ristretti della nostra carnalità, ci ricorda come fa parte della natura umana apprendere non solo dettagli reali ma anche filosofie inconsce, capaci di rendere reali le nostre maschere, e assumere la forma e le caratteristiche che la nostra cultura ci impone.

Ecco che i miti, le filosofie, le costruzioni sociali in cui la nostra vita è immersa, acquistano credibilità via via che diventano parte di noi.

Il libro ci ricorda che è verso questi miti, verso queste attribuzioni di significato, che siamo responsabili poiché questi forgiano il nostro futuro.

Tutti noi, in particolare filosofi ed sopratutto gli scrittori, narratori, menestrelli e bardi, divengono responsabili verso le risposte che essi danno all’enigma della sfinge:

Che cos’è l’uomo che Tu te ne curi? Perché l’hai fatto un po’ inferiore agli angeli e l’hai coronato di onore e di gloria..”.

E ora sedetevi voi sul trono del narratore e provate a raccontare la vostra di storia, magari modificando il vostro finale…

“Astrid” di Giulia Balzano, Alter Ego edizioni. A cura di Alessandra Micheli

9788893331470_0_0_626_75.jpg

 

Astrid ha la forza della verità.

E’ il termine migliore che posso usare questo libro.

Perché non è l’omicidio e il suo svelamento il fattore principale che mi ha fatto innamorare del testo, quello è un intelligentissimo escamotage letterario.

Cosa accade quando un evento scioccante invade le vite, apparentemente probe e noiose di cittadini semplici e concentrati su gesti normali?

Cosa succede davvero all’interno delle vite di ciascuno di noi?

Quali ossessioni, quali frustrazioni si agitano nei meandri oscuri della nostra psiche?

In ogni contesto sociale dal più complesso al più immediato, si svolgono due vite: un NORMALE retta lineare e una ombrosa oscura e nascosta. Dietro le azioni considerate ovvie e necessarie per mantenere la società attiva e operosa, esistono radici non logiche che ne alterano il sapore di “ordine”.

Dietro parole, dietro atteggiamenti, dietro a motivazioni e ideali, esiste un mondo nascosto che pochi hanno il coraggio di visitare.

Anzi viene nascosto ammantato dal velo sudicio della menzogna.

E’ quella che mantiene intatte le apparenze, e le apparenze oggi sono tutto ciò che abbiamo.

Abbiamo solo il nostro nome, la nostra correttezza, il nostro perbenismo a salvarci dall’annullamento totale dell’essere.

Nel lavoro, nei rapporti sociali, persino nel mondo variopinto dell’arte o della letteratura, non è l’anima a decidere chi siamo di fronte al mondo, ma è la maschera.

Una maschera che cela un ghigno o un sorriso, un sogno o un dolore.

Un ruolo che portiamo avanti volteggiando come perfetti commedianti, portando avanti la nostra farsa, sopravvivendo dunque, ma non vivendo davvero.

Perché l’essenza di ogni uomo, di ogni donna, di ogni soggetto che vuole diventare persone è celato proprio nell’io più nascosto, in quella zona oscura tanto amata da Jung.

Ed è la verità a redimere il nostro percorso terreno.

Non è certo la facciata, non è l’apparenza che tenta di annichilire la sostanza.

Non è la bugia che raccontiamo a noi e ci raccontano di noi a far crescere la società.

Troppo concentrata sul vorrei e poco sul sono.

Troppo presa a rincorrere effimere soddisfazioni dei bisogni e poco impegnata a guarda davvero il proprio volto con tutti i segni del tempo e della rabbia.

Una rabbia cosi nascosta che deve in qualche modo irrompere la di fuori. E esplode come una miccia spandendo i suoi lapilli incandescenti su tutto ciò che lo circonda.

E credetemi, i lapilli non scaldano, non creano cibo, devastano soltanto.

E cosi, in quella fabbrica apparentemente tranquilla, fatta di legami apparentemente solidi, si compie l’atrocità più emblematica un omicidio. Ma a morire non è tanto una persona, una donna stimata da tutti, quanto il bisogno di Verità.

Astrid è il simbolo di un atteggiamento che non tace i disagi.

Che non silenzia il dolore.

Che non conserva sotto il tappeto le colpe.

Astrid è quel vento che quel tappeto lo solleva mettendo ognuno di noi di fronte al vero se.

Una visione per molti orripilante, una visione distruttiva o a tratti redentiva, perché è vero ciò che è scritto nel sacro libro: la verità rende liberi.

Per chi sa farle fronte e partire in cerca di un altra vita.

Cosi nel micro-sistema umano, specchio di una società morente, ognuno usa l’omicidio come mezzo per riparare torti dubiti.

Per trasformare una realtà che lo atterrisce, diventare la nemesi per fermare il male.

Un male che trova la sua origine non tanto nell’animo del “cattivo” di turno, quanto nelle logiche di un sistema che ha bisogno delle gerarchi per definirsi: buono e cattivo, sano e malato, colpevole e innocente, probo o peccatore.

Ecco che quell’azienda covo non di vipere ma di pateticità, di dolore e di affanni, diviene lo specchio di ognuno di noi, del nostro vivere sempre più affannoso, della ricerca non di una felicità ma dell’oblio che non ci fa sentire tale mancanza.

Per alcuni la morte di Astrid sarà lo stimolo a muoversi e dirigersi verso il cambiamento e la riappropriazione del suo vero io.

Come Cristian che spunto dalla verità impersonata dalla giovane rompe ogni legame che lo ingabbia e lo rende un morto vivente.

Giulia che trova finalmente la strada verso l’amore e il cuore dell’ispettore Relli che finalmente con l’incontro con l’altro cura il cuore ferito.

Ma ci sono anche i perdenti: Francesca che soccombe sotto il peso della consapevolezza.

Maria Teresa che cede sotto l’incapacità di relazionarsi con le persone in modo sano e non ossessivo.

Tutti a loro modo vengono toccati da una grande verità: non si sfugge al se stessi. L’incontro con il dolore, con il male, con l’orrore è solo il modo che ha la vita di porci di fronte al vero volto che ci descrive.

E’ il modo con cui la vita ci mette di fronte a sbagli, responsabilità e scelte.

E bisogna essere dotati di una corazza forte, di un animo saldo per affrontare l’orrida discesa negli inferi.

Perché in fondo, al di là di tutti i problemi procedurali successivi al suo assassinio, era questo quello che Astrid aveva lasciato sulla terra: la forza della verità. Ed era proprio un problema di verità,

E’ sempre un problema di verità.

Con noi stessi e con l’altro.

Con la società e con i nostri ideali.

E’ il problema che assilla e non fa dormire.

E’ il motore che scatena la ricerca dell’oblio e dell’annichilimento dell’essere.

E quello che ci fa osservare ogni linea del volto dell’altro ma non conoscerlo per nulla.

Tu credi di conoscermi perchè sai il mio nome

tu credi di vedermi perchè conosci ogni linea del mio volto

pensi di volermi solo perchè senti che io ti voglio.

Hai bisogno di un illusione da mantenere

Ma cosa ti importa della verità?

Jon Bon Jovi