Review party “Il pianoforte” di Chris Cander, Nord editore. A cura di Alessandra Micheli

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Ho pensato alla colonna sonora di questo libro.

Mi capita spesso di scrivere accompagnata dalle note, come se esse fossero le voci adatte a render conto delle mille sfumature dei libri che leggo.

Sono quelle voce che narrano della sua essenza, un’essenza che sfugge alla mente consapevole e si avvicina al sogno.

E nel sogno io posso viaggiare con i personaggi, ascoltando i loro cuori battere e ripetere come una melodia perduta, la storia dentro la storia, quella che sfugge dalla trama e dalle tecniche letterarie.

Il pianoforte è cosi; un libro con più significati, cosi come ricca e complessa è l’anima umana.

E allora quale miglior canzone per queste mie misere parole di Vivo per lei di Andrea Boccelli?

Apparentemente, al pari del libro è una canzone d’amore, trita e ritrita, il canto di fedeltà dell’innamorato alla sua musa, colei o colui che lo aiuta l’autore a riempire pagine e pagine di inchiostro.

Vivo per lei, come se la stessa esistenza fosse legata a un sottile filo rosso tenuto da mano a tratti crudele a tratti adorabile.

E’ cosi l’amore, abisso e paradiso, incanto e disperazione, salite e ripide discese.

L’amore che non da vie d’uscita se non nel totale godimento dei sensi e al raggiungimento dell’estasi dell’amato.

Ma un sentimento cosi immenso cosi eccelso, non può restare per tanto tempo avvinto al materiale, a un uomo che seppur coronato di stelle e gloria è cosi miserabilmente fallace e fragile.

Basta un nulla, un sogno che non si avvera, una speranza distrutta, un incendio del cuore perché lui tradisca se stesso e l’altro.

Allora si capisce come la vera natura della canzone è soltanto riferibile a qualcosa di eterno qualcosa che, attraverso il pianoforte, allontana da noi la stessa morte.

Allora capisco come il vero senso del libro è la musica.

Una musica che fa vibrare i cuori più di quanto possa fare il nostro misero amore umano.

Un dolore quando si perde una passione, come se fosse la passione il colore e noi soltanto i pennelli con cui esso dipinge le nostre vite.

Senza colore tutto è grigio e banale, tutto si perde in un suono di urla, bombe e orrori.

E’ la musica che qua mantiene i ricordi vivi e le speranze, che tesse legami e di loro si beffa.

E’ la musica a raccontarci le storie, anche tragiche di chi è disposto a lasciare tutto, persino il paese natio per trovare soddisfacimento a strane ambizioni.

La musica perduta, la musica al servizio del potere, la musica tradita, la musica rimasta sognata e quella dell’estremo addio.

Suonata da un pianoforte come eco lontano della vera anima dell’altro, nutrita di sogni e illusioni, nutrita di passione e meraviglia.

Sarà il pianoforte a narrarci la storia di Clara e Katya di Grisa e di Bruce. Sarà il pianoforte con la sua strana presenza assenza a raccontarci i viaggi delle anime dibattutesi tra speranza e orrore, tra perdita e dolore, tra rinunce e conquiste.

Sarà il pianoforte il protagonista del senso dell’abbandono, del ghiaccio di chi si sente oramai straniero nel mondo, alieno agli uomini.

Sarà il pianoforte a raccontarci del crollo del sogno comunista, Addio bandiera rossa, divenuto solo null’altro che patetico teatrino della commedia dell’arte.

Sarà lui a raccontarci slanci e distruzione, quando le aspettative non riescono a crescere e farsi spuntare le ali.

E sarà ancora un volta il pianoforte non solo a scrivere l’inizio ma sopratutto a dover scegliere il finale, affinché come in un rito catartico, tutti possano liberarsi del dolore e della colpa.

Un libro intenso, commovente, un libro venato di una passione immensa, come solo l’arte sa regalarci.