Segnalazione: “La vita attesa” di Gino Pitaro, e “Feroce è la notte”, di Mattia Molini, editi Golem Edizioni.

1La vita attesa“, di Gino Pitaro.

Genere: romanzo

Pagg. 224

Prezzo: € 16,50

In libreria dal 3 ottobre 2019

Sinossi: Albori degli anni ’90, in una Tropea assolata ed estiva Gianni e Federico sono appena maggiorenni e l’ultimo decennio del secolo scorso rappresenta il fulcro del loro difficile percorso di crescita, dove fanno da sfondo i grandi avvenimenti nello scenario italiano e internazionale (tangentopoli, attentati, guerra nella ex Jugoslavia e in Ruanda). Le strade dei due amici divergono, amori e scelte differenti li allontanano mentre tra loro si insinua un mistero.
I loro destini però inaspettatamente finiranno per incontrarsi di nuovo. Vita criminale, personaggi fuori dalle righe, mutamenti inaspettati condurranno entrambi su un comune binario.

L’autore: Gino Pitaro nasce a Vibo Valentia il 7 luglio 1970 e vive a Roma. Nel suo percorso svolge varie attività, tra cui quella di redattore e articolista freelance e di documentarista indipendente. Nel 2011 esce il suo I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore), una delle opere underground più lette nel 2012.

 

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Feroce è la notte“, di Mattia Molini

Genere: noir

Pagg. 200

Prezzo: € 13,90

In libreria dal 26 settembre 2019

Sinossi: Pacifisti violenti, psichiatre anomale, dinamitardi cinefili, papponi logorroici, prostitute-artiste concettuali s’incrociano in una Perugia che da città d’arte, jazz e cioccolatini si tramuta in teatro di un incubo. In una notte di provincia come tante un asociale amante del musical scopre un irrefrenabile feticismo per il naso. Quando una ragazza che l’ha rimorchiato ad una festa in maschera respinge la sua fantasia erotica, si scatena una lotta cieca e lui per sbaglio la uccide. Incaricato delle indagini è Titta, affascinante quanto brutale ispettore di polizia dedito al travestitismo: il tacco 12 armato della legge. In un carnevale psicotropo senza sosta, l’assassino che dormiva sotto la grigia quotidianità si prende una cotta per l’investigatore e, in un impossibile omaggio di amore e morte a lui dedicato, si lancia in una caccia sfrenata che sprofonda la città in un vortice di violenza e sangue, tra delitti in serie e allucinati sensi di colpa.

L’autore: Mattia Molini è nato a Perugia nel 1982. Laureato in Teorie e Tecniche del Linguaggio Cinematografico, si è poi trasferito a New York per studiare Filmmaking alla New York Film Academy. Regista di corti e video musicali, ha debuttato a teatro nel 2012 dirigendo la commedia nera Off-Off-Broadway Panic at the Riverside Motel che gli è valsa la chiamata a portare sulle scene Off- Broadway il dramma Ghost Wife Radio con Jessica Polsky. Nel 2015 vince il premio al Miglior Regista al Boise Film Festival col suo primo lungometraggio, How To Be Cute and Break Hearts. Rientrato in Italia, ha scritto il suo primo romanzo noir adattando una sua sceneggiatura originale.

 

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Recensione “Bonustrack” di Elle Eloise, self publishing. A cura di Alessandra Micheli

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Ho sempre sentito parlare di Elle Eloise come di una scrittrice con la rara capacità di dare spessore e profondità ai suoi personaggi, portando il presunto rosa lungo le via più impervie ma sicuramente più assolate del romanzo di formazione.

Purtroppo, non ho mai avuto il piacere di leggerla e quindi tendevo a minimizzare gli entusiasmi come frutto di un sentire estremamente personale ma che mancava di una certa capacità di divenire non più libro individuale ma globale entrando con orgoglio nella schiera delle opere che parlano di vita.

Mi spiego.

Spesso le narrazioni sono parziali, riferibili a una data persona, a una data esperienza a un dato accadimento che possono per uno strano colpo di fortuna riguardare altre esperienze similari, ma restando confinati nella comfort zone dello sfogo.

I libri cosi scritti divengono piccole meteore, divertenti, carini ma non possono assurgere la ruolo di racconto universale di tutto ciò che ci rende umani: Amore dolore, gioia, speranza e redenzione.

Sono e restano sfoghi, modi per metabolizzare la propria esperienza di vita, ma non sono e non diventano mai universali.

Partendo da questo presupposto si può costruire una scala graduata di bellezza del libro, partendo dal mediocre arrivando ala capolavoro che, appunto, si dirige verso il racconto non più del singolo ma della globalità umana.

E noi come umani siamo soggetti a percorsi definiti, ossia viviamo, sperimentiamo e poi lasciamo che quest’esperienza torni a far parte dell’infinito.

E lo scrivere, l’arte è un modo per rendere questa quotidianità speciale, unica e glorificata proprio dalla capacità dell’uomo di unire sensi a intelletto, carnalità a spiritualità.

Ed è per questo che nei libri il vivere comune è cristallizzato in un atto coraggioso e eroico.

In Elle, non sapevo se accadesse lo stesso miracoli, i suoi libri mi erano sottratti da altri, semplicemente facendo volteggiare davanti ai miei occhi bramosi gli horror.

Era facile allora lascia andare la piccola Eloise.

Poi finalmente sono riuscita a ottenere una sua raccolta di racconti.

E mi sono immersa curiosa e pronta a essere o stupita o resa indifferente. E ho compreso quanto avessi perso non leggendola. E’ vero. Elle è esaltata, è amata.

Ma mi chiedo se tutti coloro che la seguono si rendano conto di cosa lei inserisce nel libro.

Di quali valori si faccia portavoce e di come ella sia in grado di estraniarsi dalla sua esperienza per entrare nel flusso del mondo, regalandoci non cliché o macchiette, ma archetipi di vita, quelli importanti, quelli che oggi ci possono fa affrontare il peggior nemico di noi stessi: il dolore.

Come ho già spiegato in altre mie recensioni, questo strano sentimento è il più celebrato, forse il motore che mette in atto la creatività di ogni genio letterario e poetico, ma al tempo stesso il più terrorizzante, e parlo di un terrore non sano, ma paralizzante.

Il dolore siffatto non viene accolto, ma odiato, combattuto, ci fa fuggire disperati, e ci fa affogare in ogni vizio, in ogni oblio capace di annichilirlo. I personaggi di Elle sono guidati da questo filo conduttore, l’abisso che si apre sotto di loro, l’abisso dal quale tentano di scappare chi non la volontà di dimenticare in ogni modo, con alcol, sesso, droga o semplicemente la voglia di negare le proprie ferite.

Eppure, al pari del racconto di Babablu laddove la moglie disubbidiente tenta di nascondere la chiave che apre la stanza degli orrori, ma essa continua a urlare e sanguinare, il male non può assolutamente venire ignorato.

Le ferite pulsano, hanno storie da raccontare e insegnamenti da donare.

Hanno voci che non possono essere azzittite e quelle voci accusano la nostra società dei peggiori misfatti, uno dei più terribili è quello di lasciare i giovani prede degli orchi.

Di uccidere la speranza e la purezza, i sogni e la possibilità di essere felici, perché cosi senza l’energia dei ragazzi, tutto è più controllabile.

Ecco che i personaggi minori, ma oserei dire le forze motrici dei suoi libri, sono pedine in mano ai crudeli signori della banalità. Sono lacerati, vilipesi, feriti, massacrati e violati. Sono li eppure invisibili ai nostri occhi. Cercano la via di fuga e una mano per uscire da quell’abisso ma nessuno ascolta, nessuno tende il braccio verso di loro.

E restano li, a ferirsi e tentare di morire dentro.

Ma è in quell’istante id puro abbandono, di una notte più nera della pece, che lo sguardo si alza per un ultimo addio e vede le stelle.

Ecco che il dolore si trasforma grazia alla nostra umana capacità di sopravvivenza in speranza. Ecco che le stelle ci illuminano facendoci desiderare, anche se sembra un desiderio colpevole, di abbrancarle, di farci scaldare il ghiaccio del cuore dalla loro luminosità. E in quel momento i bivi irrompono nella visuale accecata da troppe lacrime, capaci di lasciare solchi aridi sul viso. E’ in quegli attimi che è possibile cambiare la vita, e redimere tanto dolore e trasformarlo in rabbia, in amore, in voglia di riscatto. In opportunità. Perché la vita è una madre che ci vuole felici. E sa quanta strada dobbiamo fare per liberarci dei vermi che vogliono rosicchiare la nostra interiorità.

Ecco che chi ha perduto se stesso, ritrova forse un volto diverso, meno perfetto, segnato ma luminoso come le stelle che desidera mangiare per tenerle dentro di se. Ragazzi che si sono fermati auto punendosi.

Ragazzi che hanno preferito isolarsi invece di affrontare il costo della vita.

Ragazzi che divengono donne e uomini, modelli per tutti voi, che avvertite il dolore nei muscoli, quando iniziate la salite.

Questo libro, prezioso e potente, vi promette che dopo la fatica sarà possibile sostare sulla montagna, osservare l’orizzonte e accorgersi che i draghi che ci facevano tanta paura, rispetto a noi e alla corazza che ha creato il dolore, possono essere sconfitti perché fragili e inesistenti.

E grazie al dolore capisci che oramai sei un uomo e loro, sono un cazzo di niente.

A cura di Alessandra Micheli 

Segnalazione: “L’uragano in un battito” di Roberta Gatto.

Quando Rain torna a casa dall’ ospedale, deve affrontare la sua nuova vita. Nulla sarà più come prima.
Il volume fa da ponte tra le vicende di “Dieci battiti al secondo” e quelle di “Un ultimo battito”, il volume conclusivo della serie.
Nuovi colpi di scena e rivelazioni inattese vi aspettano in questa novella, che è anche un approfondimento sui fatti narrati nel primo volume: “Un battito d’ali”, stavolta presentato dai punti di vista di Evan e Duncan.

 

Estratto:
«Pare che dovrai sopportarmi ancora».
Mi lascio sfuggire una risata. Sopportarti. Non hai la minima idea di quello che provo quando ti ho accanto.
«Quasi quasi mi trasferisco io».
«Non sarebbe una cattiva idea» dico. Sì, non sarebbe affatto una cattiva idea. Ma come posso andarmene da qui senza di te? Sei la mia debolezza, l’uragano che sconvolge la mia esistenza in un battito.

 

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La serie dei battiti d’ali è così composta:

 1 Un battito d’ali (Edito LibroMania)

2 Dieci battiti al secondo – Prequel

2.1 L’uragano in un battito – Prequel (disponibile sullo store dal 1 ottobre)
3. Un ultimo battito – Sequel e volume conclusivo  (in uscita nel 2020)