“Astrid” di Giulia Balzano, Alter Ego edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Astrid ha la forza della verità.

E’ il termine migliore che posso usare questo libro.

Perché non è l’omicidio e il suo svelamento il fattore principale che mi ha fatto innamorare del testo, quello è un intelligentissimo escamotage letterario.

Cosa accade quando un evento scioccante invade le vite, apparentemente probe e noiose di cittadini semplici e concentrati su gesti normali?

Cosa succede davvero all’interno delle vite di ciascuno di noi?

Quali ossessioni, quali frustrazioni si agitano nei meandri oscuri della nostra psiche?

In ogni contesto sociale dal più complesso al più immediato, si svolgono due vite: un NORMALE retta lineare e una ombrosa oscura e nascosta. Dietro le azioni considerate ovvie e necessarie per mantenere la società attiva e operosa, esistono radici non logiche che ne alterano il sapore di “ordine”.

Dietro parole, dietro atteggiamenti, dietro a motivazioni e ideali, esiste un mondo nascosto che pochi hanno il coraggio di visitare.

Anzi viene nascosto ammantato dal velo sudicio della menzogna.

E’ quella che mantiene intatte le apparenze, e le apparenze oggi sono tutto ciò che abbiamo.

Abbiamo solo il nostro nome, la nostra correttezza, il nostro perbenismo a salvarci dall’annullamento totale dell’essere.

Nel lavoro, nei rapporti sociali, persino nel mondo variopinto dell’arte o della letteratura, non è l’anima a decidere chi siamo di fronte al mondo, ma è la maschera.

Una maschera che cela un ghigno o un sorriso, un sogno o un dolore.

Un ruolo che portiamo avanti volteggiando come perfetti commedianti, portando avanti la nostra farsa, sopravvivendo dunque, ma non vivendo davvero.

Perché l’essenza di ogni uomo, di ogni donna, di ogni soggetto che vuole diventare persone è celato proprio nell’io più nascosto, in quella zona oscura tanto amata da Jung.

Ed è la verità a redimere il nostro percorso terreno.

Non è certo la facciata, non è l’apparenza che tenta di annichilire la sostanza.

Non è la bugia che raccontiamo a noi e ci raccontano di noi a far crescere la società.

Troppo concentrata sul vorrei e poco sul sono.

Troppo presa a rincorrere effimere soddisfazioni dei bisogni e poco impegnata a guarda davvero il proprio volto con tutti i segni del tempo e della rabbia.

Una rabbia cosi nascosta che deve in qualche modo irrompere la di fuori. E esplode come una miccia spandendo i suoi lapilli incandescenti su tutto ciò che lo circonda.

E credetemi, i lapilli non scaldano, non creano cibo, devastano soltanto.

E cosi, in quella fabbrica apparentemente tranquilla, fatta di legami apparentemente solidi, si compie l’atrocità più emblematica un omicidio. Ma a morire non è tanto una persona, una donna stimata da tutti, quanto il bisogno di Verità.

Astrid è il simbolo di un atteggiamento che non tace i disagi.

Che non silenzia il dolore.

Che non conserva sotto il tappeto le colpe.

Astrid è quel vento che quel tappeto lo solleva mettendo ognuno di noi di fronte al vero se.

Una visione per molti orripilante, una visione distruttiva o a tratti redentiva, perché è vero ciò che è scritto nel sacro libro: la verità rende liberi.

Per chi sa farle fronte e partire in cerca di un altra vita.

Cosi nel micro-sistema umano, specchio di una società morente, ognuno usa l’omicidio come mezzo per riparare torti dubiti.

Per trasformare una realtà che lo atterrisce, diventare la nemesi per fermare il male.

Un male che trova la sua origine non tanto nell’animo del “cattivo” di turno, quanto nelle logiche di un sistema che ha bisogno delle gerarchi per definirsi: buono e cattivo, sano e malato, colpevole e innocente, probo o peccatore.

Ecco che quell’azienda covo non di vipere ma di pateticità, di dolore e di affanni, diviene lo specchio di ognuno di noi, del nostro vivere sempre più affannoso, della ricerca non di una felicità ma dell’oblio che non ci fa sentire tale mancanza.

Per alcuni la morte di Astrid sarà lo stimolo a muoversi e dirigersi verso il cambiamento e la riappropriazione del suo vero io.

Come Cristian che spunto dalla verità impersonata dalla giovane rompe ogni legame che lo ingabbia e lo rende un morto vivente.

Giulia che trova finalmente la strada verso l’amore e il cuore dell’ispettore Relli che finalmente con l’incontro con l’altro cura il cuore ferito.

Ma ci sono anche i perdenti: Francesca che soccombe sotto il peso della consapevolezza.

Maria Teresa che cede sotto l’incapacità di relazionarsi con le persone in modo sano e non ossessivo.

Tutti a loro modo vengono toccati da una grande verità: non si sfugge al se stessi. L’incontro con il dolore, con il male, con l’orrore è solo il modo che ha la vita di porci di fronte al vero volto che ci descrive.

E’ il modo con cui la vita ci mette di fronte a sbagli, responsabilità e scelte.

E bisogna essere dotati di una corazza forte, di un animo saldo per affrontare l’orrida discesa negli inferi.

Perché in fondo, al di là di tutti i problemi procedurali successivi al suo assassinio, era questo quello che Astrid aveva lasciato sulla terra: la forza della verità. Ed era proprio un problema di verità,

E’ sempre un problema di verità.

Con noi stessi e con l’altro.

Con la società e con i nostri ideali.

E’ il problema che assilla e non fa dormire.

E’ il motore che scatena la ricerca dell’oblio e dell’annichilimento dell’essere.

E quello che ci fa osservare ogni linea del volto dell’altro ma non conoscerlo per nulla.

Tu credi di conoscermi perchè sai il mio nome

tu credi di vedermi perchè conosci ogni linea del mio volto

pensi di volermi solo perchè senti che io ti voglio.

Hai bisogno di un illusione da mantenere

Ma cosa ti importa della verità?

Jon Bon Jovi

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