Recensione. “Come la montagna di Maometto” di Bianca Baratto, La Strada per Babilonia editore. A cura di Alessandra Micheli

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C’è una cosa che i nostri vecchi hanno sempre evitato o dimenticato di dirci “La vita non va mai nella direzione che noi abbiamo scelto, al contrario decide come vuole. Indipendentemente da ciò che crediamo sia meglio per noi, è la vita stessa che sa ciò che è meglio per noi e ciò che non lo è, cosi prenderà le direzioni più inaspettate e ci spingerà verso scelte mai immaginate prima”

Mai frase fu più azzeccata per raccontare la mia vita. E quindi, la mia recensione sarà un viaggio onirico tra due realtà quella della carta e la mia, quel percorso che ha creato la Alessandra che oggi scrive.

Ma non sarà quella strana creatura blogger a parlarvi del libro, stavolta.

Sarà la persona, quella che come ognuno di voi ha cercato un senso nel so vivere, un senso al dolore e una meta su cui puntare occhi troppo fragili per poter contemplare l’orizzonte.

L’unica cosa che si stagliava alta e fiera contro il cielo era la montagna, simbolo di ogni sogno, di ogni realizzazione terrena e spirituale.

Dall’altro avresti visto la realtà in una diversa ottica e forse, dico forse, il cuore non avrebbe sanguinato più piangente sui cocci sparsi lungo il percorso.

E al pari dei protagonisti mi sono accanita a cercare di raggiungerla quella vetta.

A tutti i costi, in ogni modo.

Facendomi male, sanguinando nelle ginocchia e non capendo perché era sempre cosi lontana.

Perché di lacrime mischiate a fango.

Sconfitte, solitudine e tanti, troppi sbagli.

E mi accanivo a voler scavalcare la vetta, a prendere i peggiori sentieri in discesa.

Poi il miracolo.

La vetta cosi lontana vista da me come un miraggio, nel momento in cui mi sono seduta rassegnata è venuta a me.

Eh si miei cari.

Quando vi affannate a cercare la spiegazione essa si nasconde. Nel posto meno raggiungibile .

Al centro di noi stessi.

E solo nel silenzio di un attimo di pure quiete la potete avvertire con quella voce soave e sussurrata.

La farfalla che inseguite come novelli Vispa Teresa, si poserà su voi nel meriggio dorato, intenti a osservare sognanti le nuvole e le loro forme.

Quando meno ve lo aspettate, attraverso la bruma e le fronde dei cespugli, ci sarà un sentiero baciato da sole, laddove pietre candide canteranno con voi accompagnando i vostri piedi lungo il sentiero che non aver visto.

Perché affannati ossessionati a cercare la vetta.

E in quel percorso che troverete magari uno specchio d’acqua limpido in cui vedervi, per la prima volta davvero.

Giace soffuse di rossore, occhi brillanti e sorriso estasiato.

Di chi la montagna non dovrà mai raggiungerla ma semplicemente accettare che è lei a vivere dentro l’anima.

Lasciate che la vita vi plasmi, senza timore o terrori.

Lasciate che l’incredibile anche dal fango, dalla brutalità, dall’orrore nasca. E vi cambi per sempre.

Leggetelo questo libro e fatelo vostro, cosi come io l’ho fatto imo, lasciando che le vite dei protagonisti si intrecciassero con la mia creando un meraviglioso arazzo.

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