Dall’11 settembre Bompiani porta in libreria i primi titoli di una nuova collana di poesie, “CapoVersi”. 

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“Cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.”

 Wisława Szymborska:

CapoVersi, come “versi capitali”. CapoVersi come mappe, direzioni e punti cardinali. CapoVersi come ripresa della scrittura dopo un invio a capo, come rinascita di chi trova nel verso e nella sua ineffabilità il corrimano che allevia la salita senza rivelarne il mistero.

La Casa editrice pubblicherà una selezione della miglior poesia contemporanea, in costante equilibrio tra gli autori di culto del Novecento e le più acclamate voci del nuovo millennio, tra le linee tradizionali e le avanguardie, tra le lingue franche e quelle regionali, tra l’Oriente e l’Occidente.

E’ stata scelta un’elegante veste grafica, e i volumi avranno i testi originali a fronte, in continuità con la consuetudine pluridecennale con le opere in versi, dai classici dell’antichità a quelli moderni.

 

I PRIMI TITOLI

 

John AshberyAutoritratto entro uno specchio convesso

John Ashbery è stato il maggior poeta del postmodernismo americano, nonché il primo autore americano a vedere da vivo la propria opera raccolta e pubblicata dalla Library of America e il riconosciuto maestro della generazione che ha esordito intorno agli anni settanta. Nel 1975, proprio con Autoritratto entro uno specchio convesso, che proponiamo nella traduzione di Damiano Abeni e con uno scritto di Harold Bloom, vinse i tre più prestigiosi premi poetici degli Stati Uniti – il Pultizer, il National Book Award e il National Book Critics Award – con un canzoniere complesso ed entusiasmante, evocativo, spesso onirico, ricco di riferimenti enciclopedici e continue reinvenzioni.

 

Nessuno che scriva poesia in lingua inglese sopravviverà meglio di Ashbery al severo giudizio del tempo. Si aggiunge alle grandi fila americane di Whitman, Dickinson, Stevens e Hart Crane.

Harold Bloom

Vladislav ChodasevičNon è tempo di essere

Nato a Mosca nel 1886, Vladislav Felicianovič Chodasevič subì inizialmente l’influsso del Simbolismo ma professò sempre un profondo culto per i classici ottocenteschi. Protagonista della grande stagione della letteratura russa di inizio Novecento, il cosiddetto “Secolo d’argento”, era il più giovane tra coloro che esordirono all’inizio del ventesimo secolo e conobbe fulgore e declino: per età appartenenva alla generazione che non ebbe il tempo di esprimersi appieno prima del 1917 e che, ammutolita dall’Ottobre e dall’emigrazione, non poté più farsi ascoltare. Considerato da Nabokov uno dei maggiori lirici russi del secolo scorso, è stato poi riscoperto dai giovani poeti degli anni settanta e definitivamente riablitato solo con la perestrojka. Questo volume, a cura di Caterina Graziadei, costituisce la più ampia scelta finora offerta al lettore italiano dell’opera poetica di Chodasevič.

 

Vivo e scrivo per me, senza spendere altre energie vitali. Com’è vero Dio, una buona poesia è più necessaria e anche gradita al Signore che 365 sedute tra i poeti.

Nicanor ParraL’ultimo spegne la luce

Se c’è un poeta latinoamericano che gode di un credito indiscusso per l’originalità, la qualità e la irriverente costanza del suo impegno letterario è senz’altro Nicanor Parra. Nei suoi ottant’anni di scrittura questo fondamentale autore cileno ha saputo condurre agli estremi le possibilità della creatività in versi, inaugurando il genere dell’antipoesia e riuscendo a scardinare dall’interno il sistema delle lettere sudamericane grazie a una beffarda e ostinata azione corrosiva. Più volte candidato al Nobel, vincitore dei più importanti premi letterari ispanici, tra cui il Cervantes nel 2011, tradotto da Allen Ginsberg e Lawrence Ferlinghetti, amatissimo dal conterraneo Bolaño, considerato in America “essenziale come Walt Whitman”, Parra (al contrario della sorella Violeta) è ancora poco noto al pubblico italiano. L’antologia, curata da Matteo Lefèvre, è la più ampia mai apparsa in Italia, e intende colmare questa lacuna.

 

A Parra devo tutto.

Roberto Bolaño

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“Pax tibi, liber Venetia” di Elio Manili, Alcheringa Edizioni. A cura di Alessandra Micheli

69959432_911174822554291_8747401300095795200_n.jpgElio Manili mi colpisce sempre solo per una sua favolosa abitudine: lui la storia la esamina.

La spezzetta e la ricompone solo dopo aver osservato con una lente di ingrandimento, differente da quella della massa, i dati, i fatti e quei legami che noi non vogliamo vedere.

E dietro la sua arte, il suo stile, quella capacità di mettere su carta vizi e virtù, intrecci e passioni, il dato che abbraccio è quello. La storia che i più non possono leggere, quella nascoste tra le righe, quella meno nobile, quella oscurata dalla propaganda.

Quella, in sostanza, che tanto ci piace oggi.  Noto con somma gioia che il TG allieta le nostre coscienze con notizie che vorrebbero smuovere gli animi, assolvendoli dalla loro colpa di essere complici. È facile oggi intitolare strade a chi si rifiutò di porre la propria firma su abominevoli documenti.

Peccato poi sapere e rendersi conto che quei documenti, quelle teorie sono frutto anche di noi, di quel popolo in cui credeva Rousseau. Sono spesso frutto di una coscienza generale involuta. E cosi mentre celebriamo questa conquista, continuiamo a sostenere le idee di razza e supremazia votando loschi figuri. O indicando con il dito il responsabile della nostra decadenza. Ecco che accanto a meravigliosi valori, quelli che riconosciamo c’è una voce stridula, dissonante e fastidiosa che ci dice come sotto quegli ideali si cela altro. Così dietro l’idea di Italia unita vediamo brulicare come vermi che banchettano con un marciume, interessi privati come nel meraviglioso romanzo Blood Triskelion.

Vediamo cambiare sempre il suono e non il suonatore.

E anche stavolta la sua dubbiosa critica si rivolge a un altro dei miti che innalziamo sul piedistallo: il libertador, Napoleone.  Non vi nego che la sua figura mi affascina.

Ritengo napoleone o Nappi come lo chiamo io, il mezzo con cui certe idee hanno colorato la nostra Italia, dando il movimento necessario affinché finalmente il mio paese si scuotesse dalla solita immobilità pigra. Eppure… è lecito pensare, lecito dubitare…la sua fu davvero una missione, o il solito delirio di onnipotenza?

Era davvero un libertador o imponeva, in fondo, la sua idea agli altri? Esiste una sola ricetta affinché un popolo possa dare voce alle sue esigenze? In questo libro, dietro le storie, gli amori, una vena di sussurrata sensualità, dietro a clamorose avventure, e un certo tono picaresco, spicca e esiste una sola vera protagonista: Venezia.

Venezia repubblica marinara.Venezia degli splendori, dei commerci, delle sete e di una certa strafottente allegria, Venezia colta e Venezia delle calle.

Venezia che oggi ci appare una vecchia elegante signora persa nei suoi ricordi, persa in fasti che come echi del passato ogni tento rivivono. Venezia e la scelta di essere diversa dal resto dell’Italia. Venezia colpita, affondata depredata. Venezia obbligata a seguire uno straniero pieno di tante promesse e di poche realtà.

Venezia che si incanta degli amori e che si ritrova in essi, come unica speranza per un futuro che tenta di riscrivere. Venezia che vede andare in fumo i suoi simboli.

Allora in questo testo non c’è più il fascino carismatico di un uomo che voleva davvero la libertà. C’è sempre il solito suono creato ad hoc dai suonatori che cambiano ma che non smettono mai di addormentarci con la loro soporifera nenia.

 

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Recensione a cura di Alessandra Micheli.

Revisione a cura di Fabiana Urbisci. 

Imperdibili uscite di una meravigliosa Golem Edizioni, tutte da non perdere!

69691538_909503086054798_3413440522809769984_nDopo la morte della nonna materna, Cloe viene costretta dalla madre ad accompagnarla a Vas, il paese d’origine, per svuotare la vecchia casa. Il ritorno in questo luogo, custode di brutti ricordi d’infanzia, rende Cloe nervosa e impaziente di andarsene per lasciarsi il passato alle spalle. Quando tutto sembra sistemato rinviene una vecchia scatola di latta che racchiude una roncola e un fazzoletto, con apparenti macchie di sangue, avvolti in un foglio di giornale del 1956. Incuriosita dall’insolita scoperta, con l’aiuto del vecchio amico Fabrizio, maresciallo dei carabinieri in pensione, e l’appoggio silente del gatto Pablo, Cloe si lascerà travolgere in una sfuggente indagine sul filo del pettegolezzo paesano dove chi sa, ha buoni motivi per tacere. Sotto la lunga e, apparentemente lontana, ombra del disastro di Marcinelle, l’esplosione della miniera belga dove morirono 262 operai, si intrecciano, storie e destini degli abitanti del piccolo paese montano. Tutto pare senza soluzione, ma sarà proprio grazie all’intervento del gatto Pablo che verrà a galla una dura, quanto inimmaginabile verità.

L’autrice
Sonia “Syssa” Sacrato è nata e vive a Padova. Torino-dipendente da tempo immemore, aspira alla doppia cittadinanza per meriti affettivi. Governante full-time dei Kiss, tre gattoni nati per delinquere, nel tempo libero lavora come segretaria presso un’agenzia di rappresentanza. Ha pubblicato diversi racconti in antologie e riviste on-line, e imbrattato infinite pagine virtuali del suo blog. Recentemente si è avvicinata al genere noir dove dà spazio e voce al suo ruvido, pessimo carattere. La mossa del gatto è il suo primo romanzo.

Dati libro 
La mossa del gatto di Sonia Sacrato

Pag. 200

Formato 12×16,8

Prezzo: € 13,90

ISBN 978-88-85785-38-0

In libreria da aprile 2019

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Rosalinda è un’agguerrita giornalista del settore enogastronomico, addirittura temuta, nella sua realtà piemontese. Roberto Servieri, il potente e affascinante direttore della più influente rivista d’Italia, l’ha notata, ne ha apprezzato il talento, la grinta e l’intelligenza e ha deciso che deve far parte del suo staff milanese. La proposta di Roberto giunge a Rosalinda come una valanga e la pone di fronte a un bivio. L’esitazione dura poco. Consigliata dai due amici del cuore, si lancia nell’avventura e va a Milano. Però protegge il suo segreto, a Cuneo, dove vive, assumendo una seconda identità, quella della dolce e sentimentale Linda. Il gioco degli equivoci comincia così a generare onde sempre più intricate, buffe e a tratti sconvolgenti, nella vita di Rosalinda, che da un lato deve destreggiarsi fra gli assalti amorosi del seducente Roberto, il boss di Milano, e fronteggiare, nei panni di Linda, quelli dell’aitante Ale, istruttore di ginnastica. Dentro la cornice di un Piemonte poco conosciuto, tra vini, formaggi, libri, ristoranti e qualche risata, fra colpi di scena degni di un giallo e un finale inaspettato, si dipana l’avventura dell’agguerrita giornalista dalla doppia vita.

L’autrice

Paola Gula dice di sé: “La passione per la letteratura, l’enogastronomia, la scrittura, l’analisi sensoriale e le lingue sono gli ingredienti del mio lavoro degli ultimi anni. Fin dai tempi dell’università ho cercato di mettere insieme i miei interessi e alla fine sono riuscita a coniugarli. Cibo, vino, birra, liquori per me non sono soltanto un modo per star bene, ma raccontano un pezzo della nostra storia, sono cultura. Il cibo cotto è la prima espressione dell’uomo evoluto. Quello che, con il sorriso, lo distingue dagli animali. Con il tempo ho scoperto anche che è difficile trovare un poeta, un filosofo o uno scrittore che non ne abbiano parlato, perché il cibo fa parte della nostra umanità evoluta come la poesia e la musica”. Partecipa a numerose trasmissioni televisive RAI tra cui UnoMattina, La prova del cuoco, etc.

Dati libro 

Favola imbandita di Paola Gula

Pag. 204

Formato 15×21

Prezzo: € 16,00

ISBN 978-88-85785-58-8

In libreria da ottobre 2019

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Il lottatore è la autobiografia di Guido Nasi, scandita in due parti divise da un capitolo centrale che narra l’aggressione che gli ha spezzato la vita. Nella prima parte, l’autore racconta gli anni tesi e spensierati di bambino guizzante, di adolescente in eterna competizione con gli amici e alle prese con i primi sentimenti. La seconda parte è il resoconto doloroso e avvincente della sua lotta strenua con il male, il ‘parkinsonismo da trauma’ che lui stesso, con la sua unica mano che esplorava la rete, ha pressoché diagnosticato a sé stesso. Ma questa parte è anche la narrazione di una sconfitta, perché se da un lato la forza di Guido ci impressiona per il coraggio e la determinazione, dall’altro abbiamo di fronte la battaglia persa di chi non potrà mai più tornare a vivere come prima. Ogni capitolo del testo contiene accenni alla produzione poetica e narrativa di Guido, alternati a interessantissimi ‘consigli’ tecnici sul modo corretto di ‘operare’ con i disabili.

L’autrice 

Guido Nasi è nato nel 1982 a Torino, dove fino ai diciassette anni ha condotto la vita normale di ragazzo vivace, pronto e intelligente, appassionato di astronomia e di bicicletta. Nel luglio 1999, a Dublino, dove studiava inglese in una vacanza estiva, subisce un’aggressione per rapina e il malvivente lo colpisce alla testa con una bottiglia di birra. Guido cadrà in coma per quarantacinque giorni e resterà segnato a vita dall’emorragia cerebrale. Da quel giorno è in carrozzina, è muto, e muove soltanto la mano sinistra. Ma pensa, studia, scrive e osserva il mondo. E vorrebbe vivere in campagna.

Dati libro 

Il lottatore di Guido Nasi

Pag. 196

Formato 15×21

Prezzo: € 15,00

ISBN 978-88-85785-42-7

In libreria da giugno 2019