“Fughe e ritorni” di Anna Maria Castoldi e Miriam Donati, Scatole parlanti editore. A cura di Alessandra Micheli

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Mentre scrivo questa recensione, ho nelle cuffie la musica di Lucio Battisti.

E una canzone in particolare, forse meno blasonata, meno conosciuta ma che mi ha sempre procurato i brividi.

Anche per te

vorrei morire e io morir non so

anche per te

darei qualcosa che non ho.

E perché la rapporto a questo libro?

Perché un libro dovrebbe dare al lettore ciò che non ha.

O che questa società distratta tenta di toglierci.

E non penso solo alla fantasia, all’immaginazione ingabbiata dai sociale e dalle fretta.

Penso alla coscienza, alla consapevolezza e agli ideali.

Perché se non ci accorgiamo che, anche il mondo più incantato nasconde un po’ anzi molto marcio sotto il tappeto e se non impariamo a ascoltare e osservare, allora perdonatemi il termine siamo fottuti.

E penso che lo siamo davvero.

Cosi un libro dovrebbe morire per te lettore, affinché possa rinascere nella tua mente sotto forma di ideale.

Cosi come un bruco muore per rinascere farfalla.

Non a caso il mio adorato Vecchioni, paragona le idee a mille farfalle colorate che non intendono smettere di muovere le ali.

A cui le ali non vengono affatto strappate.

Fughe e ritorni è un adorabile giallo.

Piacevole e scorrevole.

Per tutti e per chi ama una Miss Marple svampita e intelligente, alla faccia dello stereotipo che vuole le vecchine adorabili dispensatrici di torte e di ricami.

Che palle insomma.

No.

Onorina è arguta, è sopratutto curiosa e sa osservare.

Non vedere.

Quello lo sappiamo fare tutti.

Ma entrare come una lama nell’interno del involucro che nasconde l’essenza delle cose.

Sopratutto, e qua parlo ai lettori più smaliziati, la sciura Marple conosce la vita.

Non quella tutti cuori fori e origami.

Quella che scorre tra gli angoli, dove in genere, convinti di non essere visti, i benpensanti nascondo la loro sporcizia.

Perché l’apparenza in un piccolo paese, in un quartiere, in un élite societaria è tutto.

Cosi un furto, o un suicidio nascondo molto di più del colpevole: nascondo il nostro vero volto.

Quello che si bea della sopraffazione e della perversione.

Quello che protegge i vizi e mia le virtù.

Quello intransigente, quella che fallisce ogni volta la sua prova con dio.

E forse la fallisce con se stesso.

Ecco che fughe e ritorni acquista una connotazione dolceamara nelle riflessioni sagge e forse ferite, di una donna che non ha paura di osservare la sua realtà.

Anche se questo significa togliersi gli occhialoni rosa a forma di cuori e iniziare a odorare il nauseabondo odore della colpa.

Perché Odorina la vita la ama.

E solo chi ama davvero la vita, non si fa fregare dalle lusinghe di quel potere tentacolare che tenta di chiuderci gli occhi.

E non lo fa con violenza ma con un ipnotica ninnananna, attutendo il dolore e dando a chi brama scappatoie per non vedersi mai davvero allo specchio.

Beneficenza per nascondere il vizio.

Coscienza di classe per non vedere dove il baratro ci chiama.

Pettegolezzi per non parlare mai davvero con la propria coscienza.

Ecco questo libro da a voi qualcosa che non avete: occhi aperti sul mondo.

E il coraggio di farsi infettare ma di prendere antibiotici in modo da esserne immuni dal male.

Perché chi vi dice di no, vi sta uccidendo dentro.

Brave le autrici, perché oltre che a un giallo, a una detective sotires in grado di far viaggiare la mente, sanno anche usare le spine delle rose e pungervi, fino a far si che quel sangue che inizia a scorrere formi il vostro personale scudo contro la banalità del male.

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