“La difesa di Socrate” di Francesca Petroni, Le Mezzelane casa editrice. A cura di Alessandra Micheli

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Ogni società ha bisogno di un urlatore.

Non di quelli presenti nello show business o nei reality.

Ma di qualcuno che, conoscendo profondamente la propria società, inizia a elencarne i difetti allo scopo di rendere i cittadini consapevoli della possibilità del loro superamento.

Un menestrello, un moralizzatore, un idealista o forse un insegnante capace di dire a se stesso e di riflesso al mondo che lo ospita, noi possiamo essere perfettibili.

Non perfetti certo, quello è esclusivo dominio della divinità.

Ma capaci, giorno per giorno, di superare i limiti e cercare il progresso. Abbiamo bisogno costante di qualcuno che ci aiuti a migliorare. Abbiamo bisogno di persone che ci fanno da specchio, che ci mettano di fronte alla nostra meschinità.

Che ci offra la possibilità di scelta tra diventare o apparire.

E cosi come fece Socrate alla sua Atene, noi condanniamo a morte chi osa porci davanti alla nostra responsabilità umana.

Ecco l’attualità della difesa di Socrate.

Continuiamo a condannare gli educatori, quelli che chiamiamo dissidenti.

Quelli che mostrano i difetti affinché possiamo esserne consapevoli e iniziare un autocritica.

Ma l’autocritica costa fatica e sudore.

L’autocritica significa guardarsi dentro senza aver terrore di vedere il marcio.

L’autocritica significa guardarsi allo specchio e smettere di fissare le proprie imperfezioni e iniziare a muoversi per modificarle.

Significa smettere di trovare giustificazioni e alibi.

Significa desiderare la verità a scapito della bugia, quella che ci raccontiamo per non cambiare.

Perché l’uomo desidera la tranquilla routine, desidera la stabilità, desidera essere congelato in un attimo eterno, in un sorriso stantio, in una smorfia compiaciuta.

Eppure la vita pungola, stimola, spinge.

Ecco che la figura di Socrate, mai come oggi sente l’esigenza di emergere dall’oscurità dei tempi, dalle biblioteche e dalle facoltà di lettere, per urlare la sua apologia di difesa contro un muro societario che lo vuole azzittire.

Che desidera l’immobilità e la non conoscenza della realtà dello spirito. Socrate è in questo testo romanzato ma che non perde la sua forza distruttiva, accusato di corrompere i giovani.

E sapete come li corrompe?

Semplicemente esortandoli a prendere in mano le redini della loro realtà inondandola con lo spirito, con la ricerca, con l’amore per la verità.

Ciò significa mettere a rischio l’intera struttura asfissiante che la società ci mostra come unica possibilità di crescita.

E’ dentro questa prigione che possiamo esercitare diritti che non sono affatto diritti, ma semmai pallide imitazioni di essi.

E’ sotto il tappeto che si nascondono i grandi slanci ideali, i sogni, la volontà di trovare un sistema basato sulla condivisione più che sul dominio.

Oggi la pena di morte non esiste più per i Socrate che tuonano contro l’immobilità di Atene.

Oggi si ammazzano con i social, denigrandone la grandiosità dell’impegno.

Si ammazzano proponendo esempi distorti di eroi, quelli che viaggiano nelle porche, o fanno il bagno nei flute di champagne.

Si ammazzano denigrandone l’attività con parole sferzanti come idealista, considerato più come offesa che come pregio.

Etichettandoli come perturbatori dell’ordine, o come invidiosi sociali, come sognatori, come nullafacenti.

Catalogando poeti, cantautori pieni di coraggio come abili mistificatori. E costringendo i nostri giovani ad assistere inebetiti e immobili all’annichilimento del pensiero.

Ecco perché ho deciso di proporre ai lettori del blog i testi di filosofia. Perché filofosare non è fatto di pochi, privilegio di una parte della società alienata dal nostro reale.

I filosofi sono l’essenza stessa di quello che dovrebbe essere oggi lo sprone per agire sulla società attuale: l’impegno civile.

Perché vedete comprendere la natura di Dio è comprendere la natura dell’uomo.

Raccontare i miti è e lo ripeterò sempre, rispondere al questi della sfinge. Allora forse il coraggio di Socrate, che non rinnega se stesso ne la sua missione davanti a un coniglio di vigliacchi, può aiutarci a far nascere dieci, cento, mille filosofi, mille coraggiosi pionieri alla ricerca dell’unico vero oro: la verità.

 

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