Recensione: “Fulgore della notte” di Omar Viel, edito Adiaphora Edizioni. A cura di Alessandra Micheli

RcQuali sono i libri che amo?
È difficile raccontarvelo e farvi conoscere un po’ della mia anima. Molti si chiedono con quali criteri io possa recensire.

Di solito mi limito a raccontarvi il libro e a mostrarvelo attraverso i miei occhi. Apparentemente razionali, apparentemente saggi e antichi.

Apparentemente aperti su un mondo fatto di logica e scienza.

Apparentemente però.

Perché la parte di me più preziosa quella che tento di donarvi con le recensioni, è nutrita dal nettare sublime dell’incanto.

Io vivo con un piede nel mondo del numinoso e da esso traggo sostentamene, piacere e energia.

In quell’universo del fantastico a volte simile a un sogno nebuloso, io mi lascio cadere sparando invisibile agli occhi bramosi della realtà.
I libri che amo sono questi.

Onirici, illogici, assurdamente belli, ma di una bellezza affatto simmetriche, ma quasi crepuscolare ombrosa.

Una bellezza fatta di leggi che sovvertono questo nostro reale, in perfetto equilibrio con un quotidiano che perde il suo grigiore e assume i contorni di un colore impossibile da descrivere.

Un mondo di fate e di esseri magici, in uni un semplice feticcio diviene un tesoro inestimabile eredità di chi al conformismo non sa cedere.

Siamo anime ribelli e questa ribellione non può che lasciarsi cullare dal libro in questione.

Fulgore della notte ha lo stesso sapore del sogno che irrompe quando non deve, quando magari sei a lavoro e ti sembra di vedere una coda spumosa e un sorriso senza volto brillare.

E quella realtà che appare cosi buia, cosi insipida diventa…fulgore.

Il libro di Viel è impossibile da raccontare perché è un testo tattile, un testo che ha la sua voce sussurrata persa nelle rime perfette dei miei adorati poeti (Blake, Keats e Shelley) coloro che conobbero il segreto capace di annullare le distanze tra visibile e invisibile. Ecco che una famiglia si racconta, e le ombre divengono corporee, i misteri danzano allegri in un canto tondo, in un ritmato minuetto dai precisi passi forti eppure leggeri come vento.

Il fantastico irrompe nel testo facendo apparire la trama, tanto cara ai puristi della letteratura, quasi inutile: sono le emozioni, sono gli incanti, sono i segni de numinoso che ti prendono per mano e ti fanno viaggiare a attrarre e ammaliare.

Staccarsi dal libro è perciò impossibile, chi è mai cosi stolto da lasciare un mondo cosi sublime?

Un mondo che ti cattura, che spaventa, che ti bagna come un temporale fino alle ossa fino in fondo al cuore, pompando la sua magia nelle vene:
L’esistenza sembrava tutta euforia ed ebrezza, e lei poteva assaporare la vita nella sua condizione più rarefatta, lontana dal peso dell’immaginazione e dei suoi rozzi emissari. Le fibre nervose che suturavano la coscienza si erano strappate e, all’improvviso, tutto le sembrava possibile, persino l’idea che l’anima avesse preso il volo per vanità.

In questo libro tutto appare possibile, le figure dal soffitto che prendono vita, una tigre che si perde trovando la sua libertà dall’asfissiante circo che mostra come si addomesticano le fiere, la musica che sembra vibrare a ogni passo a ogni attimo di vita che attraversiamo.

E soltanto leggendo che accade il miracolo, la nostra pelle umana si apre e al suo posto nasce qualcosa di straordinariamente diverso:
Quando la gente ci guarda è come se vedesse se stessa per com’è veramente.

Scopre di essere fatta di pelo ispido e zampe caprine e presto si ritrova nell’ imbarazzo di dover mettere in discussione il proprio guardaroba.

Gli uomini hanno la pretesa di essere creature rivolte alla consapevolezza, ma la loro idea di spiritualità consiste nel prendere le distanze dalla sostanza del mondo e questo rende ogni loro sforzo semplicemente ridicolo.
E allora il fatato viene di nuovo respirato e rende liberi i polmoni dallo smog del reale opprimente.

E finalmente si riesce a sentire la leggerezza che accarezza finalmente l’anima.
Ecco cosa deve poter compiere il libro, il miracolo supremo:

“A voi affido il compito di guarire gli uomini dalla loro ignavia. Essi sono smarriti, incapaci di ritrovare la via del corpo nelle catacombe dell’opulenza. Offritegli spettacoli maestosi! Guidateli alla saggezza delle fonti, nelle vaste oscurità della Terra, sul filo tagliente delle rocce muscose!”.

Grazie per avermi fatto di nuovo cadere in quel buco nel terreno ed abbracciare I miei amici di sempre in un folle, pazzo te pieno di non sense e di visioni.

Pieno di assurdità e di oniriche immagini, ma dove io sono la protagonista assoluta di ogni magica azione.

Perché solo quando qualcosa inaridisce la fonte che ci ha nutriti da bambini, con immagini radiose e incantate, allora saremo davvero perduti.

Allora saremo solo stolte marionette in mano del re di turno.

Saziatevi di magia, di bizzarro, di bellezza. Immaginate e lasciate che il fulgore della notte irrompa in voi:
Diventiamo spettatori per saziarci di immaginazione quando abbiamo perduto ogni desiderio di bellezza.

In questo senso, se l’immaginazione è una dotazione umana dal valore evolutivo, lo spettacolo non è che un mezzo particolarmente efficace per alimentare la povertà di spirito degli uomini senza fantasia.

 

 

 

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