“Discorso sul fantasy: limiti e virtù del genere” A cura di Alessandra Micheli

5470050-fantasy-pictures.jpg

 

Una delle caratteristiche principali delle persone è quella di osservare sempre la pagliuzza negli occhi dell’altro senza mai comprendere che il proprio occhio ha una trave enorme.

Manca non tanto il dialogo, manca la volontà di considerare l’altro un vero interlocutore.

Di dialoghi, di comunicazioni sui social specialmente, ce ne sono a iosa. Io propongo la mia visione e tu o rispondi contestandola e qui di mettendo un muro allo scambio, o sei in religioso silenzio a inebriarti delle parole del guru di turno.

Questo presuppone che, non hai la comunicazione atta a trasformare l’informazione in esso contenuta, quanto a presentarla come l’unica l’alternativa valida e possibile.

E questo nell’ottica della contrapposizione e della sopraffazione. Ecco che non manca il dialogo, manca il dialogo costrittivo e non aggressivo.

Nel campo della letteratura, che dovrebbe essere fulgido esempio di virtù e etica, si assiste a un proliferare di idee mutuata, pare da lettura di saggi e manuali.

Di un interpretazione letterale delle regole come se, oggi, la fantasia che dovrebbe essere il primo passo per la costrizione della narrazione, in fondo spaventi.

E non può ricordarmi questa tendenza l’idea che un certo islam ha dell’immaginazione.

Essa è considerata disordine, perché proponendo un’ altra visuale, un’ altra prospettiva, presuppone la possibilità neanche tanto remota, dello sfaldamento dei preconcetti che reggono le società. Attenzione, non quelle scaturite dal patto politico, ma quelle scaturite dai singoli cittadini che propongono la loro idea di decoro, di convenienza e di perbenismo.

Ecco esserci due società: la reale e la non scritta.

Una eretta secondo i criteri della logica e del bene comune, esorcizzando il terrore dell’eccesso di libertà.

L’altra chiusa, moraleggiante, morigerata che esorcizza il terrore del mutamento. La letteratura, nata dai menestrelli, ossia dalla tradizione orale con lo scopo di legittimare i cambiamenti che i tempi portano con sé, si è arroccata il diritto di decidere cosa è bene e cosa è male, cosa è in e cosa è out.

E tutto retto da complicità che non hanno assolutamente il profumo dell’arte.

Ma della commercializzazione, rendendo evidente come, oggi, la polis si stia imbarbarendo nel senso della tecnocrazia.

Pertanto contro un certo schema identitario, nel quale stento a riconoscermi, ho proposto una visione diversa della scrittura. Non granitica, non improntata alla reiterazione pedissequa di regole che dovrebbero agevolare il flusso dei pensieri, ma che in realtà sembrano ingabbiarlo che consistere in una eterna e fondamentale falsificazione del reale.

L’interesse sociologico ma anche umano della narrazione è nella sua capacità di filtrare gli oggetti reali, interpretandoli alla luce della percezione ( secondo gli studi di J. Ames) e propendendo, dunque un qualcosa che pur partendo dalla verosimiglianza se ne stacca riempendo di incongruenze.

La narrazione segue lo schema di emissario-messaggio-rumore- e ricezione.

Ma mentre il rumore nella comunicazione viene costantemente monitorato al fine di eliminarlo, affinché l’essenza del messaggi risulti pura e non degradata, nella letteratura è nel rumore, nelle incongruenze, nella mancanza di coerenza che si riversa il mondo che, a chi come me è fissato con psicologia e sociologia, interessa.

E’ nell’apparente distorsione del messaggio che ci cela l’universo da scoprire.

Pertanto, la creazione in ogni opera di significati e mondi che non aderiscono alla realtà, diviene la ragione d’esistere dell’attività del recensore, che lì, in quelle radici non logiche, i famosi residui parietani, trova materiale per arricchire il proprio mondo interiore e esteriore.

Neanche i generi più ammantati di realtà, come il verismo e lo storico, devono sfuggire alla legge che vuole la coerenza vivere affianco della fantasia sfrenata.

Neanche questi sfuggono alla capacità della mente di filtrare gli oggetti e gli elementi e trasformarli in percezione.

E la prosa narrativa è questa libertà umana di raccontare se stessi, la visione del mondo attraverso elementi che nella nostra mente conscia non troverebbe spazio o sarebbero aborriti come disordine.

Al contrario del saggio che si sforza di essere verosimile, la narrazione è essenza creativa in continua trasformazione.

Una delle polemiche che più infiammano gli animi è sicuramente quella che partendo da questi concetti, sostiene che nel fantasy tutto è possibile se si è in grado di maneggiare le tecniche narrative.

Vero?

Un falso aborrito dagli editor o dai seguaci del purismo letterario?

Ritengo quest’affermazione portante una verità inespressa e poco piacevole, che si scontra con il dogmatismo che, purtroppo, investe ogni idea che si fa ideologia.

Oggi l’ideologia del fantasy regna sovrana, tanto da far affannare provetti autori a spiegare in modo razionale le loro fantasie irrazionali.

Devo spiegarti la magia, le leggi di questo mondo e in cotal modo, si smetta di creare porte verso altri universi, laddove la regole devono per forza di cose, per esigenze emozionali essere stravolte.

Leggo perché voglio entrare in uno stato di sogno e la ragione deve scendere fino agli abissi della coscienza raccogliendo le forse per porre in critica il mio mondo “reale”. Presupponendo che il reale non esiste, ma lo facciamo esistere per non scendere nei meandri della pazzia.

Le leggi servono all’umano per muoversi attraverso un mondo un universo fatto di sottilissimi fili, di interconnessioni chiamate caso, casualità, costanti numeriche o semplicemente Dio.

La scienza serve per rendere intellegibile il mistero.

Se nella vita conscia dobbiamo credere all’oggettività a ogni costo, tradendo la parte oscura di noi, essa per non divenire assassina feroce deve essere titillata appunto dall’arte, dal bizzarro, dal non senso, dalla distorsione delle leggi umane.

Quale sono le leggi del fantasy?

Il fantasy deve essere verosimile.

Andiamo a indagare il senso etimologico di verosimile.


Verosimile ossia Conforme al vero, fino al punto da garantire la probabilità o la credibilità di un fatto anche non avvenuto, non documentato, non atteso.

Qua l’accento è dato sulla parola che regge l’intera struttura semantica: conforme non aderente al vero.

E questo perché conforme significa:

più o meno corrispondente nella forma o nell’aspetto.

Più o meno, non totalmente.

Quindi il fantasy può permettersi un volo pindarico.

 

Se fosse reo di aver fallito nella sua comunicazione si sarebbe detto: aderente al vero:

Che è a stretto contatto, attaccato, Strettamente corrispondente.


Capite la differenza?

Altra idea.

Il fantasy deve essere credibile.

Ora, uno scritto per essere credibile deve:essere:

Accettabile come vero, verosimile, attendibile.

Allora dove sta la credibilità di uno scritto che crea e costruisce altre leggi, altri mondi e considera validi assunti come magia e esistenza di stati evolutivi diversi da quelli accertati dalla scienza?

Se la credibilità è riferita alla trama allora si sfalda tutto il discorso sulla narrazione: i libro diviene saggio, ossia resoconto documentato di un fatto dato per ipotesi.

Se invece riguarda la sua verità interna allora esige un dato fondamentale: il fantasy deve avere la capacità o meno di spingere il lettore a una libera scelta: la sospensione dell’incredulità.

E cos’è questa sospensione?

Arriva l’etimologia e svelarci l’arcano:

La sospensione dell’incredulità, o sospensione del dubbio (suspension of disbelief in inglese), è un particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un’opera di fantasia.

Ecco che la parola chiave la pietra d’angolo di tale forma narrativa, è proprio incongruenza.

Ossia mancanza di coerenza, quella che oggi è tanto invocata


Incongruenza: sostantivo femminile indicante mancanza di convenienza o coerenza o comportamento, discorso privo di Coerenza.

La coerenza, che è la base di molti scritti diviene un mero dato accessorio, se riguarda la forma può essere valida, tipo stile in prima persona che disturba se cambia improvvisamente in terza.

Coerenza come intima connessione e interdipendenza delle parti, intreccio fabula, significato.

Ma se si interpreta la coerenza come

Costanza logica o affettiva nel pensiero e nelle azioni.

Allora la sua validità decade.


Quindi, quali sono i criteri per giudicare valida un opera di fantasia?

Sostanzia,mente ritengo siamo vari, ma posso identificarli come espressione pura del carisma dell’autore che tramite il mezzo scrittura e le sue tecniche rende una fantasia degna di essere vissuta, sospendendo il giudizio logico.

Nel libro le parti devono danzare assieme con la stessa musica, senza sbalzi eccessivi di stile e di tensione. Presenza non cacofonica e equilibrata di incongruenze e al tempo stesso di reale, seppur falsato nell’interpretazione unica dell’autore.

Questo si esprime nel dato eterno del significato.

Ma sopratutto, il puro talento che riesce a farvi sorvolare la logica,la ragione per immergervi in un mondo che la vostra mente cosciente NON accetterebbe mai.

Leggere è e resta un atto di sospensione consapevole dello stato di veglia paragonabile al sogno.

 

Annunci

La Triskell editore presenta “Fighting silence: incontro con il silenzio” di Aly Martinez. Imperdibile!

unnamed.jpg

 

Trama:

Per la maggior parte delle persone, il silenzio è un concetto astratto. Passiamo la vita a bloccare qualsiasi interferenza esterna, per concentrarci su ciò che riteniamo davvero importante. E se invece, quando il silenzio oscura la chiarezza, quell’oscuro rumore di sottofondo fosse l’unica cosa a cui aggrapparsi?

Sono sempre stato un combattente, un lottatore. Figlio di genitori che a stento riuscivano a stare fuori di prigione e con due fratelli più piccoli che per miracolo hanno evitato i servizi sociali, sono diventato un esperto nello schivare i pugni che la vita cercava di assestare. Mentre crescevo, non ho mai avuto nulla da poter chiamare mio, ma dall’istante esatto in cui ho messo gli occhi su Eliza Reynolds, lei è sempre stata mia. Sono diventato dipendente da lei e dalla sua capacità di fornirmi una fuga dalla realtà. Negli anni, lei ha avuto ragazzi e io ragazze, ma non c’è stata una sola notte in cui non abbia sentito la sua voce.

Vedete, incontrare l’amore della mia vita a tredici anni non ha mai fatto parte dei miei piani. Ma dopotutto, neanche diventare sordo a ventuno. Ma entrambe le cose sono successe comunque. 
Ora, mi trovo sul filo del rasoio in una delle battaglie più difficili che abbia mai affrontato. 
Lottare per la mia carriera. 
Lottare contro il silenzio incombente.
Lottare per lei.

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 22 agosto

Collana: Romance

Titolo: Fighting silence: incontro con il silenzio
Titolo originale: Fighting silence
Serie: On the Ropes #1
Autrice: Aly Martinez
Traduttrice: Cecilia Belletti

Genere: Contemporaneo
Lunghezza: 344 pagine
Isbn ebook: 978-88-9312-563-5

Prezzo: €5.99

 

 

“Fughe e ritorni” di Anna Maria Castoldi e Miriam Donati, Scatole parlanti editore. A cura di Alessandra Micheli

piatto_FugheERitorni.jpg

 

Mentre scrivo questa recensione, ho nelle cuffie la musica di Lucio Battisti.

E una canzone in particolare, forse meno blasonata, meno conosciuta ma che mi ha sempre procurato i brividi.

Anche per te

vorrei morire e io morir non so

anche per te

darei qualcosa che non ho.

E perché la rapporto a questo libro?

Perché un libro dovrebbe dare al lettore ciò che non ha.

O che questa società distratta tenta di toglierci.

E non penso solo alla fantasia, all’immaginazione ingabbiata dai sociale e dalle fretta.

Penso alla coscienza, alla consapevolezza e agli ideali.

Perché se non ci accorgiamo che, anche il mondo più incantato nasconde un po’ anzi molto marcio sotto il tappeto e se non impariamo a ascoltare e osservare, allora perdonatemi il termine siamo fottuti.

E penso che lo siamo davvero.

Cosi un libro dovrebbe morire per te lettore, affinché possa rinascere nella tua mente sotto forma di ideale.

Cosi come un bruco muore per rinascere farfalla.

Non a caso il mio adorato Vecchioni, paragona le idee a mille farfalle colorate che non intendono smettere di muovere le ali.

A cui le ali non vengono affatto strappate.

Fughe e ritorni è un adorabile giallo.

Piacevole e scorrevole.

Per tutti e per chi ama una Miss Marple svampita e intelligente, alla faccia dello stereotipo che vuole le vecchine adorabili dispensatrici di torte e di ricami.

Che palle insomma.

No.

Onorina è arguta, è sopratutto curiosa e sa osservare.

Non vedere.

Quello lo sappiamo fare tutti.

Ma entrare come una lama nell’interno del involucro che nasconde l’essenza delle cose.

Sopratutto, e qua parlo ai lettori più smaliziati, la sciura Marple conosce la vita.

Non quella tutti cuori fori e origami.

Quella che scorre tra gli angoli, dove in genere, convinti di non essere visti, i benpensanti nascondo la loro sporcizia.

Perché l’apparenza in un piccolo paese, in un quartiere, in un élite societaria è tutto.

Cosi un furto, o un suicidio nascondo molto di più del colpevole: nascondo il nostro vero volto.

Quello che si bea della sopraffazione e della perversione.

Quello che protegge i vizi e mia le virtù.

Quello intransigente, quella che fallisce ogni volta la sua prova con dio.

E forse la fallisce con se stesso.

Ecco che fughe e ritorni acquista una connotazione dolceamara nelle riflessioni sagge e forse ferite, di una donna che non ha paura di osservare la sua realtà.

Anche se questo significa togliersi gli occhialoni rosa a forma di cuori e iniziare a odorare il nauseabondo odore della colpa.

Perché Odorina la vita la ama.

E solo chi ama davvero la vita, non si fa fregare dalle lusinghe di quel potere tentacolare che tenta di chiuderci gli occhi.

E non lo fa con violenza ma con un ipnotica ninnananna, attutendo il dolore e dando a chi brama scappatoie per non vedersi mai davvero allo specchio.

Beneficenza per nascondere il vizio.

Coscienza di classe per non vedere dove il baratro ci chiama.

Pettegolezzi per non parlare mai davvero con la propria coscienza.

Ecco questo libro da a voi qualcosa che non avete: occhi aperti sul mondo.

E il coraggio di farsi infettare ma di prendere antibiotici in modo da esserne immuni dal male.

Perché chi vi dice di no, vi sta uccidendo dentro.

Brave le autrici, perché oltre che a un giallo, a una detective sotires in grado di far viaggiare la mente, sanno anche usare le spine delle rose e pungervi, fino a far si che quel sangue che inizia a scorrere formi il vostro personale scudo contro la banalità del male.