“Storm at Keizer Manor” di Ramcy Diek, Dunwich editore. A cura di Chiara Luccy Linaioli

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Annet è una venticinquenne appassionata, schietta e dedita al suo lavoro; sta da sempre con Forrest, neo laureato in cerca di impiego. La loro vita è quanto di più moderno e normale si possa trovare.

Lei porta i soldi a casa, lui si occupa delle incombenze domestiche.

Il Keizer Manor, la dimora-museo del grande pittore Alexander Keizer, festeggia il suo centenario, e Annet gestisce l’organizzazione dell’evento.

Durante i festeggiamenti, la coppia bisticcia e lascia la magione per chiarirsi. In quel momento, un evento meteorologico estremamente violento e improvviso trascina via Annet.

Stordita, ferita, la giovane si risveglia nel Diciannovesimo secolo.”

Libro autoconclusivo, è il romanzo d’esordio di Ramcy Diek, viaggiatrice olandese che decide di vivere negli Stati Uniti; l’opera ha collezionato ben tre riconoscimenti per questa prima prova narrativa.

Il genere a cui strizza l’occhio è il romance storico con “time travel”, e appassiona per la fluidità narrativa: il testo è davvero godibile, il ritmo non lascia mai tempi morti. I personaggi sono vivi, vibranti e – che li si ami o li si detesti – entrano in sintonia con il lettore.

Il lettore viene coinvolto fin da subito emotivamente. Annet, si ritrova all’improvviso strappata da tutto ciò che conosce per finire in un secolo ancora ostile alle donne. Alle donne come lei…

Non per questo la giovane perde la sua lingua velenosa da ragazzina cresciuta in strada, fra le rovine dei molti matrimoni della madre. A differenza di sue più famose colleghe letterarie a spasso nel tempo (es. “Outlander” di Diane Galbadon, “Hyperversum” di Cecilia Randal, etc…) la nostra eroina non ha alcuna intenzione di mimetizzarsi nel nuovo mondo, ma all’opposto impone il suo modo di vedere in un’epoca in cui al gentil sesso viene riconosciuta soltanto il diritto di fare da tappezzeria.

Affrontando pericoli, costumi ormai desueti e malattie mortali, Annet cerca aiuto, e raggiunge l’unica persona che conosce in quel secolo, ovvero Alexander Keizer, il pittore.

Come da prassi per ogni romance che si rispetti, fra i due la scintilla scocca alla prima occhiata.

Alto, ombroso, sexy, ricco, sicuro di sé, intimamente gentile (un Mr. Darcy meno orgoglioso e con pochi pregiudizi), Alexander (da qui in poi Alex) perde la testa per la misteriosa “pazza” dai costumi disinibiti e la lingua irriverente piombatagli fra capo e collo.

Lei non si fa desiderare.

Dopo una iniziale, quanto vana, resistenza da parte di entrambi, la passione travolge i due e ben presto convolano a nozze per difendere l’onorabilità di lei e della ricca famiglia di lui.

Nota originale del romanzo: l’autrice decide di non far comparire solo all’inizio il povero, disperato Forrest, per poi censurarlo tra i veli dello spazio tempo. La narrazione si svolge in parallelo. Man mano che evolve la love story di Annet e Alex, si dipana anche la situazione drammatica del vecchio fidanzato del futuro, il quale, come nel più classico dei polizieschi, viene persino sospettato della sparizione della ragazza.

Senza svelare il finale del romanzo, che vi consiglio di acquistare e leggere, il lieto fine arriva per tutti, e i fili delle esistenze travolte dall’evento inspiegabile trovano una giusta, nuova felicità.

Benché adorabile, il testo non è adatto al lettore appassionato di sovrannaturale.

Il viaggio nel tempo, presentato come un evento straordinario dovuto a chissà cosa, resta una sorta di “macchietta”, soppiantato ben presto dalle passioni della protagonista, che decide di preferire il buon sesso e il marito ricco al futuro da cui proviene. Non c’è nessuna spiegazione del perché sia avvento quel viaggio nei secoli, e – a dispetto del famoso ciclo di film di Spielberg – non c’è nessun ritorno al futuro.

Lo “storm” che travolge Annet svolge un ruolo puramente accessorio. A meno che l’autrice non decida di regalarci un sequel, la sua comparsa accidentale è destinata a non ripetersi.

Stesso dicasi per le molte sottotrame suggerite, ma mai sviluppate.

Il rapporto burrascoso con il fratello di Alex, Leo, che molto ricorda il collega di lavoro di Richard Gere sula famosa pellicola “Pretty Woman”; la sinistra profezia della donna che predice il futuro; l’ostilità del suocero che accoglie una “concubina” in casa; il ruolo attivo che Annet vuole avere nella ricchezza di famiglia Keizer, usando le sue conoscenze del futuro per arricchire il marito (v. il personaggio di Biff su “Ritorno al futuro II”)…

 Nulla viene sviluppato.

Tutto si risolve da sé.

Ma a chiudere il cerchio è una sorta di deus ex machina che mette ai protagonisti di tutte le epoche il cuore in pace: le coppie si assestano con rispettivi nuovi partner, le indagini sulla scomparsa sono abbandonate, i “cattivi” diventano buoni, e vissero per sempre felici e contenti… fino al prossimo “storm at Keizer Manor”.

 

“collezione privata” di Antonio Villani, Scatole parlanti edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Eccomi qua di nuovo.

Si sono io Alessandra, che umilmente si fregia del termine pomposo di blogger.

Eppure, sono solo una signora in stile arsenico e vecchi merletti, con tanti ideali tra le mani, alcuni accucciati come gatti accanto ai miei piedi, che ancora oggi fanno le fusa.

Come a ricordare a se stessi di essere ancora vivi.

Sparsi ho i libri.

Quei compagni di mille pindarici voli di fantasia, altri con le voci tonanti dei filosofi che hanno forgiato la mia coscienza e il senso civile. Parole, che oggi hanno un suono orrendamente antico, come oggetti passati fuori moda.

E sono qua, a sorridere amaramente mentre il mondo in cui credevo sta cadendo pezzo per pezzo.

No, non parlo del mondo reale, quello lo mantenete sempre vivo con il perbenismo e i valori assunti a egemonia culturale.

Parlo del mondo che avrei voluto lasciare in dono ai giovani, quelli che oggi si annichiliscono con i social, con le foto in cui immortalano una felicità che cercano all’esterno.

Ma io, nonostante la decadenza delle idee, badate bene idee e non ideologie, sono qua imperterrita a raccontarvi storie.

Non sono storie mie ma divengono mie ogni volta che leggo e che le amo.

E allora ci provo anche oggi a raccontarvi del mio novo amico, seduto vicino a me intento a sorbire un buon te con adorabili biscottini.

Vi presento Saverio Pontecorvo, che oggi ha preso la poltrona riservata a un altro mio amico, che immusonito per essere stato spodestato se ne sta in un angolo a fare l’offeso.

Mi spiace Hercule Poirot.

Per quanto io ti ho adorato, ho sempre ritenuto che il tuo borioso acume fosse sorpassato per questi nostri tempi.

Non fraintendermi.

Ho ammirato e ammiro la tua tenacia, anche quel tuo quasi odio per la società banale che in barba alla meraviglia ficca la testa nella sabbia.

Ma vedi, oggi abbiamo i reality show e tanti programmi in cui al pari tuo, i boriosi ci danno lezioni di vivere.

Di etica.

Tutto mentre rovistano nell’immondizia ovvio.

E cosi credo che l’essere eccessivamente sicuri di se, convinti delle proprie teorie, idee e persino dei propri talenti, sia un po’ il male del nostro oggi.

Tu eri un ribelle al tempo di Agatha.

Una spanna sopra l’uomo qualunque, che tanto ci piaceva.

Oggi però ha vinto Nitzsche.

E sono tutti superuomini e si riempono la bocca di terminologia colte, di acute osservazioni sul mondo e sulla necessità di primeggiare.

Per me restano cazzate.

Ma per il resto della società sono acute verità populiste.

Che sanno di fregatura lontano un miglio per me cinica, vecchia signora. E sai qua l’è il vero unico rimedio?

L’ironia.

Ecco perché oggi è Pontecorvo a sedersi sulla poltrona preferita, quella stile luigi XIV per intenderci, quella riservata alle grandi personalità. Pontecorvo ti assomiglia per acume e irriverenza.

Per lo sprezzo delle convezioni e dell’autorità.

Ma ti batte, o se ti batte, per un certo modo di vedere la vita, sarcastico, ironico, devastante.

Con le sue battute taglienti che non fanno altro che farci ridere delle caricature e delle stolte idee che oggi attanagliano i giovani.

Pensiamo ai populismi.

Si sono fissata con questa distorsione.

Perché non è altro che una brillante catena che ingabbia la nostra intelligenza.

Magari infarcita di diamanti.

Ma sempre catena è.

Eppure, quando ci dicono come siamo meravigliosi, come abbiamo tutti i diritti di dominare, sembra tanto il contentino che mi dava mia nonna, per non sentire le mie noiose lamentele.

Un po’ come dire si bella di nonna, hai ragione ma non rompere i coglioni.

Ecco cosi fanno con voi.

Pontecrovo lo sa.

Vede la patetica danza dei burattini, felici di imitare le mosse del leader di turno ( tipo il balli di gruppo ai matrimoni) che in beffa degli ideali si fa grasse risate nei nostri confronti.

Chi tuona di più senza avere la minima idea di cosa dire.

Basta urlare al lupo al lupo, per distogliere la vigile attenzione della mente in modo che, quando verrà il vero predatore, ci troverà addormentati e istupiditi.

Magari staremo a vedere la partita, o la lite a Montecitorio.

Ecco il dramma.

Rendere anche queste idee degne di entrare nella rosa dei pericolosi ideologismi.

E non vederle mai per quelle che sono.

Cazzate signori miei.

Patetici tentativi per sentirci migliori, verso cosa non si sa.

Perché per farlo tolgono l’altra parte, quella con cui confrontarci, non ritenendola assolutamente degna di un rapporto dialettico.

E’ l’oscuro nemico, il lupo di cappuccetto rosso, la strega di Biancaneve che ci segue con quella mela nel bosco.

Pontecorvo non le prende neanche sul serio.

Le detesta come le detesto io perché veneriamo la scienza e la logica.

E non riusciamo a capire neanche come è possibile dare loro peso.

Perché anche a contrastarle a diffonderle ci si sente dei deficienti. Complotti e corruzione divengono arcani inghippi da temere.

E signori miei spiegateci cosa c’è di misterioso e suadente nelle idee di complotto?

L’uomo lo fa da sempre.

Non è sto granché da temere.

E’ solo il mezzo dei poveri per sentire di contare qualcosa.

O di farsi un lussuoso hotel in centro.

Avete presente quando in una comitiva, si formano i gruppetti di dileggio per la bellona del gruppo?

È un complotto.

Misero e infimo.

Avete presente quando per non invitare il barzellettiere sfigato si va a organizzare la pizza nei bagni del bar ammuffito?

È un complotto.

E sapete cosa significa complotto?

Folla, riunione di persone.

Intrighi rivolti a terzi.

Ve lo siete mai chiesto perché nei TG sto complotto, cosa purtroppo banale per ogni essere umano che non ha masi imparato a volare, faccia tanto terrore, quando è cosa di sempre?

Perchè vi manipolano.

Trovano il nemico e ve lo presentano come Satana.

Satana ha già chiamato i suoi avvocati per eccesso di nomea.

Vorrebbe i diritti di autore pagati.

Ecco che dietro l’intrigo, il segreto da svelare Ponterocrvo non fa altro che evidenziare la nostra stupidità.

Non rendendo i vaneggiamenti degni di essere accettate come idee.

Ma rendendoli evidenti per cosa sono: farneticazioni.

Non ci si arrabbia.

Magari si intristisce per la stupidità dell’altro.

Magari si consiglia un bravo psichiatra.

O una tisana calmante.

Ma le dileggia, le distrugge con la migliore arma a nostra disposizione: l’ironia.

Allora cos’è direte voi, collezione privata?

Un thriller o un romanzo di denuncia?

Tutti e due.

Ecco perché lo amo.

E’ il romanzo di un uomo o di un ragazzo, che si è stufato di voi e della vostra ottusità e crea chi, con quella scanzonata modalità lessicale, immensamente colta, vi smonta ogni scusa, vi distrugge ogni muro, smentisce ogni falsità.

E lo fa mentre con la logica mette ordine in una situazione ingarbugliata, creata ad hoc da chi usa le fantasie per sentirsi potente, per sentirsi importante, per contare qualcosa.

Come se essere umano non fosse abbastanza.

E non è mai abbastanza.

Come se il solo fatto di vivere, e pensare, non fosse abbastanza.

E inframmezza questo splendore narrativo anche con accenni colti, sperando che nominando Locke accanto a proprietà privata, o ragione accanto a Spinoza e Feuerbach, foste spinti a cercare e scoprire le radici, non solo della cultura ma anche di parole usate a casaccio e storpiate. Perché è con la cultura e l’ironia che si creano gli anticorpi contro le aberrazioni del pensiero.

Io e Saverio vi aspettiamo.

Unitevi a voi nella risata in grado di distruggere questo ridicolo mondo. Perché è la risata la vera arma di un popolo.