CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE “MISTERI D’ITALIA” Prima Edizione. Partecipate Numerosi!!!

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Regolamento

L’associazione culturale “Nati per scrivere” organizza la prima edizione del concorso letterario nazionale “Misteri d’Italia”. Partecipando al concorso, ciascun autore accetta automaticamente ogni punto del seguente regolamento.

NORME GENERALI:

  1. Al concorso possono partecipare tutti i cittadini italiani di età maggiore ai 18 anni. I soci dell’associazione “Nati per scrivere” non possono partecipare.

  2. Il concorso è riservato a romanzi inediti in lingua italiana, mai pubblicati prima, neppure su siti internet o blog. Non sono ammessi antologie di racconti, saggi e poesie, solo romanzi.

  3. I romanzi devono avere lunghezza compresa tra le 200.000 e le 600.000 battute, spazi inclusi. Nessuna tolleranza ammessa. Romanzi di lunghezza inferiore o superiore non saranno accettati.

  4. Tutti gli elementi formali come interlinea, battute per pagina, carattere, impaginazione, sono a discrezione dell’autore, ma invitiamo alla semplicità.

  5. Gli autori possono partecipare con più di un manoscritto. Ogni opera deve essere presentata con apposita mail separata, secondo le regole riportate nel bando di concorso.

  6. La partecipazione al concorso è gratuita.

TEMA DEL CONCORSO:

  1. Il tema del concorso è: “Misteri d’Italia”. Il nostro territorio è ricco di storia, arte, cultura, leggende e folclore, tradizioni che devono essere recuperate e valorizzate. In quest’ottica, il concorso cerca romanzi che affondino nelle storie del Belpaese, nelle leggende di cui le nostre regioni sono ricche, nei segreti e nei misteri che da secoli ci portiamo dietro. Cosa si nasconde all’ombra delle città o degli antichi borghi italiani? Quali segreti ancora non sono stati svelati? Siamo pronti per scoprirli nei vostri romanzi!

  2. Il tema del concorso potrà essere declinato in chiave narrativa, investigativa o fantastica, purché non venga meno l’ambientazione italiana e l’attenzione al territorio e ai suoi misteri.

MODALITA’ DI INVIO:

  1. Ciascun partecipante dovrà inviare, entro il 20 dicembre 2019, una mail all’indirizzo natiperscrivere@hotmail.com con oggetto: Partecipazione concorso letterario “Misteri d’Italia” e con allegati due distinti file: a) il romanzo presentato in concorso b) la scheda di partecipazione.

  2. Il romanzo dovrà essere in file doc o docx (ogni altro formato non sarà accettato) e dovrà contenere il titolo e il testo del romanzo. Non dovrà essere presente il nome dell’autore né altri riferimenti che possano indicare chi l’ha scritto. Il nome del file dovrà essere il titolo del romanzo.

  3. La scheda di partecipazione è disponibile sul sito di NPS Edizioni, sulla pagina evento Facebook “Misteri d’Italia”, in allegato al presente bando o è richiedibile all’associazione “Nati per scrivere”. La scheda dovrà essere compilata, firmata e inviata assieme al racconto. L’assenza della scheda invalida la partecipazione al concorso.

  4. È ammesso un solo invio dell’opera. Non sono ammesse integrazioni o sostituzioni.

  5. La scadenza per presentare i propri racconti è la mezzanotte del 20 dicembre 2019. Non saranno accettati romanzi giunti in seguito. È gradito l’invio per tempo, in modo da permettere al comitato di lettura una più agevole valutazione dei manoscritti.

  6. Non è ammesso l’invio cartaceo, solo per mail.

  7. Nota bene: gli autori, ad eccezione dei finalisti, si impegnano a non pubblicare il proprio romanzo, in proprio o con altre case editrici, fino alla proclamazione dei finalisti. I finalisti si impegnano a non pubblicare il proprio romanzo, in proprio o con altre case editrici, fino alla proclamazione dei vincitori.

  8. Tutti gli autori delle opere non selezionate tra i finalisti possono ritenersi immediatamente liberi da ogni obbligo verso l’associazione “Nati per scrivere”.

TITOLARITÀ DELL’OPERA:

  1. La presentazione di un’opera al concorso implica necessariamente l’accettazione totale delle seguenti condizioni da parte dei partecipanti:

  2. La garanzia da parte del partecipante, che solleva da qualsiasi responsabilità l’associazione “Nati per scrivere”, della titolarità e originalità dell’opera presentata, e inoltre che essa non sia copia o modificazione totale o parziale di altra opera propria o altrui.

  3. La garanzia da parte del partecipante, che solleva da qualsiasi responsabilità l’associazione “Nati per scrivere”, del carattere inedito in tutto il mondo dell’opera presentata e della esclusiva titolarità dei diritti di sfruttamento dell’opera, senza limitazione o onere alcuno sulla stessa nei confronti di terzi, e la garanzia che essa non sia stata presentata a nessun altro concorso in attesa di risoluzione.

  4. La presentazione dell’opera di per sé garantisce l’impegno da parte del suo autore a non ritirarla dal concorso.

VINCITORI:

  1. Il comitato di lettura dell’associazione “Nati per scrivere” sceglierà una rosa di romanzi finalisti, in base all’originalità, all’attinenza al tema, alla solidità della trama e delle situazioni narrate e alla cura lessicale e stilistica, comunicandoli entro il 30 marzo 2020.

  2. Tra i finalisti, l’associazione sceglierà uno o più romanzi vincitori, che riceveranno i premi in palio.

  3. La proclamazione dei vincitori avverrà durante il festival culturale “Lucca Città di Carta”, che si terrà al Real Collegio di Lucca, dal 24 al 26 aprile 2020, nel pomeriggio di domenica 26 aprile. Tutti i partecipanti, non soltanto i finalisti, sono invitati a presenziare l’evento.

  4. L’associazione “Nati per scrivere” si riserva il diritto di cambiare data e luogo della cerimonia di premiazione, qualora sopraggiungano eventi esterni che lo rendano necessario.

  5. Nel caso un vincitore sia impossibilitato a partecipare potrà delegare un’altra persona per ritirare il suo premio.

  6. L’associazione “Nati per scrivere” può avvalersi del diritto di non proclamare alcun vincitore, qualora il livello dei manoscritti ricevuti sia basso e inferiore alle aspettative.

  7. Il verdetto della giuria è insindacabile.

PREMI:

  1. Il vincitore, o i vincitori, riceverà una proposta di pubblicazione del romanzo con la casa editrice NPS Edizioni. Il vincitore assoluto vincerà un soggiorno per un weekend per due persone in Versilia, ospite del B&B “La stagione dell’arte”.

  2. Tutti i finalisti riceveranno una borsa piena di libri.

  3. Per la consegna dei premi, è necessaria la presenza in loco dei vincitori, o di un loro delegato. I premi non saranno spediti a casa.

PER INFORMAZIONI:

Contattare l’associazione “Nati per scrivere” esclusivamente via mail all’indirizzo natiperscrivere@hotmail.com

Concorso letterario nazionale “Misteri d’Italia”

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

Il/la sottoscritto/a ………………………………………………………………………………………………………………….

nato a ………………………………………………………………………………………………………………………………….

il …………………………………………… residente a ……………………………………………..……

in Via/Piazza ……….………………………………………………………………………………..

C.F. ………………………………………………………………………………………………………………………………

partecipa

alla prima edizione del concorso letterario nazionale “Misteri d’Italia” con il romanzo intitolato ……………………………………………………………………………………………..………….

dichiara

che il romanzo è inedito, mai pubblicato, neppure su internet

dichiara

di accettare completamente il regolamento del concorso

si impegna

a non pubblicare il romanzo, in alcun modo, fino alla proclamazione dei finalisti e, qualora risulti uno dei finalisti, a non pubblicare il romanzo, in alcun modo, fino alla proclamazione dei vincitori.

Luogo e data

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In Fede

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“La sposa inglese” di Anita Sessa, Dri edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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Ogni donna ha un paio di ali

chiuse dentro di se

Ponta ad ascese sconfinate

Enrico Ruggieri

Ho sempre amato questa canzone.

Credo che parli benissimo di noi donne più di uno dei miei amati saggi femministi ( scusami Simone).

Perché una donna non è solo apparenza, doveri, aspettative, sacrifici.

Una donna non è e non può essere solo madre, moglie amante , sempre vista in coppia o in funzione di qualcuno o qualcosa e mai come essere unico e incredibile.

Una donna è un essere vivente che come la descrive perfettamente Clarissa Pinkola Estes è fatta di sottili fili di magia, di respiri e sogni, di ideali e speranze.

E’ una fata nel vero senso della parola e non è un caso che gli omaggi migliori alle donne siano stati fatti da uomini meravigliosi che le hanno appunto definite fate.

Il termine deriva da fata-orum plurale di fatum fato o destino, considerato come entità femminile assumendo le vesti di dea del destino. Come se qualcosa nella donna la rendesse capace di impugnare la matita e disegnare anzi scrivere la sua storia il suo percorso, la sua unicità, con i tratti che più preferisce.

La fata è l’incantevole figura femminile della mitologia popolare, dotata di poteri magici e per lo più benefici.

La fata era la benevola signora dalle bianche vesti, protettrice di messi e bestiame tipica delle regioni alpine.

Era la saliga o la Signora bianca.

Era benedizione e punizione per chi infrangeva il patto tra l’uomo e il cosmo.

Ecco che dire fata a una donna, significa appellarla con i doni della bellezza e non solo fisica, del fascino, ossia della capacità di creare con la sola parola la malia o l’incantesimo.

E’ la donna provvidenziale, colei che con le sue arti spesso riferite alla manualità, intesse un meraviglioso arazzo sbrogliando i nodi e facendo scorrere il fuso.

E non è un caso che tante narrazioni, la fata ossia la dea bianca, colei che riceve direttamente la luce dentro di se inglobandola affinché poi possa rinascere, si concentrano sul peggior dramma subito da queste eteree figure: il taglio delle mani.

Come in un oscura profezia, il terrore piombava su di lei come un incubo, e le sue peculiarità venivano amputate.

Ecco che la delicata fanciulla, veniva privata delle mani da un diavolo assetato di sangue.

E cosi è stato davvero.

La donna, da regina e divinità, da meraviglia del creato, altra parte della luna, venne progressivamente privata della sua sovranità e di quel meraviglioso potere collegato con la narrazione e con la creazione reale di mondi e società.

Bastava la parola per tessere i destini, come le norme, sorridenti e serafiche considerate dalla retrospettiva maschilista, delle perfide demoniache oscure creature.

La donna venne cosi privata di sensualità e relegata accanto a un focolare reso sterile dalla privazione della sua atavica magia.

Davanti al fuoco la donna non creava più ombre fantastiche sul muro, né cucinava cibo e pozioni di erbe, in un atto di eterno amore.

Era li solo per sollazzare di leccornie l’uomo che la possedeva, come se essa non fosse altro che un oggetto.

Venne privata dalla sacralità della maternità (non solo intesa in senso fisico ma anche mentale come fecondità di idee) relegandolo a mero atto consono al mantenimento della stirpe del dominatore.

Venne, sostanzialmente privata della sua libertà.

E per questo, il massimo della sua morte interiore avvenne proprio nella mia epoca preferita, laddove la scienza prendeva il posto che spettava alla religione e alla superstizione, rendendo l’Inghilterra una nazione potente e decisiva per la scacchiera europea.

Ma al contrario di tanto progresso, ella rimaneva li, inerme, incatenata, completamente schiava della consuetudine.

La sposa inglese, nonostante l’apparente scenario di un delizioso rosa, ha sei sublimi scatti di ribellione femminista.

Leggete con attenzione.

Mentre intorno a lei dame e gentiluomini si scambiavano convenevoli, stando bene attenti a non dare scandalo, si ritrovò ancora una volta ad ammirare quell’impassibilità e quella rigidità generali, che confluivano nell’eleganza. Sapeva di essere molto diversa da quelle persone, di non avere le stesse aspirazioni e di essere in cerca di qualcosa di totalmente differente. Se ne rendeva pienamente conto quando si perdeva ad osservare i dettagli del mondo, piccole sfumature nell’aria che le scatenavano dentro emozioni mai provate prima.

Quante di voi si riconoscono in questa descrizione?

Quante si sentono totalmente fuori posto negli abiti che la società confeziona addosso a noi?

Non serve essere la splendida Edith nel periodo vittoriano.

Tutte noi ci sentiamo aliene alle aspirazioni di tante come noi, educate a dire si al re di turno.

Edith si era comportata esattamente come il mondo si aspettava si comportasse. Nulla di più, nulla di meno. E come avrebbe potuto essere altrimenti quando fanciulle come lei venivano trascinate dalla campagna in città con preciso intento di trovare marito? Esposte e messe in vendita come libbre di carne, vendute al miglior offerente?

Come se qualcosa di selvaggio, simboleggiato da una Scozia mai pienamente ammansita dal potere convenzionale dell’Inghilterra, scorresse e cantasse nelle vene di chi non ha paura di udirla quella voce.

Allora ci guardiamo allo specchio, coraggiose e indomite e cerchiamo qualcosa di diverso, da quello che ci è prospettato come il desiderio reale del nostro sesso.

E cosa vorresti, Edith? A noi non è concesso altro.”

E cosa avremmo noi donne di diverso dagli uomini?

Ecco che coscienza e lato oscuro iniziano a dialogare tra loro, facendo sognare scenari diversi da quelli che il bon ton ci prospetta, qualcosa che ha il sapore spavaldo della libertà.

Freud si fece una sola domanda per tutta la sua vita: cosa vogliono le donne?

Edith in questo piccolo prezioso romanzo lo racconta con estrema semplicità:

Aveva bisogno di quella libertà, solo in quei frangenti poteva e riusciva davvero a dimenticarsi di tutto e tutti. Delle regole, delle convenzioni sociali, del suo ruolo di moglie indesiderata e duchessa improvvisata. In quei momenti Edith non aveva bisogno di nessuno, non doveva rendere conto a nessuno.

E quando inizi a dirlo a te stessa, nulla è come prima e inizi a scrivere davvero la trama della tua vita, inizi a essere protagonista e non più comparsa, inizia a essere viva e non più vittima degli eventi.

E magari trovi chi ha lo stesso colore della brughiera, dove lo sguardo può spaziare, dove dissetarsi e dove essere se stessi.

Sapete cosa vi auguro ragazze?

Di trovare voi stesse e chi possa dirvi le più belle parole d’amore che io abbia mai letto:

E riguardo alla vostra domanda, Edith, immagino di preferirvi indomita e libera dalle convenzioni sociali piuttosto che imbrigliata in quelle catene immaginarie che vi costringono a stare al vostro posto. Un posto che, peraltro, non mi sembra abbiate scelto o desideriate.”

La ragazza lo guardò negli occhi. Il brivido che l’aveva scossa quando lui aveva pronunciato il suo nome con quell’accento marcatamente scozzese e rude, lasciò il passo a un calore che le si diffuse nel petto. Nessuno aveva mai colto quell’aspetto della sua personalità, quella sua continua ricerca di evadere e liberarsi dalle convenzioni.

Vi auguro qualcuno che vi inviti a essere cosi libere, piuttosto che mettervi su un finto piedistallo e impedire alla vostra anima di volare in alto, oltre le stelle

C’è chi ti urla che sei bella

che sei una fata, sei una stella

poi ti fa schiava, però no

chiamarlo amore non si può.

Edoardo Bennato

“Ancora Due” di Delia Deliu, Pav edzioni. A cura di Francesca Giovannetti


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Introduzione. 

si è perso il senso dell’amore. 

oggi esso è visto come un sentimento quasi evanescente, arricchito solo da sensazioni forti, estreme e caratterizzate dal raggiungimento di un acme di eccitazione. 

Il dolore, musa di tanti poeti e autori, figlio più dell’abisso che del paradiso, è stato liberato dalla sua componente più interessante: il dolore. Ma è una vera liberazione?

Come si può davvero amare senza spogliarsi di ogni orpello, di ogni mortale abbellimento e mostrarsi cosi nudi di fronte all’amato che è e sarà sempre espressione più alta della fonte del tutto, quel Dio che si è sempre manifestato ed è sempre stato descritto come amore. 

Ecco che un libro che fa tornare il dolore al suo posto, non può che farci bene. Addio sussulti di passione, giri sulle montagne russe e bentornata vita che anche nello sfavillio di mille lacrime sai brillare.

Ed è allora che distesi nel fango dell’abisso, ma ancora capaci di rimirar le stelle, possiamo con un sorriso condito da lacrime dire Ancora due. E sarà in quell’ancora che sveleremo il vero significato del sentimento più osannato al mondo. 

Alessandra Micheli 

 

Max e Greta, i protagonisti di questo libro, sono irrimediabilmente attratti l’uno verso l’altro, nonostante la diversità dei loro caratteri.

Cupo e solitario lui, sorridente ed estroversa lei.

Con la complicità di un fedele amico a quattro zampe e la stupenda cornice della montagna sboccerà un amore vero e intenso, ma pieno di difficoltà.

L’autrice affronta un tema difficile e delicato, sul valore e l’importanza della vita.

Guida il lettore a saper riconoscere cosa conta davvero e a cosa invece è possibile rinunciare.

L’amore è la forza trascinante, sconvolgente e salvifica dell’essenza stessa della vita. Alcune volte fatichiamo a capirlo, ma questo libro ce lo ricorda, entrando nel cuore dei lettori in punta di piedi, fino a esplodere in una presa di coscienza dolorosa.

Le descrizioni dei paesaggi sono intense.

L’ambientazione esce vivida dalle pagine, regalandoci i profumi, i colori e i sapori della montagna.

Un tetto sulla testa quando piove, un’ ottima compagnia e del buon cibo possono essere la felicità?

La risposta è sì, quando trovi finalmente la persona che ti completa, il tuo pezzo mancante, allora, solo in quel momento ci si accorge di quanto il superfluo sia una zavorra da lasciar andare.

Una storia d’amore che nasce, cresce e diventa adulta in poco tempo.

Una storia che racchiude l’essenza stessa della parola “amore”.

Non mancano i contrasti, gli antagonisti, i colpi di scena e gli errori dei personaggi, che condiscono il tutto, rendendo i libro ancora più piacevole da leggere.

Consigliato agli animi romantici, a chi lotta e va avanti nonostante tutto.