Amanti o appassionati di storia o semplici buongustai letterari, oggi il blog vi presenta il libro di Ivan La Cioppa ” La legione venuta dal mare” Booksprint edizioni. Da non perdere!

 

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Sinossi.

Sono tempi incerti per l’impero romano.

L’imperatore Nerva non ha le capacità per governare e il generale Marco Ulpio Traiano cerca di fare il possibile per difendere il limes danubiano.

Approfittando di questa situazione precaria, i barbari sono diventati irrequieti lungo le sponde del Danubio.

Ai soldati della leggendaria Legio I Adiutrix, stanziata a Brigetio, è demandato il compito di combattere gli infidi Iazigi e salvare alcuni commilitoni catturati.

Il decano Caio Flavio Aquila e i suoi compagni, sprezzanti del pericolo e con un diverso modo di combattere rispetto agli altri soldati di Roma, lotteranno strenuamente e faranno onore all’aquila della propria legione

 

 

Link per acquistare.
https://www.mondadoristore.it/La-legione-venuta-dal-mare-Ivan-La-Cioppa/eai978882492751/
https://www.lafeltrinelli.it/smartphone/libri/ivan-cioppa/legione-venuta-dal-mare/9788824927512

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“Servizi e segreti” di Roberta Costantini, Scatole Parlanti editore. A cura di Francesca Giovannetti

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Peter Simmons non ha la vocazione della spia, ma la vita a volte prende direzioni che non ci saremmo mai immaginati.

Tra la Germania e la Francia, una spy story che tiene con il fiato sospeso fino a una conclusione inattesa.

Un romanzo conciso con un ritmo incalzante, dove l’azione lascia spazio anche alla descrizioni di splendidi panorami urbani.

Intrighi e segreti, un ambiente difficile per chi, come il protagonista, ha un animo pieno di ideali.

E il lettore alla fine dell’opera è portato a chiedersi quanti avvenimenti vengano risparmiati al cittadino comune, all’uomo “normale” che si alza ogni mattina per andare al lavoro, salendo su un mezzo pubblico, o al turista che si trova a visitare un museo.

Quale realtà parallela corre insieme a quella che ci è concesso vedere?

E soprattutto, come l’opera stessa suggerisce, quali ampi giochi di potere sono esercitati da “alti papaveri” mentre il soldato semplice porta avanti coraggiosamente la missione che gli viene affidata?

Certo, questo è “solo” un romanzo, ma mi ha lasciato dentro questa verosimile sensazione.

Il nodo del conflitto Oriente contro Occidente, Islam contro gli infedeli.

Protagonisti che incarnano i peggiori estremismi che portano solo morte e distruzione.

Ma la spirale delle esaltazioni religiose ha come soggetti gli uomini, biecamente trasformati in macchine che uccidono.

Si perde il senso stesso di umanità e sacralità della vita.

Le ambientazioni del libro sono curate e realistiche, i personaggi credibili.

Lo stile veloce e incalzante.

Un libro per gli amanti del genere ma anche per i neofiti che si affacciano per la prima volta nel variegato mondo del noir.

“Il tempio dei Mezzosangue. I venti della discordia” di Rob Himmel, Dark Zone editore. A cura di Alessandra Micheli

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Ogni volta che leggo un libro di Rob Himmel la sua genialità stuzzica il mio senso della realtà.

Mi spiego meglio.

La sua passione per il genere fantasy, la sua volontà di purificarlo che clichè e stereotipi crea una sorta di apertura in un genere altrimenti granitico, liberandolo dalla sua autoreferenzialità, dalla sua autosufficienza e accostandolo al reale.

Il fantasy diviene cosi non mondo auto costruito con sue leggi e sue regole, bastante a se stesso, ma uno specchio convesso in cui si possono riflettere quelle parti della nostra società degne di una severa ma giusta autocritica.

Ecco che i libri epici divengono monito di oggi, le avventure piene di adrenalina e azione divengono modello per gli uomini del nostro tempo,privi forse di elfi e draghi, di demoni e strani esseri primordiali, ma partecipi degli stessi identici drammi.

In fondo, anche noi abbiamo i nostri diavoli, peccato che essi lavorino a Montecitorio e non nell’esercito dell’armata del Drago.

Ma il risultato è lo stesso: conquista, supremazia e disgregazione.

Tutto il senso del libro è contenuto nello strillo sulla cover:

l’unità non è che una fragile tregua dall’egoismo.

Una frase potente, forte, arguta, la base sui cui Rob impianta le storie dei personaggi che animano questo mondo cosi apparentemente distante dal nostro.

Un mondo che rivelerà come gli eroi non sono altro che maschere, in cui ognuno, dietro quella apparente volontà di incidere sul loro tempo, di aderire alla profezia che vuole la salvezza dell’unità, non fa altro che disgregarla portando dentro di se motivazioni diverse, valide se prese una per una, ma inutili di fronte al bene comune.

Quello che amo in Rob, è quel suo cinismo lucido, tipico di noi sognatori, ogni volta che li cerchiamo quei sogni e non essi non si fanno trovare.

O svaniscono all’alba, o li seppelliscono dietro fiumi di parole, atti coraggiosi agli occhi del volgo, ideali e propositi di vendette.

Ogni protagonista ha il suo demone.

Un suo motivo per andare alla ricerca del movimento, quello che partendo da una lontana profezia distribuisce ruoli a destra e manca.

Nella speranza che, nella massa, tra i viaggi, tra i personaggi che si muovono inconsapevoli a volte di essere soltanto pedine, esista chi possa fare da ponte per una nuova era.

Non a caso il titolo suggerisce la terza via: il tempo dei mezzosangue.

Mezzosangue una parola spesso usata con disprezzo, ma che indica il necessario ibrido capace di riunire in se il meglio di ogni razza.

Una razza creata da chi intendeva mettersi in mostra verso il dio originario, chi voleva essere cosi speciale da lasciare dietro di se un modo simile e somigliante.

E ecco che, nel secondo volume, Rob inserisce indizi e lascia aperti di discorsi, mettendo noi lettori in una tesa aspettativa verso il finale che raccoglierà tutte le storie e forse farà emergere il vero trionfatore.

Quel mondo, cosi come il nostro è frutto di un atto creativo.

Ma badate bene, non della fonte di tutto, chiamatelo dio se volete.

Ma delle sue emanazioni, che sentono per la prima volta, qualcosa di umano stuzzicare la loro fantasia: la volontà di avere qualcuno che li veneri cosi tanto da farli competere con dio.

Ecco i i nephilim creatori delle razze, dei mondi, dei grimori e di tutto lo scibile umano.

Peccato però, un particolare: nell’atto costruttivo essi infondono qualcosa di se alle razze, non solo l’essenza più pura, ma anche la loro volontà egoistica di competere con Dio, rendendole, dunque, inclini alla discordia.

Ecco il senso della frase che mi ha colpito: nell’unità ci sono i semi della discordia.

Quando ci uniamo, spesso lo facciamo per il bene supremo, per ristabilire il patto tra noi e l’universo, per venerare una creazione di cui ci sentiamo parte.

Lo facciamo per tutelare i nostri interessi, per riparare i torti apparenti, finanche rischiando di aprire gli abissi, senza immaginare le conseguenze.

Lo facciamo perché una profezia ci ha isolato dalla massa e convinti di essere speciali.

Lo facciamo per rispondere a ordini di sapienti che, non sapendo prevenire davvero il male, lo eliminano. Come se tagliare l’erbaccia sia la vera soluzione.

Pochi si incamminano con la necessaria inconsapevolezza verso il destino come Balderk.

Che deve svegliarsi e imparare la sua vera origine e persino decidere di accettarla.

E cosi ancora una volta come nel racconto del vecchio marinaio di Coleridge, sarà chi privo della finalità cosciente affronterà o il mostro marino e la sua colpa, o la buia foresta dell’inconsapevolezza.

Non sappia la tua destra cosa fa la tua sinistra, ci rende davvero eroi.

E cosi anche oggi vediamo un unità baluardo di interessi personali.

E mentre leggiamo rapiti dall’arte di Rob forse impareremo a osservare il nostro di mondo.

Perché il senso ultimo del libro, non è fa fuggire il lettore verso altri mondi, rinnegando il proprio, non è il mezzo per sfuggire dalle nostre responsabilità, ma affrontarla, decisi e pieni di volontà.

Io non amo molto il fantasy, ma leggere Rob è per me è sempre un dono inestimabile.

Non c’è stato un suo libro che non mi ha scatenato riflessioni su me, sul mio mondo, sul mondo in cui mi trovo a vivere.

Ecco che autori cosi li dovreste tenere vicino non al cuore, ma proprio alla coscienza.